Matrimonio: Fruscii di sete indiane sugli Appennini

Qualcosa di relativamente nuovo: la Positive Psychology!

Mi trovo in un momento di stallo della mia vita.

Continuo con la solita routine, la famiglia, il lavoro, la yoga, la corsa, ma ho la continua sensazione che mi manchi qualcosa, che sono pronta per qualcosa di nuovo, ma non riesco a capire cosa.

In questa mia ricerca, ho trovato la mia stessa  domanda mentre stavo dando  un’occhiata al mio Facebook: “Quando è stata l’ultima volta che avete fatto o imparato qualcosa di nuovo?”.

Cosa intendevano? Piccoli cambiamenti o grandi? Imparare a cucinare una nuova pietanza o imparare, per esempio, una nuova lingua?

IMG_20160508_155654Questo è anche uno dei suggerimenti della Positive Psychology (psicologia positiva). Magari alcune di voi conoscono già la Positive Psychology, ma io l’ho scoperta solo quest’autunno quando ho fatto un corso organizzato da una delle università di Hong Kong. Fino a quest’autunno io avevo cercato di lavorare su me stessa basandomi sulla teoria del pensare positivo. Il pensare positivo prevede che tu cambi i tuoi pensieri negativi in positivi e che come una Pollyanna in erba tu riesca a vedere la positività in tutto quello che ti capita. Avete mai provato ad essere sempre, sempre, sempre positivi?! Ho capito molto presto che non andava bene. Un po’ come quando comprate un paio di scarpe bellissime, ma che vi sono strette e che, per quanto possiate fare, rimangono troppo strette? Mi attirava l’idea di essere capace di vedere il positivo in tutto e di stare sempre bene, ma alla fine era diventato solo una grossa fatica.

La sigla che riassume in breve la Positive Psychology è S.P.I.R.E.:

S: Spirituale

con questo non si intende essere religioso, ma avere dei valori e un proprio codice etico

P: Physical -Fisico

Prendersi cura del proprio corpo anche facendo esercizio fisico che aiuta a migliorare il morale.

I: Intellettuale

 Fare nuove esperienze o imparare qualcosa di nuovo.

R: Relazione

 migliorare le proprie capacità di instaurare buone relazioni con sè stessi e gli altri.

E: Emozioni

Capire ed accettare tutte le nostre emozioni le negative incluse.

IMG_20160508_155721La Positive Psychology ti insegna che la positività la si costruisce su basi solide come una buona salute fisica mantenuta grazie anche ad un’attività che ti aiuti a scaricare lo stress, l’amore per stessi che porta ad un buon rapporto con gli altri, la gratitudine per quello che si ha e per le persone con cui lo condividi, dei valori che non devono essere necessariamente religiosi, interessi nuovi e nuove esperienze e quella che in Inglese si chiama Mindfulness (e che non ho la minima idea di come la si chiami in Italiano).

La Mindfulness è una pratica che aiuta a vivere nel presente. Si basa sul presente senza pensare al passato o al futuro e questo viene ottenuto attraverso la meditazione, esercizi con il respiro e riflessioni. Soprattutto insegna che tutti i sentimenti o situazioni negative o positive vanno apprezzati per quello che sono perché` cosi facendo si accetta e si valorizza quello che siamo. La nostra psicologa a scuola incomincia ad introdurne i primi rudimenti ai bambini di tre anni perché aiuta non solo a scuola, ma anche per le relazioni interpersonali. La nostra scuola non è la sola che introduce le pratiche di IMG_20160508_155817 Mindfulness agli studenti di tutte le età.

I benefici di utilizzare la Positive Psychology in un ambiente educativo sono stati sottolineati da molti studiosi e le scuole stanno cominciando ad applicarli. C’è per esempio una scuola in Australia, la Geelong Grammar School, che ha strutturato il suo curriculum sulla Positive Education (la Positive Psychology usata nell’ambito scolastico) e molte Università offrono corsi ad hoc.

Io ho comprato un libro con idee per esercizi di Mindfulness e sto cercando di coinvolgere mio figlio perché alle volte i ragazzi pre-adolescenti stentano a vedere la vita in positivo. Inoltre mi sto rimettendo sempre in gioco, imparando a disegnare (non avevo mai provato perché mi era stato detto che ero negata), sto facendo un corso di Reiki e voglio cominciare un corso di Wing Chun (una branca del Kung Fu)!

E` questo quello che mi manca? Non ho una risposta, ma posso dirvi che continuerò a cercarla!

http://wholebeinginstitute.com/about/spire/

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Le mie paure più grandi

Da poco parlavo con una mia cara amica di lunga data e mi sono resa conto che le mie paure non sono solo mie, ma sono paure di molte donne espatriate. Sinceramente a me piace vivere all’estero, ma il vivere così lontano dalla famiglia comporta problemi che in Italia non avrei o, comunque, a cui non avrei pensato.

Io sono una mamma ed i miei problemi principali riguardano mio figlio.

Per esempio, ad Hong Kong, se un bambino rimane orfano di padre e di madre e non ci sono parenti a portata di mano che si possano occupare di lui/lei, finisce in orfanotrofio. Se si vuole evitare di aggiungere il trauma dell’orfanatrofio al trauma della perdita dei genitori bisogna essere sicuri di scegliere, con un documento legale, dei tutori temporanei per il bambino. Se poi vuoi essere sicuro di chi si occuperà di lui in modo permanente ed evitare vari litigi tra parenti, allora ti serve un vero e proprio testamento.

Un’altra mia grande paura è dovuta al fatto che io non guadagno abbastanza per sostenere da sola mio figlio. Per essere un’insegnante di appoggio, guadagno più di quanto guadagnIMG_20160508_125404erei in Italia e con il mio stipendio in Italia riuscirei a sopravvivere senza grossi problemi, ma ad Hong Kong le cose cambiano completamente. Qui il mio guadagno non ci permetterebbe di vivere più di un mese, quindi dipendiamo completamente dallo stipendio di mio marito. Che cosa succede se lui perde il lavoro o se gli capita qualcosa? Che cosa facciamo? Ora non è che io voglia attirare  la sfortuna, ma non è meglio avere un piano B?

Ci sono famiglie che conosco che sono ricorse alla sicurezza di un’assicurazione sulla vita, ma io mi chiedo se sia sufficiente. Io vorrei un piano B che protegga la nostra vita anche se mio marito semplicemente perde il lavoro.

Quando ne ho parlato a mia madre, lei mi ha fatto notare che quando abbiamo deciso che avremmo messo in primo piano la carriera di mio marito, sapevamo che poi saremmo dipesi interamente da essa e che, ormai, era troppo tardi per fare qualcosa perché avevo gia’ più di quaranta anni e non ci  si può reinventare a questa età. Ma è davvero cosi`?!

Davvero arrivati ad una certa età non ci si può più reinventare?! E poi chi me lo dice? La persona che ha lasciato venti anni di insegnamento per reinventarsi Erborista (con tanto di diploma) per poi reinventarsi come Assistente di base (con tanto di diploma regionale) quando la crisi economica l’ha costretta a chiudere l’erboristeria?

Io sono convinta che si possa trovare un modo per risolvere il problema! No, per il momento non lo ho ancora risolto. Ho preso in esame diverse possibilità, ma non ho ancora deciso cosa fare. Se voglio poter diventare un’insegnante a pieno titolo devo fare un master ed un master costa da un minimo di cinque mila Euro per arrivare anche a dodici mila e comporta un minimo di due anni di studio part time (perché continuerei a lavorare a scuola) ed il non riuscire a stare davvero con mio figlio perché sempre impegnata. Se invece volessi  prendere un’altra strada e cambiare campo completamente, cosa potrei fare?

E` davvero possibile trovare un lavoro che mi permetta di guadagnare abbastanza da reggere la famiglia?

Ho cominciato un corso di Reiki, una terapia alternativa che si basa sul riequilibrio dei chakra per il benessere del proprio corpo. Intanto continuo a guardarmi intorno ed a pensare….

Vita quotidiana: le Helpers

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E` talmente normale che le persone passano accanto alle “stanze di cartone” senza neanche farci caso.

Alcuni le chiamano “Hong Kong’s hidden Shame” (la vergogna nascosta di Hong Kong) ed altri non pensano che ci sia niente di sbagliato. Ma alla  fine che cosa sono esattamente le Foreign Domestic Helpers (FDH)? Se avete in mente la signora che in Italia ci aiuta a fare le pulizie una o due volte alla settimana, toglietevi quell’immagine dalla mente! Qui a Hong Kong, ed anche in altri paesi asiatici, è una persona che vive in casa vostra e che vi aiuta in tutto e per tutto: pulisce la casa, fa la spesa, cucina, lava e stira, si occupa degli animali domestici, pulisce la macchina e ovviamente si occupa dei bambini e degli anziani. Le Helper qui a Hong Kong sono per la maggioranza filippine, ma ci sono anche le indonesiane, tailandesi, indiane e di altre nazionalità`.

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Quando ho fatto le foto cadeva una pioggerellina leggera che ti penetra nelle ossa e dalla quale gli ombrelli non ti riparano.

La legge di Hong Kong (e di altri paesi asiatici) prevede che le Helper vivano nella casa del datore di lavoro (che fornisce vitto, alloggio, assicurazione per la salute e salario), hanno un giorno di riposo la settimana ed il tutto per salario minimo (stabilito dal governo) di circa 500 Euro(4210 HKD) al mese (anche se ci sono helper che prendono di più perché` dipende dal datore di lavoro). Come potete capire, qui, avere una helper è una comodità che molti si possono permettere ed è certamente una comodità per le donne che vogliono lavorare… ed anche per quelle che nonne hanno proprio intenzione.

Ci sono ovviamente anche helper cinesi o helper straniere sposate a cittadini di Hong Kong che possono lavorare part time perché` hanno o la cittadinanza o il Permanent Residence (premesso di residenza permanente). Per loro le regole sono molto diverse ed anche le tariffe richieste sono molto più alte perché` possono lavorare part time legalmente ed il datore di lavoro non corre alcun rischio.

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Almeno loro sono al riparo!

Le FDH non solo non hanno gli stessi diritti dei cittadini o delle persone con l’agognato permesso di Permanent Resident, ma non hanno neanche gli stessi diritti degli altri cittadini stranieri. Ci sono specifiche leggi che sono state approvate solo per le FDH: devono vivere nella casa del datore di lavoro, una volta entrate a Hong Kong come FDH non possono cambiare il loro stato neanche se si laureano e vogliono cercare un altro lavoro, quando finiscono un contratto hanno solo due settimane per trovare un altro lavoro (a differenza degli altri lavoratori stranieri) se non vogliono essere mandate via, dopo sette anni in Hong Kong non possono richiedere la residenza permanente (come tutti gli altri stranieri). Ma questo non è tutto perché` il fatto che siano obbligate a vivere nella casa del datore di lavoro comporta che molte di loro lavorino più di dieci ore al giorno e che non abbiano una camera loro. Le case a Hong Kong sono per la maggior parte piccole e molte non hanno una camera ed un bagno per la helper (in ogni caso anche nelle case più grandi le camere delle domestiche hanno le dimensioni di sgabuzzini ed i bagnetti di scatole da scarpe). La prima volta che sono venuta ad Hong Kong avevamo un budget per la casa più alto e quando ho fatto il giro delle case, ho visto situazioni piuttosto tristi con letti per le helper attaccati ai frigo od alle lavatrici o letti a castello con il letto in alto ed il frigo sotto e così via. Questa volta, avendo un budget più basso, nei vari appartamenti che ho visitato la camera delle helper non esisteva proprio, eppure, quasi tutti nel mio palazzo hanno una helper. Questo vuol dire che nel migliore dei casi le helper dormono nella camera dei figli dei padroni di casa, senza poter avere alcuna privacy, ma nel peggiore dei casi le helper dormono (alle volte senza neanche un letto) in cucina o in soggiorno o nella vasca da bagno. Un’altra conseguenza del dover vivere nella casa del datore di lavoro è che la domenica (il giorno di riposo per la maggior parte di loro) non hanno un posto dove ritrovarsi e quindi, come vedete dalle foto, si accampano ovunque possono. Usano solitamente cartoni per non sedersi per terra e stanno lì con le amiche dalla mattina fino a sera. Ogni volta che ci passo davanti mi ricordo di quando lavoravo come venditrice porta a porta e delle mie pause pranzo passate al parco, pause che non mi riposavano perché` non potevo mettermi comoda. Difficile non dispiacersi per queste donne che per necessità vivono così tanti anni della loro vita. Pensate cosa voglia dire stare lì in pieno inverno, al freddo, per tutto un giorno.

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http://hkhelperscampaign.com/en/

Nel 2014 c’erano 323.400 helpers in Hong Kong e, da una parte, posso capire le giustificazioni del governo che non vuole permettere l’immigrazione di tante donne che porterebbero anche le loro famiglie, ma ciò non toglie che le condizioni di queste donne siano spesso molto tristi. Tra l’altro hanno il diritto ad una sola vacanza in due anni di contratto e molte passano anni senza poter vedere i figli e la famiglia.

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http://hongkong.coconuts.co/content/hong-kongs-hidden-shame-why-foreign-domestic-worker-abuse-so-rampant

Ci sono associazioni che lottano per i diritti di queste donne e le aiutano in caso di maltrattamenti da parte dei datori di lavoro. Quello che chiedono è l’abolizione della regola delle due settimane per trovare un nuovo lavoro, dell’obbligo di vivere nella casa del datore di lavoro che le rende possibili vittime di abusi verbali, fisici o sessuali e di orari lavorativi che superano le dieci ore giornaliere ed infine il controllo delle parcelle richieste dalle agenzie di lavoro (infatti, dovrebbero essere un massimo del 10% del salario mensile, ma in realtà sono così alte che condannano le helper a dare loro mesi e mesi dei loro salari per pagarle.). Purtroppo per ora la situazione rimane quella che è.

Con tutto questo non voglio dire che tutte le helper siano perfette e che tutti i datori di lavoro siano orchi perché` si trovano helper che non fanno il loro lavoro seriamente o che addirittura sono degli incubi (trattano male i bambini, rubano e mentono) così come si trovano datori di lavoro che non solo trattano bene le loro helper, ma in alcuni casi le aiutano a trovare una soluzione migliore per il loro futuro (ho sentito di un caso da poco do la helper voleva andare in pensione ed i datori di lavoro si sono offerti di pagare per una casa nelle Filippine dove la helper possa passare una serena vecchiaia). Quello che è certo (a mio parere) è che le leggi dovrebbero essere uguali per tutti gli stranieri di Hong Kong.

 

 

Scuole Internazionali a Hong Kong: non solo studio!

Premetto che, parlo principalmente della mia scuola perché` è quella di cui ho avuto esperienza diretta, ma le altre scuole internazionali hanno circa gli stessi eventi. I principali sono il Capodanno Cinese, lo Sport Day, la Literacy Week o Book Week e il camp (per i bambini dalla terza elementare in poi).

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Sport Day per le scuole superiori… Quello in blu (Draghi) e` mio figlio.

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La mia classe era nella casa delle Tigri…

Ho parlato del Capodanno cinese nel video di Febbraio e quindi passiamo allo Sport Day. Lo Sport Day è il mio incubo annuale e lo è stato anche quando lo vivevo solo come mamma! Ci sono i genitori ed anche gli insegnanti cui piace e che lo aspettano come uno degli eventi dell’anno, ma io proprio no. Io aspetto che arrivi, patisco durante la giornata e sono felicissima quando è finito! Inizia verso le 8 del mattino e continua fino alle 2.30/ 3.00 del pomeriggio. E`, naturalmente, organizzato dagli insegnanti di Educazione fisica, ma tutti aiutano. Ci sono diversi giochi e gare e gli studenti seguono rotazioni decise in precedenza. Immaginatevi uno stadio, con la musica a manetta, pieno di bambini, genitori e insegnanti che urlano a squarciagola per farsi sentire. Oltre alla musica ed alle urla ci sono i cori d’incitamento ed il coro migliore è premiato. Di solito gli studenti sono divisi in case. Sì, perché` in quasi tutte le scuole internazionali hanno le case come le descrivono in Harry Potter. Le nostre case sono: Tigri, Panda, Fenici e Draghi. Nella nostra scuola, alle elementari, cambi casa quasi ogni anno secondo la classe in cui vieni messo, ma alle superiori ti assegnano ad una casa e lì rimani fino alla fine della scuola. E` tutto organizzato nei minimi particolari e gli altri insegnanti aiutano ad agevolare gare e giochi. I genitori delle elementari sono, di solito, tutti li`, a fare il tifo per i loro bambini ed a socializzare con gli altri genitori. Io, come insegnante di sostegno uno ad uno, sono sempre con il mio bambino. Fino ad adesso mi sono occupata di bambini autistici e quindi faccio in modo che riescano a partecipare e che, se serve, possano avere una pausa dal caos. Alla fine della giornata sei stato in piedi per quasi tutto il giorno, ti sei sorbito tutta la musica a manetta che ti potevi sorbirti, le urla ed i cori e tutto questo sotto il sole cocente. Una volta finito, mi trascino verso il mini-bus e mi spalmo sul sedile!

Adesso toccherebbe alla Literacy Week, ma io mi tengo sempre la parte preferita per la fine, quindi parliamo del camp.

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Coasteering.

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Ellen durante la lezione d’Arte.

Tutte le scuole organizzano i camp in modo diverso, ma tutte cominciano in quella che per noi è la terza elementare. La nostra scuola prevede un camp di due giorni ed una notte in terza, di tre giorni e due notti in quarta e di quattro giorni e tre notti in quinta. Alle superiori si va via per tutta la settimana lavorativa e, a seconda della destinazione, si parte anche la domenica mattina. Nella nostra scuola, il camp è obbligatorio e per scampartelo, sia tu studente o insegnante, devi avere un motivo super valido che include bambini appena nati, ossa rotte di vario genere e malattie serie, altrimenti impacchetti, felicemente o meno, le cose che ti servono, le sistemi nello zainone e affronti l’ignoto! Quest’anno io lavoro con i bambini di tre anni e quindi niente camp, ma l’anno scorso e quello precedente ho lavorato in quarta e quinta ed il camp me lo sono subito entrambi gli anni. Si, SUBITO! Non sono fatta per l’avventura con zaino in spalla, sacco a pelo e le stelle che ti fanno da tetto! In più l’anno scorso mi sono toccati il Coasteering, l’Absailing, lo Ziplining ed anche la scalata della parete rocciosa! In teoria con il Coasteering dovresti camminare sulla roccia senza tenerti con le mani perché` tanto hai un bel cavo di sicurezza. Avreste dovuto vedere i miei ragazzini camminare tranquilli come se niente fosse senza alcun aiuto… Sì perché` l’istruttore, che in teoria doveva occuparsi di loro, cercava di convincermi a lasciare la roccia ed a fidarmi di lei! E questo per non parlare dell’absailing… sei lì in altro e hai due belle corde in mano e dovresti calarti giù manovrando queste due bellissime corde senza stare troppo vicino alla parete rocciosa perché` se no ti graffi. Ah!

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Pigiama, vestaglia e pantofole.

Non sto neanche a raccontarvi la mia esperienza attaccata a quelle due corde! Ancora non so come sono arrivata giù, ma so che la parete l’ho toccata! Eccome!

Comunque sono sopravvissuta e ho potuto aggiungere altre tre attività alla mia lista di cose nuove che ho avuto il coraggio di provare (solo tre perché` il giorno dopo il coasteering mi sono rifiutata di arrampicarmi sulla roccia!).

I camp sono studiati appositamente per rendere, questi cittadini del mondo di domani, indipendenti e pronti sempre a provare nuove avventure.

E, finalmente, la Literacy Week! E` appena finita e me la sono goduta momento per momento! Una settimana di libri, letture e incontri con autori, cosa si può desiderare di più`?!

Il tema di quest’anno erano i libri illustrati. Io sono sempre stata convinta che i libri illustrati fossero solo per i bambini più piccoli che hanno bisogno delle immagini per apprezzare il testo, ma con l’aiuto della nostra bravissima bibliotecaria, Tanja Galletti, ho imparato che ci sono tanti tipi di libri illustrati e persone di tutte le età possono leggerli, persone che vanno da 0 a 100 e più anni! Dal Lunedi al Venerdì di questa settimana speciale, di solito la mattina, prima di iniziare le lezioni, abbiamo venti minuti di D.E.A.R., Drop Everything And Read, in altre parole molla qualsiasi cosa tu stia facendo e leggi. Puoi leggere qualsiasi cosa: libri, fumetti, riviste, dizionari e chi più ne ha più ne metta. Martedì e Giovedì avevamo invece gli incontri con gli autori. Quest’anno è venuta a trovarci Ellen Leou, l’autrice della serie di Lulu, the Hong Kong cat, ed abbiamo avuto un’intervista su skype con Rob Buyea, l’autore della serie di Mr Terupt.

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Il mio costume da Rainbow fish.

Screen Shot 2016-03-06 at 8.33.24 pmTra l’altro Ellen Leou si è unita alla nostra insegnante di Arte per spiegare come illustra i suoi libri perché, oltre ad essere un’autrice, è anche un’illustratrice, una vera artista a tutto tondo. Inoltre Giovedì abbiamo anche avuto il pigiama day e tutti, studenti, insegnanti e la preside, erano in pigiama, vestaglia e ciabatte. Durante il pigiama day abbiamo la continuous reading chair, la sedia della lettura continuata, dove per dodici ore c’è sempre qualcuno che legge. Ci diamo i turni e tutti, compresi genitori, leggono su quella sedia. Infine, il Venerdì`, per concludere la settimana, c’è il Book character Day, quando ci si veste come un personaggio di un libro. Ovviamente ci sono le bambine che non resistono ad essere principesse per un giorno od i bambini che vogliono vestirsi come uno dei personaggi di Starwars, ma abbiamo anche tanti altri che scelgono un personaggio del loro libro preferito. L’anno scorso ho provato ad essere una moderna Jo March di “Piccole Donne”, ma ho dovuto spiegare il mio costume a tutti e quindi quest’anno ho scelto di vestirmi come il pesce arcobaleno ed è andata meglio.

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Hong Kong dalla mia finestra

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Vista da camera mia.

Ho cominciato a scrivere questo pezzo dal mese scorso, ma continuavo ad aspettare una giornata di DSC_3828sole per fare le foto ed ho continuato a rimandare perche` sembra incredibile, ma quest’inverno quasi non si vede il sole! Qui ad Hong Kong l’inverno e` di solito la stagione migliore, asciutta e soleggiata, ma quest’anno, come a quanto mi dicono dall’Italia, e` stato un inverno diverso. Il sol e e` un regalo raro e la pioggia la fa da padrona. In piu` abbiamo dovuto accendere i deumidificatori per tutta la giornata perche` abbiamo avuto un’umidita` altissima (alcuni giorni abbiamo raggiunto il 98%) come di solito accade alla fine della primavera/inizi dell’estate.

Comunque, come vedete dalle foto, sembra che il tempo non voglia rovinare il capodanno cinese ed ha finalmente tirato fuori un inverno come si deve, col sole e l’aria frizzante!

Hong Kong e` molto verde e ci sono tantissimi parchi dove poter camminare nel verde piu` assoluto sia sull’isola che sulla terra ferma. Io pero` ho scelto di abitare nella giungla di cemento dove di verde e di alberi ce ne sono proprio pochi. Infatti abito al ventiquattresimo piano di un palazzo in centro o meglio sono al confine tra il quartiere chiamato Central (centro) e quello chiamato Mid Levels (livello medio). Nella parte Nord dell’isola di Hong Kong , dove si e` sviluppata la parte principale e piu vecchia

DSC_3835della citta`,c’e` una collina che sovrasta il mare. La parte piu` alta si chiama il Peak (la cima) e la parteDSC_3833 della citta` a meta` tra il centro, che e` per la maggior parte a livello del mare, e la parte piu` alta si chiama per l’appunto Mid Levels. A Mid Levels ci sono tantissimi grattacieli che spuntano stile funghi. Per darvi un’idea, in tre anni, da quando abitiamo nel nostro appartamento, la nostra vista e` stata rovinata dagli ultimi due grattacieli spuntati a rovinarcela. Prima potevamo vedere il mare ed anche Kowloon (la parte della citta` sulla terra ferma direttamente di fronte all’isola di Hong Kong) ed ora vediamo solo i nuovi palazzi e spicchietti di mare tra un palazzo e l’altro. La vista migliore l’abbiamo dalla nostra camera da letto… come potete vedere dalle foto.

Per me ci sono quasi due Hong Kong, quella di giorno illuminata dalla luce del sole e quella di notte illuminata da milioni di luci colorate. Il punto e` che io penso a colori. Vi chiederete cosa voglia dire. Beh, per farvi un’esempio pratico vi racconto di cosa e` successo la prima volta che mio marito, a quel tempo solo moroso, ha messo piede in Italia. Eravamo all’aeroporto di Linate e mia madre doveva venire a prenderci, lui, ingenuo, mi chiede:“ Che macchina ha tua madre?”. Mio marito e` un’ingegnere meccanico e adora le macchine. Non credo mi abbia mai guardata con l’adorazione/ ammirazione totale con la quale guarda una Ferrari! Eppure mi ha sposata nonostante la mia risposta … “Verde!”Ed e` per questo che per quanto la citta mi piaccia anche di giorno, di notte, quando si illumina e si colora tutta per me diventa magica! Di notte i colori si rincorrono e cambiano per segnare il passare del tempo, attirare lo sguardo o solo per avvolgerti in un’atmosfera unica.

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