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I pensieri prima della partenza

Sono tanti i pensieri che si annidano nella mente di chi si appresta a lasciare il proprio paese per andare a vivere altrove, soprattutto se si hanno figli al seguito.
Per quel che mi riguarda, il pensiero che non mi abbandonava mai nei mesi precedenti al grande salto e mi intristiva molto, era che le mie figlie potessero dimenticare la loro esistenza “prima”. Come se un muro dividesse la nostra vita tra un prima e un dopo e in qualche modo perdessero la loro storia, la cultura italiana, la loro identità, il cibo, i ricordi e non ultimo, la lingua.
Temevo che dimenticassero la nonna e il resto della famiglia. Per mesi mi sono fatta rodere dai sensi di colpa.
Farò bene a sradicarle? A 12 e 14 anni non è troppo tardi? E come starà mia madre? Riuscirà a farsene una ragione, lei che 25 anni fa si fece venire una depressione quando partii la prima volta per vivere a Parigi e ancora c’era mio padre. Sono una madre egoista? Le mie figlie saranno tristi e mi rinfacceranno un giorno tutto questo? Faccio bene a partire? Non è meglio fare finta di niente e tirare avanti?
In tutto questo via vai di pensieri c’è stata la vendita della casa, un’amicizia che ritenevo importantissima nella mia vita, finita, i saluti a tutto il parentame e amici vari che si ricordano di te solo ai compleanni, ai funerali o a eventi particolari come quello che ci apprestavamo a vivere.
La Rochelle - mammaLa gioia per l’inizio di una nuova vita mista al dolore di abbandonare la vecchia.
Ora, a distanza di quasi un anno da quel 30 giugno in cui mi infilai in macchina con le mie ragazze e il cane (mio marito era già sul posto, in avanscoperta), mi guardo indietro e penso di aver fatto la scelta giusta, in particolar modo per il futuro delle mie figlie.
La dodicenne ha abbracciato completamente il cambiamento, è serena, ha nuove amiche, a scuola va decisamente bene, la più grande invece fatica a carburare, ancora legata ai ricordi degli amici d’infanzia, alle abitudini che qui non ha ritrovato, alle differenze caratteriali tra italiani e francesi. Francesi che in questa zona sono particolarmente chiusi e freddi.
Per quel che mi riguarda, pur essendo consapevole che l’Italia non mi rappresentava più, non sento mia questa città, che alla fine si ritrova ad essere un paesone di provincia con i suoi 80.000 abitanti e una specie di metropoli super affollata nei mesi estivi.
Il problema più grosso, oltre alla mancanza di “vero contatto umano” che ho sentito per ora solo in Italia, è la mancanza di buone opportunità di lavoro. A luglio mi ritroverò disoccupata se non riuscirò a trovare qualcos’altro e qui, purtroppo, il lavoro è molto legato al turismo e viaggia su raccomandazioni.
Quello che mi chiedevo, mentre chiudevo gli scatoloni e cercavo una casa in affitto su internet, era una domanda molto semplice: mi mancheranno i posti dove ho vissuto? il cibo? i profumi, le piccole abitudini, le uscite con le amiche, le mangiate la domenica a casa di mia mamma?. Ebbene sì. Mi mancano terribilmente le montagne, le foreste (qui è tutto piatto e davanti a me ho l’oceano), un buon cappuccino e una buona pizza, passare un po’ di tempo a chiacchierare in un bar con qualche amica e ritrovarmi davanti a una tavola imbandita piena di cibi che amo in compagnia di mia mamma e mia zia. Ho sempre la sensazione di averle private delle loro nipotine e questo non mi da pace.
Anche questo è da mettere in conto. Partire non è stata solo gioia per me. Ad un nuovo inizio corrisponde necessariamente una fine, e il prezzo da pagare talvolta può essere molto alto, ma nonostante tutto, me lo ripeto ogni giorno, ho fatto la scelta giusta.
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La Rochelle, nostra destinazione di espatrio

casa nostalgia

Casa, dov’è?

 Comincio con una frase che mi è capitata sotto gli occhi pochi giorni fa, di Cesare Pavese:
“Si chiama nostalgia, e serve a ricordarci che per fortuna, siamo anche fragili”.
Quando la nostalgia arriva, so che devo fare attenzione. La nostalgia in me apre la porta del cambiamento. E’ come un avvertimento. Attenzione Viviana, c’è qualcosa che non va.
Ma dai? Cara la mia nostalgia, ci ero arrivata ben prima di te, quando una mattina, una delle tante in cui piove (perchè qui piove un giorno sì e uno pure), con gli occhi persi nel vuoto e una mano persa nel pacchetto delle patatine, ho capito di non essere nel posto giusto.
Non ancora, perlomeno.
Le mie dita unte di grasso hanno iniziato a cercare freneticamente tra i tasti di una tastiera, nuove destinazioni che promettevano felicità assoluta.
Avrei sempre voluto andare a vivere in Australia, ma non l’ho fatto. A 22 anni ho preso il treno per Parigi e dopo un anno e mezzo, complice la nostalgia e la depressione di mia madre, sono tornata a Torino.
Lì, ho cambiato casa un paio di volte, per poi starmene 15 anni a fare l’eremita su un cucuzzolo di una collina nell’astigiano in compagnia dei miei 8 cani e dove sono nate le mie figlie.
Maledetta nostalgia di non so che, forse di una vita non vissuta come me la immaginavo (e anche di un’Italia che non mi piaceva più) eccomi ripartita e di nuovo approdata in Francia. Sul mare.
Stavolta ero sicura fosse il posto giusto. E invece…
casa nostalgia
Durante gli otto mesi ormai della mia nuova vita, incontro questo bel gruppo di “Donne che Emigrano all’Estero” e leggo il loro libro con le storie di altre expat come me che hanno scritto, e mi innamoro di Vancouver.
Ma a 45 anni, con le leggi ristrettissime per entrare nel paese, che posso fare?
Col mio barattolo di gelato pistacchio e caramello salato saldamente tenuto nella mano, punto il dito sul mappamondo virtuale del mio computer e arrivo a Barcellona.
Ogni volta che la nostalgia morde i fianchi ora penso alla Spagna e per caso a un caffè linguistico (l’unico al quale ho partecipato) incontro una donna spagnola, simpaticissima, con la quale tra l’altro questo sabato ho partecipato a un corso di primo soccorso (ma questa è un’altra storia).
Mi verrebbe da citare Adam Kadmon. Coincidenze? non credo!
La nostalgia annebbia la vista e provoca attacchi di fame. Fame di ricordi, dove tutto quello che abbiamo lasciato di colpo diventa bello. I denti della nostra vecchia vita lacerano carne tenera e debole e per un attimo dimentichiamo il motivo per il quale abbiamo lasciato il nostro paese e, spesso, i nostri affetti più cari.
Dalla “madre patria” riecheggiano i canti delle sirene di genitori e amici. E’ difficile alcune volte riuscire a tapparsi le orecchie e non farsi intrappolare nelle reti, ma per fortuna basta una giornata di sole, come quella in cui sto scrivendo, e un pomeriggio con amiche di nuova data, a sorseggiare sidro e cappuccino bruciato, per ritrovare un po’ di equilibrio e non sentirsi così sole.
casa nostalgia
Il cammino di una expat non è mai lineare e piatto. Il viaggio è spesso in salita e tormentato, ma sono sicura che quando meno ce lo si aspetta, si possa trovare un riparo, un motivo per continuare e apprezzare quello che si ha.
Io ne ho trovati due: le mie ragazze che mi hanno chiesto di “stabilizzarci” per qualche anno e un fantastico maestro di taekwondo, che mi sta portando verso vette per me inimmaginabili fino a pochi mesi fa.
Da questi due pilastri parto per costruire una dimora salda e felice.
La vita ti rimanda la tua immagine. Se accogli il cambiamento con umiltà e serenità, ne potrai solo giovare.
Gira pagina, lascia il passato, abbraccia il presente e ogni giorno fai un passo verso il futuro.
(non so voi, ma oggi mi sento molto santona indiana… ohmmmmmmm)
Capodanno-Integrazione-Festa

Capodanno sul mare e bilanci da expat

Vi scrivo che mancano poche ore prima che scocchi la mezzanotte!
E’ il mio primo Capodanno qui a La Rochelle e domani saranno 6 mesi esatti nella mia nuova vita.
Capodanno-Festa-Integrazione
Ho la fortuna di festeggiare con mia mamma e con mia zia, che con le loro due valigione (ripiene di leccornie italiane) hanno preso il treno e dopo 10 ore sono arrivate qui.
Facendo un piccolo bilancio di quest’anno posso affermare di essere contenta della mia scelta e di aver trasformato in realtà un desiderio sopito da tempo.
In questi mesi mi sono accorta che i rochelois (abitanti de La Rochelle):
  • il cappuccino e il caffè proprio non li sanno fare (e di bar ne ho provati tanti!!)
  • le melanzane, gli zucchini, le arance e i pomodori proprio non li sanno coltivare
  • il bidet proprio non sanno cosa sia
  • la pulizia… beh… diciamo idem
  • sono più orsi di quanto non ricordassi
  • sono più tradizionalisti di quanto non vogliono far credere
  • vivono fin troppo rilassati (a me troppo relax fa effetto contrario)
  • non sanno cosa sia il cotechino e lo zampone
  • non conoscono il cedro (dobbiamo fare la torta alla ricotta!!! manca un ingrediente)
  • vendono tutte le erbe aromatiche del mondo ma non trovi la salvia
  • non si trova nemmeno la scamorza
  • mangerebbero barbabietole al forno anche a colazione
  • hanno fatto dell’aperitivo lo sport nazionale
  • sono dei gran sportivi, tutti si dedicano a qualche sport
  • quando sei in una lavanderia automatica praticamente nessuno ti saluta, entrando o uscendo dal locale
  • i proprietari di cani non raccolgono le cacche per strada
  • lavorano molto meno degli italiani e si godono di più la vita
Capodanno-Festa-IntegrazioneIn ogni caso, l’Italia continua a non mancarmi.
Apprezzo molto tutti i lati positivi della mia nuova vita. Anche qui ci sono ovviamente i pro e i contro, ma il positivo è decisamente superiore!
Continua a ronzarmi per la testa un progetto per l’apertura di una gastronomia italiana e cappuccineria!!!!
Questo è il dipartimento 17 e a me questo numero ha sempre portato fortuna.
Spero sarà un anno ricco di soddisfazioni e felicità.
Auguri anche a tutte voi, ovunque voi siate!!
Un abbraccio!!
LaRochelle-Viviana-Accoglienza

A “La Rochelle” il Sindaco organizza ogni anno la giornata dell’accoglienza per i nuovi expat

L’accoglienza è una cosa seria qui, e che a La Rochelle non siano accoglienti non si può proprio dire!

LaRochelle-Viviana-Accoglienza

Per tutti i nuovi arrivati, tra l’inizio di luglio dell’anno precedente e la fine di giugno dell’anno in cui ci si installa, il Comune organizza una giornata di benvenuto. Si tratta di un vero e proprio evento, organizzato con tanto di bus e guide turistiche.

Sabato 10 ottobre scorso, scaglionati per gruppi alla mattina e al pomeriggio, ci è stato dato appuntamento al Museo Marittimo.

La prima cosa che ne ho dedotto, nel vedere la quantità di mezzi, è che un sacco di gente viene a vivere qui!!
Dopo una neanche tanto breve presentazione della città e dei dintorni, siamo stati incolonnati e diretti verso l’uscita (non so perché ma a me  questa cosa ha fatto pensare alla serie TV “Divergente” e mi immaginavo di salire sul pulmino degli intrepidi!), dove, subito prima dell’apertura delle porte del museo, ci è stata consegnata una borsa con milioni di depliants, cartine e promozioni della città (io già immaginavo il kit di sopravvivenza con coltellino svizzero, corda, nastro adesivo, coperta termica, acqua e una tavoletta di cioccolata).

Dopo una neanche tanto breve visita di alcuni siti della città siamo tornati al Museo, dove, per più di mezzora, come cani sciolti, siamo stati lasciati liberi di interagire e conoscerci, cosa che su di me, però, non ha sortito alcun effetto.

Penso che 15 anni vissuti nella campagna astigiana abbiamo lasciato il segno. Spesso sogno di recarmi in Nepal e passare ore in silenzio seduta sul cucuzzolo di qualche montagna, intenta a meditare.  Al culmine dell’evento, un buon buffet ha concluso il pomeriggio, unito al messaggio di benvenuto del sindaco in persona.

LaRochelle-Viviana-AccoglienzaOra… tutto molto bello e, personalmente, non ho mai sentito di giornate simili organizzate da altre città europee.

Il problema è che i “rochelais”, così si chiamano gli abitanti di questa bella cittadina, sono molto accoglienti ma resta molto difficile stringere legami di amicizia, quella vera. I sorrisi per strada, gli auguri di buona giornata vengono copiosamente rovesciati come caramelle gettate nei cestini dei bambini la notte di Halloween ma, a grattare un po’ il fondo del barile, pochissimi sono quelli disposti ad aprire le proprie braccia per accogliere davvero e far sentire a casa. Amici. Una parola forte di cui spesso si abusa.

Parlandone con altre persone, francesi immigrati da altre regioni a La Rochelle, mi è capitato spesso di sentire gli stessi commenti, ma non demordo. Troverò la perla rara, una nuova amica con cui condividere cappuccini bruciati e caffè annacquati.

Da ora in poi chiamatemi pure Tris, sono una divergente 🙂

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Viviana, expat a La Rochelle: oggi vi presento la mia famiglia

Vorrei presentarvi la mia famiglia.

Ho due ragazze di 14 e 12 anni: Chloé e Margot, un marito francese che si chiama David e un cane di nome Angel.

La scuola è iniziata ormai da qualche settimana, i miei dubbi sul loro inserimento, la capacità di gestirsi in un ambiente nuovo e soprattutto in un’altra lingua, non dico siano scomparsi ma vedo tutto molto più rosa rispetto a quanto non immaginassi prima.

Per fortuna la tv francese anche in Italia e viaggi estivi dai nonni in Normandia hanno aiutato molto. Resta comunque il neo dello scritto, ma confido che da qui a fine anno diventeranno meglio delle francesi “pure”!!

La scuola ha orari piuttosto lunghi. La più grande esce tutti i giorni alle 17.30 e il mercoledì è a casa tutto il giorno, la più piccola invece generalmente esce alle 15.30 o 16. Per fortuna a casa non hanno molti compiti.

A scuola sono bel seguite, fanno 4 ore di francese in più con una maestra di sostegno e il primo trimestre non verranno valutate. Viene dato loro il tempo di inserirsi, trovo che sia una grande gesto di attenzione verso chi, come loro, non è al 100% delle proprie pfiglieossibilità.

A differenza della scuola italiana trovo anche che ci sia un interesse particolare verso lo sport. Qui con soli 20 euro l’anno si possono praticare una qua
ntità infinità di attività extra-scolastiche. Oltre alle 3 ore settimanali a scuola infatti, Chloé (la 14enne) fa badminton e pallavolo, mentre Margot (la 12enne) fa vela, nuoto e arrampicata.

Come avrete capito la prima è più pacata e tranquilla, la seconda è un vero tornado.

Per quel che mi riguarda ho ripreso il taekwondo e faccio molta fatica  a seguire le lezioni. Qui sono tutti wonderwoman e superman mentre io mi sento l’ing. Fantozzi della situazione. Anche gli adulti ci tengono alla forma fisica, in giro ci sono persone di tutte le età che corrono, vanno in bici, marciano.

Se non dimagrisco qui, posso solo sperare in un miracolo!!

Mio marito David è chef in un ristorante sul mare. Questo non ha sicuramente giovato alla mia linea, ne sono cosciente… spesso infatti mi chiedo come sarebbe stato se avessi avuto un marito chirurgo plastico o dentista!!cane

Mio marito è l’opposto di me. In quasi tutto. Ci unisce la passione per i cani, il cinema e sicuramente il sesso. Per il resto… mondi opposti.

Lui è super carnivoro, io vegetariana (quasi mi lasciava per questa decisione!!), io divoro libri di crescita personale, parlo di meditazione, mi impongo di svegliarmi un’ora prima la mattina – non sempre ci riesco – per dedicarmi alla scrittura, cerco di fare ginnastica tutti i giorni, adoro dipingere (e ho trasmesso la mia passione alle mie figlie, sono molto creative) credo al potere delle pietre, mi piace tutto ciò che tocca l’anima e farei corsi di ogni tipo perché mi piace sperimentare… lui invece è la razionalità fatta persona, smonta i miei progetti (o desideri) riportandomi alla realtà, frena i miei slanci (a volte anche con ragione, io mi butto a pesce nelle cose) ma il fatto è che io soffro abbastanza di questa situazione, soprattutto nei momenti bui, che attraverso spesso.

La mia inquietudine viene spesso a farmi visita. la mia vocina interiore cerca spesso di destabilizzarmi e mi dice che non sono mai abbastanza, non valgo abbastanza e devo accontentarmi di quello che ho.

Non fraintendetemi, so di essere una persona “ricca” e non parlo di soldi, parlo di affetti, salute… avere una bella famiglia, un tetto sulla testa, un lavoro e qualche svago è molto più di quanto alcune persone possano permettersi… ma la mia mente bacata non mi lascia mai tregua, mi spinge a volere sempre di più, a non essere soddisfatta mai di quello che ho…

A tre mesi dal mio trasloco qui a La Rochelle, ancora mi chiedo se io sia felice o meno. Di certo so che non potrei più stare in Italia, di certo so che lì non ero felice, ma qui sento che ancora non ho trovato la “mia” strada. Sento sempre che manca qualcosa e quel qualcosa forse altro non è che la mia autostima, il mio desiderio di sentirmi apprezzata e realizzata.

Mi fa bene scrivere queste cose, sapere che chi le leggerà non mi giudicherà. Per me scrivere è un po’ come andare in terapia. Faccio i conti con me stessa e purtroppo, spesso, il conto da pagare è sempre molto alto. Spero arriverà un giorno in cui riuscirò a darmi una pacca sulla spalla e lasciarmi una buona mancia.

Per ora sono solo una ragazza di 45 anni con molte idee e molto confuse!!!

Vivere sull’Atlantico: La Rochelle