Cosa ne pensano i miei figli del nostro trasferimento

Dubbi, incertezze perplessità … un nuovo trasferimento con pre-teens

Dubbi, incertezze perplessità non mancano mai quando si dice di sì a un nuovo trasferimento! Chissà perché spostare un container di 80 piedi è meno rischioso di spostare due pre-teens da una vita spensierata ad una vita un po’ più seria. Ecco cosa pensano i miei figli dal nostro trasferimento dall’emisfero sud all’emisfero nord.Troccolis_Oct2015_9

Come vi chiamate e quanti anni avete?

Mi chiamo Jacqueline ho otto anni. Io sono Edward ed ho undici anni.

Dove siete nati?

Sono nata in Inghilterra a Reading. Anche io!!

Quale lingua parlate?

A casa parliamo Italiano e fuori Inglese.

Cosa avete pensato quando papà vi ha detto che vi sareste trasferiti a Norwich, UK?

Jacqueline. Ho chiesto per quanto e quando saremmo ritornati. Quando papà mi ha detto che non lo sapeva sono diventata triste. Non volevo lasciare le mie amiche, la scuola e la mia camera. Canberra è la città dove sono cresciuta.

Edward. Ero un po’ sorpreso perché’ avevamo una casa bellissima e facevamo molte cose. Dopo un po’ ho chiesto quanto figli-edwardlontano era il mare! Sono un velista e voglio continuare ad andare in barca a vela. Così quando mi ha detto meno di un’ora di strada ero pronto per partire!

Quali sono state le difficoltà che avete incontrato trasferendovi a Norwich?

Jacqueline. All’inizio tante! C’erano delle volte che pensavo di essere dentro un sogno! Tutto era diverso; case, paesaggi clima. Fortunatamente con il passare del tempo mi sono abituata anche al clima; adoro la mia giacca e gli stivali nuovi, adesso! Però, pensandoci la cosa più difficile per me sono stati i primi giorni a scuola. Siamo arrivati a scuola iniziata, non conoscevo nessuno. I compagni di classe erano amichevoli ma non come gli Australiani. Volevo ritornare a Canberra. Poi un giorno una compagna della mia classe mi ha chiesto se avevo mai visto un koala: ho detto sì. E quando aggiunsi che avevo nuotato con i delfini per magia sono diventa la “cool girl” della classe.

Edward. Per me non ridere quando i mie compagni parlavano! L’accento di Norwich è buffo! Scherzi a parte, qui si fa meno sport e si studia molto di più. Comunque dopo i primi giorni di assestamento ora fare i compiti per casa è normale per me e non mi pesa. Molte volte penso che papà ha scelto di venire qui per questo motivo, per farmi studiare di più!

Mamma e papà sono Italiani, siete nati in Inghilterra cresciuti in Australia vi sentite senza radice?

Jacqueline. No. Mamma ci tiene a trasmetterci la cultura italiana cibo, tradizioni, arte e musica. Ma mi sento anche Australiana. Quando vivevamo lì facevamo parte della comunità locale. I nostri amici erano per lo più Australiani. Mi hanno insegnato molto ad apprezzare la natura, ad esplorare nuovi posti. Lo continuiamo a fare anche qui malgrado il freddo! Da poco abbiamo festeggiato “Australian day” qui a Norwich ed è stato bello.

Edward. Anche per me è così. L’Australia mi ha fatto apprezzare lo sport. Molte attività sportive si fanno fuori tutto l’anno e questo mi ha aiutato ad essere attivo fisicamente. Però è vero anche che quando andiamo in Italia a detta di mamma e papà diventiamo Italiani in un attimo. E’ divertente perché m’immedesimo molto facilmente con luoghi e persone senza pensarci molto.

Cosa vi ha insegnato questo trasferimento nell’emisfero nord?

Figli-jaquelineJacqueline. Mi ha insegnato cosa si prova a non avere amici e quanto è bello averne. E poi non pensare troppo a cosa gli altri pensano di me!

Edward. Mi ha insegnato che niente è per sempre. E cercare di trovare i lati positivi perché ci sono sempre in ogni situazione.

Cosa consigliereste ai ragazzi della vostra età che si stanno per trasferire?

Jacqueline. Di non tenersi dentro i pensieri negativi. Quando si è tristi di parlare con i genitori, insieme ci si spiega meglio. Cercare di fare cose nuove che quel posto offre. Io ho iniziato a collezionare “English tea cups” e ho imparato ad andare con i pattini. Poi, di mantenere le amicizie, anche se sono molto lontane, perché’ anche loro sentono la nostra mancanza.

Edward. Di non essere arrabbiati con i genitori!! Anche se è difficile all’inizio … noi insieme abbiamo scelto la scuola e le attività da fare. Questo mi ha fatto sentire bene e mi ha fatto integrare meglio con la mia nuova realtà. Anche per me è importante mantenere le vecchie amicizie! E ‘ bello scambiare esperienze anche se non si vive nella stessa città o continente……

C’è un detto: “Fatto una volta fatto cento volte”: rifareste un altro trasferimento?

Jacqueline. Penso di sì. Sono molto difficili i primi giorni ma ho imparato come fare a superare la tristezza! Non dimenticare mai il passato!

Edward. Sì. Mi piace imparare cose nuove e scoprire nuovi luoghi. Sono sfide, ostacoli e gioie allo stesso tempo.

Well, penso ancora che sia più semplice spostare un container di 80 piedi di due pre-teens. Ma la gioia di vederli pieni di propositi per questa nuova pagina della loro vita mi rende ancora più forte e serena nella mia vita di mamma expat!

E per voi, mamme expat, è più semplice spostare un container o due pre-teens?

Bilinguismo sì, bilinguismo no

Quando è nato il mio primogenito undici anni fa nei buoni propositi da neo mamma avevo elencato: “Parlare Italiano a casa e Inglese fuori”. Dopo undici anni questo buon proposito  un po’ drastico sembra aver funzionato sia col primo che con gli altri due figli di 8 anni e 4 anni.

Dopo una lunga lettura sul tema bilinguismo la mia grande sorpresa e gioia era nel leggere pochi punti negativi e i molteplici benefici del bilinguismo.  Per esempio: il bilinguismo facilita ad imparare a leggere e scrivere (nel nostro caso in Inglese) prima del monolingue. Si raggiunge pure una maggiore flessibilità mentale nel risolvere diverse situazioni. E poi forse, che a noi come famiglia di espatriati è più cara, una maggiore sensibilità nell’apprezzare culture diverse. Insomma il bilinguismo si doveva fare!

Ma come affrontare tutto questo nel quotidiano mi domandai? Presto capii che non dovevo fare la maestra di Italiano ma essere me stessa.

Quando sono piccoli sono veramente ricettivi e seguono la lingua che a loro viene parlata più spesso. Nel mio caso, ciò che ha giocato a favore del bilinguismo è che fino ai 3 anni, i miei bambini sono stati quasi sempre con me. E questo ha di certo creato un forte legame linguistico. Insieme leggevamo libri, ascoltavamo canzoni, guardavamo cartoni: tutto in Italiano. Poi con il passare del tempo ho insegnato loro l’alfabeto e i numeri. Un semplice aiuto, che per me ha funzionato molto, è stato quello di scrivere le nuove parole che imparavano: in giro per casa c’è sempre un quadernetto pronto all’uso.

Nel corso degli anni abbiamo avuto alti e bassi nel mantenere l’Italiano attivo. Così per aumentare l’interesse tempo fa con i miei figli ci siamo messi a scrivere e illustrare piccole storie. Io scrivevo la parte Italiana e loro quella in Inglese. La loro partecipazione è stata molto positiva nell’illustrare e in particolare nel  confrontare le parole nelle due lingue. Abbiamo creato personaggi molto fantasiosi i più simpatici sono la famiglia Broccoli! Da questa esperienza ho preso spunto per dar vita ad una serie di libri bilingui.

La mia esperienza nel bilinguismo è senza dubbio positiva. Ad ogni modo, mi permetto di darti un consiglio: il bilinguismo non è un progetto di due o tre mesi ma di una vita. Divertitevi non siate troppo accademici; in fondo in fondo è una parte di voi che state trasmettendo.  E come dicono i miei figli essere bilingui e’ troppo figo perché  impari una lingua senza dove andare a scuola!

E tu che ne pensi? Bilinguismo SÌ  bilinguismo NO!

children in bilingual school