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“Schiava”: storia di una donna costretta a subire fino a scomparire

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Leggere libri … per ricordarci la nostra storia e la nostra identità e renderci ancora più ricettivi alla cultura della differenza.


Schiava” è un romanzo autobiografico scritto da Zeina, edito nel 2010 con il titolo “Sous mon niqab” e pubblicato in lingua italiana da Piemme nel 2011.

Per la tutela dell’autrice non si conoscono altri dati oltre al nome, probabilmente fittizio.

Non è il troppo tessuto di un niqab, il velo nero integrale corredato da una cappa, a rendere una donna sottomessa.

Non è il poco tessuto di una minigonna a rendere una donna preda sessuale di un maniaco.

A rendere schiava sono i lividi su tutto il corpo, gli occhi tumefatti, il setto nasale frantumato, le costole incrinate, la pelle graffiata e marchiata a fuoco.

Alcune occultano lo scempio del viso con un quadrato di mussola che lo ricopre; altre con fondotinta che camuffa nell’oscurità della notte, dove anche loro diventano volti invisibili.

Solo corpi, solo oggetti.

Solo schiave.

La storia di Zeina è forte, cruda, dolorosa.

È la vicenda di una ragazza musulmana nata in Francia, che indossava i jeans e non portava il velo sulla chioma, eppure fiera delle proprie origini e della propria religione. Sarà suo marito a farle conoscere l’inferno, in nome di un Dio strumentalizzato per giustificare violenza e odio. Indosserà il niqab e pregherà per costrizione, sarà segregata in casa e picchiata a ritmo continuo, fino a quando non avrà l’immane forza, per il bene anche del proprio bambino, di essere, faticosamente, libera.

Libera di uscire.

Libera di scegliere i propri vestiti.

Libera di lavorare.

Libera di leggere e conoscere.

Libera di avere un’opinione.

Libera di pregare.

Libera di sentirsi araba e musulmana.

Un libro intenso, dedicato a tutte le donne e a tutti gli uomini che ripugnano la violenza, che difendono la dignità e il diritto di scegliere e che non hanno pregiudizi culturali.

Emma Fenu

 

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Emma Fenu, un’emergente scrittrice fra i tetti di Copenhagen

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Ho incrociato Emma nella rete  ed è subito scoppiata la scintilla!

Non potevo perdere l’occasione di conoscere il suo punto di vista sulle donne e sull’espatrio ma, sopratutto, non potevo evitare di chiedere ad una mente così raffinata  e sensibile di non occuparsi della rubrica di Libri e Recensioni su questo sito web…buona lettura!

(Intervista di Katia Terreni)

Buongiorno Emma e benvenuta tra noi. Raccontaci di te: chi sei e perché ti trovi in Danimarca…

Grazie Katia per aver voluto conoscere un pezzo della mia storia.

Mi presento: sono Emma Fenu, vivo a Copenhagen per seguire mio marito che lavora presso una multinazionale; precedentemente ho vissuto in Medio Oriente, fra tre anni… chissà!

In Italia ci siamo ritrovati entrambi senza lavoro e abbiamo scelto con fatica, ma anche con l’ebbrezza  dell’avventura, di partire senza nemmeno un contratto, per cercare un portone che si aprisse. Abbiamo bussato e siamo stati ricevuti.

Di che cosa ti occupavi in Italia?

Mi sono laureata in Lettere e Filosofia e ho conseguito un dottorato in Scienze dei Sistemi Culturali con specializzazione in storia delle Arti: ho insegnato in scuole private, sono stata intervistatrice per indagini demoscopiche in un call center, ho realizzato bomboniere.

Insomma, ho vissuto la difficoltà di trovare un lavoro, in qualche modo collegato ai miei studi, in Italia, ossia in qualità di docente, iconografa e appassionata di Storia delle Donne.

Copenhagen ti ha offerto maggiori possibilità professionali rispetto all’Italia? Se sì, potresti aiutarci aemma-fenu-scrittrice-copenhagen capire quali e in che modo sei riuscita a coglierle?

No, le ha offerte a mio marito, che lavora come ingegnere per la Metro. Io ho trovato maggiori opportunità in Medio Oriente. Ho deciso, ad essere sincera, di far diventare questa meta l’occasione per realizzare un obiettivo personale e professionaleimportante che avrei potuto raggiungere ovunque tramite pc: ossia la scrittura, anche con la pubblicazione di un romanzo d’esordio.

Come definiresti la città di Copenhagen, la sua popolazione e l’accoglienza che riserva agli stranieri?

Copenhagen è una città affascinante, multietnica, in cui si sposano il mistero vintage del passato e le conquiste del progresso. La popolazione è gentile, corretta, vive nel rispetto dell’altro. Per essere loro amici intimi, nel caso in cui non si sia introdotti, ci vuole molto tempo, soprattutto se non si conosce la lingua.  Se pur tutti perfettamente in grado di esprimersi in inglese fluentemente, infatti, solo attraverso la caduta di un filtro linguistico si può davvero capire un popolo. Per questo lo stato offre gratuitamente corsi di lingua, alfine di favorire l’integrazione degli stranieri e il loro inserimento nel mondo del lavoro.

emma-fenu-scrittrice-copenhagenDonna all’estero: quali sfumature, a tuo avviso, differenziano un espatrio al femminile rispetto a quello di un uomo?

Dipende dal paese: in Danimarca le opportunità sono esattamente le stesse, in Arabia saudita no. Solo per citare due esempi. Relativamente alla mia esperienza personale, le donne sanno reinventarsi, sono molto duttili e, anche se espatriano per esigenze della famiglia, riescono a ritagliarsi il “proprio posto”, la propria rete di amicizie e il modo  di lavorare.

Io ho iniziato a fare della mia passione lo sferruzzaresciarpe cappelli e maglioni un lavoro, durante il mio primo anno in Danimarca; nel secondo, come ho già accennato, ho deciso di dedicarmi ad un libro e alla scrittura di recensioni e articoli sulla Letteratura al femminile tramite il web, in alcuni casi nelle vesti di “inviata della cultura”.

Se tu potessi scegliere dove vivere (indipendentemente da famiglia e carriera), per quale luogo opteresti e perché

Opterei per questa vita “nomade” per almeno altri dieci anni, forse quindici, ossia cambiare nazione ogni cinque anni: da Berlino a Buenos Aires a Toronto. E, infine, tornare nella mia Italia.

Tre donne rispettivamente di 25, 35 e 45 anni desiderano trasferirsi all’estero: puoi dare un unico – ma illuminante –  consiglio a ciascuna di loro!

Essendo più vicina come età a quella di mezzo, inizio da lei: io non ho figli, ma è la fase della vita in cui, spesso, si è anche mamme.

Cercherei un paese serenamente, poiché i bambini hanno capacità di adattamento e di apprendimento, non solo linguistico, sbalorditive. Opterei per un luogo che possa essere anche a misura di bambino, garantendo buone scuole e un ambiente che insegni al rispetto e al culto della differenza.emma-fenu-scrittrice-copenhagen

Alla venticinquenne regalerei il mondo: con una buona base di inglese può andare ovunque, seguire il richiamo ipnotico dei popoli e dei luoghi, assorbire come una spugna, pur rimanendo se stesse, legate alla propria identità. Il mondo è di chi lo vuole. Eccolo.

Alla quarantacinquenne non darei consigli, come non li darei alla 35enne senza figli, perché ciascuna, in cuor suo, sa cosa cerca davvero, soprattutto se ancora giovane, ma non giovanissima.

Sa se vuole fare carriera, se vuole ritrovare se stessa, se vuole immergersi in una natura incontaminata o in una metropoli.

Sa quali sono le proprie priorità e che è giunta l’ora di seguire sia l’istinto e che il raziocinio, valutando i pro e i contro.

L’insegnamento più importante che ti ha dato l’espatrio. . .

Non c’è una sola Emma. Ce ne sono molte e sono capaci di adattarsi. Non solo, non esiste un limite: si cresce sempre e si impara, a volte con naturalezza, a volte con fatica. Non importa, io sono un essere che si evolve, che segue i battiti del mondo, pur restando una donna sarda.

Perché hai accettato di farti intervistare da Donne che Emigrano all’Estero?

Perché adoro comunicare.

È la mia vita. Scrivo, parlo, insegno. Aspetto di imparare da ognuno, costruendo ponti di parole su cui incontrarci e prenderci per mano.

Raccontaci ancora di te, del tuo espatrio, della tua esperienza di vita in Danimarca o in altri paesi o di qualsiasi altra cosa ti prema parlare. . .  

Forse non sarei mai espatriata, io. Nemmeno a 25 anni, quando ero in procinto di convolare a nozze con il mio primo marito. Il trasferimento non era nei miei piani. Volevo diventare un’insegnante di materie umanistiche, prosaicamente, e coltivavo il sogno di lavorare come ricercatrice all’università. Amavo lo studio e la sperimentazione fra tomi di libri e l’esposizione pubblica dei risultati conseguiti.

Nella sfera privata avrei voluto essere moglie e mamma.

Copertina del libro di Emma Fenu ” Vite di Madri”, Milena Edizioni

Ma la vita cambia le carte.

Mi sono ritrovata per amore del mio secondo marito su un aereo per Amman; non ho, purtroppo, avuto figli; mi sono innamorata del mondo, drogata di una conoscenza che un viaggio non può dare.

Ho imparato a tessere nuovi legami e a mantenere fortissimi quelli preesistenti in Patria.

Ho imparato ad insegnare la mia lingua agli stranieri e ho imparato che siamo tutti un po’ “profughi”, in qualche modo, a prescindere dal luogo.

Ho imparato anche a saper stare da sola e ad usare quel tempo come bene prezioso per intrecciare tutti i fili restati in sospeso, in attesa.

Da questo è nato il mio romanzo “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, da due anni di ricerca sul campo in cui ho raccolto 151 testimonianze di donne che hanno voluto raccontarsi privatamente a me.

Ne sono scaturite 13 storie, da me rielaborate, sul lato oscuro della maternità e sulla capacità di rinascita che hanno le donne.

Che sono Madri sempre, anche se non di bambini, perché hanno l’indole di creare e accogliere.

Oggi sono una donna più consapevole, anche della mia femminilità, rispetto a quel primo viaggio di sei anni fa e ho molto molto ancora da apprendere.

A presto!