La mia vita in un’ APP…anzi, molte APP!

Uno dei problemi che tutti affrontiamo qui in India è il Tempo. Ovvero, il Tempo non ha Tempo. Ancora non sono riuscita a capire, dopo quasi tre anni, se il Tempo si è fermato o vola così velocemente da non riuscire a rendersi conto che è effettivamente trascorso. Avendo un lavoro a tempo pieno, di cui spero di parlarvi non appena il Tempo me ne darà la possibilità, la mia vita si è, nuovamente, completamente stravolta. Dopo quasi un anno in cui il lavoro non era così fisso, mi ero abituata a fare la spesa ad ogni ora, alzarmi con calma, fare un’abbondante colazione, belle passeggiate nel parco vicino, gestire tutti gli eventuali appuntamenti con dottori, parrucchiere, amici e via dicendo in piena autonomia, non mancando alcuno degli incontri o delle cene o delle serata al club…insomm bella vita.

Poi arriva la proposta di lavoro e tu l’accetti tutta felice perchè ti servono i soldi, perchè lavorare di nuovo è una figata, perchè ti piace quella sensazione che avevi quasi dimenticato di recarti in ufficio, avere dei colleghi, mangiare insieme….

Poi smetti di fare la passeggiata la mattina, ti fai un caffè al volo, torni la sera alle 8 stanca morta e non hai voglia di andare al mercato a piedi nell’unico negozio dove vendono la lattuga (che qui in India è un lusso quasi) ed allora ordini cinese al ristorante SUSANNA APP 1accanto sperando che capiscano che cosa vuoi ordinare perchè tra il mio hindi ed il loro non so chi sta messo peggio, scombussolando ancora di più il tuo già poco stabile stomaco.


Poi un giorno scopri le APP, applications, queste sconosciute….e la tua vita cambia con un tasto di cellulare. Perchè in India magari non hai i soldi per comprare da mangiare o guidi un rickshaw da mne a sera ma il cellulare ce l’hanno tutti.

Il primo anno scopri l’app per il taxi e allora ringrazi Shiva & co. che non devi più litigare alle 2 di notte con l’autowala che ti chiede il triplo della tariffa mentre le tue chiappe gelano nel freddo indiano (si, anche a Delhi fa freddo) o si sciolgono d’estate con 50°. Ola Cab, Uber, Meru, Taxi For Sure…quante ne vuoi, fanno a gara a chi offre di più, puoi scegliere se avere un taxi tutto per te o in sharing e allora paghi anche ¼ della tariffa piena. Per non parlare del fatto che hai tutti i dettagli dell’autista e del veicolo e la tracciabilità dello stesso che in una città particolare come Delhi non dispiace affatto.

Il secondo anno scopri l’App per la METRO, che non solo ti indica le linee, che qui sono tante, ma ti segnala, costo, tempi di percorrenza, numero di fermate, eventuali cambi, le stazioni più vicine alla tua posizione gps ed allora ti senti più sicura e nonSUSANNA APP 2 prendi più sempre il benedetto auto per restare imbottigliata nel traffico 2 ore e
spendere quanto un rene perchè la metro di Delhi è veloce, supereconomica, climatizzata, pulita e….ha il vagone riservato alle donne per evitale spiacevoli incontri ravvicinati considerando che siamo quasi 20 milioni.

Il terzo anno c’è la svolta….. l’app per i vestiti, per il take away (diverso dal chiamare un qualsiasi ristorante perchè fa una selezione di pietanze diverse e le prende in consegna da più esercenti, consentendo di spendere anche meno di 100 rupie invece che 400/500), l’app per scarpe, per il cibo, il pane, il pesce ed il pollo che non hai mai osato comprare perchè non sai neanche dove stanno le macellerie o le pescherie! Ed allora sei contenta che, al rientro dal lavoro, non devi neanche più andare al mercato della verdura a piedi per mangiare una sana insalata mediterranea….ritorni a fare la tua passeggiata perchè tanto sai che in ufficio ti verrà consegnato ogni singolo pezzo che hai ordinato, con uno sconto megagalattico con cui mangi per altri due giorni e ti chiedi…come hai fatto a vivere senza app per i 37 anni precedenti??

Ora io non lo so quale sia il terzo o il quarto mondo, ma so che qui in India, almeno a Delhi, la tecnologia aiuta moltissimo chi come me ha un lavoro a tempo pieno e non vive con la famiglia per cui il piatto pronto a tavola quando torno non c’è, ma sono contenta che il progresso in questo caso aumenti la qualità della vita regalandomi quel Tempo che non ho e che fa la differenza.

Michela expat a Pune: ci si può “integrare” con gli Indiani?

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Vivere in India significa accettare e provare a capire le mille contraddizioni che contraddistinguono questo paese. Spesso mi chiedo cosa significa “integrarsi”, il mio professore di antropologia diceva che per capire un popolo bisogna vivere con questo senza scimmiottare le loro abitudini. Qui in India ho capito che è vero, io ad oggi capisco gli indiani e capisco certi loro comportamenti. Capisco che la maid fa dei macelli con la lavatrice perché molto probabilmente a casa sua non ce l’ha, capisco anche che il tessuto dei miei vestiti è diverso e per questo a volte quando stira lei stira tutto… anche la microfibra per capirci, creando dei buchi da paura!

Capisco che la povertà qui sia un problema molto grande ma che sia anche la “normalità”, quindi io nel mio piccolo cerco di aiutare, con la consapevolezza che il vero cambiamento deve arrivare dagli indiani e non da me, in quanto forestiera. Capisco, anche se spesso non credo sia possibile accettare, e credo che molti occidentali si sforzino di accettare e di giustificare certe cose solo per dimostrare di essere più aperti mentalmente. Io sinceramente posso capire i matrimoni organizzati ma non li accetto, posso capire il traffico ma non lo accetto e con questo non mi sento migliore o peggiore di altri.

Non mi verrebbe mai in mente di andare in giro a piedi nudi solo per sentirmi più vicina agli indiani, perché io voglio continuare a mantenere la mia personalità e le mie abitudini e allo stesso tempo voglio assorbire tutto quello che posso da questo popolo e da questa terra. Anche se in casa cuciniamo spesso italiano quando usciamo cerchiamo sempre di provare cibi indiani nuovi, non mi spaventa lo street food e non mi spaventa mangiare con le mani sulle foglie di banana.

Allo stesso tempo cerco di farmi valere come donna straniera in un paese in cui le donne non contano più di tanto, e le donne straniere spesso non sono viste di buon occhio. L’india mi sta aiutando anche ad accettare tutto quello che non posso capire, a prendermi un po’ meno sul serio, a lasciare andare quello che non posso cambiare, ed a volte ad essere un po’ egoista, perché pensare a se stessi a volte non fa poi così male. L’India mi sta aiutando India car yellowin tutto questo proprio perché è così diversa dall’Italia, e l’India mi ha fatto capire che si può odiare un paese ed amarlo l’istante dopo. Io spero veramente che questo paese cresca e si migliori, ma so anche che sarà un processo molto lungo che forse io non vedrò mai, per adesso io nel mio piccolo cerco di ricavarmi il mio spazio e renderlo un po’ più felice, e l’ironia usata nel blog è una parte fondamentale e di grande aiuto. A chi si appresta a venire a vivere in India dico solo di rilassarsi e prepararsi al fatto che tutto è diverso ma prima che ve ne possiate accorgere tutto diventerà famigliare. Le spezie non saranno più così strane e fastidiose, le mucche per strada saranno la normalità e la rabbia seguita dalle risate non sarà più così insolita e irritante!