Gatti irlandesi e compagnia

Gatti

Le 6.30 di una fredda domenica mattina. Ho ricominciato a lavorare da due giorni, quindi weekend compreso. Forse non una scelta particolarmente saggia ricominciare venerdì, ma mi sono goduta in pieno le mie tre settimane di vacanze natalizie. Mi metto giacca, sciarpa e cappello, preparo le chiavi e – prima di uscire – saluto ciò che in questa casa c’è di più prezioso: i miei gatti.

Ho avuto gatti per tutta la vita, a parte una parentesi di due anni e mezzo, proprio quando mi sono spostata qui in Irlanda. Gli appartamenti in affitto spesso riportano tra le regole l’impossibilità di tenere animali, e sono stata ligia al regolamento fino al luglio 2017.

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Era un’altra domenica mattina, di certo meno fredda di quella di oggi, e quella volta uscivo per una passeggiata. Nei pressi della banca ho incontrato questa cucciolina tricolore, molto magra e sporca, ma non per questo restìa a farsi coccolare.

Ho sempre coccolato – quando me lo hanno permesso – tutti i gatti che ho incontrato nelle mie passeggiate, sia qui a Kinsale che altrove nel mondo. Questa volta però, la cucciolina mi ha seguito fino a casa e – dopo essermi assicurata che non avesse già degli schiavi umani – a casa è rimasta.

Pippi – nome scelto dai miei nipoti – non era affatto una cucciolina. Aveva tra i due e i tre anni, ma era magrissima e un po’ spelacchiata per via di una vita in strada che non le si addiceva molto.

Si è adattata subito alla vita nel nostro minuscolo appartamento. Non ci ha messo molto a passare dalle notti nascosta sotto la bicicletta in corridoio alle coccole sul letto e, con l’arrivo della pioggia, anche la sua voglia di uscire è stata soppiantata dalle lunghe dormite sul divano.

Ha una particolare passione per le scatole di cartone (che ama rosicchiare sui bordi) e per il riscaldamento a pavimento. È una gatta molto curiosa, la chiamiamo anche “Ing. Pippi”, poiché ama assistere a qualunque lavoro di manutenzione della casa.

Nonostante i cambiamenti fisici e caratteriali si stessero facendo strada, qualche settimana dopo averla adottata ci è sembrato che le mancasse un po’ di compagnia. Così, complice un rescue centre con cui ero in contatto, poco tempo dopo è arrivata anche Yoru.

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Yoru era una fagiolina di 5 mesi, completamente nera, l’ultima della cucciolata di 8 gatti.

Come ho scoperto il giorno dell’open day in cui l’ho adottata, i gatti neri sono quelli che vengono adottati meno facilmente.

Yoru era anche molto timida, quindi le attenzioni degli adottanti finivano sempre su qualche cucciolo più colorato e più vivace.

È una gatta molto particolare, forse la più “gatta” dei tre. Con gli estranei è ancora molto diffidente, detesta essere presa in braccio ma a sua discrezione può salire sulle gambe e farsi coccolare per ore.

Il suo colore e i suoi dentini aguzzi la fanno somigliare ad una vampira, tanto che a volte la chiamo “Contessa Mircalla”, soprattutto quando si mette ad osservare il mondo dall’alto di qualche mensola.

Pochi mesi dopo averla adottata, ha subito un intervento chirurgico ad una zampa. Oltre ad una ingessatura molto fashion color rosa fuxia ed una zampa rasata con una ciabattina di pelo in punta, in quel periodo ha sviluppato con me un attaccamento quasi morboso che non aveva mai mostrato prima.

Da allora sembra ricevere periodici aggiornamenti al sistema operativo che le fanno mostrare un lato del carattere mai visto prima. Nell’ultimo aggiornamento, ha scoperto di adorare la spazzola, tanto che vorrebbe essere spazzolata anche tre o quattro volte al giorno!

Saremmo stati a posto così, se nell’agosto 2018 non fosse apparso questo gattino sporco e soffiante nel cortile della ditta per cui lavoro. E chi volete che si sia offerta per fare da “foster carer” per un po’?

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Ovviamente lo avrete capito che l’adozione temporanea si è trasformata in definitiva, quindi Gino è entrato a far parte della famiglia. Con buona pace di Yoru – che lo sopporta per periodi di tempo limitati – e per la felicità di Pippi, che invece lo ha adottato in piena regola così come aveva fatto con Yoru.

Il microbo urlante, nel frattempo, si è trasformato in un gattone di 7 kg con zampe da trampoliere e un vocione grosso. Nonostante le sue dimensioni, è rimasto un cucciolotto a cui piace fare parkour sui mobili di casa e nascondere topini di stoffa nelle scarpe.

I miei gatti sono stati un elemento cruciale durante il lockdown. Hanno saputo adattarsi velocemente a lunghe ore di mia assenza o giornate di costante presenza, per via del cambio di orari lavorativi. Mi hanno tenuto moltissima compagnia e sono stati fonte di risate nei mesi in cui sono stata qui sola, mentre il mio compagno era bloccato in Italia.

Senza di loro, avrei sicuramente avuto giornate tristi e lunghe, mentre la loro presenza è stata un supporto fondamentale in questo periodo.

Per questo quando esco li saluto sempre e affido loro la casa. In fondo, penso spesso che siano stati loro ad adottarci, e non viceversa.

E voi, li avete degli amici con la coda?

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