From Paris with Love

SilviaQuando arrivi a Paris, di solito sono solo due i sentimenti base, primordiali, che si scatenano nel profondo: odio e amore. Sembra la poesia di Ovidio, Odi et Amo. Ecco proprio lei.

Ho sentito gente innamorarsi di Parigi in un fine settimana. Ne ho sentita altra odiarla in 24 ore.

Ma per averla vissuta, posso dire che a Parigi passi tutte le sfumature, che neanche Mister Grey. E vivi a sentimenti alterni, fino a quando il battito del tuo cuore non si allinea con il suo.

Di solito tutto ha inizio con “stupore e meraviglia”: l’amore ti pervade e la gioia ti riempie dagli occhi alla punta dei piedi. Pensi di volare.

Poi entri in un bar, in un negozio, in un ristorante: l’odio. Sì, proprio lui. Il confine è labile. Un gioco di contrattempi. I parigini non ti capiscono e non si sforzano a farlo. Anche se tu ti affanni a cercare vocaboli nella memoria remota del tuo francese delle medie, loro ti guardano con un enorme punto interrogativo, neanche gli stessi chiedendo la formula matematica di un integrale per calcolare il volume del bicchiere di Bordeaux che ti serviranno a cena. Ma stranamente l’odio resta e tutti se lo portano a casa. Si dimentica subito l’amore. Come quando finisce una relazione. Tutti si ricordano della misera rottura, mai nessuno della passione ardente. È scientifico, è cosi.

Quando però a Parigi ci vivi e ci convivi, l’Odi et Amo evolve in un turbinio di altri sentimenti: una gamma infinita di nuance meravigliose.

Se vivi a Parigi non sei in vacanza: questo detta regole di sopravvivenza base come “se vivi a Parigi non puoi vivere nei quartieri turistici, ti spennano e ti fanno maledire ogni giorno della tua vita”. L’ho imparato a mie spese!

Una volta compreso che, per vivere bene devi vivere come loro, il gioco è fatto. Attenzione ho detto “vivere come loro” non ho detto “diventare loro”. No perché non mi si dicesse poi che voglio diventare francese! Je suis italienne!!

Stabilito ciò, la vita parigina assume una serie di sfaccettature definibili con un climax ascendente del tipo: mi fai schifo, ma cosa diavolo ci faccio qui?, ok ti tollero, mi fai incazzare ma va bene, mi fai sorridere, sei figa, che grasse risate, sai che sei fighissima, grazie Parigi, oddio ma io TI AMO!

Proprio come nelle fasi dell’innamoramento. E più questo processo e lento, più la relazione è lunga e stabile. Io c’ho messo quasi 3 anni. Neanche la traversata dell’Atlantico per scoperta dell’America è durata tanto!

Una volta che la fase di amore è entrata in gioco, non è detto che non si ricada ogni tanto nell’odio. Perché diciamocelo, lo stronzo che te le fa girare lo trovi, anche spesso. Ma se l’amore è vero sincero e profondo, allora è fatta.

Poi però il turbinio di tutti quegli altri (tutti!) sentimenti bisogna gestirlo: ma questa è un’altra storia.

Il mio sentimento preferito è l’incazzatura facile. Ma Parigi lo sa, non se la prende, mi perdona, mi ama e facciamo sempre pace alla fine.

Perché poi diciamocelo, i parigini saranno pure stronzi, ma i francesi, quelli veri, sono un grande spasso. E io amo pure loro.

Quindi, venite a Parigi e fateci l’amore. E se il cameriere è uno stronzo che fa. Lo spettacolo è un altro: godetevelo.

Vous êtes prêtes pour l’aventure parisienne ? On y va !

Da Barcellona a Bordeaux: partire sempre e comunque!

PRONTO!

Je suis en France! Oggi invece di scrivere da e su Barcellona, parlo dalla mia cameretta a Bordeaux.

Sono venuta qui per 11 giorni, pochino, per fare un corso di francese intensivo e migliorare il mio livello. Ma la cosa che mi rende orgogliosa è che sono venuta sola! Capirai, direte voi! Per così poco! Sì, ma vivendo in coppia, abituata adesso a viaggiare sempre insieme (eccetto quando torno in Italia), non è così scontato che riparta per delle avventure indipendenti.

vista brodeaux

La molla è scattata dopo avere scritto l’articolo “Culo inquieto”a Barcellona https://donnecheemigranoallestero.com/culo-inquieto-barcellona/  in cui raccontavo di come ci fossero persone, come me, che non riescono mai a stare ferme in un posto e che si chiedono continuamente come sarebbe vivere in altri luoghi. Dopo avere letto tutte le vostre riposte di culi inquieti, ho pensato che sarebbe stato proprio ipocrita da parte mia scrivere tante belle parole per poi non passare all’azione!

Ed eccomi qua. Si tratta di poco tempo perché la prima parte delle mie vacanze (lavorando nel turismo non lavoro durante il mese di gennaio) sono state dedicate alla scoperta della Polonia con la mia dolce metà e poi a visitare famiglia e amici in Italia. Quei giorni che rimanevano ho deciso di dedicarli a me stessa, e siccome la Francia mi ha sempre affascinato ho prenotato aereo, corso e alloggio presso un famiglia e via all’avventura francese.

guida bordeaux

Ho frequentato un corso intensivo di francese presso l’Alliance. Già dal secondo giorno ho avuto la fortuna di incontrare delle bellissime persone provenienti principalmente da Spagna e Italia con cui si è formato un gruppetto per condividere serate, degustazioni di vini e visite alle attrazioni della città. Ovviamente non sono mancate le mie adorate passeggiate in solitaria alla scoperta della realtà bordelaise. Come quando si è expat, anche qui la causa comune unisce: chi per una settimana, chi per un mese, chi per     ” non lo so, miglioro il francese e se trovo un lavoro resto”, tutti ci si voleva immergere nella cultura e lingua e francese per assorbire al massimo. Infatti tra di noi si parlava comunque francese, e avendo conosciuto anche ragazzi locali, si migliorava la lingua e la comprensione.

Ho conosciuto Alice, nuova amica con cui sicuramente mi ritroverò in Toscana, in Francia o a Barcellona, chissà: anche lei, lasciato a casa il compagno, partita per la sua voglia di Francia. E Maria, spagnola, fidanzata e partita per lo stesso motivo.

bordeaux chicas

ostriche bordeaux

 

 

 

 

 

 

 

E anche se per poco, questi giorni pieni di incontri, di scambi di esperienze, di novità, di girare a caso in una città nuova, mi hanno fatto sentire viva! Lo chiamerei “quel brivido che ti riempie di energia!”. E adesso mi sento più pronta a riprendere la mia vita lavorativa a Barcellona. Consiglio veramente a tutte di partire. Chi non si vuole trasferire all’estero come me ma nutre comunque il desiderio di farsi un’esperienza, vada, vada e vada! Se non riuscite a frequentare un corso di lingua per motivi economici, buttatevi nell’esperienza au pair, nei campi di volontariato o nel couchsourfing, ma fatevi questo regalo!

E di Bordeaux, che vi dico? Che mi è piaciuta! Il giorno del mio arrivo era domenica, tutto era chiuso, l’atmosfera era deprimente, pioveva ed io ho pensato “mon dieu, cosa ho fatto?!”.

porta rosa bordeauxIl giorno successivo si è intravisto un raggio di sole, la città si è illuminata e ai miei occhi si è mostrata in tutta la sua classica maestosità. La chiese gotiche sono una bellezza, così come alcuni vicoletti del quartiere Chartrons. Inoltre ho apprezzato moltissimo i mercati del week end, in cui con pochi euro (cosa rara in Francia) si possono gustare zuppe di pesce, formaggi e frutti di mare accompagnati da un buon bicchiere di vino.

Sono anche diventata una cine-dipendente del cinema Utopia, dotato di varie salette con lo schermo incorniciato da motivi decorativi. Ogni giorno di possono assistere all’incirca a 30 proiezioni di film in lingua originale e sottotitolati. Il prezzo delle prime sessioni era di solo 4 euro! L’ambiente è molto accogliente, supportato dalla presenza di un ottimo bar-foyer.

foto cinema

schermi cine

 

 

 

 

 

 

 

Inutile dirvi che adesso che sono appena tornata a Barcellona non faccio altro che ascoltare musica francese…ah, la langue de l’amour!

porta bordeaux

 

 

 

 

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Maria Lidia, expat in Francia come psichiatra

psichiatra-francia-passione-fantasyCiao Maria Lidia, tu ci hai scritto raccontandoci la tua storia. Ti va di condividerla con le nostre lettrici? 

Salve a tutte. Io sono nata a Roma ma ho vissuto in Sardegna da quando avevo sei anni, vicino a Cagliari.

Venendo da una storia familiare inusuale, non ho mai avuto delle vere radici da nessuna parte, per cui mi trovo bene pressoché ovunque e ho preso cultura e abitudini un po’ qui e un po’ là, scegliendo quel che più si adattava al mio modo di essere. Mi sono sempre sentita legata alla Francia, in particolare alla Bretagna, mentre spesso ero straniera nel posto in cui abitavo, credo a causa delle differenze culturali e d’origine.

A Cagliari ho studiato, mi sono laureata in medicina, preso la specializzazione e sono diventata pischiatra, mentre quella come psicoterapeuta l’ho conseguita a Roma. Tra parentesi, il fatto di esercitare la professione di strizzacervelli, a dirla alla Woody Allen, ha fatto sì che mi venissero rivolte frasi del tipo “chiudete le vostre anime, arriva la strega”. Qualcosa bisogna pur essere.

Come è avvenuto il tuo trasferimento all’estero

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Lozère-Francia

Per una decina d’anni ho lavorato per il servizio pubblico, in un reparto per le tossicodipendenze, ma ho mollato tutto nel 2000 perché non ne potevo più delle dinamiche e guerre intestine fra colleghi, colleghi e psicologi, colleghi psicologi e infermieri, così ho continuato a lavorare come libero professionista. Con la crisi sono rimasta con sei pazienti e il mutuo, in Francia non avevano medici e hop, non ci ho pensato due volte. Ed eccomi qui, in Lozère 

L’esperienza francese si è svolta in due tappe. Una prima nel sud, vicino a Carcassonne, che ho lasciato dopo tre mesi perché l’ambiente era pessimo e la psichiatria francese troppo diversa dalla nostra. Qui ci sono ancora gli ospedali psichiatrici e altri aspetti che non fanno più parte della cultura psichiatrica italiana da trent’anni. Dopodiché ho ricevuto un’offerta di lavoro in Lozère, nel medico-sociale, dove sono completamente autonoma, l’ambiente è ottimo, la gente accogliente, una cittadina ancora rurale dove si sta molto bene, così sono rimasta e ci lavoro da tre anni e mezzo. Con la lingua ho avuto qualche difficoltà all’inizio ma la conoscevo già, si trattava si praticarla e conoscerne le finezze. Oggi me la cavo benino anche perché leggo moltissimo, ma sono ben lontana dal livello che vorrei.

Unico inconveniente di questo posto è che sei lontano da tutto, e se non vuoi spendere un occhio della testa per tornare in Italia, devi fare 4 ore di macchina e andare a Marsiglia. Inoltre, lo ammetto, mi manca il mare, tantissimo. Non lavoro con altri psichiatri ma sto benissimo con tutto il personale e i pazienti. Diciamo che i nostri caratteri si sposano bene.

Cosa è cambiato da allora ad ora?

Adesso sono perfettamente integrata, il problema reale è che 200 pazienti mi succhiano tutte le energie e ho poco tempo per me e i miei libri.  Inoltre mi rendo conto che ho bisogno di cambiare lavoro, dedicarmi di più ai miei romanzi e alle mie passioni, oltre al fatto che in Sardegna ho marito e casa, per cui l’anno prossimo, credo ad agosto, tornerò definitivamente in Italia. Almeno, per ora i programmi sono questi.

Hai detto  che ti muovi piuttosto spesso e che vai in Italia di frequente, come sono i tuoipsichiatra-francia-passione-fantasy viaggi e quanto incidono sulla routine della tua vita. Li consideri una perdita di tempo e denaro o presentano anche qualche lato positivo?

Mi piace viaggiare, anche in solitario. Mi piace conoscere persone e posti nuovi, ma viaggiare continuamente e metterci quasi una giornata per tornare a casa è stancante. Non è né una perdita di tempo né di denaro ma vivo a metà. E soprattutto mi perdo tutte le possibilità che ho in Italia di farmi conoscere come autrice, perché spostarmi è laborioso e troppo caro, così partecipo a poche manifestazioni, cerco di incasellare tutto, insomma, diventa parecchio in salita. Qui in Francia vado a tutte le manifestazioni culturali della zona, ma naturalmente da spettatrice, il che mi permette di imparare molto, ciò non toglie che è arrivato il momento di fare una scelta.

Dicevi prima che ami scrivere e che desidereresti avere più tempo per i tuoi libri: raccontaci della tua passione per la scrittura e se e come questa è stata influenzata dalla tua esperienza dell’espatrio

La mia passione per la scrittura nasce molto presto, ero ancora ragazzina, ma l’ho realizzata molto più tardi perché ho dato la priorità all’autonomia. Ricordo che, ancora bambina, dopo aver sperimentato in modo fallimentare musica e disegno, mi sono resa conto che amavo creare storie, prima con personaggi ritagliati dai giornalini, poi scritti e descritti da me, con carta e penna e poi al pc. Conservo ancora tante cose che hanno un valore affettivo ma che sono assolutamente improponibili da un punto di vista letterario. Mi sono appassionata al fantasy e alla fantascienza e mi sono cimentata in questi generi, sono comunque piuttosto poliedrica e ho scritto e pubblicato anche altri generi. Col tempo, le tematiche sociali e psicologiche hanno preso il sopravvento, e qui interviene l’espatrio che mi ha messo di fronte a storie che non avrei mai immaginato, a sofferenze cui non ero preparata. Il romanzo che sto scrivendo attualmente, prende spunto da una di queste storie. Drammatica.

psichiatra-francia-passione-fantasyHai un’autrice che ha ispirato la tua vita e la tua scrittura?

Sì. La prima autrice in assoluto è stata Marion Zimmer Bradley che, con Ursula Le Guinn, mi ha fatto amare la letteratura fantastica. Poi ho scoperto Tolkien, il grande maestro. Naturalmente ci sono anche Hesse, Arturo Perez-Reverte, Larsson e tanti altri da cui cerco di imparare. Da quando sono in Francia, sto cercando di leggere il più possibile la loro letteratura attuale e devo dire che mantengono una cura della lingua che, mi sembra, da noi va via via perdendosi.

Qual’è il tuo motto o il tuo pensiero magico, quello  che ti accompagna nei momenti bui o difficili delle tue giornate?

È importante avere sempre un sogno, ma non bisogna cristallizzarsi su un sogno solamente, anche questo deve evolvere e cambiare nel tempo. Esattamente come cambiamo noi. Dopo un sogno, ce ne sarà sempre un altro da realizzare.

Cosa trovi di particolarmente buffo tra le abitudini dei tuoi connazionali d’adozione

Quando si va insieme al ristorante: quando ci si incontra sono tutti baci e abbracci, quando si finisce, filano via a razzo. Saluto rapido e si torna ciascuno ai propri affari. Non ne ho mai capito il motivo e a volte mi disturba, ma ora ci ho fatto l’abitudine. Naturalmente parlo dell’ambiente di lavoro, fra amici è molto più conviviale.

Qual’è quell’aspetto del vivere fuori dell’Italia a cui non ti abituerai mai

Non credo che ci siano aspetti italiani cui non possa fare a meno, riesco di tanto in tanto a trovare persino una pizza ben fatta. Purché non mi diano l’aligot, una specie di purè con una quantità di burro e formaggio spaventosa, che si stratifica sul diaframma per una settimana. Siamo paesi cugini, abbiamo entrambi buone e cattive abitudini, e non è vero che noi italiani siamo mal visti, temo che abbiamo troppi pregiudizi, qui ho trovato moltissime persone che amano l’Italia e l’italiano.

Lo rifaresti un espatrio? 

Trascorrere periodi all’estero è una cosa che farei ancora, ma per tempi più brevi: ho bisogno di più libertà dal lavoro. Credo che quel che sta veramente incidendo sul mio desiderio di rientrare, è il carico eccessivo di lavoro. Impossibile trovare un rimedio, in Francia non ci sono medici a sufficienza e, soprattutto, non ci sono psichiatri.

Un consiglio pratico e veloce per tutte le donne che si trovano davanti al bivio dell’emigrazione

Mente sgombra da pregiudizi, è il modo migliore per valutare il mondo e le persone con cui ci si troverà a interagire. Emigrare non vuol dire perdere la propria identità.

Un saluto e un augurio a chi sta per fare il grande passo verso un nuovo paese e una nuova vita, sarà comunque un’avventura che aggiungerà qualcosa alla nostra esperienza, e grazie  per questa bella iniziativa che ci permette di stare insieme e aggiunge significati nuovi a quel che viviamo.

M. Lidia Petrulli

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Capodanno sul mare e bilanci da expat

Vi scrivo che mancano poche ore prima che scocchi la mezzanotte!
E’ il mio primo Capodanno qui a La Rochelle e domani saranno 6 mesi esatti nella mia nuova vita.
Capodanno-Festa-Integrazione
Ho la fortuna di festeggiare con mia mamma e con mia zia, che con le loro due valigione (ripiene di leccornie italiane) hanno preso il treno e dopo 10 ore sono arrivate qui.
Facendo un piccolo bilancio di quest’anno posso affermare di essere contenta della mia scelta e di aver trasformato in realtà un desiderio sopito da tempo.
In questi mesi mi sono accorta che i rochelois (abitanti de La Rochelle):
  • il cappuccino e il caffè proprio non li sanno fare (e di bar ne ho provati tanti!!)
  • le melanzane, gli zucchini, le arance e i pomodori proprio non li sanno coltivare
  • il bidet proprio non sanno cosa sia
  • la pulizia… beh… diciamo idem
  • sono più orsi di quanto non ricordassi
  • sono più tradizionalisti di quanto non vogliono far credere
  • vivono fin troppo rilassati (a me troppo relax fa effetto contrario)
  • non sanno cosa sia il cotechino e lo zampone
  • non conoscono il cedro (dobbiamo fare la torta alla ricotta!!! manca un ingrediente)
  • vendono tutte le erbe aromatiche del mondo ma non trovi la salvia
  • non si trova nemmeno la scamorza
  • mangerebbero barbabietole al forno anche a colazione
  • hanno fatto dell’aperitivo lo sport nazionale
  • sono dei gran sportivi, tutti si dedicano a qualche sport
  • quando sei in una lavanderia automatica praticamente nessuno ti saluta, entrando o uscendo dal locale
  • i proprietari di cani non raccolgono le cacche per strada
  • lavorano molto meno degli italiani e si godono di più la vita
Capodanno-Festa-IntegrazioneIn ogni caso, l’Italia continua a non mancarmi.
Apprezzo molto tutti i lati positivi della mia nuova vita. Anche qui ci sono ovviamente i pro e i contro, ma il positivo è decisamente superiore!
Continua a ronzarmi per la testa un progetto per l’apertura di una gastronomia italiana e cappuccineria!!!!
Questo è il dipartimento 17 e a me questo numero ha sempre portato fortuna.
Spero sarà un anno ricco di soddisfazioni e felicità.
Auguri anche a tutte voi, ovunque voi siate!!
Un abbraccio!!
posto-mondo-mercato-annecy

Il nostro “posto nel mondo” e il mercato di Annecy

posto-mondo-mercato-annecyChe titolo bizzarro penserete. Si lo è, molti dei miei pensieri in realtà lo sono, ma ha un senso  ….. almeno credo!

La prima cosa che leggo ogni mattina sono i racconti di Donne che emigrano all’estero e spesso, come è successo ieri, le riflessioni che scaturiscono da questa lettura mi accompagnano durante la mattinata. Come dicevo, ieri ho letto il post di Samanta che parlava del nostro “posto nel mondo” e il mio cervello ha iniziato a rimuginare.

Si è portati a pensare che il paese che ci ha dato i natali debba essere il nostro posto nel mondo, una sorta di diritto di nascita o di eredità genetica. Per molti di noi è così, tanti expats appena hanno un giorno libero devono correre in Italia perché quella è la loro casa. Io appartengo alla categoria che avverte un peso allo stomaco ogni volta che si deve avvicinare alla frontiera. I rientri forzati a Roma sono sempre stati effettuati con molta sofferenza. Forse ci sono questioni irrisolte, sentimenti che dovrei capire, analizzare, sviscerare …. ma perché mai dovrei capire? Non mi posso limitare al dato di fatto che in Italia non mi sento a casa e godermi il mio martedì al mercato?

Ma cosa c’entra il mercato e il martedì con questo discorso? Avete ragione ho divagato!

Ah i martedì invernali li amo!!! Dopo aver portato il mio cucciolo a scuola, salgo sulla mia inseparabile bici e arrivo in centro dove c’è il mercato, scambio 2 chiacchiere con la signora del banco delle zucchine, una battuta al banco del pane dove la signora di tanto in tanto mi insegna qualche parola nuova, qualche volta mi fermo in un negozio di abbigliamento dove lavora Martine, dopo aver scambiato due convenevoli svolto sulla stradina laterale e vado al banco delle arance siciliane e delle clementine corse. Ma la mattinata non finisce qui! Torno sui miei passi e vado al bar l’Atypique, un delizioso minuscolo bar su due piani, dove mi aspetta la mia amica Dominique e tra risate e confidenze in un francese ancora stentato, ci gustiamo il cappuccino e il caffè Milano di Antoine.

Risalgo sulla mia bici e serena mi avvio verso casa, una mamma sui roller che spinge un passeggino mi sorpassa mentre ammiro il panorama del mio lago blu …… si questo è il mio posto nel mondo, quello dove le cose più semplici e banali della vita quotidiana diventano piacevoli e non un peso, quello in cui ti senti al sicuro (tanto da uscire da sola di sera in bicicletta), quello in cui hai voglia di ritornare dopo le vacanze che quasi, quasi ti sono sembrate lunghe (questa per me è stata una sensazione tutta nuova), quello in cui il martedì è una bella giornata!

LaRochelle-Viviana-Accoglienza

A “La Rochelle” il Sindaco organizza ogni anno la giornata dell’accoglienza per i nuovi expat

L’accoglienza è una cosa seria qui, e che a La Rochelle non siano accoglienti non si può proprio dire!

LaRochelle-Viviana-Accoglienza

Per tutti i nuovi arrivati, tra l’inizio di luglio dell’anno precedente e la fine di giugno dell’anno in cui ci si installa, il Comune organizza una giornata di benvenuto. Si tratta di un vero e proprio evento, organizzato con tanto di bus e guide turistiche.

Sabato 10 ottobre scorso, scaglionati per gruppi alla mattina e al pomeriggio, ci è stato dato appuntamento al Museo Marittimo.

La prima cosa che ne ho dedotto, nel vedere la quantità di mezzi, è che un sacco di gente viene a vivere qui!!
Dopo una neanche tanto breve presentazione della città e dei dintorni, siamo stati incolonnati e diretti verso l’uscita (non so perché ma a me  questa cosa ha fatto pensare alla serie TV “Divergente” e mi immaginavo di salire sul pulmino degli intrepidi!), dove, subito prima dell’apertura delle porte del museo, ci è stata consegnata una borsa con milioni di depliants, cartine e promozioni della città (io già immaginavo il kit di sopravvivenza con coltellino svizzero, corda, nastro adesivo, coperta termica, acqua e una tavoletta di cioccolata).

Dopo una neanche tanto breve visita di alcuni siti della città siamo tornati al Museo, dove, per più di mezzora, come cani sciolti, siamo stati lasciati liberi di interagire e conoscerci, cosa che su di me, però, non ha sortito alcun effetto.

Penso che 15 anni vissuti nella campagna astigiana abbiamo lasciato il segno. Spesso sogno di recarmi in Nepal e passare ore in silenzio seduta sul cucuzzolo di qualche montagna, intenta a meditare.  Al culmine dell’evento, un buon buffet ha concluso il pomeriggio, unito al messaggio di benvenuto del sindaco in persona.

LaRochelle-Viviana-AccoglienzaOra… tutto molto bello e, personalmente, non ho mai sentito di giornate simili organizzate da altre città europee.

Il problema è che i “rochelais”, così si chiamano gli abitanti di questa bella cittadina, sono molto accoglienti ma resta molto difficile stringere legami di amicizia, quella vera. I sorrisi per strada, gli auguri di buona giornata vengono copiosamente rovesciati come caramelle gettate nei cestini dei bambini la notte di Halloween ma, a grattare un po’ il fondo del barile, pochissimi sono quelli disposti ad aprire le proprie braccia per accogliere davvero e far sentire a casa. Amici. Una parola forte di cui spesso si abusa.

Parlandone con altre persone, francesi immigrati da altre regioni a La Rochelle, mi è capitato spesso di sentire gli stessi commenti, ma non demordo. Troverò la perla rara, una nuova amica con cui condividere cappuccini bruciati e caffè annacquati.

Da ora in poi chiamatemi pure Tris, sono una divergente 🙂

accoglienza-larochelle


 

Viviana, expat a La Rochelle: oggi vi presento la mia famiglia

Vorrei presentarvi la mia famiglia.

Ho due ragazze di 14 e 12 anni: Chloé e Margot, un marito francese che si chiama David e un cane di nome Angel.

La scuola è iniziata ormai da qualche settimana, i miei dubbi sul loro inserimento, la capacità di gestirsi in un ambiente nuovo e soprattutto in un’altra lingua, non dico siano scomparsi ma vedo tutto molto più rosa rispetto a quanto non immaginassi prima.

Per fortuna la tv francese anche in Italia e viaggi estivi dai nonni in Normandia hanno aiutato molto. Resta comunque il neo dello scritto, ma confido che da qui a fine anno diventeranno meglio delle francesi “pure”!!

La scuola ha orari piuttosto lunghi. La più grande esce tutti i giorni alle 17.30 e il mercoledì è a casa tutto il giorno, la più piccola invece generalmente esce alle 15.30 o 16. Per fortuna a casa non hanno molti compiti.

A scuola sono bel seguite, fanno 4 ore di francese in più con una maestra di sostegno e il primo trimestre non verranno valutate. Viene dato loro il tempo di inserirsi, trovo che sia una grande gesto di attenzione verso chi, come loro, non è al 100% delle proprie pfiglieossibilità.

A differenza della scuola italiana trovo anche che ci sia un interesse particolare verso lo sport. Qui con soli 20 euro l’anno si possono praticare una qua
ntità infinità di attività extra-scolastiche. Oltre alle 3 ore settimanali a scuola infatti, Chloé (la 14enne) fa badminton e pallavolo, mentre Margot (la 12enne) fa vela, nuoto e arrampicata.

Come avrete capito la prima è più pacata e tranquilla, la seconda è un vero tornado.

Per quel che mi riguarda ho ripreso il taekwondo e faccio molta fatica  a seguire le lezioni. Qui sono tutti wonderwoman e superman mentre io mi sento l’ing. Fantozzi della situazione. Anche gli adulti ci tengono alla forma fisica, in giro ci sono persone di tutte le età che corrono, vanno in bici, marciano.

Se non dimagrisco qui, posso solo sperare in un miracolo!!

Mio marito David è chef in un ristorante sul mare. Questo non ha sicuramente giovato alla mia linea, ne sono cosciente… spesso infatti mi chiedo come sarebbe stato se avessi avuto un marito chirurgo plastico o dentista!!cane

Mio marito è l’opposto di me. In quasi tutto. Ci unisce la passione per i cani, il cinema e sicuramente il sesso. Per il resto… mondi opposti.

Lui è super carnivoro, io vegetariana (quasi mi lasciava per questa decisione!!), io divoro libri di crescita personale, parlo di meditazione, mi impongo di svegliarmi un’ora prima la mattina – non sempre ci riesco – per dedicarmi alla scrittura, cerco di fare ginnastica tutti i giorni, adoro dipingere (e ho trasmesso la mia passione alle mie figlie, sono molto creative) credo al potere delle pietre, mi piace tutto ciò che tocca l’anima e farei corsi di ogni tipo perché mi piace sperimentare… lui invece è la razionalità fatta persona, smonta i miei progetti (o desideri) riportandomi alla realtà, frena i miei slanci (a volte anche con ragione, io mi butto a pesce nelle cose) ma il fatto è che io soffro abbastanza di questa situazione, soprattutto nei momenti bui, che attraverso spesso.

La mia inquietudine viene spesso a farmi visita. la mia vocina interiore cerca spesso di destabilizzarmi e mi dice che non sono mai abbastanza, non valgo abbastanza e devo accontentarmi di quello che ho.

Non fraintendetemi, so di essere una persona “ricca” e non parlo di soldi, parlo di affetti, salute… avere una bella famiglia, un tetto sulla testa, un lavoro e qualche svago è molto più di quanto alcune persone possano permettersi… ma la mia mente bacata non mi lascia mai tregua, mi spinge a volere sempre di più, a non essere soddisfatta mai di quello che ho…

A tre mesi dal mio trasloco qui a La Rochelle, ancora mi chiedo se io sia felice o meno. Di certo so che non potrei più stare in Italia, di certo so che lì non ero felice, ma qui sento che ancora non ho trovato la “mia” strada. Sento sempre che manca qualcosa e quel qualcosa forse altro non è che la mia autostima, il mio desiderio di sentirmi apprezzata e realizzata.

Mi fa bene scrivere queste cose, sapere che chi le leggerà non mi giudicherà. Per me scrivere è un po’ come andare in terapia. Faccio i conti con me stessa e purtroppo, spesso, il conto da pagare è sempre molto alto. Spero arriverà un giorno in cui riuscirò a darmi una pacca sulla spalla e lasciarmi una buona mancia.

Per ora sono solo una ragazza di 45 anni con molte idee e molto confuse!!!