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Vancouver 18 Maggio 2016

Presentazione del libro “Donne che Emigrano all’Estero” tenuta da Elena Caselli, co-autrice con il capitolo dal Canada presso il CENTRO DI CULTURA ITALIANA.

vancouver Vancouver ELENA PRESENTAZIONE LETTURA

 

Articolo sulla Rivista “La Torre Massetana”

Sandra Poli ha partecipato alla prima presentazione ufficiale del libro Donne che Emigrano all’Estero il 13 marzo 2016 a Massa Marittima  e ne ha scritto un articolo sulla rivista La Torre Massetana.

Trattandosi di una rivista cartacea riportiamo immagine fotografica dell’articolo:

Articolo Sandra Poli

Mallorca: lettera dal futuro

 

art.Cara me del passato, 

Ti scrivo questa lettera da Mallorca, ebbene si, quello che stai sognando e continui a rimandare finalmente si è realizzato.

Hai tanti sogni nel cassetto e io lo so bene. Credici e lotta per essi!

Non avere il terrore di fare esperienze, stai rinunciando a tante bellissime occasioni per colpa delle tue paure.

Pensa, ora – cara me del passato – hai paura di prendere un autobus alle 5 del pomeriggio ed io ti dico che negli ultimi 14 mesi hai viaggiato sola, ti sei spostata da una città all’altra senza nessuno e sei tornata a casa la notte sola  e, pensa un po, non ti è successo nulla. Non rinunciare a fare qualcosa che vuoi davvero solo perchè “nessuno viene con te”.

Credimi, le esperienze che farai sola sono quelle che apprezzerai di più, ti piacerà goderti il tempo per te . Mentre ti scrivo questa lettera sono seduta su una panchina nel porto di Palma, è una domenica di Marzo e c’è un sole meraviglioso, scrivo, mi fermo, osservo, mi rilasso e rinizio a scrivere. Mi godo il momento, ti godrai tanti bei momenti sola.

Cara me del passato, rischia sempre, non accomodarti, non accontentarti.  La vita ti ripagherà bene.

Sei venuta in Spagna senza lavoro e dopo due settimane lo hai trovato. Tante persone ti chiederanno ” come hai fatto?” ma non ci sono molti segreti, è semplicemente perchè sei mossa dalla voglia di fare. Ricordati sempre che tutto quello che vuoi lo puoi ottenere.

 

La vita diventerà magica. Ti 12516443_10208641057164508_1520981632_ntroverai sempre davanti a tante sfide ma le affronterai a testa alta e diventerai sempre più forte. 

Le paure saranno sempre più piccole, non aver l’angoscia del futuro, ma viviti il presente, decidi sempre che oggi sarà il tuo giorno, non domani, non tra un mese e non il 1 del mese prossimo.

Cara me del passato,

quando emigrerai, ti innamorerai,  non di qualcuno in particolare ma ti innamorerai della vita.

Ti innamorerai del cielo e dei suoi mille colori, dal rosa dell’alba all’arancione del tramonto, e dell azzurro di un cielo senza nuvole a mezzogiorno e non ti peserà qualche nuvoletta di pioggia che passa ogni tanto.

Ti innamorerai del canto degli uccellini che ti sveglieranno  la mattina e del suono delle onde del mare che si scontreranno  con gli scogli. Dei profumi e gli odori di primavera dei fiori che sbocciano. Vedrai la natura a 360° e ti piacerà molto.

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Ti innamorerai del Sole e del suo calore, ti verrà voglia di svegliarti presto la mattina e di vivere la giornata appieno, ti piacerà correre per il lungomare e vedere che non sei l’unica, qui a Mallorca vedrai a ogni ora gente che corre per la strada.

Apprezzerai come le persone ti faranno sentire a casa  anche se ti conoscono da pochi minuti, avrai qualche difficoltà  iniziale ad abituarti a questi modi di fare ma credimi, ne sarai felice. Qui le persone quando si presentano non ti danno la mano ma ti salutano con due baci. Sono disponibili e se fanno una cosa la fanno con il cuore non perchè si aspettano qualcosa da te.

Imparerai a fidarti delle persone, anche se sei cresciuta con il dogma “non puoi fidarti di nessuno”. Non è vero che non puoi fidarti , il mondo è pieno di persone stupende e ne incontrerai tante.

Ti piacerà metterti in gioco e magicamente le cose prenderanno forma. Lo spagnolo adesso non lo sai perchè  non lo hai mai studiato eppure riuscirai a cavartela. Ascolta il mio suggerimento: cerca la strada più “difficile”, cerca – come ho fatto io-  un ambiente lavorativo di spagnoli  -non di italiani- così  da poter imparare la lingua e saperti destreggiare bene in quel paese straniero.

Cara me del passato, spero con questa lettera di averti incoraggiata a inseguire i tuoi sogni e, sebbene  tu abbia commesso molti  errori, ad oggi  io voglio ringraziarti, perchè senza di essi non sarei qui dove sono adesso.

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From Paris with Love

SilviaQuando arrivi a Paris, di solito sono solo due i sentimenti base, primordiali, che si scatenano nel profondo: odio e amore. Sembra la poesia di Ovidio, Odi et Amo. Ecco proprio lei.

Ho sentito gente innamorarsi di Parigi in un fine settimana. Ne ho sentita altra odiarla in 24 ore.

Ma per averla vissuta, posso dire che a Parigi passi tutte le sfumature, che neanche Mister Grey. E vivi a sentimenti alterni, fino a quando il battito del tuo cuore non si allinea con il suo.

Di solito tutto ha inizio con “stupore e meraviglia”: l’amore ti pervade e la gioia ti riempie dagli occhi alla punta dei piedi. Pensi di volare.

Poi entri in un bar, in un negozio, in un ristorante: l’odio. Sì, proprio lui. Il confine è labile. Un gioco di contrattempi. I parigini non ti capiscono e non si sforzano a farlo. Anche se tu ti affanni a cercare vocaboli nella memoria remota del tuo francese delle medie, loro ti guardano con un enorme punto interrogativo, neanche gli stessi chiedendo la formula matematica di un integrale per calcolare il volume del bicchiere di Bordeaux che ti serviranno a cena. Ma stranamente l’odio resta e tutti se lo portano a casa. Si dimentica subito l’amore. Come quando finisce una relazione. Tutti si ricordano della misera rottura, mai nessuno della passione ardente. È scientifico, è cosi.

Quando però a Parigi ci vivi e ci convivi, l’Odi et Amo evolve in un turbinio di altri sentimenti: una gamma infinita di nuance meravigliose.

Se vivi a Parigi non sei in vacanza: questo detta regole di sopravvivenza base come “se vivi a Parigi non puoi vivere nei quartieri turistici, ti spennano e ti fanno maledire ogni giorno della tua vita”. L’ho imparato a mie spese!

Una volta compreso che, per vivere bene devi vivere come loro, il gioco è fatto. Attenzione ho detto “vivere come loro” non ho detto “diventare loro”. No perché non mi si dicesse poi che voglio diventare francese! Je suis italienne!!

Stabilito ciò, la vita parigina assume una serie di sfaccettature definibili con un climax ascendente del tipo: mi fai schifo, ma cosa diavolo ci faccio qui?, ok ti tollero, mi fai incazzare ma va bene, mi fai sorridere, sei figa, che grasse risate, sai che sei fighissima, grazie Parigi, oddio ma io TI AMO!

Proprio come nelle fasi dell’innamoramento. E più questo processo e lento, più la relazione è lunga e stabile. Io c’ho messo quasi 3 anni. Neanche la traversata dell’Atlantico per scoperta dell’America è durata tanto!

Una volta che la fase di amore è entrata in gioco, non è detto che non si ricada ogni tanto nell’odio. Perché diciamocelo, lo stronzo che te le fa girare lo trovi, anche spesso. Ma se l’amore è vero sincero e profondo, allora è fatta.

Poi però il turbinio di tutti quegli altri (tutti!) sentimenti bisogna gestirlo: ma questa è un’altra storia.

Il mio sentimento preferito è l’incazzatura facile. Ma Parigi lo sa, non se la prende, mi perdona, mi ama e facciamo sempre pace alla fine.

Perché poi diciamocelo, i parigini saranno pure stronzi, ma i francesi, quelli veri, sono un grande spasso. E io amo pure loro.

Quindi, venite a Parigi e fateci l’amore. E se il cameriere è uno stronzo che fa. Lo spettacolo è un altro: godetevelo.

Vous êtes prêtes pour l’aventure parisienne ? On y va !

Da Barcellona a Bordeaux: partire sempre e comunque!

PRONTO!

Je suis en France! Oggi invece di scrivere da e su Barcellona, parlo dalla mia cameretta a Bordeaux.

Sono venuta qui per 11 giorni, pochino, per fare un corso di francese intensivo e migliorare il mio livello. Ma la cosa che mi rende orgogliosa è che sono venuta sola! Capirai, direte voi! Per così poco! Sì, ma vivendo in coppia, abituata adesso a viaggiare sempre insieme (eccetto quando torno in Italia), non è così scontato che riparta per delle avventure indipendenti.

vista brodeaux

La molla è scattata dopo avere scritto l’articolo “Culo inquieto”a Barcellona https://donnecheemigranoallestero.com/culo-inquieto-barcellona/  in cui raccontavo di come ci fossero persone, come me, che non riescono mai a stare ferme in un posto e che si chiedono continuamente come sarebbe vivere in altri luoghi. Dopo avere letto tutte le vostre riposte di culi inquieti, ho pensato che sarebbe stato proprio ipocrita da parte mia scrivere tante belle parole per poi non passare all’azione!

Ed eccomi qua. Si tratta di poco tempo perché la prima parte delle mie vacanze (lavorando nel turismo non lavoro durante il mese di gennaio) sono state dedicate alla scoperta della Polonia con la mia dolce metà e poi a visitare famiglia e amici in Italia. Quei giorni che rimanevano ho deciso di dedicarli a me stessa, e siccome la Francia mi ha sempre affascinato ho prenotato aereo, corso e alloggio presso un famiglia e via all’avventura francese.

guida bordeaux

Ho frequentato un corso intensivo di francese presso l’Alliance. Già dal secondo giorno ho avuto la fortuna di incontrare delle bellissime persone provenienti principalmente da Spagna e Italia con cui si è formato un gruppetto per condividere serate, degustazioni di vini e visite alle attrazioni della città. Ovviamente non sono mancate le mie adorate passeggiate in solitaria alla scoperta della realtà bordelaise. Come quando si è expat, anche qui la causa comune unisce: chi per una settimana, chi per un mese, chi per     ” non lo so, miglioro il francese e se trovo un lavoro resto”, tutti ci si voleva immergere nella cultura e lingua e francese per assorbire al massimo. Infatti tra di noi si parlava comunque francese, e avendo conosciuto anche ragazzi locali, si migliorava la lingua e la comprensione.

Ho conosciuto Alice, nuova amica con cui sicuramente mi ritroverò in Toscana, in Francia o a Barcellona, chissà: anche lei, lasciato a casa il compagno, partita per la sua voglia di Francia. E Maria, spagnola, fidanzata e partita per lo stesso motivo.

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E anche se per poco, questi giorni pieni di incontri, di scambi di esperienze, di novità, di girare a caso in una città nuova, mi hanno fatto sentire viva! Lo chiamerei “quel brivido che ti riempie di energia!”. E adesso mi sento più pronta a riprendere la mia vita lavorativa a Barcellona. Consiglio veramente a tutte di partire. Chi non si vuole trasferire all’estero come me ma nutre comunque il desiderio di farsi un’esperienza, vada, vada e vada! Se non riuscite a frequentare un corso di lingua per motivi economici, buttatevi nell’esperienza au pair, nei campi di volontariato o nel couchsourfing, ma fatevi questo regalo!

E di Bordeaux, che vi dico? Che mi è piaciuta! Il giorno del mio arrivo era domenica, tutto era chiuso, l’atmosfera era deprimente, pioveva ed io ho pensato “mon dieu, cosa ho fatto?!”.

porta rosa bordeauxIl giorno successivo si è intravisto un raggio di sole, la città si è illuminata e ai miei occhi si è mostrata in tutta la sua classica maestosità. La chiese gotiche sono una bellezza, così come alcuni vicoletti del quartiere Chartrons. Inoltre ho apprezzato moltissimo i mercati del week end, in cui con pochi euro (cosa rara in Francia) si possono gustare zuppe di pesce, formaggi e frutti di mare accompagnati da un buon bicchiere di vino.

Sono anche diventata una cine-dipendente del cinema Utopia, dotato di varie salette con lo schermo incorniciato da motivi decorativi. Ogni giorno di possono assistere all’incirca a 30 proiezioni di film in lingua originale e sottotitolati. Il prezzo delle prime sessioni era di solo 4 euro! L’ambiente è molto accogliente, supportato dalla presenza di un ottimo bar-foyer.

foto cinema

schermi cine

 

 

 

 

 

 

 

Inutile dirvi che adesso che sono appena tornata a Barcellona non faccio altro che ascoltare musica francese…ah, la langue de l’amour!

porta bordeaux

 

 

 

 

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Maria Lidia, expat in Francia come psichiatra

psichiatra-francia-passione-fantasyCiao Maria Lidia, tu ci hai scritto raccontandoci la tua storia. Ti va di condividerla con le nostre lettrici? 

Salve a tutte. Io sono nata a Roma ma ho vissuto in Sardegna da quando avevo sei anni, vicino a Cagliari.

Venendo da una storia familiare inusuale, non ho mai avuto delle vere radici da nessuna parte, per cui mi trovo bene pressoché ovunque e ho preso cultura e abitudini un po’ qui e un po’ là, scegliendo quel che più si adattava al mio modo di essere. Mi sono sempre sentita legata alla Francia, in particolare alla Bretagna, mentre spesso ero straniera nel posto in cui abitavo, credo a causa delle differenze culturali e d’origine.

A Cagliari ho studiato, mi sono laureata in medicina, preso la specializzazione e sono diventata pischiatra, mentre quella come psicoterapeuta l’ho conseguita a Roma. Tra parentesi, il fatto di esercitare la professione di strizzacervelli, a dirla alla Woody Allen, ha fatto sì che mi venissero rivolte frasi del tipo “chiudete le vostre anime, arriva la strega”. Qualcosa bisogna pur essere.

Come è avvenuto il tuo trasferimento all’estero

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Lozère-Francia

Per una decina d’anni ho lavorato per il servizio pubblico, in un reparto per le tossicodipendenze, ma ho mollato tutto nel 2000 perché non ne potevo più delle dinamiche e guerre intestine fra colleghi, colleghi e psicologi, colleghi psicologi e infermieri, così ho continuato a lavorare come libero professionista. Con la crisi sono rimasta con sei pazienti e il mutuo, in Francia non avevano medici e hop, non ci ho pensato due volte. Ed eccomi qui, in Lozère 

L’esperienza francese si è svolta in due tappe. Una prima nel sud, vicino a Carcassonne, che ho lasciato dopo tre mesi perché l’ambiente era pessimo e la psichiatria francese troppo diversa dalla nostra. Qui ci sono ancora gli ospedali psichiatrici e altri aspetti che non fanno più parte della cultura psichiatrica italiana da trent’anni. Dopodiché ho ricevuto un’offerta di lavoro in Lozère, nel medico-sociale, dove sono completamente autonoma, l’ambiente è ottimo, la gente accogliente, una cittadina ancora rurale dove si sta molto bene, così sono rimasta e ci lavoro da tre anni e mezzo. Con la lingua ho avuto qualche difficoltà all’inizio ma la conoscevo già, si trattava si praticarla e conoscerne le finezze. Oggi me la cavo benino anche perché leggo moltissimo, ma sono ben lontana dal livello che vorrei.

Unico inconveniente di questo posto è che sei lontano da tutto, e se non vuoi spendere un occhio della testa per tornare in Italia, devi fare 4 ore di macchina e andare a Marsiglia. Inoltre, lo ammetto, mi manca il mare, tantissimo. Non lavoro con altri psichiatri ma sto benissimo con tutto il personale e i pazienti. Diciamo che i nostri caratteri si sposano bene.

Cosa è cambiato da allora ad ora?

Adesso sono perfettamente integrata, il problema reale è che 200 pazienti mi succhiano tutte le energie e ho poco tempo per me e i miei libri.  Inoltre mi rendo conto che ho bisogno di cambiare lavoro, dedicarmi di più ai miei romanzi e alle mie passioni, oltre al fatto che in Sardegna ho marito e casa, per cui l’anno prossimo, credo ad agosto, tornerò definitivamente in Italia. Almeno, per ora i programmi sono questi.

Hai detto  che ti muovi piuttosto spesso e che vai in Italia di frequente, come sono i tuoipsichiatra-francia-passione-fantasy viaggi e quanto incidono sulla routine della tua vita. Li consideri una perdita di tempo e denaro o presentano anche qualche lato positivo?

Mi piace viaggiare, anche in solitario. Mi piace conoscere persone e posti nuovi, ma viaggiare continuamente e metterci quasi una giornata per tornare a casa è stancante. Non è né una perdita di tempo né di denaro ma vivo a metà. E soprattutto mi perdo tutte le possibilità che ho in Italia di farmi conoscere come autrice, perché spostarmi è laborioso e troppo caro, così partecipo a poche manifestazioni, cerco di incasellare tutto, insomma, diventa parecchio in salita. Qui in Francia vado a tutte le manifestazioni culturali della zona, ma naturalmente da spettatrice, il che mi permette di imparare molto, ciò non toglie che è arrivato il momento di fare una scelta.

Dicevi prima che ami scrivere e che desidereresti avere più tempo per i tuoi libri: raccontaci della tua passione per la scrittura e se e come questa è stata influenzata dalla tua esperienza dell’espatrio

La mia passione per la scrittura nasce molto presto, ero ancora ragazzina, ma l’ho realizzata molto più tardi perché ho dato la priorità all’autonomia. Ricordo che, ancora bambina, dopo aver sperimentato in modo fallimentare musica e disegno, mi sono resa conto che amavo creare storie, prima con personaggi ritagliati dai giornalini, poi scritti e descritti da me, con carta e penna e poi al pc. Conservo ancora tante cose che hanno un valore affettivo ma che sono assolutamente improponibili da un punto di vista letterario. Mi sono appassionata al fantasy e alla fantascienza e mi sono cimentata in questi generi, sono comunque piuttosto poliedrica e ho scritto e pubblicato anche altri generi. Col tempo, le tematiche sociali e psicologiche hanno preso il sopravvento, e qui interviene l’espatrio che mi ha messo di fronte a storie che non avrei mai immaginato, a sofferenze cui non ero preparata. Il romanzo che sto scrivendo attualmente, prende spunto da una di queste storie. Drammatica.

psichiatra-francia-passione-fantasyHai un’autrice che ha ispirato la tua vita e la tua scrittura?

Sì. La prima autrice in assoluto è stata Marion Zimmer Bradley che, con Ursula Le Guinn, mi ha fatto amare la letteratura fantastica. Poi ho scoperto Tolkien, il grande maestro. Naturalmente ci sono anche Hesse, Arturo Perez-Reverte, Larsson e tanti altri da cui cerco di imparare. Da quando sono in Francia, sto cercando di leggere il più possibile la loro letteratura attuale e devo dire che mantengono una cura della lingua che, mi sembra, da noi va via via perdendosi.

Qual’è il tuo motto o il tuo pensiero magico, quello  che ti accompagna nei momenti bui o difficili delle tue giornate?

È importante avere sempre un sogno, ma non bisogna cristallizzarsi su un sogno solamente, anche questo deve evolvere e cambiare nel tempo. Esattamente come cambiamo noi. Dopo un sogno, ce ne sarà sempre un altro da realizzare.

Cosa trovi di particolarmente buffo tra le abitudini dei tuoi connazionali d’adozione

Quando si va insieme al ristorante: quando ci si incontra sono tutti baci e abbracci, quando si finisce, filano via a razzo. Saluto rapido e si torna ciascuno ai propri affari. Non ne ho mai capito il motivo e a volte mi disturba, ma ora ci ho fatto l’abitudine. Naturalmente parlo dell’ambiente di lavoro, fra amici è molto più conviviale.

Qual’è quell’aspetto del vivere fuori dell’Italia a cui non ti abituerai mai

Non credo che ci siano aspetti italiani cui non possa fare a meno, riesco di tanto in tanto a trovare persino una pizza ben fatta. Purché non mi diano l’aligot, una specie di purè con una quantità di burro e formaggio spaventosa, che si stratifica sul diaframma per una settimana. Siamo paesi cugini, abbiamo entrambi buone e cattive abitudini, e non è vero che noi italiani siamo mal visti, temo che abbiamo troppi pregiudizi, qui ho trovato moltissime persone che amano l’Italia e l’italiano.

Lo rifaresti un espatrio? 

Trascorrere periodi all’estero è una cosa che farei ancora, ma per tempi più brevi: ho bisogno di più libertà dal lavoro. Credo che quel che sta veramente incidendo sul mio desiderio di rientrare, è il carico eccessivo di lavoro. Impossibile trovare un rimedio, in Francia non ci sono medici a sufficienza e, soprattutto, non ci sono psichiatri.

Un consiglio pratico e veloce per tutte le donne che si trovano davanti al bivio dell’emigrazione

Mente sgombra da pregiudizi, è il modo migliore per valutare il mondo e le persone con cui ci si troverà a interagire. Emigrare non vuol dire perdere la propria identità.

Un saluto e un augurio a chi sta per fare il grande passo verso un nuovo paese e una nuova vita, sarà comunque un’avventura che aggiungerà qualcosa alla nostra esperienza, e grazie  per questa bella iniziativa che ci permette di stare insieme e aggiunge significati nuovi a quel che viviamo.

M. Lidia Petrulli

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Capodanno sul mare e bilanci da expat

Vi scrivo che mancano poche ore prima che scocchi la mezzanotte!
E’ il mio primo Capodanno qui a La Rochelle e domani saranno 6 mesi esatti nella mia nuova vita.
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Ho la fortuna di festeggiare con mia mamma e con mia zia, che con le loro due valigione (ripiene di leccornie italiane) hanno preso il treno e dopo 10 ore sono arrivate qui.
Facendo un piccolo bilancio di quest’anno posso affermare di essere contenta della mia scelta e di aver trasformato in realtà un desiderio sopito da tempo.
In questi mesi mi sono accorta che i rochelois (abitanti de La Rochelle):
  • il cappuccino e il caffè proprio non li sanno fare (e di bar ne ho provati tanti!!)
  • le melanzane, gli zucchini, le arance e i pomodori proprio non li sanno coltivare
  • il bidet proprio non sanno cosa sia
  • la pulizia… beh… diciamo idem
  • sono più orsi di quanto non ricordassi
  • sono più tradizionalisti di quanto non vogliono far credere
  • vivono fin troppo rilassati (a me troppo relax fa effetto contrario)
  • non sanno cosa sia il cotechino e lo zampone
  • non conoscono il cedro (dobbiamo fare la torta alla ricotta!!! manca un ingrediente)
  • vendono tutte le erbe aromatiche del mondo ma non trovi la salvia
  • non si trova nemmeno la scamorza
  • mangerebbero barbabietole al forno anche a colazione
  • hanno fatto dell’aperitivo lo sport nazionale
  • sono dei gran sportivi, tutti si dedicano a qualche sport
  • quando sei in una lavanderia automatica praticamente nessuno ti saluta, entrando o uscendo dal locale
  • i proprietari di cani non raccolgono le cacche per strada
  • lavorano molto meno degli italiani e si godono di più la vita
Capodanno-Festa-IntegrazioneIn ogni caso, l’Italia continua a non mancarmi.
Apprezzo molto tutti i lati positivi della mia nuova vita. Anche qui ci sono ovviamente i pro e i contro, ma il positivo è decisamente superiore!
Continua a ronzarmi per la testa un progetto per l’apertura di una gastronomia italiana e cappuccineria!!!!
Questo è il dipartimento 17 e a me questo numero ha sempre portato fortuna.
Spero sarà un anno ricco di soddisfazioni e felicità.
Auguri anche a tutte voi, ovunque voi siate!!
Un abbraccio!!
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Il nostro “posto nel mondo” e il mercato di Annecy

posto-mondo-mercato-annecyChe titolo bizzarro penserete. Si lo è, molti dei miei pensieri in realtà lo sono, ma ha un senso  ….. almeno credo!

La prima cosa che leggo ogni mattina sono i racconti di Donne che emigrano all’estero e spesso, come è successo ieri, le riflessioni che scaturiscono da questa lettura mi accompagnano durante la mattinata. Come dicevo, ieri ho letto il post di Samanta che parlava del nostro “posto nel mondo” e il mio cervello ha iniziato a rimuginare.

Si è portati a pensare che il paese che ci ha dato i natali debba essere il nostro posto nel mondo, una sorta di diritto di nascita o di eredità genetica. Per molti di noi è così, tanti expats appena hanno un giorno libero devono correre in Italia perché quella è la loro casa. Io appartengo alla categoria che avverte un peso allo stomaco ogni volta che si deve avvicinare alla frontiera. I rientri forzati a Roma sono sempre stati effettuati con molta sofferenza. Forse ci sono questioni irrisolte, sentimenti che dovrei capire, analizzare, sviscerare …. ma perché mai dovrei capire? Non mi posso limitare al dato di fatto che in Italia non mi sento a casa e godermi il mio martedì al mercato?

Ma cosa c’entra il mercato e il martedì con questo discorso? Avete ragione ho divagato!

Ah i martedì invernali li amo!!! Dopo aver portato il mio cucciolo a scuola, salgo sulla mia inseparabile bici e arrivo in centro dove c’è il mercato, scambio 2 chiacchiere con la signora del banco delle zucchine, una battuta al banco del pane dove la signora di tanto in tanto mi insegna qualche parola nuova, qualche volta mi fermo in un negozio di abbigliamento dove lavora Martine, dopo aver scambiato due convenevoli svolto sulla stradina laterale e vado al banco delle arance siciliane e delle clementine corse. Ma la mattinata non finisce qui! Torno sui miei passi e vado al bar l’Atypique, un delizioso minuscolo bar su due piani, dove mi aspetta la mia amica Dominique e tra risate e confidenze in un francese ancora stentato, ci gustiamo il cappuccino e il caffè Milano di Antoine.

Risalgo sulla mia bici e serena mi avvio verso casa, una mamma sui roller che spinge un passeggino mi sorpassa mentre ammiro il panorama del mio lago blu …… si questo è il mio posto nel mondo, quello dove le cose più semplici e banali della vita quotidiana diventano piacevoli e non un peso, quello in cui ti senti al sicuro (tanto da uscire da sola di sera in bicicletta), quello in cui hai voglia di ritornare dopo le vacanze che quasi, quasi ti sono sembrate lunghe (questa per me è stata una sensazione tutta nuova), quello in cui il martedì è una bella giornata!