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Felice nuovo anno andino amazzonico!

A Copacabana si può assistere alle celebrazioni per il nuovo anno andino-amazzonico. Sono momenti bellissimi, pieni di emozioni… che ne dite di venire a scoprirli con me?

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Casting per Aspiranti Expat !

Pensi di partire prima della fine dell’anno?

Partecipa al Casting per il nuovo programma di Real Time

Se sei una persona che sta pensando SERIAMENTE di trasferirsi all’estero ed ha già programmato il proprio viaggio tra settembre e novembre 2016 hai la possibilità non solo di raccontarlo sul web ma addirittura in televisione!

E’ infatti in arrivo un nuovo programma su REAL TIME che avrà come protagonisti gli aspiranti espatriati.

In particolare verrà preso in considerazione chi ancora vive in Italia ma ha deciso di emigrare all’estero.

Non importa l’età  e neppure la destinazione finale, quello che importa è che apriate le porte della vostra anima raccontando le vostre emozioni, le paure e le aspettative che questo grande passo comporta.

Una troupe televisiva seguirà i vostri passi ed i vostri preparativi mettendo in condivisione la vostra esperienza.

Le CARATTERISTICHE INDISPENSABILI richieste sono le seguenti:

  • ETA’ : qualsiasi
  • SESSO: indifferente
  • PAESE DI DESTINAZIONE: qualsiasi
  • DATA DI PARTENZA (certa): compresa tassativamente tra settembre e novembre 2016.

Chi fosse interessata potrà inviare una mail alla persona che sta curando il casting giulia.pedrazzi@eiefilm.com

Buon casting!

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La valigia…il pensiero fisso prima di ogni “migrazione”!

Quante valigie ho preparato e disfatto negli ultimi mesi?????!!!???

Ormai ho perso il conto e non ci voglio nemmeno pensare: sicuramente troppe volte!

E il fatto è che ormai ho talmente tante cose – abbigliamento estate/inverno, mobilio, bacinelle, utensili da cucina –  che di valigie ne ho ben 4. Più:  1 mobiletto sottile e lungo, 1 paio di borse, 1 stendino.

Ogni volta spostarmi è una vera impresa!

Perché mi porto  dietro tutto questo bagaglio? Perché mi sono stufata di comprare, usare per un paio di mesi e poi dover buttare. Non ho mai abbastanza tempo per trovare un compratore e quindi o abbandono tutto ogni volta – dovendo però poi ricomprare tutto OGNI VOLTA che mi sposto – o  non mi rimane altra scelta che portarmi  dietro ogni maledettissima cosa!

Un anno fa, dopo aver deciso di non ripartire per la stagione estiva, per motivi per lo più di salute, ho deciso di fare una vacanza nel posto dove avevo passato le ultime 3 estati: Bodrum! Il motivo?  Nostalgia, mii mancava il posto, la gente ma,  soprattutto, dovevo recuperare … indovinate un po’?? Un paio di valigie rimaste là dall’ estate precedente.

Così  sono partita con una valigia leggera. Atterrata a Bodrum soffro di un attacco improvviso di nostalgia: non avrei passato la prossima estate lì… “Come avrei fatto?” Mi sono goduta qualche giorno di vacanza sulle spiagge di Bodrum, poi sono andata in Cappadocia per un bel tour  e alla fine sono tornata nuovamente a Bodrum. Male, sole, relax….e fu cosi’ che presi  la decisione di tornare a lavorare nuovamente lì, nonostante il parere del medico!

Quindi, ovviamente carica di vestiti ammuffiti dall’umidità durante l’inverno, sono ritornata in Italia. Dopo 3 giorni a casa, durante i quali ho avvertito tutti del mio nuovo cambio di piano (inaspettato eh???) nuovamente carica di valigie, vestiti estivi ecc, sono ripartita per la stagione a Bodrum.

Il problema sorge ad inizio ottobre quando la  stagione estiva era giunta al termine. Cosa mi invento per poter lavorare durante l’inverno considerando che a Bodrum chiude tutto e che non conosco altri posti “in cui vivere” qui in Turchia?

Il mio sogno-progetto era quello di partire per Istanbul, dove bene o male c’è sempre afflusso turistico, che e’ il ramo dove lavoro.
Mi sono invece fatta convincere dai miei ex titolari e cari amici a farmi ospitare  a casa loro fuori Izmir i quali  mi avrebbero poi aiutata a cercare lavoro in zona.

E così, lasciando buona parte dei capi estivi a Bodrum in attesa dell’estate successiva, riparto per l’Italia per qualche giorno. E ovviamente dall’Italia torno in Turchia carica di abiti invernali.

Dopo due mesi ad Izmir senza aver trovato lavoro  cominciavo  a sentirmi in gabbia cosi’ decido di partire per Istanbul con sosta di 3 giorni a Canakkale per una visita alla storica cittadina.

Con due mega valigie, un mega zaino e una borsa che scoppia i cittadini di Canakkale mi vedono attraversare a piedi, carica come un mulo, le strade a ciottoli della cittadina alla ricerca di un bus, sudando come pochi nonostante sia inizio dicembre.Federica e la valigia

Caso vuole che trovi lavoro a Canakkale gia’  il secondo giorno di permanenza. Sballottata tra Canakkale e Istanbul per lavoro per qualche giorno – munita di  valigie piccole e insignificanti preparate per l’occorrenza –  trovo finalmente una casa da affittare a Canakkale e, tutta contenta, posso finalmente aprire questi maledetti bagagli e metterli a posto nei mobili!

Sospiro di sollievo…. ce l’ho fatta! Squillino le trombe, suonino i tamburi!!

Dopo un mesetto arrivano i miei in vacanza qualche giorno, ovviamente con altri abiti invernali per me, anche in considrazione delle   temperature polari che c’erano nella casa affittata! Mia mamma mi pulisce casa da cima a fondo e insieme decidiamo  che senza stendino ed un mobile di stoffa montabile all’occorrenza io non possa proprio sentirmi  a casa. E così ecco due nuovi pezzi di mobilio entrare a fare parte della mia “collezione”.

Nessun problema” ci diciamo: resterò  in questa città per un paio di anni, visto che il lavoro mi piace e posso essere occupata  estate e inverno. Peccato che un piccolo “incidente sul lavoro”, dovuto ad uno degli autisti, mi costringa a lasciare prematuramente l’ufficio, il lavoro, la casa…

Questa volta parto davvero per Istanbul.

Il problema adesso è il seguente: come  porto 4 valigie, 1 mega zaino e 2 pezzi di mobilio??

Penso a noleggiare una macchina, ma prendendola in una città e lasciandola in un’altra, il prezzo è davvero assurdo. Scarto l’idea.  Chiedo ad un nuovo amico di cui posso fidarmi ma  per motivi di lavoro suoi non riusciamo ad organizzare il trasporto. Alla fine decido di fare due giri con il bus: parto una mattina di inizio febbraio con due valigie e lo zaino (e la borsa!) e dopo 6 ore di bus sono a Istanbul. Dopo due cambi in tram arrivo in hotel e dopo essere salita al quarto piano con tutti i bagagli posso finalmente rilassarmi.

Ma non è finita: la mattina successiva alle 6 riparto alla volta di Canakkale. Una volta arrivata, dopo le 6 ore di viaggio, chiudo le altre valigie, torno alla stazione e riparto per Istanbul  – altre 6 ore di pullman –  con altre due valigie giganti e con i due pezzi di mobilio. A questo punto, dalla stazione di Istanbul all’hotel sono costretta a prendere un taxi.

Sono di nuovo “a casa”, ad Istanbul finalmente, nel mio nuovo luogo di lavoro, e con tutti i miei bagagli! Che pero’ non posso neppure  aprire nella mini-camera  che mi hanno assegnato come alloggio per mancanza di spazio! Ad ogni modo sono felicissima di non dover trascinare più nulla!!!

Ora, per l’ennesima volta, 3 settimane fa ho lasciato Istanbul per venire a Fethiye. Il primo viaggio per venire qui l’ho fatto con 2 valigie. Il secondo con i pezzi di mobilio e le altre  4 valigie, ovviamente di nuovo in taxi. Il numero di bagagli è di nuovo aumentato, anche perché nel frattempo sono rientrata due giorni in Italia, prendendo quindi nuovi vestiti estivi da portare in Turchia.

Il commento del mio ragazzo (notate che lo avevo avvertito da subito che avevo mille cose!)?
Se fossi il fidanzato di Paris Hilton avrei trasportato meno valigie!!! Poverello, ha pienamente ragione!!

Però ormai ho vestiario estate/inverno qui con me, mobili, bacinelle, pentole… di cose da comprare per la casa ne ho ancora tante, ma almeno non ho buttato i pezzi che già avevo!

Fethiye è una meta stagionale e, di conseguenza, trovare lavoro in inverno non sarà semplice. Se non altro sono in un posto che mi piace e non sono sola.  Ma il colmo è che a fine marzo ho detto no ai miei vecchi titolari di Bodrum per il semplice motivo che avrei dovuto rifare le valigie per tornare là per pochi mesi, per poi dovermi spostare nuovamente per l’inverno. Diciamo che le valigie hanno preso la decisione al posto mio…

E così ho lasciato la Bodrum che amavo, il lavoro che amavo, i titolari che mi piacevano e che mi conoscevano bene e soprattutto, uno stipendio decisamente buono (visti gli standard turchi!), per Fethiye.

Probabilmente pero’ resterò qui, INSHALLAH (se Dio vuole!) con i miei bagagli… almeno, se tutto continuerà ad andare bene, per una volta non sarò sola in questa avventura!!

P.s. Sto aspettando due scatoloni di roba estiva che avevo lasciato a Bodrum la scorsa estate!

Altri figlioli in arrivo!!!!! Opssss!!

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Il paese più felice del mondo: Costa Rica

Ogni giorno mi scrivono italiani che desiderano trasferirsi in Costa Rica perché hanno letto da qualche parte che questo è il paese più felice del mondo.

La New Economics Foundation di Londra pone infatti da diversi anni la Costa Rica nella lista dei “paesi più felici del mondo”, secondo parametri quali il benessere della popolazione, la salute, l’istruzione, l’aspettativa di vita, la sostenibilità ecologica e l’atteggiamento delle persone nei confronti di ciò che le circonda. Questi parametri vanno ovviamente osservati e ragionati. paese-piu-felice-mondo-costa-ricaChateaubriand scriveva che la felicità costa poco e che se è cara, è di cattiva qualità. Qui gli indigeni che vivono in sperduti villaggi sulle montagne dicono che l’uomo bianco si affanna per “vivere meglio”, inseguendo il potere che deriva dal possedere cose. Loro invece, che non hanno bisogno di colmare vuoti esistenziali, concepiscono la quotidianità e la vita come “vivere bene”, ovvero vivere in maniera che tutti abbiano il giusto e che l’equilibrio governi le relazioni tra le persone e l’ambiente.

Un concetto che più che attrarci dovrebbe farci arrossire. Nel nostro mondo dove “sostenibilità” è un concetto di gran moda, l’idea di comprendere quali siano effettivamente le nostre necessità ancora risulta alla maggioranza qualcosa di arduo e insolubile. Gli individui si ritrovano incastrati nel meccanismo di produzione e consumo del sistema occidentale che pone la persona al centro del mondo e il modello di benessere materiale al centro dell’uomo. Si tratta di un sistema fondato su bisogni indotti e quindi destinato alla perenne insoddisfazione.
In Costa Rica si tenta di essere felici nel significato più vero della parola
. Motivi storici hanno permesso a questo paese di essere un’isola di pace nel fervore di guerre e violenza che per centinaia di anni hanno caratterizzato le vicende politiche delle nazioni confinanti.

Le ripetute ondate migratorie che hanno caratterizzato lo sviluppo sociale di questo piccolo paese nel suo complesso si sono stabilizzate oggi in una forma di convivenza pacifica e tollerante che vede i discendenti degli spagnoli integrati con quelli afro caraibici, con la mano d’opera che inonda il mercato del lavoro proveniente dal vicino Nicaragua e con i nuovi immigrati europei e americani che vedono la Costa Rica come l’oasi per la loro vecchiaia o la possibilità di ricostruire una nuova vita,
basata su nuovi principi.

Un paese senza esercito, che ha investito i fondi degli armamenti in salute e istruzione pubblica, un paese che ha avuto un presidente Nobel per la Pace ed ha trovato la forza politica di incarcerarne due per corruzione, un paese che ha scelto di destinare un terzo del proprio territorio a parchi e riserve naturali, che promulga leggi contro la caccia, gli zoo, i maltrattamenti e le reclusioni degli animali, che possiede la più alta biodiversità del mondo, che produce la quasi totalità dell’energia da fonti rinnovabili e che fonda la propria vocazione all’apertura commerciale sull’ecoturismo.

Un paese disposto a scegliere e lottare per tutto questo. Ecco perché la Costa Rica.

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