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I miei posti del cuore a Barcellona

“Ella tiene poder, Barcelona tiene poder.

Barcelona es poderosa, Barcelona tiene poder.”

Dicono che sia una delle città più belle del mondo e nessuno, io per prima, oserebbe contraddire. Io credo inoltre che sia tremendamente potente, come cantava Peret in “Gitana hechicera”: lei ha il potere. Ed è un potere attrattivo, calamitico. Barcellona ti ipnotizza al primo sguardo, al primo passo che si fa quando esci dall’aeroporto e voltandoti a sinistra un enorme murales di Joan Mirò ti dà il benvenuto in questa meravigliosa città. È amore a prima vista con il tragitto che ti porta fino al centro, che passa per Plaça Espanya e il maestoso MNAC (Museo Nacional d’Art de Catalunya), la Gran Vía, Plaça Universitat e i suoi skaters, Plaça Catalunya, ultima fermata e centro nevralgico della città, dove tutto ha inizio. Una gita turistica, una vacanza, una trasferta di lavoro, una nuova vita. Eppure non basterebbe una vita intera per scoprire ogni suo millimetro di bellezza, modernismo e avanguardia.

Non conosco nessuna città come conosco Barcellona e non mi muovo in nessun posto con la stessa disinvoltura con cui cammino per le sue stradine gotiche o per le “manzanas” del quartiere del Eixample. Eppure so che ho ancora moltissimo da scoprire ed amare. Ci sarà sempre qualche scorcio nascosto che mi lascerà a bocca aperta, sempre alzerò la testa stupita guardando un edificio modernista che ancora non avevo visto, sempre mi sorprenderò davanti alle distese verdi dei suoi parchi ancora inesplorati, sempre troverò nel suo mare qualche sfumatura che finora mi era sfuggita.

Allo stesso tempo, però, in questi quasi quattro anni, mi sono innamorata di molti posti, tre dei quali sono nella mia personalissima pole position dei miei “posti del cuore”. Sono posti del cuore perché mi hanno catturata per la loro bellezza ed in essi ho collezionato tanti ricordi e ogni volta che ci torno è come tornare indietro nel tempo e mi ci scappa un sorriso, sempre.

  1. Bunker del Carmel (Mirador de Turó de la Rovira): da qui si può godere di una delle viste panoramiche più belle di Barcellona. Si trova sul Turò de la Rovira, nel Parco del Guinardó, è patrimonio della città ed una delle sedi del Museo di Storia di Barcellona. Durante la Guerra Civile Spagnola, questo bunker era stato costruito come rifugio antiaereo per difendere la città dai bombardamenti. Una volta terminata la guerra, con il passare degli anni, si andò formando quello che oggi è conosciuto come il Barri dels Canons (quartiere dei cannoni).
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“Manzanas del Eixample”

Il ricordo più bello legato a questo posto è quello di una sera d’estate, in cui io e i miei amici ci trovammo tutti al Bunker per trascorrere insieme quella che sarebbe stata l’ultima notte insieme per alcuni di loro, che sarebbero poi ripartiti nei giorni successivi. Eravamo tantissimi e di tante nazionalità diverse, avevamo la città ai nostri piedi e semplicemente standocene lì, seduti sul tetto del mondo, eravamo felici.

  1. Plaça de Sant Felipe Neri: questa piazzetta prende il nome dalla Chiesa omonima, di stile barocco, che la presiede, e si trova nel quartiere Gotico. L’atmosfera che si respira non appena si accede alla piazza è davvero malinconica, ma allo stesso tempo magica. In passato fu uno dei luoghi colpiti dai bombardamenti della Guerra Civile Spagnola, dei quali si possono ancora vedere i segni sulle pareti della chiesa. Il particolare che rende questa piazza ancora più simbolica è che le vittime dei bombardamenti furono per la maggior parte bambini che si erano rifugiati nei sotterranei della chiesa.
Plaça de Sant Felipe Neri

Plaça de Sant Felipe Neri

Nonostante il passato storico che rende la Plaça de Sant Felipe Neri un luogo simbolico, questo posto rimane tra i miei preferiti per la sua bellezza: se lo si visita di giorno, magari in una bella giornata di sole, il gioco di riflessi nella fontana che si trova giusto al centro della piazza è davvero uno spettacolo. E di sera, beh, quasi non sembra di essere in una metropoli quale è Barcellona: la tranquillità che emana la piazza rilascia un senso di pace incredibile e sembra di essere lontani da tutto il resto.

  1. Anello Olimpico di Montjuic: si denomina cosí l’“anillo olímpico” di tutte le strutture sportive che sono state costruite in occasione delle Olimpiadi del 1992 (sí, proprio quelle di Freddy Mercury e Montserrat Caballé che cantano quella “Barcelona” da pelle d’oca).

A tutti coloro che vivono a Barcellona potrà sembrare strano, ma sono da sempre profondamente affascinata dalla Torre di Telecomunicazioni, meglio conosciuta come Torre di Calatrava (progettata dal valenciano Santiago Calatrava). La torre si trova nelle vicinanze dello Stadio Olimpico di Lluis Companys e del Palau Sant Jordi, entrambi parte del progetto olimpico ed entrambi grandi protagonisti di concerti indimenticabili come AC/DC, Muse, Florence+The Machine, Coldplay, Adele, Dream Teather etc etc.

Torre Calatrava

Torre Calatrava

Cosa mi affascina della torre? Sarà banale e cursi (come direbbero qui per indicare qualcosa di estremamente romantico, che sfocia quasi nel ridicolo), ma mi affascinano i colori che prende il cielo quando tramonta il sole dietro le montagne e la torre se ne sta lì immobile ma fiera, con quella punta che sembra poter toccare davvero le nuvole.

Quello che per me rende davvero speciale un posto sono le persone con cui ci sono stata o semplicemente un ricordo che me lo evoca, così, senza cercare un motivo a tutti i costi. Questa è la mia top 3, e mi farebbe piacere sapere da voi, da chi a Barcellona ci è stato anche solo per un weekend, qual è la vostra pole position, quali sono i vostri posti del cuore che porterete sempre con voi di questa meravigliosa città.

Alla prossima. J

Baviera

Da Bxl alla Baviera, tra scienza e gita di piacere

Qualche settimana fa ben 16 persone (tre femmine, compresa la sottoscritta, e tredici maschi, compreso il professore) si sono divise su tre mezzi e si sono avventurate verso sud per un’escursione geologica di alcuni giorni su un cratere d’impatto.

L’ultimo atto o quasi del mio periodo belga è una “field trip” con il capo, alcuni colleghi e gli studenti di un corso in cui ho tenuto una lezione (per cui ero a tutti gli effetti un’assistente del prof.). La meta é Nördlingen, che visitai con una compagine simile ben sei anni fa, partendo da Vienna invece che da Bxl.

Breve spiegazione semiseria su cosa sia un’escursione geologica: si portano gli studenti in siti d’interesse geologico (ad esempio cave abbandonate o zone remote, più o meno inaccessibile causa vegetazione o assenza di sentieri) ove affiorino delle rocce, si spiegano sul posto i processi che hanno prodotto quanto visto e si raccolgono campioni da studiare in seguito, ossia si lasciano sfogare gli studenti con martelli appositi, talvolta anche con l’uso di scalpelli, per prelevare chili di rocce di cui poi forse alcuni grammi verranno effettivamente analizzati, affidati come tema di tesi a qualche studente di generazioni successive. Nonostante il rischio d’incappare in zanzare, zecche, altri parassiti, vipere, etc., il pericolo di venir colpiti da rocce in bilico o da schegge prodotte dal martello, la possibilità di trovarsi a discutere con la polizia per accesso non autorizzato ad aree chiuse o per l’asportazione di materiale da parchi naturali (esagero, QUESTE COSE NON SI FANNO!), etc., il divertimento é assicurato! S’impara molto più che studiando sui libri e si creano rapporti di profonda fratellanza tra compagni di viaggio, condividendo difficoltà e risate. Devo ammettere che da studentessa non amavo le escursioni, perché le vedevo come una sfaticata con pochi risultati, ma col tempo ho cambiato idea. Nel mio lavoro trascorro le giornate davanti ad uno schermo o in laboratorio, quindi ogni occasione è buona per recuperare scarponi, lente, bussola e martello e sentirsi di nuovo una geologa.

studenti e prof. in escursione

Parte della nostra comitiva con gli occhi incollati su un affioramento.

Abbiamo soggiornato in un ostello ed essendo noi ragazze solo tre ho diviso la stanza con le uniche due studentesse presenti. Per puro caso, anche loro non originarie del Belgio: una ragazza dal Nepal, espatriata con il marito, ed una dal Ghana, entrambe al termine del master in geologia a Gent. Al contrario, la parte maschile del gruppo, eccetto un olandese, era interamente costituita da belgi, per la quasi totalità dalle Fiandre. Tolta la sottoscritta, che in Baviera ha trascorso la primissima infanzia e che da allora la visita regolarmente, ed il mio capo, che ha lavorato in Germania e qui si é recato più volte in escursione, per gran parte del gruppo si é trattato del primo impatto con la cultura tedesca (mi correggo, bavarese). Nonostante Belgio e Germania siano confinanti e le lingue (neerlandese e tedesco) siano tutto sommato simili, ci sono delle differenze di comportamento e mentalità abissali. Le differenze erano maggiormente evidenti per il fatto di trovarsi in un paese, non una grande città, per la precisione a Nördlingen, una deliziosa cittadina medievale, ancora circondata dalle mura storiche interamente percorribili a piedi. Il simbolo del paese è un maialino che sventò un attacco che avrebbe distrutto la città. La storia è narrata ovunque e non vi privo il piacere di leggerla. Di conseguenza, la città é letteralmente tappezzata di statue di maialini, con le fogge più strane, come pubblicità di negozi e laboratori artigianali. Poche persone, pure tra i tedeschi, sanno che questa zona fu colpita da un meteorite di circa 1 km di diametro 14.5 milioni di anni fa. L’evento fu tanto catastrofico da creare un cratere che attualmente ha un diametro di 25 km e da lanciare gocce di materiale fuso fino alla Boemia (le famose moldaviti). A poca distanza da Nördlingen sorge un altro piccolo cratere d’impatto, sulla cui origine le speculazioni si sprecano. Mi fermo perché altrimenti farei un trattato di scienza e questo non è il luogo, ma se vi capita di passare da Nördlingen non mancate di visitarne il museo.

Foto del maialino simbolo di Nördlingen

Il celebre maialino che ha salvato la città.

La riflessione su cui vorrei soffermarmi, invece, é la nazionalità straniera di noi ragazze partecipanti all’escursione.

Questa é stata l’ennesima esperienza di condivisione di una stanza con altre ragazze dedite alla geologia e provenienti da paesi diversi dal mio. Sei anni fa, alla prima escursione a Nördlingen, la situazione fu simile: dividevo la stanza con un’altra italiana ed una polacca, mentre i ragazzi erano prevalentemente austriaci (in quel caso astronomi, non geologi). Perché le donne geologhe ricercatrici sono spesso straniere? Nel nostro gruppo a Bxl, considerando sia l’università fiamminga sia quella francofona, le ricercatrici straniere sono assai più numerose di quelle locali, mentre la controparte maschile è prevalentemente belga. Tra le mie “colleghe” ho un’amica che è stata in Alaska, Sud Africa e Brasile prima di tornare nella natia Pisa. Ciò non vale solo per le italiane! Ci sono tedesche in USA, svedesi in Australia, polacche in Gran Bretagna, etc. Ci siamo spostate per passione o perché in qualche modo costrette da pregiudizi sulle nostre capacità nei paesi d’origine? Gli stessi pregiudizi che talvolta si trovano anche nei paesi di destinazione, motivo per cui i posti a tempo indeterminato nel settore sono ancora rarissimi per le donne. Dopo anni nel campo, non ho ancora trovato una risposta. Mi piace pensare sia comunque il frutto di una libera scelta. La stessa scelta che porta a partecipare ad un’escursione all’estero da straniera, con altre straniere, ad un mese dal termine del periodo in Belgio, vivendo questi quattro giorni con curiosità ed entusiasmo.

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Cinque cose da sapere sulla vita a Ginevra

Trasferirsi all’estero è sempre un grande passo: affrontiamo una realtà diversa dalla nostra, a cui all’inizio facciamo fatica ad adattarci. Per quanto la Svizzera non sia poi cosi distante dall’Italia e faccia parte dello stesso continente, non mancano significative differenze con il nostro Bel Paese.
1. Se vi capita di venire a Ginevra durante il weekend e specialmente di domenica, troverete il 90% dei negozi chiusi.vita-a-ginevra-negozio Appena arrivata, la cosa mi sembrava totalmente fuori ogni logica, abituata com’ero a girare centri commerciali e fare shopping nel weekend. Bhe, qui il sabato alle 18 chiude tutto, e la domenica rassegnatevi a trascorrerla lungo il lago (pic-nic, sport sul lago, passeggiate in mezzo ai parchi) o sciando (nel caso in cui la stagione lo permetta).
2. Ginevra ospita centinaia di organizzazioni internazionali e non governative ed è anche sede delle Nazioni Unite (il cui quartier generale a Ginevra è secondo solo a quello di New York). Questa elevata concentrazione di organismi internazionali ha creato una società multi-culturale unica nel suo genere. Ci sono nazionalità provenienti da tutto il mondo e l’inglese, più che il francese, è la lingua che si sente parlare più spesso in città. La mobilità è molto elevata, c’è chi viene per tirocini, per fare ricerca, molti vengono per brevi periodi: siate pronti a fare amicizia in poco tempo e anche a veder partire i vostri amici più cari (cosa che si rivelerà molto utile quando cercherete di programmare un bel viaggio all’estero e vi renderete conto di conoscere persone in ogni angolo della terra pronte ad ospitarvi).
ginevra-onu3. Il punto sopra apre una considerazione riguardo la coesione sociale ed il multiculturalismo. Ci sentiamo italiani perché parliamo la stessa lingua, perché abbiamo la stessa storia, perché condividiamo la stessa cultura… ma allora come fanno qui in Svizzera?
Come fanno qui a Ginevra con questa elevato numero di persone provenienti da ogni parte del pianeta? A mio parere, trovo che differentemente da quanto il miglior libro di sociologia possa spiegare, qui la coesione sociale è basata sulla differenziazione, sull’essere diverso dall’altro, sulla possibilità di essere in grado di portare delle esperienze – o tradizioni, culture lingue diverse – e offrirle a vantaggio dell’intera società. In un quadro cosi variopinto, nessun colore stona.
4. Il sistema sanitario è completamente differente dal nostro. L’assicurazione è obbligatoria. I costi sono abbastanza elevanti, ma di certo proporzionali allo standard di vita qui.

5. Ogni estate, alle 6 del mattino, prima di andare a lavoro, si ci ritrova sul lago a vedere il sole sorgere, bevendo un caffé e ascoltando buona musica dal vivo, nel bar / pub che si trova su un lembo di terra che si protrae sul lago. Incredibile esperienza da non perdere.

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Vivere a Ibiza

Vivere a Ibiza

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vivere a ibiza – acqua da sogno

Da 4 settimane é iniziata questa nuova avventura a Ibiza e ho già così tante cose da raccontare. Sono partita da sola, senza conoscere nessuno e senza cercare contatti con gli italiani come era successo quando sono andata in Nuova Zelanda.
Ho cercato casa già a gennaio, ho affittato una stanza rispondendo a un annuncio online, ho fatto un bonifico di 600 euro sperando che non fosse una fregatura non avendo ne’ contratto ne’ niente e devo dire che è andata bene. La casa é vivibile, l’affitto accessibile, le coinquiline stupende (una marocchina e due spagnole), abbiamo anche un gatto senza coda che pensavo fosse un mostro e invece é una razza rara. In Nuova Zelanda ho abitato in una casa con un pesce con le gambe, quindi credo che le stranezze siano una costante della mia vita, ma senza dettagli anomali probabilmente non avrei molto da raccontare.

I ragazzi arrivano a Ibiza ogni primavera con il bagaglio carico di sogni e di curriculum, alla ricerca di un lavoro che permetta loro di passare l’estate sull’isola. Io mi sono distinta dalla massa ancora una volta, perché il lavoro l’ ho cercato quando ero ancora ad Aukland, mandando email ai migliori ristoranti che mi suggeriva TripAdvisor. Ho fatto un paio di colloqui su Skype e mi sono trovata particolarmente in sintonia con uno chef che al momento stava lavorando in un ristorante di New York, siamo rimasti che ci saremmo dovuti incontrare a Ibiza ad aprile. Appena sono arrivata qua sono andata a conoscere anche il proprietario del ristorante e ho iniziato a godermi le vacanze, in attesa di iniziare a lavorare ai primi di maggio.

Vivere a Ibiza in questo periodo precedente la stagione é totalmente un’altra cosa. 3/4 delle strutture alberghiere, bar ristoranti e discoteche sono chiusi. Turisti ce ne sono ben pochi e ci si può rilassare in spiagge bellissime e deserte. Mi aspettavo delle temperature diverse,ci sono solo 20 gradi e tira vento quasi ogni giorno, ma questo non mi ha fermato e ho già un’abbronzatura invidiabile! Il primo bagno non ho ancora avuto il coraggio di farlo, l’acqua mi chiama, azzurra limpida  e cristallina, ma é veramente troppo fredda. Alcuni temerari si buttano, ovviamente sono tedeschi che vedono il mare una volta all’anno e lo devono sfruttare a prescindere dalle temperature!

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vivere a ibiza – dalt vila

La prima settimana l’ho passata a esplorare il centro a piedi e ho imparato che vivere a Ibiza non è solo discoteche e gente che si sballa, nel cuore della città di Eivissa  sorge Dalt Vila, patrimonio dell Unesco. Gli amanti dell’archeologia troveranno il loro paradiso nei siti cartaginesi, fenici, romani e arabi sparsi per Ibiza. L’isola offre un’ampia ricchezza culturale a causa delle numerose occupazioni di diversi popoli nel corso dei secoli.

Le case sono principalmente bianche e di uno o due piani (ovviamente non parlo delle strutture alberghiere ), il paesaggio ricorda molto quello delle isole greche, ma anche del Marocco. Oltre al mare c’è tanta campagna, terra rossastra, immense distese di campi coltivati, boschi, rocce. Le spiagge sono bellissime, sabbia che va dal bianco al dorato, acqua pulita che sembra una piscina, ma per gli amanti di sassi, rocce e scogli si trova anche quello.

Dopo queste righe puramente descrittive arriva il momento di essere critici e fare dei confronti con la mia vecchia casa, la Nuova Zelanda, cosa che faccio ogni momento della giornata. Ho già capito che vivere a Ibiza mi farà passare un’estate pazzesca, ma questo non é il posto in cui passerò gran parte della mia vita, non é il posto in cui vedo il mio futuro da expat. Vi confermo anche che non ho alcuna intenzione di tornare in Italia per più di 2 settimane consecutive.

Questa isola mi sembra abbastanza disordinata e disorganizzata, per alcuni aspetti.

Prima di tutto mancano i bagni pubblici! Che può sembrare una cavolata, ma per me è indice di civilizzazione di un paese. In Nuova Zelanda sono rimasta strabiliata dalla quantità di bagni pubblici  presenti in ogni angolo, anche nel più nascosto,in spiagge e nei boschi,e la cosa più bella è che questi bagni erano sempre perfettamente puliti. A Ibiza bagni pubblici non ce ne sono o quei pochi che si trovano adesso sono chiusi perché la stagione non è iniziata. Se ti scappa, o vai a prendere l’ennesimo caffè o ti vai a nascondere dietro a qualche cespuglio! Nuova Zelanda mi manchi! (se vi interessa l’argomento, un mio vecchio post a riguardo)

vivere a ibiza - cala salada

vivere a ibiza – cala salada

Le indicazioni stradali per raggiungere le spiagge più nascoste non sono molto chiare. C’è un cartello che ti indica una direzione iniziale, ma poi ti ritrovi a diversi bivi in cui non c’è segnaletica, quindi se sei fortunato indovini dove andare, se sei sfortunato perdi delle mezzore a provare e riprovare e alla fine torni indietro. Cala d’Albarca e Cala Oliveira non sono mica riuscita a trovarle, ci proverò un’altra volta. In Nuova Zelanda la segnaletica era impeccabile. Accade a volte che qualche burlone decida di girare un cartello o romperlo proprio dove c’era la freccia, ma questo è un altro discorso, legato alla inciviltà della gente. Nuova Zelanda mi manchi!

Parliamo della guida? Ragazzi le rotonde sono pericolosissime, la gente ti taglia la strada e le frecce sono un optional. Attraversare sulle strisce pedonali é un’altra impresa stoica perché non si fermano manco per sbaglio. Sì,  mi manca la disciplina degli automobilisti neozelandesi.

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Ora una cosa positiva dai! Fare la spesa: finalmente conosco tutti i prodotti che vendono al supermercato e comprare due melanzane a 0.36€ é stato un sogno! In Nuova Zelanda 1 melanzana la pagavo 1-2-4$ in base alla stagione. Non mi piaceva che vendessero molti prodotti con prezzo unitario e non al kg. Però spezzo un’altra lancia in favore della Nuova Zelanda: la disposizione dei prodotti sugli scaffali! Cibo da una parte, detersivi saponi ecc da un’altra. Qua a Ibiza la disposizione é abbastanza in ordine sparso e quando vado a fare la spesa faccio il giro dell’intero supermercato 2 o 3 volte perché non trovo le cose. Diciamo che mi manca ancora una volta l’organizzazione della NZ, ma viva i prezzi più bassi della Spagna!

Una cosa che non mi piace per niente è dover andare a comprare l’acqua da bere, perché quella dei rubinetti non è molto potabile. E io bevo veramente tanta acqua, doverla comprare in bottiglioni da 8 litri  e travasarla nelle bottiglie da litro è una seccatura.

Pensavo che ad Auckland gli affitti fossero fuori di testa, ma qua ho scoperto che non c’è mai fine al peggio. Due parole sulla situazione disastrosa degli affitti vanno spese. La maggior parte della gente sceglie di vivere a Ibiza part time, ovvero solo in estate. Pero’ l’affitto di casa lo pagano tutto l’anno e non lavorando in inverno, arrivata la stagione devono rifarsi dei soldi spesi, con gli interessi! E così chi ha un appartamento di proprietà o in affitto, si mette ad affittare stanze da aprile a ottobre, principalmente ai turisti, in modo di poter guadagnare di più. Chi affitta ai lavoratori se ne approfitta altrettanto, chiedendo 500 euro al mese per un stanza singola (minimo!), 600-800 euro per una doppia da dividere spesso con sconosciuti. Pero’ le stanze per i lavoratori non bastano e capita che molti ragazzi arrivino qua, trovino il lavoro, ma non trovino casa. Ho conosciuto un ragazzo che ha deciso di dormire in macchina per tutta la stagione, perché si rifiuta di spendere 500 euro al mese per una camera. Un altro che a volte ha dormito in spiaggia non trovando un ostello disponibile i primi giorni che era qua. Sul giornale è uscita la notizia che ora si affittano anche posti letto SU BALCONI alla modica di 500 euro al mese. La cosa peggiore è che i ragazzi sono disposti a tutto pur di rimanere qua, per passare l’estate a Ibiza. E non lo fanno per i soldi, perché gli stipendi son veramente miseri e le giornate lavorative molto lunghe, per non parlare che a luglio e agosto il giorno di riposo quasi sempre non esiste.

Cosa avrà mai questa Ibiza di così speciale, per attirare così tanta gente, a dispetto delle condizioni di vita non proprio ottimali?

Tutti vogliono vivere a Ibiza!

Ve lo dirò strada facendo.

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De turistibus col giubbotto

lettonia Ha un bel dire Silvia che mi invidia perche’ il Nord Europa e’ il figo.

Intanto lei, in data  6 maggio  e’ al parco a prendere il sole mentre io, che ascolto la sua nota vocale tornando a casa dalla lezione, ho sciarpa e
cappotto invernale.
Riga e’ una citta’ affacciata sul mar Baltico
ed eletta mia destinazione per un periodo di lavoro come insegnante di italiano.
E’ bella, bellissima
, a misura d’uomo e non ancora evoluta allo status di metropoli.

La prima volta che ci sono stata ero all’inizio dei miei sei mesi di Erasmus; tornata in Italia ho finito gli esami e di nuovo ho preso l’aereo per venire qui, carica di entusiasmo e delle migliori intenzioni. Tra le difficolta’ di ambientarsi non avevo pero’ considerato la forza di un clima cosi’ avverso. Facile dire che e’ bello il nord, quando al massimo ci si e’ stati in vacanza. Provate pero’ a trovarvi a comprare l’ennesima sciarpa di lana nuova un mese dopo Pasqua; a trovare la neve uscendo di casa il 21 Marzo; a togliere il gesso dopo tre settimane a fine Aprile e a non notare nessuna differenza di abbronzatura tra mano e polso; a notare le primule mentre da casa vi parlano di pic nic all’aperto.

Capirete allora perche’ chi abita qui consuma the caldo, (e non tazzine di caffe’) a quantita’ industriali e perche’ „Tornare ariga-turistibus-giubbotto casa” si chiama ora „Andare in vacanza”.

Lascerete che siano i turisti, o gli italiani nostalgici, a cucinare pizza e pasta vertendo invece sugli impronunciabili ma ricchi divitamine primi locali e inizierete (mamma, esulta) a cucinare zuppe anche voi.

I video di Fedez in canotta strapperanno sospiri di nostalgia e acquisiranno un che di valore esotico.

Credetemi, anche voi inizierete a lasciare le finestre aperte in casa nei giorni in cui ci sono quindici gradi e a considerare normale pagare il riscaldamento acceso fino a Maggio. Anche per voi il sole diventera’ argomento di conversazione quando da Marzo in poi iniziera’ a comparire piu’ di una volta a settimana.turistibus

Realizzerete quanto davvero il clima possa cambiare abitudini, tradizioni, modi di pensare e persino il carattere (dopo tre mesi di buio alternato a luce soffusa, credetemi, un po’ di insofferenza c’e’).

Viaggiate, scoprite, gettate il cuore oltre l’ostacolo e lanciatevi in un’esperienza nuova: ma considerate che, esattamente come certe persone, alcune destinazioni vanno amate e scelte con valide motivazioni. Altrimenti meglio lasciarle ai turisti.

 

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Prezzemolo & Cilantro: Antonella expat a Suzhou racconta la Cina

Weekend italo-tedesco sull’Ostsee

A inizio Febbraio la coinquilina tedesca mi ha proposto di passare i giorni precedenti la Pasqua sulla costa del Mar Baltico – Ostsee – e di visitare alcune piccole città nei dintorni. L’idea di viaggiare mi elettrizza sempre e avere una guida esperta disposta a portarmi in giro non può che essere un’ottima opportunità per mettere il naso fuori da Berlino.
Il tutto viene organizzato – da lei – con un anticipo e un’attenzione ai dettagli (come il numero esatto di km da percorrere, opportunamente studiato tramite Google Maps) che solo i tedeschi possono gestire.

(La mia incapacità nell’organizzare una cosa del genere con più di un mese di anticipo si evince fin da subito dalla mia risposta alla suaproposta: “Ah, ma Pasqua è a Marzo? Di solito non è ad Aprile?”).

ostsee-weekend-riflessioniPer noi è il primo “viaggio” insieme, la prima volta che passiamo più di tre ore consecutive in compagnia l’una dell’altra, nonostante viviamo insieme. Per me è la prima volta sul suolo tedesco al di fuori di Berlino, la prima volta che percorro la città e l’autostrada tedesca in macchina.

Partiamo con due piccoli bagagli, ritiriamo la macchina a noleggio. Lei perde portafogli e documenti all’autogrill e io mi trovo ad anticipare tutti i soldi necessari, ma va bene così.

Arrivate a destinazione dopo circa tre ore di viaggio, alloggiamo in una roulotte con bagno all’aperto nella proprietà di una sorridente donna tedesca dallo strano accento e di cui capisco a stento la metà dei discorsi.
Accanto al nostro alloggio ci sono cavalli, conigli, qualche pigro gatto e un immancabile cane allegro.
Uccelli curiosi di varia grandezza e colore volano nel cielo e il loro cinguettio, insieme ai versi degli animali, sono gli unici rumori che si sentono da quelle parti.
ostsee-weekend-riflessioniFinalmente vedo il mare e ne rimango sorpresa: nel mio pregiudizio da italiana lo immaginavo grigio, un po’ cupo, con una sabbia dal colore incerto. Invece l’acqua è azzurra e trasparente; quando c’è, la sabbia è molto chiara e fine, altrimenti si trovano sassolini piccoli e lucidi.
L’aria è pulita ma non ha quell’odore di estate che sono abituata a sentire in Italia quando sono al mare. Il colore blu e il movimento lento dell’acqua mi rilassano e ci sediamo sulla sabbia.
Ogni tanto chiacchieriamo, ridiamo, restiamo in silenzio. Principalmente osserviamo il mare e lasciamo andare tutti pensieri.

Intorno a noi ci sono persone che parlano, bevono, ridono. Bambini che giocano. Ma sono tutti molto composti e ordinati, non c’è confusione o rumore e mi ritrovo a pensare che è così che dovrebbe sempre essere il mare.ostsee-weekend-riflessioni

Per un’amante dei comfort poco avvezza alla vita di campagna come me, la scelta di passare qui e così il weekend precedente la Pasqua è stata sicuramente curiosa. Ma dopotutto l’idea di provare qualcosa di diverso dal solito non mi dispiace, anzi mi attira.

Già da prima di emigrare mi sono sempre sentita “poco italiana” e, tra le altre cose, non mi è mai piaciuto passare i giorni festivi a strafogarmi in quei pranzi infiniti con un migliaio di parenti di cui a malapena ricordo i nomi. Sono sempre stata allergica alle tradizioni e alle convenzioni e, da quando mi trovo all’estero, posso permettermi il lusso di vivere i giorni rossi sul calendario come fossero giorni normali.

Io e la mia coinquilina ci raccontiamo di come si passano le feste e i giorni in famiglia nei nostri rispettivi paesi e, mentre lei si mostra affascinata dalle nostre abitudini, io inevitabilmente apprezzo di più il loro “sistema”.
Come al solito.

Si susseguono giorni di pioggia, vento, sole, caldo.ostsee-weekend-riflessioni
Giriamo tanto in macchina, passeggiamo in varie piccole città di mare, facciamo un tour in barca, osserviamo case e palazzi, mangiamo cibi tipici – riuscendo a trovare anche alternative vegetariane per la sottoscritta – e le ore si scandiscono tra birre e caffè.
Sempre con il cappotto, a volte con gli occhiali da sole, nel verde o al mare, l’aria è sempre pulita e lo spirito è leggero.

Ogni volta che tocchiamo l’argomento, mi rendo conto di come lei cerchi di farmi notare tutti gli aspetti positivi dell’essere italiana e di come io invece mi esalti per la famosa indipendenza e riservatezza teutonica.
I miei tentativi di spiegare ai tedeschi i lati negativi della cultura e delle abitudini italiote si scontrano sempre con la visione romantica che loro inevitabilmente ne hanno tratto, non si sa come.

– è bello avere una grande famiglia composta da tante persone, no?
– Ehm… dipende.
– Passate sempre le feste tutti insieme!
– … appunto.

20160326_180630La sera dell’ultimo giorno ci fermiamo a guardare l’Osterfeuer, un grande fuoco che per tradizione viene appiccato nelle campagne tedesche e che resta acceso fino a tarda notte, per scacciare gli spiriti dell’inverno e accogliere la primavera.

Felici e rilassate ci prepariamo a fare ritorno a Berlino e, una volta caricata la macchina, ci fermiamo in un caffè per prendere uno di quei lunghi Schwarzer Kaffee nei grandi bicchieri zu mitnehmen da consumare pigramente durante il viaggio.

E mentre io mi cullo nei ricordi dei posti appena visitati e nelle riflessioni che hanno suscitato, ecco che la coinquilina tedesca con assoluta disinvoltura chiede al barista se alla cioccolata calda si possono mischiare due espresso.

Tutto in un unico grande bicchiere.

Torno violentemente alla realtà e sbatto ripetutamente le palpebre, chiedendomi ancora per qualche attimo se per caso ho capito male.
Ma, di fronte al sorriso di assenso del barista e alla prontezza con cui soddisfa l’ordine, ecco che il mio cuore sussulta.

Dopotutto sono pur sempre italiana…

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A Barcellona “visitando l’artista”

Qui a Barcellona sto facendo un corso intitolato Stay hungry stay foolish, che ha come obiettivo quello di allenare la creatività. Nonostante a prima vista il titolo possa dire tutto e niente, vi assicuro che è molto interessante e lo scopo è trovare nuovi modi, nuovi strumenti per sviluppare la creatività senza l’ansia del foglio bianco, senza il blocco del come cominciare. Una volta alla settimana ci facciamo delle belle chiacchierate: in qualsiasi altro posto sembrerebbero troppo “intellettualoidi”, mentre qui, complice un bicchiere di vino, ci sentiamo liberi di esprimere opinioni, suggerimenti, idee e critiche rispetto a tematiche e testi che affrontiamo di volta in volta e che Lucas, il nostro meraviglioso guru, ci propone. Una delle regole del corso, quasi un compito a casa che Lucas ci dà, è che almeno una volta alla settimana ognuno si conceda una visita all’artista.

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Si potrebbe pensare si tratti di andare a visitare un atelier o una mostra d’arte, invece l’artista che si visita siamo proprio noi, e il compito è quello di  concedersi il tempo di camminare per stare con sé stessi. Anche grandi menti come Steve Jobs, Walt Whitman, Aristotele e altri, condividevano l’idea che il camminare stimolasse la creatività, il fluire di nuove idee e la ricerca di soluzioni alle preoccupazioni quotidiane. Se si parla della felicità, io ho capito che il mio pezzettino me lo posso guadagnare semplicemente così, camminando, senza fretta, possibilmente in spazi naturali o verdi. A Barcellona mi regalo delle bellissime passeggiate lungo la spiaggia o in un parco che si trova vicino a casa mia e che adoro: il Parque del Diagonal Mar. Vi svelo quello che è per me un piccolo angolo di paradiso, con la speranza (o l’ordine!) che se ci andrete non ne comprometterete la meravigliosa quiete e tranquillità che vi si respira. Il quartiere è il Forum, zona che è stata rinnovata e “ripulita” nel 2000, quando vi si sono costruiti alcuni tra gli edifici più moderni di Barcellona.

Uno dei più spettacolari è attualmente sede della Compagnia Telefonica di Barcellona, è stato disegnato dall’architetto Henric Massap-Bosch e si compone di un prisma triangolare che, visto da una certa prospettiva appare come una linea, visto da un’altra acquisisce tridimensionalità.

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Di fianco si trova il Museo Blau, altro edificio disegnato per il Forum mondiale delle culture nel 2004 da Jacques Herzog e Pierre de Meuron; dal 2011 ospita il Museo di Scienze Naturali. Proseguendo per una spianata di cemento utilizzata da molti skateboardisti, si raggiunge l’anfiteatro a livello del mare, dove si svolgono i più famosi concerti e festival musicali di Barcellona, ad esempio il Primavera Sound, il Cruilla, il Sonar, etc.

Il Forum è diventato adesso meta turistica grazie alla presenza del Diagonal Mar, un enorme e moderno centro commerciale con una cupola in vetro e gli immancabili bar con terrazzina.

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In mezzo a grattacieli tra i più lussuosi di Barcellona, riscoperti di vetrate a specchio e terrazze a mare e il cui prezzo si oscilla sui 9.000 euro al metro quadro (dove chiaramente non vivo io) si trova  anche il mio amatissimo e tranquillissimo parco. E’ stato disegnato dagli architetti Enric Miralles e Benedetta Tagliabue (italiana!) ed inaugurato nel 2001. Ci sono collinette d’erba, alberi, zone d’ombra, zone d’acqua con ponticelli attraversabili, piante di alloro (il mio fornitore personale), lavanda e rosmarino, oltre a una discreta area gioco per bambini.

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Da quando ho scoperto questo Parco, o meglio, da quando ho compreso gli effetti terapeutici che ha su di me al termine di un’intensa giornata di lavoro, penso sempre che non potrei vivere in un’altra zona che mi tenga lontano da quest’oasi di pace. E voi, dove fate le vostre visite all’artista?

Per chi è a Barcellona, vi linko il corso nel caso vi interessasse!

http://stayhungrystayfoolish.es/taller/entrenamiento-creativo-de-grupos/

Inizia un corso proprio adesso a maggio e, se siete hungry and foolish, non lasciatevelo scappare! E se non lo siete ma vorreste esserlo, ancora meglio! E’il posto per voi!

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Pro e contro di New York

Cioè, ma ti rendi conto che vivi a New York!?” è una delle frasi che più mi sento dire da amici e parenti.

La percezione che forse si ha di New York è di una città favolosa, unica, perfetta… Il posto ideale dove vivere in pratica!

Beh, come potete immaginare, dopo due anni vissuti qui posso confermarvi che non è per niente così.

Mi voglio quindi cimentare in una lista delle 5 cose peggiori e migliori della città dal mio punto di vista, per darvi un’idea di cosa vuol davvero dire vivere qui, e magari tutto ciò potrà farvi vedere la città in maniera diversa, semmai dovesse capitarvi di venire a visitare la Grande mela.
Vi dirò che ho avuto difficoltà a trovare 5 cose negative, mentre avrei potuto elencarvene decine positive. Malgrado tutto, amo davvero la mia città.

Iniziamo dai positivi:

  1. Metro e bus 24/7:

Soprattutto se vivi a Manhattan, non ci si può proprio lamentare dei mezzi pubblici.
La metro sono abbastanza affollate di notte e con qualche accortezza, anche una donna sola può prenderla senza correre troppi rischi. Diciamo che mi è capitato varie volte di prendere il bus da sola alle 5 di mattina o la metro alle 2 di notte, ed arrivare sana e salva. In alternativa, Uber o i buoni vecchi cab vi saranno utili.

  1. Infinita scelta di ristoranti:

Dallo street food alle 3 stelle Michelin, New York offre ottimo cibo per ogni portafoglio praticamente in ogni zona della città. E’ facile trovare qualsiasi tipo di cucina, da rinomati chef ad acclamati chioschetti. Due volte l’anno la Restaurant Week dà la possibilità di pranzare per due al prezzo di uno in tanti ristoranti convenzionati e così si ha l’occasione di provare qualche posto nuovo altrimenti proibitivo.

  1. Parchi:

Vivendo a 10 minuti a Piedi da Central Park, non posso non decantarvi la bellezza di questa oasi di pace nel mezzo della città. Piste di ghiaccio in inverno, concerti e pic nic d’estate, opere di Shakespeare gratis ogni anno, corse in bicicletta ogni volta che se ne ha voglia, zoo. Central park offre quasi tutto quello che volete. Il Bronx e Brooklyn hanno due meravigliosi giardini botanici, e tutta la città è costellata di medio-piccoli parchi per ogni gusto.
Piccola curiosità, il parco più grande di New York non è Central Park, bensì Pelham Bay Park nel Bronx.

Central-Park

Pic nic a Central Park

Broadway

Le bellissime scenenografie di Broadway

  1. Broadway:

Come non citare la patria dei musical! Assistere ad uno spettacolo di Broadway è un’esperienza che consiglio a chiunque, anche a turisti che non masticano bene l’inglese. Dalla produzione, ai costumi, alle scenografie, l’eccellenza delle produzioni di Broadway vi lascerà senza parole.

  1. Il clima:

New York ha le stagioni. Dai -20 gradi ed il mezzo metro di neve, ai 40 soleggiati di Agosto, passando per gli alberi in fiore di Aprile e le foglie rosse e gialle dell’autunno. La città cambia faccia ogni mese con colori e profumi diversi, ed ogni volta è incantevole.
Se dovessi consigliare il momento migliore per visitarla, opterei per inizio Ottobre, Maggio o Dicembre (ma solo per l’atmosfera Natalizia)

E ora, ahimè, i negativi:

  1. Mancanza di un sistema efficiente di raccolta rifiuti:

Beh, detto da una Napoletana, forse può avere attendibilità. Non è tutto oro quello che vogliono farvi credere.
In generale, non esistono bidoni di raccolta rifiuti come quelli che siamo soliti vedere in Italia.
I condomini hanno dei grandi contenitori nel basement e a noi inquilini basta gettare il sacchetto nel pozzo, stesso dal nostro piano. Le case mono ed bifamiliari hanno dei piccoli bidoni fuori dalle proprie case. I negozi invece lasciano all’orario di chiusura i sacchi neri dei rifiuti sui marciapiedi. TUTTI i negozi fanno così. Vi lascio immaginare l’olezzo d’estate quando si passeggia la sera per strada. In pratica fino a notte fonda, quando cioè i camion passano a raccoglierli, si deve fare lo slalom tra i sacchi con il naso tappato.
A parte questo le strade di Manhattan sono relativamente pulite, mentre lo stesso non si può dire degli altri quartieri.

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Il carissimo West Village, Manhattan

  1. Affitti esorbitanti:

Per chi vive qui, è il costo che incide maggiormente. Naturalmente vivere a Manhattan può essere proibitivo per molti, a meno che non ci si adatti a vivere in un piccolo studio (quello che in Italia è definito monolocale) o a condividere.
La situazione cambia leggermente se ci si sposta in altri quartieri, anche se non è difficile trovare affitti esorbitanti a Dumbo (Brooklyn), che fanno decisamente concorrenza a Manhattan.
Il buon sistema di trasporti tuttavia, può rendere il commuting un’esperienza abbastanza fattibile.
Per darvi un’idea, il prezzo medio di un bilocale (1 Bedroom) a Manhattan, oscilla tra $2500 ai $4100 al mese. Se avete in mente di avere bimbi, aggiungete in media dai $1000 ai $1500 in più per una stanza aggiuntiva.

  1. Costo della vita:

Se uscire per una regolare e semplice cena a due può costare tranquillamente intorno ai $100, bisogna anche dire che gli stipendi sono proporzionati. Come dicevo più su, spostandosi da Manhattan anche il costo generale della vita diminuisce, anche se non di tantissimo.

Diventa quasi normale pagare $16 una pizza margherita (che io a Napoli pagavo 3€), $20 un cocktail, $2,50 ad arancia, $18 un biglietto del cinema… e potrei continuare all’infinito.
Non è quindi una sorpresa se molti americani con low income decidono di mangiare ai fast food.
Verdura, frutta, formaggi, diventano merce preziosa per molti e dai prezzi davvero proibitivi.

  1. Mancanza di un sistema sociale di supporto per persone con problemi mentali:

O come potremmo più semplicemente dire, è pieno di pazzi in giro. Il sistema sanitario in America è, come tutti sappiamo, in pratica inesistente. Se non hai un’azienda che ti copre le spese (meglio se una grande azienda), sei abbandonato a te stesso.
Sono numerosi gli home shelters che offrono riparo ai senza tetto, ma i programmi assistenziali e le cure sono nulli. Quindi non spaventatevi se ogni 5 metri c’è qualcuno che vagabonda ed urla cose strane, se sulla metro trovate senzatetto che dormono o che fanno comodamente pipì nel vagone davanti a tutti, se ogni tanto vi capita di sentire alla tv di qualcuno che ha dato di matto. Questa è l’America, per chi è meno fortunato di noi.

  1. Il caos:

New York è rumorosa!! Cantieri ogni 100 metri, volanti della polizia, ambulanze o camion dei vigili del fuoco che strombazzano sempre, le vostre orecchie non troveranno più pace se non avete delle buone finestre isolanti.

Beh, spero vi siate fatti un’idea più reale di New York e che, malgrado le cose negative che vi ho elencato tipiche di ogni grande città, abbiate ancora l’idea di fare prima o poi un salto da queste parti. Non ve ne pentirete!