Mellieha - Malta

Walking a Malta: passeggiare tra la natura da Mellieha a Gozo

Una delle cose che più amo della mia nuova vita a Malta è sicuramente il contatto con la natura.

Avendo passato tutta la mia vita in città, non smetto mai di stupirmi quando, passeggiando per le strade dell’isola o affacciandomi dal balcone di casa, ho la possibilità di godere delle bellezze naturalistiche di questo luogo! E’ anche per questo motivo che ho deciso di affrontare questa mia nuova esperienza con un nuovo spirito, più sano e, per così dire, vicino all’ambiente. Ho voluto, infatti, approfittare anche della flessibilità che mi concede il mio lavoro per fare delle piccole escursioni sull’isola, così da conoscerla meglio e concedermi dei brevi momenti di relax, lontano dal computer!

La prima di queste “escursioni” all’aria aperta, che andrò a raccontarvi in questo articolo, mi ha permesso di esplorare la zona che va da Mellieha, dove vivo, fino all’isoletta di Gozo.

Da Mellieha a Gozo: come arrivarci a piedi

La distanza che separa la città di Mellieha, a nord di Malta, da Victoria, la capitale di Gozo, è di circa 17 km. Di certo, se mi avessero detto che avrei percorso questa distanza in qualche ora, non ci avrei creduto! Da profana del “walking”, la prospettiva di dover affrontare anche solo una decina di km mi avrebbero sicuramente dissuasa dall’intraprendere questa “avventura”.

Fortunatamente, sono partita senza controllare maps: abiti comodi, scarpe da ginnastica e via!

Red-Tower-Malta

Red-Tower-Malta

La prima parte del percorso è stata davvero molto piacevole. Seguendo la strada dall’ingresso di Mellieha, fino a Ghadira Bay, si incontrano paesaggi e costruzioni davvero mozzafiato.

A partire dal Selmun Palace che, con il suo colore aranciato, spicca tra il verde circostante.

Per non parlare della splendida Ghadira Bay, una delle poche spiagge di sabbia dell’isola, che regala uno spettacolo unico.

Superata Ghadira Bay e la riserva naturale, la passeggiata comincia a complicarsi: una lunga salita, infatti, collega questa zona all’altopiano calcareo L-Aħrax dove è possibile ammirare, e volendo visitare, la rossissima St Agatha’s Tower (o anche detta Red Tower per l’appunto).

Da qui, un emozionante cammino lungo la costa, porta dritti fino al terminal del traghetto per Gozo, a Cirkewwa.

Selmun-Palace-Malta

Selmun Palace – Malta

Il viaggio fino all’isoletta è brevissimo, circa 15/20 minuti, e assolutamente sopportabile anche per chi, come me, soffre di mal di mare!

E una volta raggiunta Gozo, ci si rende subito conto di quanto l’arcipelago maltese abbia da offrire: la bellezza di questo luogo ripaga senza dubbio ogni sforzo fatto per raggiungerlo!

 

 

Gozo - Malta

Gozo – Malta

Ghadira Bay - Malta

Ghadira Bay – Malta

 

 

 

 

Vi presento…Perth

Perth, una delle città più isolate al mondo. Città che mi ha accolta e trattenuta da Giugno 2013.

Ve la presento in breve. Non mi soffermo nè sulla storia nè sul clima, wikipedia vi può aiutare meglio di me in quel tipo di ricerca.

Città a misura di famiglie e bambini, immersa nel verde, con spiagge bellissime e natura incontaminata a pochi km dal centro abitato. Città con case che spuntano dal bush, canguri liberi di scorazzare a pochi chilometri dalle case se non addirittura nei giardini, città di bushfires (purtroppo).

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Apertura di Elizabeth Quay

Posto ideale a chi piace la natura, il mare, la vita all’aria aperta ed eventi culturali, non per chi cerca vita notturna e casino. Posto ideale in cui investire nel mattone visto la rivalutazione della città che è in corso e il crollo dei prezzi delle case!

Perth è suddivisa in suburbs, centri abitati facente parte della città stessa, diversi suburbs aggregati formano la city che ha sua volta ha un organo di governo chiamato Council; i suburbs possono essere a Nord del fiume o Sud del fiume. Perth è, infatti, attraversata da un fiume, lo Swan River, utilizzato come “unità di separazione della città”. Spesso infatti una delle prime domande che ci si pone tra persone appena conosciute è “Vivi a Nord o a Sud (del fiume)?”. Mi è stato detto che vivere a Nord (del fiume) è considerato da persone ricche tifosi dei West Coast Eagles (squadra di Perth di football australiano) e del cricket, mentre a Sud ci finiscono i poveri, tifosi dei Dockers (l’altra squadra di football australiano di Perth che, guarda caso, significa “scaricatori di porto”). A Sud si trovano anche le persone più easy going e laid back, alla mano diremmo in italiano.  Sarà un caso che Marito ed io (ed i cagnoni) abitiamo a Sud del fiume? 🙂 Tutti i nostri amici, però, abitano a Nord del fiume.

A parer mio non ci sono suburbs migliori o peggiori, alcuni hanno reputazioni migliori altri hanno brutte reputazioni; da quasi 2 anni viviamo in un suburb molto vicino a uno dei più malfamati, mai avuto problemi di alcun genere. Il marito parcheggia il suo trailer pieno di attrezzi da lavoro ogni sera e la mattina lo ritrova sempre, pieno; la mia ruota di scorta è semplicemente messa nel cassone del mio ute, chiunque potrebbe prenderla, ma è ancora lì.

Parere spassionato: cercate una casa/stanza vicino ad una stazione dei treni, vi renderà la vita molto più comoda.

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Ellis Brook Valley – Gosnells (10 minuti da casa)

A seconda di cosa si voglia, dello stile di vita e della disponibilità economica si può trovare il suburb adatto. Noi abitiamo verso la collina, a 40 minuti dal mare e 30 minuti dal “centro” città e ci va bene così. Non siamo party animals, non amiamo la sabbia, ma amiamo la natura. Ma è normale che mi senta rivolgere la domanda: “Ma abitate lontano!”. Lontano da cosa? Cosa o chi stabilisce la lontananza? Siamo vicini alla natura, al mio posto di lavoro, supermercati, negozi e stazione del treno. Questo ci basta.

Ad attraversare Perth da Nord a Sud ci si impiega circa 2 ore, mentre da Ovest a Est circa 1 ora. Perth è decisamente estesa! Impiegare 1 oretta di macchina per andare a trovare i nostri amici è routine, suburbs a 40 minuti di distanza da casa nostra sono considerati come “vicini”. Per questo mi reputo estremamente fortunata a lavorare a 15 minuti in macchina da casa!

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Point Peron – Rockingham

Perth ha un efficace ed efficente servizio di trasporto pubblico anche se, a parer mio, non perfettamente organizzato: 5 linee di treno (comparabile alla nostra metropolitana), ma solo 2 stazioni in cui le linee si incrociano. Sui bus sarebbe utile se comunicassero le fermate, soprattutto considerato che ci sono fermate ogni 300m.  Comunque in 3 anni a Perth solo una volta mi è capitato che il treno fosse in ritardo e i Transit Officer si sono premurati di informare tutti i passeggeri sul binario, uno a uno. Se questa non è efficenza!

Alla prossima mi soffermo su alcuni suburb in particolare.

Se volete sapere di più su Perth non esistate a contattarmi!

 

 

 

 

 

 

 

Hong Kong dalla mia finestra

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Vista da camera mia.

Ho cominciato a scrivere questo pezzo dal mese scorso, ma continuavo ad aspettare una giornata di DSC_3828sole per fare le foto ed ho continuato a rimandare perche` sembra incredibile, ma quest’inverno quasi non si vede il sole! Qui ad Hong Kong l’inverno e` di solito la stagione migliore, asciutta e soleggiata, ma quest’anno, come a quanto mi dicono dall’Italia, e` stato un inverno diverso. Il sol e e` un regalo raro e la pioggia la fa da padrona. In piu` abbiamo dovuto accendere i deumidificatori per tutta la giornata perche` abbiamo avuto un’umidita` altissima (alcuni giorni abbiamo raggiunto il 98%) come di solito accade alla fine della primavera/inizi dell’estate.

Comunque, come vedete dalle foto, sembra che il tempo non voglia rovinare il capodanno cinese ed ha finalmente tirato fuori un inverno come si deve, col sole e l’aria frizzante!

Hong Kong e` molto verde e ci sono tantissimi parchi dove poter camminare nel verde piu` assoluto sia sull’isola che sulla terra ferma. Io pero` ho scelto di abitare nella giungla di cemento dove di verde e di alberi ce ne sono proprio pochi. Infatti abito al ventiquattresimo piano di un palazzo in centro o meglio sono al confine tra il quartiere chiamato Central (centro) e quello chiamato Mid Levels (livello medio). Nella parte Nord dell’isola di Hong Kong , dove si e` sviluppata la parte principale e piu vecchia

DSC_3835della citta`,c’e` una collina che sovrasta il mare. La parte piu` alta si chiama il Peak (la cima) e la parteDSC_3833 della citta` a meta` tra il centro, che e` per la maggior parte a livello del mare, e la parte piu` alta si chiama per l’appunto Mid Levels. A Mid Levels ci sono tantissimi grattacieli che spuntano stile funghi. Per darvi un’idea, in tre anni, da quando abitiamo nel nostro appartamento, la nostra vista e` stata rovinata dagli ultimi due grattacieli spuntati a rovinarcela. Prima potevamo vedere il mare ed anche Kowloon (la parte della citta` sulla terra ferma direttamente di fronte all’isola di Hong Kong) ed ora vediamo solo i nuovi palazzi e spicchietti di mare tra un palazzo e l’altro. La vista migliore l’abbiamo dalla nostra camera da letto… come potete vedere dalle foto.

Per me ci sono quasi due Hong Kong, quella di giorno illuminata dalla luce del sole e quella di notte illuminata da milioni di luci colorate. Il punto e` che io penso a colori. Vi chiederete cosa voglia dire. Beh, per farvi un’esempio pratico vi racconto di cosa e` successo la prima volta che mio marito, a quel tempo solo moroso, ha messo piede in Italia. Eravamo all’aeroporto di Linate e mia madre doveva venire a prenderci, lui, ingenuo, mi chiede:“ Che macchina ha tua madre?”. Mio marito e` un’ingegnere meccanico e adora le macchine. Non credo mi abbia mai guardata con l’adorazione/ ammirazione totale con la quale guarda una Ferrari! Eppure mi ha sposata nonostante la mia risposta … “Verde!”Ed e` per questo che per quanto la citta mi piaccia anche di giorno, di notte, quando si illumina e si colora tutta per me diventa magica! Di notte i colori si rincorrono e cambiano per segnare il passare del tempo, attirare lo sguardo o solo per avvolgerti in un’atmosfera unica.

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A Chester, UK, dove la cena si chiama “tea”

Ci ha scritto Katia dal Regno Unito per poter condividere con voi la sua storia: buona lettura!


chester-uk-cena-chiama-teaSalve a tutte!

Sono Katia, ho 35 anni (quasi 36), fiorentina DOC e da più di un anno vivo in Inghilterra.
Invece che optare per la popolarissima Londra, ho deciso di rifugiarmi “up North”, a Chester.
Era da una vita che volevo trasferirmi in UK! Mi sono innamorata di questo paese nel lontano 2004, quando ho noleggiato una macchina a Gatwick e guidato da Brighton a Fort William in Scozia. Qui tutto funziona, è tutto pulito e organizzato, la gente sorride e ti aiuta (alla faccia di chi dice che i britannici sono snob) e la vita scorre molto più tranquilla. Le famiglie dei B&B sono sempre gentili e molto “friendly”, in sostanza ho passato una vacanza indimenticabile.
Sembrava dovessi ripartire e stabilirmi in UK il giorno dopo, e invece ci ho messo 10 anni! Vuoi per il fidanzato, il lavoro o la famiglia, non ho mai trovato il coraggio di partire fino al 2014. Come sapete, non è così semplice mollare tutto e partire, soprattutto se decidi di fare questo passo da sola.
Mi dispiaceva lasciare mia mamma e mia sorella, hanno sempre contato molto su di me, il fidanzato non voleva saperne di seguirmi, e poi ho trovato un buon lavoro. Come facevo a lasciare tutto?
Tornavo a Londra ogni volta che avevo la possibilità, è così affascinante, così piena di vita!
Sempre avanti, ma attenta a non perdere le proprie tradizioni.
Finalmente nel 2013 ho fatto la “prova generale” a Toronto, un’avventura durata 7 mesi. Esperienza meravigliosa, che mi ha fatto capire che l’Italia non è per me. Infatti, ho resistito poco più di 6 mesi a Firenze, poi me ne sono andata di nuovo.
Finalmente in UK, finalmente a Londra! Peccato che, se da turista è magnifica, ahimè, l’ho trovata troppo complicata per viverci. Mi sono scontrata con una realtà decisamente diversa dall’idea che mi ero fatta.
Non volevo tornare a casa alla prima avversità. Allora ho deciso di fare un corso di inglese, qualcosa mirato nella ricerca del lavoro. Ho trovato quello che cercavo a Chester, alla scuola “English in Chester”. Da allora è già passato un anno! Sembra ieri che vivevo in famiglia in un bellissimo cottage!
Chester mi è piaciuta subito, piccola e graziosa, vivace con i suoi tanti negozi, ristoranti, caffè e vita notturna.
Città universitaria, e piena di giovani.
Di origini romane, ha le mura intorno alla città (percorribili a piedi), un anfiteatro, una cattedrale gotica e un castello.
Mi sono sentita subito a casa. Forse perché a volte mi ricorda Firenze: piena di turisti e senza parcheggio!
Ho trovato una stanza dove vivere, una doppia ENORME (per lo stesso prezzo, a Londra ti danno una

Katia con la sua amica Simona

Katia con la sua amica Simona

stanza grande come una scatola da scarpe e, giusto per la cronaca a Liverpool ci prendi un monolocale).
Ho trovato un lavoro come cameriera, con contratto e il minimo salariale (non a nero e sottopagata come a Londra).
Mentre Londra è grande e cosmopolita, Chester è piccola e British. Qui la gente è amichevole e pronta ad aiutarti, cenano alle 18.00 e la domenica è d’obbligo l’arrosto (chiamato appunto “Sunday Roast”). Hanno un accento non troppo marcato (non come a Liverpool! L’accento peggiore di tutta Inghilterra!), chiamano il pranzo “dinner” e la cena “tea”, il dessert è “pudding” e rimediano a tutto con una “cup of tea”. La gente ti chiama “love” (pronunciato LUV) o “sweetheart”, ti salutano con un “you’re right!” (che ancora fatico a digerire… peggio del “what’s up” canadese) e ti sorridono per strada.
E non è tanto lontana da Liverpool e Manchester, due grandi città. Il costo della vita è decisamente meno caro, tant’è che anche con lo stipendio minimo, sono riuscita a comprarmi la macchina!
Mi serve soprattutto per andare a lavoro (il ristorante è nel bel mezzo del Cheshire), ma è anche sinonimo di libertà.

Il 2016 è iniziato con una bella rivoluzione: ho trovato un nuovo lavoro, a Liverpool. Niente più uniforme e grembiule, ma completi e tacchi: finalmente torno a lavorare in un ufficio! In mezzo ai numeri again! Per una ragioniera, abituata a lavorare in ufficio, è stata dura ritrovarsi fra tavoli e comande (con tutto rispetto, ma proprio non fa per me. Vi dirò di più, adesso le stimo davvero! W LE CAMERIERE! Non sembra, ma ci vuole tanta pazienza, sia coi clienti che con la cucina).
E’ una cosa successa qualche giorno fa, ancora non so cosa mi aspetterà! Per adesso resto a Chester e faccio la spola, ma sicuramente in un futuro alquanto prossimo, traslocherò nella città dei Beatles.

Vi lascio con una frase che adoro: “La donna che può inventare il proprio lavoro è la donna che otterrà fama e fortuna” Amelia Earhart.
Grazie a tutte voi della redazione per l’opportunità.
Un abbraccio…

Gorée, l’isola degli schiavi

L’isola di Gorée si trova a 3 chilometri da Dakar, mezz’ora circa di traversata in mare, un vero paradiso terrestre ora, un vero inferno in passato: da qui, infatti, ai tempi della tratta degli schiavi, partivano donne, uomini e, spesso, bambini provenienti un po’ da tutta l’Africa nera, destinati a non rivedere mai più le loro terre d’origine e le loro famiglie. Fu diabolicamente scelta per questo ingrato compito perché era, ed è, uno dei punti africani più vicini alle coste americane e, perché, in quanto isola, rendeva un’eventuale fuga praticamente impossibile.
Sono stata a Gorée la prima volta nel 2009, l’anno in cui ho conosciuto e sposato mio marito, avevo letto qualcosa sulla sua storia e, trovandomi a 30 minuti da lì, mi sembrava interessante andarci per capire meglio che cosa fosse accaduto durante 300 anni di dolore, morte e disperazione.
Confesso di non aver avuto il migliore degli spiriti, quel giorno, anche perché mio marito mi disse che non ci era mai stato: non amava l’idea di visitare un luogo così tristemente noto, soprattutto ai suoi antenati. Insomma con un misto di curiosità e amarezza ci siamo imbarcati mio marito, mia figlia che all’epoca aveva poco più di 5 anni, i miei genitori ed io.
La traversata per raggiungerla mi dava quasi l’impressione di fare un viaggio a ritroso nel tempo e mi lasciava solo immaginare la disperazione di chi questo stesso viaggio lo aveva dovuto affrontare in catene dopo essere stato strappato con l’inganno ai propri cari e alle proprie origini a seguito di false promesse.
goree isolaAppena percepita l’isola all’orizzonte ho subito notato la presenza di cannoni che, posti in modo strategico, servivano, inutile dirlo purtroppo, a fermare per sempre chiunque tentasse di fuggire disperatamente al proprio destino, e ho subito notato anche che lo sguardo di mio marito cominciava ad abbassarsi. Era l’inizio di una giornata di teste basse, occhi lucidi e nodi in gola!
Arrivati nella piazzetta che accoglie chi sbarca, troviamo molti uomini abitanti dell’isola che, alla vista di bianchi, si precipitano verso di noi offrendosi, sotto dovuto compenso, di essere la nostra guida per la giornata e io accetto subito che uno di loro ci accompagni, senza nemmeno chiedere il costo del servizio, convinta, così, di poter rimediare, almeno in parte, al danno fatto in quello stesso luogo da bianchi come me per 3 lunghi secoli …come se bastasse così poco!
Finalmente partiamo alla scoperta di Gorée anche detta “Bir” che in wolof significa ventre muliebre, e lagoree sensazione di essere tornati indietro nel tempo si ripresenta: la maggior delle costruzioni sono ancora in stile coloniale color pastello e circondate di bougainvillee , gli edifici sono in pietra lavica e le stradine che “serpeggiano” in tutta l’isola sono di sabbia. Il silenzio è interrotto solo dalle voci dei bambini che giocano all’aperto e dal canto della moschea, la gente cammina lenta e si saluta sempre stringendosi la mano per poi batterla sul cuore.
La guida ci accompagna nei posti più significativi dell’isola: il “Museo della Donna“, che contiene antichi strumenti di lavoro femminili, il Laboratorio biologico del mare, che raccoglie 750 specie di pesci e 700 esemplari di molluschi e il Collegio “Mariama Ba”, dove studiano le ragazze ritenute le più dotate di tutto il Senegal, selezionate direttamente dal Ministero dell’Istruzione all’interno delle scuole elementari di tutto il Paese.
E poi ancora la chiesa di San Borromeo e una Moschea costruita nell’Ottocento che ci riconferma come qui la religione Cristiana e quella Musulmana convivano serenamente da molto tempo, da sempre direi. Ci racconta che ora Gorée è nota per i suoi artisti, musicisti, pittori e scultori che hanno deciso di vivere lì e di lasciarsi ispirare da questo luogo ricco di storia e di cultura. In tutto questo peregrinare io quasi dimentico fino a che davanti agli occhi mi compare la scritta “Maison des Esclaves“.
La testa si abbassa di nuovo gli occhi si gonfiano e in silenzio seguiamo la guida all’interno di questa grande casa rosa.
Subito dopo il corridoio d’ingresso ci troviamo di fronte a 2 grandi scalinate semicircolari che dividono il piano terra dal primo piano e in mezzo a questo due scalinate proprio dritto davanti a me una piccola porta che da direttamente sull’oceano.
La spiegazione della guida comincia così: “Abbiamo perdonato ma non dimenticato
Il piano di sotto era destinato agli schiavi e quello di sopra ai negrieri e ai compratori, chi veniva portato in questa casa maledetta era già stato marchiato a fuoco e aveva già perso la propria identità costretto a prendere un nome scelto dal “proprietario” del quale prendeva anche il cognome diventando, così, a tutti gli effetti “merce” umana di scambio venduta o barattata con oggetti di scarsissimo valore.
C’è la cella degli uomini, quella delle donne, delle giovani ragazze e dei bambini. Sono piccole, buie senza finestre, qui venivano ammassati in condizioni igieniche indescrivibili, denutriti e a volte anche denudati, aspettavano solo di essere imbarcati.
goree celle dei recalcitrantiPoi, in un angolo del sotto scala un cunicolo stretto e basso dove era persino impossibile stare in piedi e dove l’aria era irrespirabile, spettava ai recalcitranti, coloro che si ribellavano in qualche modo a questo infame destino e che spesso finivano di stenti per poi essere gettati direttamente in mare.
Sempre al piano di sotto la stanza della bilancia dove venivano testate le doti fisiche degli uomini dagli “affrancati”: ex schiavi che per sopravvivenza accettavano di lavorare per i negrieri. Questi avevano il compito di selezionare i maschi palpeggiandone la muscolatura e pesandoli: dovevano essere almeno di 60 kg per poter sopportare il viaggio ed essere pronti a lavorare nelle piantagioni di caffè, cotone e canna da zucchero una volta arrivati sulle coste Americane o dei Caraibi ma, ancor prima, per non ammalarsi viste le condizioni in cui erano detenuti. Chi si ammalava, per evitare contagi, veniva buttato in mare spesso ancora in vita. La stessa sorte toccava a chi si fosse ammalato durante il viaggio verso l’America.
Alle donne e alle ragazze spettava una selezione diversa: goree internoerano i compratori a testarle la notte, scegliendone ogni volta una diversa. In caso di gravidanza, venivano liberate dalla schiavitù, si fa per dire, per restare a fianco dell’uomo che le aveva “testate”. Per questa ragione, tutte le donne pregavano di poter essere scelte durante una delle notti che precedevano il viaggio infernale.
Saliamo poi al piano di sopra che ora, smantellati gli alloggi dei trafficanti di uomini, è occupato da un museo su questa triste pagina di storia: ci sono alcuni degli strumenti di tortura usati all’epoca, disegni e scritti che spiegano come fossero disumanamente tenuti prigionieri e le condizioni terribili in cui viaggiavano per raggiungere le coste americane.
Usciamo sulla terrazza che si affaccia direttamente sull’oceano e mia figlia mi dice, con l’ingenuitàgoree strumenti dei sui anni, che è contenta che siamo venuti a visitare questo posto ora che tutto è finito sennò lei e mio marito avrebbero corso il rischio di essere rinchiusi lì dentro e forse lei avrebbe pianto all’idea di doversi separare da me e io, sull’onda di questo attimo di leggerezza, penso anche che, ora, non sarebbe male poter vivere un casa così: è in una splendida posizione su di una bellissima isola e non sembra quasi possibile che in realtà, per troppi e per troppo tempo, è stato l’inferno in un angolo di paradiso.
La guida ci invita a scendere e, una volta raggiunto di nuovo il piano terra, mi precipito, con la mia famiglia verso l’uscita con la stessa frenesia che si ha quando ti rendi conto che, finalmente, il film horror che stai vedendo è finito e spegni svelta la tv dicendo, per tranquillizzarti, che è solo un film e che non è vero niente, anche se qui non è proprio così!
Il nostro accompagnatore ci dice, però, che dobbiamo ancora vedere l’ultimo punto della casa in cui gli schiavi sostavano poco prima di partire per sempre e ci accompagna a quella piccola porta che si vede in goree mezzo alle 2 scalinate appena entri nella casa: la porta del NON ritorno! 
Rialzare la testa e guardare di nuovo negli occhi mio marito non è stato semplice!
L’Onu ha definito la tratta degli schiavi “un crimine contro l’umanità”, e nel 1978 ha dichiarato l’Isola di Gorée patrimonio dell’umanità. Molte le personalità Politiche e Religiose di tutto il mondo che hanno visitato le mura di questa casa maledetta, l’ultimo in ordine di tempo il Presidente Obama e Bill Clinton prima di lui.  Papa Woytjla la visitò nel febbraio del 1992 chiedendo scusa all’Africa, ai suoi figli e alle sue figlie da parte della Chiesa che non era del tutto estranea ai fatti, anzi! La guida che lo accompagnava gli rispose di nuovo: “Abbiamo perdonato ma, non abbiamo dimenticato!”
Una nota folcloristica per alleggerire un po’ un tema così drammatico: pare che nella cultura popolare locale si sia diffusa la leggenda secondo la quale gli uomini bianchi, i toubab, vengano misteriosamente percepiti dall’isola e giudicati dalla stessa per il loro animo. I non graditi difficilmente possono passarci notti tranquille, anzi, spesso sono costretti da circostanze inspiegabili ad abbandonare l’isola notte tempo. Per chi, invece, viene accettato dall’Isola, Gorée diventa un luogo magico come lo è per i Senegalesi. Il 19 febbraio io e Ibra, mio marito, festeggeremo il nostro anniversario di matrimonio e stiamo pensando di trascorrere un week-end a Gorée per questa occasione…vi farò sapere!!
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#Qui Londra – Liverpool Street Station

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L’ingresso su Bishopsgate visto dall’interno

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L’ingresso da Liverpool Street

Seconda puntata della serie alla scoperta di Londra. Oggi vi parlo di Liverpool Street Station. Per chi e’ stato in visita a Londra, il nome vi sara’ senz’altro familiare. Infatti, per chi atterra a Stansted e raggiunge Londra con lo Stansted Express o il bus Terranova, Liverpool Street e’ la stazione di arrivo – o partenza.  La stazione, nel cuore della City, e’ il punto nevralgico per chi ci lavora. Infatti, a Liverpool Street:

  • transitano varie linee della metropolitana: Hammersmith e City line, Circle line e Central line;
  • la London Overground collega il nord di Londra – Enfield, Chingford e Cheshunt – “povero” di metropolitana, alla City;
  • Abellio Greater Anglia (treno) collega Stratford, e quindi l’est di Londra;
  • Abellio Greater Anglia collega inoltre Norwich, Ipswich, Braintree, Southend e Clacton-on-Sea (east England).

Per darvi un’idea, nell’ora di punta (rush hour) mattutina (tra le 8 e le 9.30) transitano dalla stazione circa 75.000 persone, me compresa! Io usufruisco della London Overground, un treno locale che in 20 minuti mi porta da Seven Sisters a Liverpool Street, e viceversa.londra-liverpool-street-station

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Alcuni dei negozi

Nella stazione c’e’ sempre un gran via vai di persone, a quasi ogni ora del giorno ma soprattutto tra le 8 e 9.30 del mattino e 5-7 della sera. All’interno della stazione ci sono negozi di alimentari, soprattutto di cibo di asporto: qualcosa di caldo per il viaggio, e per tutti i gusti. C’e’ Starbucks, un Costa coffee, un pub ristorante, negozi di abbigliamento, Boots (farmacia), telefonini….e molto di piu’.

La stazione fu originariamente costruita nel 1865 per collegare Londra e Norwich, e venne espansa nel 1875.

Il 13 giugno 1917, durante il primo bombardamento della guerra sulla capitale inglese, la stazione venne colpita: morirono e furono ferite centinaia di persone. Dopo la Guerra, 1000 dipendenti della ferrovia che persero la vita nel conflitto vennero commemorati con una targa, svelata il 22 giugno 1922 da Sir Henry Wilson, allora uno dei piu’ alti ufficiali dell’esercito inglese. Anche lui e’ ricordato con una targa nella stazione, in quanto fu assassinato dall’IRA lo stesso giorno sulla via del rientro a casa.

A Liverpool Street arrivarono migliaia di bambini ebrei subito prima della seconda Guerra mondiale, parte della missione di salvataggio chiamata “Kindertransport”. A memoria di cio’, dal 2006 (in sostituzione di una precedente opera), all’ingresso di Liverpool Street si trova una statua in bronzo che rappresenta un gruppo di bambini ed un binario, con una targa commemorativa.

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In tempi storici piu’ recenti la stazione, precisamente la metropolitana, subi’ un attentato da parte dell’IRA il 24 aprile 1993, nel quale mori’ una persona e 44 furono ferite. A seguito di questo attentato, fu creato un anello di ferro (a ring of steel) intorno alla City: e’ il nome dato al sistema di sicurezza e sorveglianza tramite CCTV creato a protezione della City. Nonostante cio’, durante gli attentanti del 7 luglio 2005, 7 persone morirono a bordo di un treno della metropolitana appena partito da Liverpool Street station.

Io quel giorno lo ricordo molto bene: una giornata di sole, mia mamma era in visita, io avevo un appuntamento dal dottore, presi un taxi per andare al lavoro. Il taxi mi lascio’ a Shoreditch, “oltre non si puo’ andare – mi disse il tassista – sembra ci sia un guasto alla metropolitana, e’ tutto bloccato”. Scesi, e mi avviai a piedi, brontolando per i soliti disservizi. Passai davanti alla stazione, ricordo un po’ di confusione, ed il fatto che il telefonino non prendeva. Anche qui gli accidenti, pensando fosse solo il mio; seppi dopo che tutta le linee dei cellulari erano cadute. Solo una volta in ufficio, pian piano, emerse la verita’, una cosi’ agghiacciante ed angosciante da lasciare tutti noi sgomenti. Quel giorno ci lasciarono andare a casa di primo pomeriggio, un viaggio quasi tutto a piedi fino a trovare un autobus, uno dei pochi. La gratitudine di poter rivedere la mia famiglia.

Torniamo alla stazione: ci sono tre ingressi, da Bishopsgate, Liverpool Street e Broadgate.

Intorno alla stazione, su Bishopsgate e poi a Moorgate, uscendo dalla parte di Broadgate, ci sono diverse fermate di autobus che collegano varie parti della citta’, con il 242 ad esempio che arriva fino a Tottenham court road o il 15 a collegare la parte est della citta’.

In Bishopsgate, appena fuori dalla stazione, c’e’ un piccolo gabbiotto che vende giornali e riviste: non so con esattezza da quanto tempo e’ li’ ma sicuramente tantissimi anni! Ci sono poi i distributor di giornali gratuity e di Evening Standard la sera, il giornale – ora gratuito – di Londra.

Di fronte all’uscita c’e’ una stazione della polizia – non tanto evidente ma c’e’. Poliziotti a piedi pattugliano regolarmente la stazione, e stazionano all’ingresso della City.

A circa 200 metri sulla sinistra della stazione, uscendo su Bishopsgate (spalle alla stazione dunque), c’e’ il “Bishopsgate Institute”, una piccolo culla culturale. E’ infatti un centro che offre svariati corsi per adulti; io ne frequentero’ uno di scrittura creativa prossimamente – preparatevi!

E poco dietro l’istituto si trova Spitafields market, un vero e proprio mercato al coperto che esiste da 350 anni: alla prossima puntata!


ENGLISH TEXT

London calling – Liverpool Street Station

Discovering London, part two. Today I am going to talk about Liverpool Street Station.

This should be a familiar name if you already have visited London. Indeed, if you land at Stansted and travel to London by Stansted Express or the Terranova bus, Liverpool Street is your end destination – or where you leave from.

The station is located in the heart of the City, and it is crucial for the City workers. Indeed, in Liverpool Street we have:

  • The underground: the Hammersmith and City Line, the Circle Line and the Central Line;
  • The London Overground, which connects an underground-poor North London – Enfield, Chingford and Cheshunt -,to the City;
  • Abellio Greater Anglia (train service) connecting Stratford and East London;
  • Abellio Greater Anglia also connecting Norwich, Ipswich, Baintree, Southend and Clacton-on-Sea (eastern England).

Just to give you an idea, during the morning rush hour (between 8 and 9.30) there are 75,000 people going through the station, including me! I use the London Underground, a local train, for a 20-minute journey from Seven Sisters to Liverpool Street, and vice versa.

The station is always busy throughout the day and above all between 8-.30am and 5-7pm. Inside the station there are food shops, especially take-aways: a varied offer of something hot for your journey. There is Starbucks, Costa, a pub serving food, clothes shops, Boots (pharmacy), mobile shops….and much more.

The station was built in 1865 to link London and Norwich, and was enlarged in 1875.

On 3rd June 1917, during the first bombing in London, the station was hit: hundreds of people either died or were injured. After the war, 1,000 train employees that died during it were remembered with a plate that was uncovered on 22nd June 1922 by Sir Henry Wilson, who was then one of the highest-ranking officers of the British Army. There is a plate to remember him too in the station, as he was murdered by the IRA on the same day on his way back home.

Thousands of Jewish children arrived in Liverpool Street just before the Second World War during the “Kindertransport” rescue mission. In its memory, a bronze statue sits by the Liverpool Street entrance since 2006, a replacement of a previous one. It shows a group of children and a track, and there is a plate.

More recently, on 24th April 1993, the station or rather the tube suffered an IRA attack that resulted in one person dying and 44 being injured. Following this attack, a ring of steel – the name of the security and CCTV surveillance system – was then created around the City for protection. Notwithstanding this, 7 people died aboard an underground train that had just left Liverpool Street during the 7Th July 2005 bombings.

I remember that day very well: it was a sunny day, my mum was visiting, I had a GP appointment, and I was in cab on my way to work. The cab driver left me in Shoreditch: “we can’t go any further – said the cab driver – there seems to be a breakdown on the tube, we can’t go any further”. I got off and started walking, complaining about the usual disservice. I passed the station, I remember the confusion, and that I could not make any calls with my mobile. I was not happy, I thought it was only mine playing up; I found out later that there was no reception. Once in the office, the truth slowly came out, one so dreadful and distressing that we were all dismayed. That day we were allowed to leave early, a trip almost on foot until I found a bus, one of the few running. I was so grateful I could see my family again, when many could not.

Back to the station: there are three entries, Bishopsgate, Liverpool Street and Broadgate.

Around the station, Bishopsgate and Moorgate side, from Broadgate, a number of buses stop, and they linked various parts of the city: the 242 gets as far as Tottenham Court Road, or 15 links the eastern side of the city.

In Bishopsgate, not far from the station, there is a booth that sells newspapers and magazines: I do not know how long it has been there for; it has been a long while! There are then people handing out the free newspapers/magazines and the Evening Standard, in the evening, which is the now free London paper.

Opposite the station there is a police station – it is not very obvious but it is there. Policemen on foot regularly patrol the station, and they are stationed at the entrance to the City.

Approx 100 yards from the station, on the left with your back on the station Bishopsgate side; there is the “Bishopsgate institute”, a small cultural centre. Here a number of courses for adults are held; I am going to attend a seminar there on creative writing – you are warned!

Behind the institute there is Spitafields Market, a real indoor market that has been there for 350 years: this will be my next topic!

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A casa di Mr. Darcy

Il mio immaginario letterario è sempre stato molto suscettibile ai classici della letteratura inglese, non so se sia più per l’ambientazione (che mi ha sempre affascinato), o per le belle rappresentazioni dei personaggi, in particolare quelli femminili.

Se vogliamo fare degli esempi celebri, ci sono le sorelle Brontë: Emily con “Wuthering Heights”/”Cime Tempestose” (…Kate Bush ci ha scritto pure una celebre canzone: ”Heathcliff…It’s me your Cathy, I’ve come home now!”), e Charlotte con Jane Eyre (…e qui ci si immagina la versione cinematografica classica con Joan Fontaine e il vecchio Orson Welles zoppo, o meglio ancora quella molto recente con Fassbender coi basettoni nei panni di Mr. Rochester); Thomas Hardy con “Tess dei d’Ubervilles” e Bathsheba Everdene in “Via Dalla Pazza Folla”. E ovviamente l’Inghilterra ci ha dato Jane Austen, a mio parere Maestra della commedia e dell’osservazione sociale fatta romanzo e delle donne protagoniste: una delle mie scrittrici preferite in assoluto.

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Il Parco di Chatsworth

Ho sempre amato molto “Orgoglio e Pregiudizio”. Ha una trama molto semplice (boy meets girl, girl doesn’t like boy, boy is nice, big misunderstanding, girl now likes boy, happy ever after), ma una grande complessità e sottigliezza nella caratterizzazione, ed una fine ironia. Potrei rileggerlo centinaia di volte (e piano piano arriverò a quel numero!) e scoprirci sempre qualcosa di nuovo. Essendo affascinata anche dalle rivisitazioni, mi interessa molto vedere come questa storia scritta da una donna vissuta secoli fa sia divenuta una delle narrative universali più re-interpretate e riproposte (seconda, forse, solo a quelle di Shakespeare)…Ce n’è anche una versione con gli zombie che tra poco uscirà anche come film!

Da quando mi sono trasferita in Inghilterra, per interessante coincidenza mi trovo in una zona piena di riferimenti letterari: Haworth, il villaggio delle sorelle Brontë tra le brughiere dello Yorkshire, e Whitby, uno dei luoghi della storia di “Dracula”, non sono molto lontano. Queste storie si sono rifatte vive nella mia memoria: vedere panorami, edifici e colori che conoscevo solo attraverso descrizioni verbali e qualche film mi ha incoraggiato a rivisitare tanti libri che non leggevo da molti anni, e a capirli tramite una prospettiva un po’ diversa e sicuramente più consapevole.

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“Cosa sono gli uomini paragonati alle rocce o alle montagne?”

 Tornando a “Orgoglio e Pregiudizio”, avete presente il film con Keira Knightley dove lei nei panni di Elizabeth Bennet ammira il panorama del Derbyshire in cima a un cumulo di rocce (“Cosa sono gli uomini paragonati alle rocce o alle montagne?”)? Beh quel posto (appunto del Derbyshire – per essere precisi nel parco nazionale del Peak District) è a 10 minuti di macchina da casa mia, ed è una meta abbastanza popolare per i “pellegrinaggi” letterari che molti turisti fanno da queste parti. L’altro luogo di pellegrinaggio dei “Janeites” è Chatsworth House, la residenza storica del Duca di Devonshire, che si trova a pochi chilometri da Sheffield. Anche se è nominata nel romanzo con il suo vero nome, viene spesso considerata come l’ispirazione per Pemberley, la residenza di Mr Darcy, in “Orgoglio e Pregiudizio”. È facile capire perché: la sua collocazione in Derbyshire, l’aspetto maestoso della casa, e la geografia dei terreni e giardini circostanti sembrano rispettare tutte le caratteristiche di Pemberley descritte dalla Austen.

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Chatsworth House

Chatsworth ha di per sé una storia lunga e illustre, ed è un posto meraviglioso da visitare. Cerco di andarci almeno due o tre volte l’anno ad ammirare il giardino e le stupende opere d’arte all’interno. Il fatto che sia veramente divenuta la casa di Mr. Darcy, Pemberley, in film come la versione di “Orgoglio e Pregiudizio” del 2005 e l’adattamento del romanzo di P.D. James “Morte a Pemberley”, significa che è molto facile incontrarci persone arrivate da ogni angolo del mondo che passeggiano leggendo il libro a voce alta, o ascoltandolo in cuffia.

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Painted Hall, Chatsworth

D’estate è abbastanza frequente vedere interi gruppi di giovani donne vestite con cuffiette e lunghi vestiti in stile “Regency” godersi il sole nel parco. Certe volte hanno pure gli ombrellini. Chatsworth adesso organizza anche un ballo annuale in costume in tema “Orgoglio e Pregiudizio” che credo vada tutto esaurito non appena i biglietti vengono messi in vendita.

Non sarà la motivazione principale per trasferirsi da queste parti, ma la disponibilità di “svago letterario” secondo me è sicuramente un vantaggio!