prima volta

La prima volta non si scorda mai

prima volta

bici vecchia e macchina nuova, settimo trasloco in 2 anni

Questo è il mio terzo Natale al caldo, dall’altra parte del mondo, la mia terza estate. Sembra ieri che sono arrivata con la mia valigia rosa e lo zaino della Seven, che mi aveva regalato mia nonna per il Natale di quando ero in quinta elementare. Adesso ho due valigie, due bici, una macchina e un letto di proprietà, che mi devo portare dietro ad ogni trasloco. Ho 15 kg di ciccia in meno addosso, i capelli più lunghi e più bianchi, qualche zampa di gallina intorno agli occhi, ma mi piace pensare che siano rughe d’espressione dovute al sorridere troppo.

Il primo Natale in Nuova Zelanda è stato sicuramente un periodo importante per il mio viaggio interiore, per la mia crescita personale, l’inizio del mio cambiamento, l’ingresso graduale nella mentalità kiwi.

natale nuova zelanda

l’albero di bottiglie di birra… e i regalini sotto!

Quell’anno ho fatto il mio primo Natale lontano da familiari e amici. Pero’ vivevo in ostello ed eravamo tutti nella stessa situazione, così abbiamo festeggiato insieme, abbiamo anche costruito in cucina un mega albero di natale fatto di bottiglie di birra, immaginate la fatica di scolarcele tutte nel giro di pochi giorni! Oh, dovevamo fare il nostro albero!!

La notte del 24 l’ho passata in un parco, a fare un pic nic, ascoltando musica e giocando a frisbee. Altro che cenone e messa di mezzanotte. Il 25 i ragazzi sono andati in spiaggia a fare un barbeque, io non mi sono unita a loro perché era il mio primo giorno di riposo dopo aver lavorato per due mesi e mezzo senza sosta. Si, alla fine ero stanca!

Il 26 dicembre qua non è Santo Stefano, ma è il Boxing Day. I negozi propongono saldi da capogiro, solo per un giorno e la gente va a fare shopping. Io in quel periodo facevo la commessa, così ho lavorato.

Capodanno. Ho lavorato di nuovo, ma non come commessa, li è stato il mio debutto come pizzaiola. Un’altra prima volta.

Capodanno qua corrisponde un po’ al nostro Ferragosto. E’ la settimana in cui tutti chiudono e vanno in ferie. Le città si svuotano, le spiagge si riempiono e un po’ ovunque ci sono festival e fiere di varia natura, il tutto all’aperto, in mezzo al verde. Il mio capo aveva partecipato al festival più grosso della Nuova Zelanda, a Gisborne, il Rhythm and Vines, un mega evento musicale che dura 3 giorni, in mezzo ai vigneti, con campeggio annesso. Ricordo che tutti erano impazziti per gli artisti che avrebbero suonato, erano nomi importanti, io conoscevo solo  Wiz Khalifa, quello che cantava Black and Yellow, che magari così non vi dice nulla, ma la sapete di sicuro!!

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il mio cartellone per l’autostop

La mia prima trasferta fuori Auckland non è iniziata nel migliore dei modi, perché non avevo capito che saremmo partiti il 28, così mi sono persa il passaggio con i furgoni con lo staff e mi sono dovuta arrangiare da sola per raggiungerli il giorno dopo. Non è stato semplice, perché tutti gli autobus erano già prenotati, gli aerei costavano uno sproposito, ho provato col carpooling (condivide un passaggio e le spese con chi ha già programmato di andare in un certo posto) ma anche li tutte le macchine erano al completo. L’unica alternativa che mi era rimasta era… l’autostop!!  Altra prima volta! Mi sono preparata il mio zainetto, ho preso un cartone e ci ho scritto sopra dove dovevo andare. L’autostop qua è una pratica molto diffusa e relativamente sicura. I backpackers si spostano così sia per risparmiare qualche soldo, che per trovare compagni di viaggio, fare amicizia o avere qualcosa da raccontare, come sto facendo io in questo momento.

Sono riuscita ad arrivare fino a Tauranga col bus, ma poi ho sfoderato il mio cartone e sorprendentemente nel giro di un nanosecondo una macchina si è fermata! Era una famiglia che stava tornando a casa, proprio a Gisborne, quindi arrivare a destinazione è stato assolutamente semplice. La fortuna dei principianti!!

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i cervi della farm

camping girasoli

il campeggio immerso tra i girasole

Arrivata a Gisborne c’e’ stata un’altra prima volta: il campeggio! Ben 5 giorni in tenda, in una farm di cervi, allestita come camping alla bella e buona, per accogliere le migliaia di persone che sarebbero state in città per il festival. Per darvi un’idea dell’entità dell’evento, Gisborne conta 35000 abitanti, per il Rhythm and Vines arrivano 25000 persone ogni anno, da ogni angolo della Nuova Zelanda!

Essere uscita da Auckland per la prima volta, mi ha fatto capire che Auckland non è la Nuova Zelanda. La Nuova Zelanda è tutta intorno. Non puoi venire in Nuova Zelanda e rimanere solo ad Auckland, magari nel CBD, perchè la Nuova Zelanda è un’altra cosa. Sprono sempre i ragazzi ad uscire dal centro, a viaggiare, a cambiare città, a vivere veramente questa Nuova Zelanda.

collineL’esperienza del campeggio mi ha lasciato un segno. Io ero quella che amava il mattone, le città, i palazzi, quella che andava in vacanza nell’albergo minimo 3 stelle col bagno in camera. Ora sono quella che in centro in Queen Street ci va solo se per forza di causa maggiore, vuole vivere nella casetta col giardino e quando va in vacanza dorme in macchina e per lavarsi va a usare i bagni del McDonald.tramonto takapuna

Quel capodanno 2013/14 è stato la fine della Ines italiana, e la nascita della Ines Kiwi. La Ines Kiwi ha riscoperto la natura e ora non può più farne a meno, ha scoperto un modo di vivere più semplice, ha imparato ad adattarsi alle situazioni e a provare esperienze che prima non avrebbe fatto neanche sotto tortura.

sky tower nataleOra manca meno di una settimana a Natale, al mio terzo Natale. Sono qua che penso a cosa farò a Capodanno, che sarà anche la mia settimana di ferie e sarà anche estate. Uno stress infinito, ve lo dico, dato che già solo pensare a cosa si fa a Capodanno è un dilemma, questo è risaputo. Penso che prenderò la macchina e andrò a farmi una settimana on the road, Rotorua e Taupo, a vedere i geyser, le zone termali, il villaggio Maori in cui ti danno da mangiare l’Hangi (cibo cucinato sotto terra!).

prima volta

statua maori

Poi qualche giorno di mare a Coromandel, in particolare voglio tornare a Cathedral Cove, che è veramente uno spettacolo.

Penso che partirò da sola, e non è la prima volta, perché ho scoperto che viaggiare da sola mi piace, posso gestirmi in autonomia il tempo e le tappe.

Poi se mi annoio posso sempre raccogliere qualche autostoppista!

 

elena londra selfie

Qui Londra: a voi mondo!

Cari amici vicini e lontani, buongiorno, buongiorno ovunque voi siate! (parafrasando la famosa frase di Nunzio Filogamo, primo intrattenitore televisivo della TV italiana).

Mi sento molto Sandro Paternostro, famoso corrispondente da Londra in tempi recenti.IMG_2155[1]

Oggi il vostro corrispondente da Londra sono io!

Mi presento: sono Elena, ho 51 anni e vivo a Londra dal 3 Maggio 1998, era il primo bank holiday di Maggio. Ho due figli nati e cresciuti qui: Lisa, 14 anni, e Alex, 8 anni. Ho anche un figlio peloso, il nostro gatto, Stripey. Sono una mamma single e lavoro a tempo pieno nella City per un sindacato dei Lloyd’s of London. Mi sento perfettamente integrata, e considero Londra come casa.

Londra e’ una citta’ conosciuta in tutto il mondo; probabilmente l’avrete visitata oppure l’avete vista in televisione o in foto. In genere pero’ la Londra che viene rappresentata e’ quella del West End, la zona piu’ influente, dove c’e’ Buckingham Palace, il Parlamento e Big Ben, la ruota e cosi’ via. Il mio intento e’ quello di farvi conoscere la Londra che non si vede, o della quale non si parla. Vi portero’ alla scoperta di altre zone, oltre a farvi vedere come si vive.

Facciamo delle premesse geografiche.

Londra si divide in cinque zone geografiche: Central London (centro), West London (ovest), East London (est), North London (nord) e South London (sud). North e South London sono a loro volta suddivise in North West e North East, e South West e South East, mentre West e East possono essere West Central e East Central.

I codici postali danno subito un’idea della zona in cui si trova un indirizzo; la prima parte identifica la zona (generalmente usato), mentre la seconda parte identifica la via e il numero. Per esempio, SW1A 1AA e’ il codice postale di Buckingham Palace. SW significa che si trova a South West. 1 e’ la zona all’interno di SW dove si trova il palazzo (le aree sono sotto divise da 1 a 3). La City, cuore finanziario di Londra, e’ identificata da EC, con le zone da 1 a 4. EC3 per esempio e’ l’area vicino al palazzo dei Lloyd’s of London.

qui-londra-mondo

Leadenhall market da Gracechurch street

Un’altra divisione geografica e’ data dal Tamigi. Si parla di abitare a “north” o “south” of the river, e in genere chi abita al nord del fiume tende a rimanere a nord e viceversa. Io ho sempre abitato a nord.

Un’altra ancora e’ data dalle “zones”, per quanto riguarda i trasporti. Londra si estende dalla zona 1 (centro) alla 6, con prezzi che variano a seconda della distanza. I trasporti pubblici coprono un’area molto vasta, tra autobus (alcuni anche notturni), metropolitana (tube) e treni locali e non.

Oggi vi voglio far conoscere Leadenhall Market (EC3V), un vero e proprio mercato al coperto che si trova all’interno della City, con accesso da Gracechurch Street o Lime Street o altre piccolo stradine conosciute agli addetti ai lavori. La metropolitana piu’ vicina e’ Monument ma si trova anche a breve distanza da Liverpool Street station o Bank, ed e’ a fianco del palazzo dei Lloyd’s of London, il tempio mondiale assicurativo.

E’ uno dei mercati piu’ vecchi di Londra, le cui origini risalgono al 14esimo secolo, ed e’ aperto dalle 10 alle 18 dal lunedi’ al venerdi’. Ci sono negozi/bancarelle di cibo fresco: carne, pesce e formaggio. Ci sono anche un negozio di fiori, un paio di cartolerie, ristoranti, negozi di abbigliamento, oculista, ferramenta un’edicola ed un pub.

Il pavimento e’ fatto di pietrini, camminare con i tacchi richiede una certa abilita’ e sicurezza. I colori sono verde,qui-londra-mondo marrone e crema. L’entrata principale e’ da Gracechurch Street. Il mercato venne restaurato negli anni 90-91, ed e’ classificato come “Grade II listed building”. Questo vuol dire che ha un interesse storico, ed ogni eventuale modifica deve essere approvata ed eseguita senza snaturarne il carattere originale.

Il mercato appare in alcuni film. Il piu’ famoso e’ “Harry Potter e la pietra filosofale”, nel quale rappresenta l’area di Londra tra “The Leaky cauldron” e “Diagon Alley”. https://www.youtube.com/watch?v=rQLfqdLZ49A

Si vede anche nel video del 1991 degli Erasure, “Love to hate you“. https://www.youtube.com/watch?v=ygLy02y7_n8

La maratona dei giochi olimpici del 2012 passo’ anche per il mercato.

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Per chi lavora nella City, e nel mondo Lloyd’s in particolare, il mercato e’ soprattutto un punto di incontro. Il pub”Lamb Tavern”, in particolare, e’ il favorito. Spesso e volentieri parte del mercato e’ “occupata” dai client del pub che, non trovando posto all’interno, consumano birra e vino all’esterno, in un vivace cicaleccio; il lavoro e’ l’argomento principale ma non solo. Ogni occasione e’ buona per andare al pub; le piu’ comuni: festeggiare un compleanno, “dare l’addio” ad un dimissionario, dare il benvenuto ad un nuovo arrivato, celebrare il venerdi’, e via discorrendo.

Durante l’ora di pranzo, c”e chi siede ai tavolini esterni del “M bar” – si’, anche di’inverno – oppure da Pizza Express o Eat o nei ristoranti, o semplicemente acquista il pranzo per poi tornare in ufficio e pranzare alla scrivania, abitudine molto diffusa e che mi appartiene.

Data la vicinanza al palazzo dei Lloyd’s, i frequentatori del mercato sono soprattutto legati al mondo assicurativo, riconoscibili dall’abbigliamento, soprattutto gli uomini: il vestito, inteso come giacca e pantalone, e’ tipicamente gessato, a righe piu’ o meno sottili, oppure monocolore: blu, nero o grigio L’abbigliamento delle donne e’ un po’ piu’ libero: puo’ essere un tailleur (sempre monocolore, in genere nero) o un vestito; nessun colore vistoso ne’ minigonne.

Si avvicina Natale, e anche il mercato e’ decorato a festa e con un bell’albero. E si festeggia: ristoranti e pub sono ancora piu’ gremiti del solito!

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Il Mercato turco e l’ex aeroporto di Tempelhof

mercato-turco-aeroporto-tempelhofHo l’anima in brodo di giuggiole.
Un giorno glorioso e ancora non è finito!
Il venerdì lungo il canale c’è il mercato turco.
E’ turco proprio, solo che si parla in tedesco. Sì, ci sono anche bancarelle molto tedesche, ed altre molto naïf. E poi cibo e bevande di strada.
Ci vado dopo la scuola, e sono abbonata a succo d’arancia appena spremuto (1 pinta 2 euro), e pollanchia (pannocchia) arrostita.
Il solito.
Mi piace entrare nel mercato turco, sembra Palermo, Napoli, Istanbul e Berlin. Mi piacciono gli odori, e le voci e le persone. Mi piace che dove finiscono le bancarelle inizia la musica, c’è sempre qualche artista che suona, e tutti seduti al sole che ancora ci benedice.
E poi c’è un poeta, un bellissimo giovane poeta, con la sua macchina da scrivere.
Dunque oggi sono uscita dal mercato turco con in tasca: una poesia dedicata a me che si chiama Blue Daughter (gnègnègnè), dell’incenso, due saponi artigianali, uno al sale e uno all’avocado, e due spezie, curcuma sia in polvere che radice e peperoncino.
Mi sono resa conto che avevo bisogno di sottigliezza e delicatezza, profumi, in varie forme.
E poi ho recuperato gratis un phon, attraverso un gruppo su fb che si chiama free your stuff. Ho scritto ieri che ne avevo bisogno, e in mezz’ora una ragazza mi ha dato l’indirizzo di casa sua, ho bussato, mi ha aperto la porta e mi ha regalato un phon.
Ma la cosa più incredibile di oggi è la mia prima volta a Tempelhof. Un ex aeroporto che è diventato il paradiso.
Non si può spiegare. Lasciandomi andare ai pedali, ci sono arrivata dopo il phon (scoprendo poi che io abito a due minuti dall’entrata, due!), e niente, mi sono commossa.
Immaginate un enorme aeroporto con tutte le piste, però al posto degli aerei e dei negozi e degli hangar e dei controlli e dei gate, c’è gente felice che se la gode.
Un’infinità di gente di ogni età in bici pattini skate, un gruppo che suonava manouche, chi balla, chi corre, chi si ama, chi legge, chi prende il sole, chi raccoglie bacche rosse (non mi chiedete che sono, non lo so, magari sono proprio giuggiole, ma la scena era bellissima: donne velate fra i cespugli a raccogliere bacche mentre un runner hi-tech sfrecciava loro vicino).
Ho steso la mia sciarpa troppo grande sull’erba (capendo che forse ho comprato un plaid, ma avevo la febbre, mi sembrava adatta), mi sono tolta le scarpe e sono scappati tutti.
SCHERZO!
Mi sono lasciata baciare dal sole, mentre avrei immortalato ogni momento, suono, uccello in volo, bimbo che veniva a salutarmi, sole che ci riscaldava, tutti, belli e brutti (che qui i brutti sono proprio rari, il che è rilassante, ad un tratto smette di essere una cosa da notare).
Mi sono accorta che li amo tutti e che amo Berlin, ecco perché sono qui.
La prima volta a Tempelhof non si scorda mai.
E ora vado a farmi bella…stasera vado a ballare, come tutti credo (ho comprato club mate per rimanere sveglia al club matto )
Il tedesco va sempre meglio.

lezzione-bilogia-marina

Lezione di biologia marina

Lezione di biologia marina dalle Seychelles

lezione-biologia-seychellesIl Corallo questo sconosciuto. Ancora oggi molte persone identificano il corallo come una “pianta” o ancor peggio come una pietra, e lo calpestano a volte senza alcuna remora oppure lo scalciano maldestramente con le pinne mentre nuotano. Invece il corallo e’ un essere vivente e precisamente un “animale”, o meglio una colonia di polipi, inseriti in uno scheletro di calcare. Lo si può immaginare facilmente se si pensa al fatto che strutturalmente è molto simile ad una medusa, solo che è rovesciata: i tentacoli sono rivolti verso l’alto con al centro la bocca, mentre la parte dorsale è quella che si attacca al substrato.

I coralli hanno dei tempi lunghissimi per formarsi: se una tartaruga raggiunge l’eta’ di circa 100 anni, e ci sono vongole che possono vivere fino a 400, una colonia di coralli ha vita centenaria ed a volte anche millenaria.

Nei mari tropicali, nelle notti di luna piena tra il mese di novembre e di dicembre si puo’ assistere ad un fenomento incredibile: la riproduzione dei coralli.

In un’unica notte, all’unisono e contemporaneamente negli oceani di tutto il mondo, avviene il rilascio massivo di uova e gameti maschili che dovranno affidarsi alle correnti marine per incontrarsi e così riprodursi. Affascinante vero?

Ma il mare riserva molte sorprese e modi inconsueti di riproduzione soprattutto per i nostri schemi mentali di “terrestri”.

In mare il fenomeno dei “transgender”, conosciuto nel mondo animale come ermafroditismo, che tra noi umani sulla terraferma suscita infinite discussioni e a tutt’oggi scandali e diatribe, e’ cosi’ frequente che viene da pensare se non sia un modo piu’ evoluto del nostro per riprodursi e tenere sotto controllo il numero della popolazione.

lezione-biologia-seychellesVi ricordate il pesce pagliaccio Nemo?

Ebbene,  i pesci pagliaccio sono dei “transgender”.

Di solito, la mamma pagliaccio (l’individuo più grosso della coppia o del nugolo di pesci che vedete sull’anemone urticante) depone circa un migliaio di minuscoli ovetti sulla roccia sotto il mantello dell’anemone, dove passerà poi il maschio per la fecondazione.

Per i Nemo, sarà papà pagliaccio a fornire importanti cure ai pagliaccetti, prendendo un tentacolo dell’anemone e passandolo sopra le uova. In questo modo il muco di cui è coperto il tentacolo, insieme anche a qualche cellula urticante, inizia a coprire le uova portandole ad avere “profumo di anemone”, coprendo cioè qualsiasi stimolo chimico che potrebbe indurre l’anemone a scatenare le sue cellule urticanti. La mamma ed il papà, insieme, si occuperanno delle uova, controllandole spesso e mettendole occasionalmente in bocca per mantenerle pulite.

Le stranezze non si fermano qui!

Alla scomparsa della femmina…il maschio riproduttivo cresce rapidamente in dimensioni e inverte il sessolezione-biologia-seychelles trasformandosi in una nuova “femmina”.

Lo stesso accade ad un altro pesce che forse molti di voi conosceranno.  Il suo nome e’ “Anthias”o Castagnola. Solo che in questo caso e’ la femmina che si trasforma in maschio.

Ma  il Cavalluccio Marino batte tutti .

Eh si, perche’ e’ il maschio che riceve le uova dalla femmina e dopo averle fecondate ed aver provveduto a portarle in grembo…le “partorisce”!

La sacca di papà cavalluccio è come una camera incubatrice!

Allora che ne dite, non vi e’ venuta voglia di fare un giro con maschera e boccaglio in biologia-marinaqualche barriera corallina?

Una curiosita’ sul romanticismo dei Greci:Il termine “ermafroditismo” deriva da: Hermes (Mercurio) + Afrodite (Venere). Secondo la leggenda i due ebbero un figlio, il “Dio Ermafrodito” il quale si unì con una ninfa: Salace. Dall’amore di un Dio ed una Ninfa ne risultò un organismo che racchiude in se le due polarità, maschio e femmina. Che  differenza dal nostro concetto attuale!

Per questo post ringrazio Carlotta, biologa marina, che si e’ prestata ad integrare il testo di precisazioni scientifiche e che ci ha regalato la curiosita’ sul romanticismo greco.

Barcellona: Sei pronto?

Barcellona: oggi il sole splende ma l’aria è freddina: da milanese però mi piace pensare che, vivendo qui, il piumino NON debba diventare un mio complemento di abbigliamento.
E via quindi di minicappottino di lanetta e sciarpetta leggera!

Dopo 4 anni in cui “mi sono guardata intorno”, oggi vorrei proporre, in modo ironico e scherzoso, un piccola lista, un primo assaggio, di ció a cui bisogna essere preparati come italiani a Barcellona.

1 Il BARÇA.

Il Barça NON è l’abbreviazione della città (per cui si usa il termine “Barna“), ma è la squadra di calcio di Barcellona.

Il Barça è “mes que un club”, cioè più di un club, come recita il loro inno. Il Camp Nou, lo stadio del Barça (letteralmente: Campo nuovo), è un istituzione: la gente lo visita, nel progetto nuovo ci sarà la possibilità di esservi seppellito, e le famiglie si ritrovano lì la domenica manco andassero a messa.
camp-nou-615455_1280-2Per chi non va allo stadio, c’è sempre il bar con gli amici: se segna la squadra avversaria, mentre noi italiani sbraiteremmo usando un linguaggio non propriamente da Accademia della Crusca, i tifosi catalani invece si zittiscono, si mettono all’erta in stato meditativo come se dovessero stabilire un contatto con l’energia cosmica, e aspettano silenziosi che succeda qualcosa che gli permetta di esultare nuovamente.

2 Il COMPARTIR.
Compartir“significa condividere, ed è parte dello stile di vita di Barcellona. Pensiamo al mangiare le tapas: piccoli piattini di pietanze diverse (patatas bravas, calamari fritti, polipo alla galiziana, crocchette, etc etc. , per dire le piú comuni), che si condividono tra due o piú persone.
Da milanese schifiltosa quale sonoall’inizio per me è stata un’ esperienza ai limiti del traumatico, o almeno da lasciarmi a bocca asciutta, soprattutto riguardo al condividere l’insalata, rimescolata da piú forchette insieme. E questo non capita solo in casa, ma anche al ristorante.
A casa mia madre ha sempre stabilito le regole, servendo una forchetta per il prosciutto, un cucchiaino per le salse e un cucchiaio per l’insalata: al tentativo mio e di mio fratello di servirci direttamente dal piatto comune, partiva il grido da generale tedesco che tapas-703902_1280ci riportava all’ordine.
L’idea di mangiare tutti dallo stesso piatto, oltre che a farmi un pó ribrezzo, mi creava anche una certa ansia: attacca il calamaro prima che gli altri lo facciano per te! Afferra il pezzo di pane prima che ti rimanga in mano solo la fetta di prosciutto!
Oggi, la convivialità di Barcellona mi piace: si provano cose diverse, ci si fanno gli anticorpi (la battuta la devo sempre fare ehehe), e si impara a mangiare in armonia con gli altri.
Se pensi che faccia per te, avanti tutta! Se sei di quelli che: no, io la pizza non la divido, voi prendetevi quello che volete…allora…ecco, forse non fa per voi.

3 Il CASTELLANO.
Alias lingua spagnola. E qui vengono i dolori.
“Ma come?!” (direte voi) “Lo spagnolo è una lingua musicale, encantadora, dolce , e soprattuto, facileee, per noi italiani!”  Ah si?!
Non nego che se uno spagnolo vi parla lentamente e voi siate ad un minimo livello di conoscenza di Hola, que tal, forse, dico, forse, un 60 per cento di cosa sta dicendo, arrivate pure a capirlo.
Ma quando tocca voi, che fate? Iniziate a parlare in italiano con i verbi solo all’infinito?
Il problema, o lo shock anafilattico, a seconda di dove viviate,  viene da una simpatica letterina dell’alfabeto spagnolo (parlo del castellano della Spagna: se ripiegate sullo spagnolo sudamericano, dimenticatevi della questione).banderas
La lettera è la “J”, si chiama Jota, e a me sembrava un suono così duro da ricordarmi la lingua tedesca. E`una specie di vocale aspirata (anche il suono G è così) che all’inizio ti distrugge le corde vocali, e poi ti fa apparire come se avessi sempre il raffreddore e cercassi inutilmente di liberarti la cavitá orale. Risparmio i dettagli.
Fino a che, dopo vari tentativi e mesi di pratica, capisci il trucco e tutto fila liscio.

4 Il CATALANO.
E qui, vengono altri dolori, o gioie, visto che a livello di suoni, il catalano ricorda molto di piú l’italiano rispetto al castellano.
Barcellona è bilingue:  siamo in Spagna, certo, e se parlate spagnolo, la gente vi capirá e vi risponderá. A volte però, soprattutto se vi relazionate con qualcuno che viene dalla provincia,  vi potrebbero rispondere in catalano. tile-65739_1920
Durante i miei primi mesi a Barcellona, quando ancora lottavo con lo spagnolo ed ero lontana dal prendere coscienza del catalano, mi trovavo in situazioni al limite dell’assurdo. Capitava che mi fermassi ad accarezzare un cane e la proprietaria iniziasse a parlarmi in catalano, mentre io, presa alla sprovvista, cominciavo a sudare al solo pensiero di “adesso mi toccherá rispondere e lo scoprirá, che non sono una di loro, che non so parlare catalano”, manco fossi una spia russa in Usa durante la guerra fredda.
E per ultimo, ricordatevi che il catalano NON è un dialetto (nonostante a noi ricordi moltissimo il suono di molti dei nostri), ma al contrario una lingua. Imparate a dire Bon dia e Adeu, e a Barcellona vi stenderanno il tappeto rosso.

5 Il TURISMO.
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Questo ha che fare con “come viene vista Barcellona da chi viene per le vacanze”, e la risposta è spesso: come  un lunapark.
La cosa potrebbe riguardarvi da vicino nel momento in cui, passeggiando tranquilli per Barcellona, vi troverete a dribblare tra sciami di turisti in bicicletta lanciati tra le IMG-20130601-WA0002strette stradine del gotico, o skateboardisti in preda a nuove acrobazie ad un metro dalla cattedrale. O quando, incastrati nella metro tra ragazze con una minigonna
lunga quanto la mia agenda, vi sentirete probabilmente l’unica persona a non essere bionda con gli occhi azzurri. Per non parlare del momento in cui, forse, sarete i soli a non girare in costume da bagno. Sicuramente da annoverare, perché non ne
veniate presi alla sprovvista, i vari addii al celibato/nubilato, in spagnolo le famose “Despedidas de soltero”, che sono diventate ormai la giustificazione a qualsiasi comportamento più che sopra le righe e di cui Barcellona è la meta prediletta.
Se vi capita di scontrarvi con un uomo particolarmente tettone, uno squadrone di 10 ragazze con le orecchie da coniglio o un uomo vestito da Superman, non preoccupatevi. E’ solo una despedida, e i prossimi, a Barcellona, potreste essere voi!

6 LE PIZZERIE/GELATERIE ITALIANE.
Oltre alle nuove hamburgeserie, ultimo trend del momento, un altro must ristretto agli italiani a Barcellona è l’apertura di un nuovo locale italiano. Ci sono gelaterie, pizzerie, focaccerie, piadinerie, rosticcerie, più o meno ad ogni angolo, e c’è n’è davvero per tutti i gusti. Dal siciliano al friulano, passando per la cucina bolognese e il locale sardo.
Nonostante tutto, la bramosia palatale degli italiani all’estero non si sfama mai, e manca sempre qualcosa. Alla notizia che in un posto finalmente si potranno mangiare i panzerotti caldi, la polenta uncia o la torta Setteveli, inizia il pellegrinaggio/assaggio. Non importa se per farlo si debba attraversare tutta la città e che a livello di tempo ci si metta prima a prendere un aereo: per l’italiano, si sa, la buona cucina è “quasi” tutto.

IMG-20130323-WA00127 I FESTIVALS.
Barcellona è la cittá dei festivals musicali: Primavera sound, Sonar, Cruilla…la gente compra i biglietti e gli abbonamenti un anno prima, e quando il festival arriva non si parla d’altro.
Anche se non vi partecipi, devi sapere perché d’improvviso la metro è invasa da gente con bracciallettini gialli, perché tutti scendono alla fermata Forum, e qual’è la ragione per cui i tuoi amici, durante tre giorni all’anno, scompaiono.

 8 I PREZZI DEI MONUMENTI.

Barcellona, per essere in Spagna, è cara. Se siete turisti, ed oltre al mare, sole e amore,  volete dedicarvi ai giri culturali, preparate un bel gruzzoletto. Chi è expat come me invece ci si puó dedicare a rate, e volendo anche instaurare un mutuo per, mano mano, vedere tutte le attrazioni artistiche della cittá. Perché abbiate un’idea ecco qualche prezzo di entrata:

Casa Battló: 21, 50 eurobarcellona-pronto

La Sagrada Familia: 15 euro

Casa Milà/La Pedrera: 20,00 euro

Palau de la Musica Catalana: 18 euro

Camp Nou: 23,00 euro (…)

Vero è che ci sono moltissimi musei che in certi giorni e orari sono gratuiti, come il Museo Picasso, il Mnac, il Muhba, il Palau Guell etc.; inoltre, vengono spesso organizzate mostre ed esposizioni gratuite. Non lasciatevele scappare!


9 La BIRRA.

foto cocktail fiestaBarcellona è cara tranne che per…la birra! E gli alcolici in generale. Una bottiglia di birra da 33 cl al bar puó arrivare a costare solo un euro, fino a un massimo di tre. La birra piccola costa meno di due euro, e la media poco più. I cocktails, non arrivando a toccare le esorbitanti cifre italiane (o milanesi) da 9 euro e passa, si aggirano sui 5, 6, 7 euro, nei bar. Se li ordinate in discoteca, attenzione. La quantità di alcool puro potrebbe essere maggiore di quella cui siete abituati, dato che il misurino è “questo sconosciuto”;  inoltre la qualità usata potrebbe ricordare il profumo di vostra nonna misto al gel corrosivo utilizzato per sturare i lavandini. Insomma, un’arma letale.

In discoteca, per evitare che l’emicrania si trasformi nel vostro nuovo coinquilino, dite NO ai cubatas (cocktails) e prendetevi una birra.


10 I MODI DI DIRE.

Se di tutto potrei scrivere pagine, qui si dovrebbe proprio aprire un altro capitolo (e prossimamente lo farò). Eccone qualcuno:

  • Me quiere vender la moto: letteralmente, “mi vuole vendere la moto”. Chiariamo subito che qui che venda la moto non c’è proprio nessuno (dato che la sottoscritta chiese “Ah perché, vuoi comprare una moto?”), ma al contrario è un espressione che si riferisce alla situazione in cui qualcuno cerca di convincerci di qualcosa con tutte le armi a sua disposizione.
  • Hacerse el sueco: letteralmente “fare lo svedese”, che poi, chissà cosa gli avranno fatto stì svedesi per meritarsi di rappresentare colui che volutamente ignora qualcosa, facendosi passare per tonto.
  • Ir ciego: “andare cieco”. Se un tuo amico ti dice che ieri notte iba ciego, non pensare che sia stato fulminato sulla via di Damasco, ma semplicemente,  che era ubriaco marcio.
  • No tener abuela: “non avere la nonna”, la mia preferita. Se ti domandano “non hai la nonna tu?”, non sono interessati al tuo albero genealogico, ma probabilmente hai detto qualcosa che è suonato narcisistico e si suppone che di elogi ce ne fa già abbastanza la nonna, senza che ci mettiamo a farceli da soli.

N.B.: Oggi parlo, lavoro e vado a teatro in catalano e in spagnolo, ovviamente. M’encanta condividere le tapas e continuo a non sopportare il calcio, anche se si tratta del Barça. Bevo birrette ed evito i cubatas, ma non dico mai di no ad un nuovo ristorante italiano doc.

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Nel sogno di mia Madre

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Tramonto in Nuova Zelanda

“Il mondo mi ha sempre incuriosita, fin da piccola. Quando i miei coetanei uscivano appena di casa, io, ero già in giro. Appena ho potuto sono andata lontano, sempre più lontano…”

Mi chiamo Elena, sono nata a Napoli 41 anni fa e da sempre ho sognato  di fare il “giro del mondo”.  Non era facilemettere in pratica il mio sogno, visto che incombenze come lo studiare, il lavorare ed il  mettere i soldi da parte  erano obiettivi impegnativi  da realizzare. Ne parlavo con un’amica spesso, durante piacevoli conversazioni notturne fatte di  promesse e di sogni che solo a venti anni si possono fare.

Andai via da Napoli, non per viaggiare, ma per finire di studiare. Andai a vivere a Las Palmas (Gran Canaria) dove, con la mia laurea in veterinaria iniziai  anche a fare dei lavori saltuari. Poi mi spostai  a Barcellona e per 13 anni ho continuato a lavorare in quella città– anche se  ho svolto la mia professione di veterinaria di rado, mentre spesso mi sono ritrovata a  fare  lavori di tutt’altro genere, dal portare pizze col motorino, al rispondere ai telefoni di un call centre, al vendere bibite ai concerti, o a  lavorare come amministrativa in qualche ditta – finché  nel 2011 ci fu un nuovo trasferimento, in UK questa volta, perché avevo  avuto delle prospettive di un migliore futuro lavorativo come veterinaria nella sanità pubblica dei  macelli inglesi.

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In Islanda

Questi soggiorni professionali all’estero mi hanno permesso di padroneggiare diverse lingue:oggi infatti parlo spagnolo, catalano  ed inglese.

Eppure il sogno era ancora lì, mezzo dimenticato e mezzo nascosto, ogni tanto bussava alla porta del mio cuore, chiedendo di  essere ascoltato. Ma in quell’epoca  pensavo di avere tutta la vita davanti e che, per il mio sogno,  avrei trovato il modo di realizzare nel futuro. Nel frattempo bisognava lavorare, risparmiare, pagare il mutuo dell’appartamento comprato con il compagno di allora, visitare la famiglia, gli amici, prendersi cura del cane e così via. Poi, improvvisamente, la vita prese una piega inaspettata e forse neppure mai immaginata: la storia con il mio compagno  ebbe termine,  il cane morì e, qualche anno dopo, tra tante sofferenze, anche mia madre mi lasciò.

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Isola di Pasqua

Trascorsi qualche anno di smarrimento, nella mia vita c’era il lavoro ed ancora tanto lavoro, cercando di sopravvivere (al terremoto emotivo del rovesciamento della mia vita). Poi un giorno,  all’improvviso  il sogno di mia madre si riaffacciò alla mia mente e questa volta, spinta anche dal desiderio di realizzarlo in suo onore, lo ascoltai e partii.

Ho già visitato alcune  città negli Usa, ho fatto visita al ramo della famiglia che vive in Canada (erano 27 anni che non ci vedevamo), ho naturalmente ammirato le cascate del Niagara che mia madre avrebbe tanto voluto vedere, mi sono recata in Cile ed ho visitato  la sua punta sud, alla fine del mondo. Ho visto l’Isola  di Pasqua,  poi sono andata alle Fiji ed ora mi trovo in Nuova Zelanda. Tra qualche giorno mi sposterò in Australia. Sola, zaino in spalla e scarpe da  trekking ai piedi. Adesso sono quattro mesi che sono in viaggio. Cosa farò dopo il mio Giro del Mondo  non lo so, il futuro dirà…

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New York

Il Giro del Mondo: aspetti pratici

Forse vi state chiedendo come ho pianificato  il mio viaggio a livello pratico. Ebbene non ho comprato tutti i voli, visto che il mio piano era di arrivare nel Sud Est Asiatico  in sei  mesi dalla partenza  e poi, da lì, decidere se proseguire o tornare a casa. I voli che ho preso hanno coperto molte  tratte – e finora mi sono costati 7.000 Euro –  ma mi sono spostata anche noleggiando delle auto o prendendo degli autobus pubblici. Qui in Nuova Zelanda mi sto muovendo con un Campercaravan in compagnia di alcuni amici, ci si può fermare gratuitamente per la notte in molti luoghi e comunque viaggiare in camper non mi sta costando più di 100 euro al giorno.

In Australia, vista la vastità del territorio, mi sono organizzata con  un biglietto tipo interrail per  vedere vari siti  con il bus: Melbourne, Sidney,  Cairns, ho un volo da Cairns a Darwin, poi il bus da Darwin a Alice Rocks ed un volo da Uluru Rock per  Pert, da dove, il 2 Febbraio, mi sposterò  a Bali. Per l’Australia ho calcolato circa 900 Euro per gli spostamenti.

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Fijii

Per  le visite ai luoghi e per i pernottamenti  mi organizzo in anticipo sempre. Se ho tempo ricerco via internet le informazioni turistiche dei luoghi che visiterò o che sto visitando in quel momento. Ho trovato un valido aiuto con  www.tripadvisor.com che uso per  avere sia un’idea di cosa visitare, sia per i  posti dove andare a mangiare. Per dormire invece, il più in anticipo possibile, prenoto su www.booking.com o su http://www.italian.hostelworld.com/, ma sempre in ostelli ed in camerate.

A febbraio, quando mi sposterò a Bali, mi si apriranno più scenari possibili:

  • tornare a casa
  • oppure, se tutto va bene, proseguire il mio world tour e comprare direttamente in Tahilandia un volo con com , iniziando da lí a visitare la Thailandia, il Vietnam, il Laos, la Cambogia, la Malesia e l’ Indonesia. Lo farò  con mezzi locali o aerei comprati su Airasia. Non ho un budget già calcolato per questa parte del viaggio, ma ho consultato  alcuni libri ed una pagina: www.numbeo.com che mi ha aiutata a calcolare il costo approssimativo  della vita nei differenti luoghi  che visitavo o che visiterò.

Conto di tornare in Europa il prossimo Luglio. Passerò dalla Spagna e da Napoli e, una volta che  sarò riuscita a trovare un lavoro in UK – prima di partire  mi sono licenziata, lasciandomi però in ottimi rapporti e delle porte aperte– tornerò alla mia vita.

A cosa mi è servita finora questa esperienza?

Ad  imparare a stare sola e a non sentirmi sola, ad apprezzare il mondo senza correre troppo, a rallentare il ritmo forsennato che ci avvolge ed a  cercare un senso alla vita.

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New Zealand

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Exter: una giornata natalizia

Durante il Natale Exter è bellissima. E’ il secondo anno consecutivo che posso godermi le fantastiche luci e gli abbondanti addobbi natalizi di questa stupenda città inglese. Forse sarò io, che ho un particolare amore per lei anche durante tutti i giorni dell’anno, ma in questo periodo è davvero magica. Sempre vissuta da migliaia di persone di tutte le età e di tutte le culture, Exeter offre alla gente un’atmosfera unica.

Lo scorso 20 novembre è stato il giorno dell’accensione delle luci, il giorno in cui ufficialmente inizia il l’inverno e comincia la magia. La città era davvero molto affollata, ma nonostante la frenesia era ancora del tutto vivibile e ordinata. Quel pomeriggio, erano molti gli spettacoli in programma. Oltre alle esibizioni di giovani talenti e band locali, si attendevano i concerti del Exeter University Soul Choir e della Exeter University Jazz Orchestra e uno spettacolo canoro di una delle finaliste di X factor dei passati anni.

Ma le sorprese non erano ancora finite. All’imbrunire, iniziava il vero spettacolo! Il momento dell’accensione delle luci, quando alla gente li si mozza il fiato dalla bellezza di ciò che li circonda. Tale privilegio, viene ogni anno assegnato a una o più celebrità locali e quest’anno l’onere di accendere le luci è stato assegnato a Jo Pavey, atleta olimpica nata proprio ad Honiton, città in cui vivo, e a Caroline Quentin, attrice.

Lo scenario era spettacolare. L’intero centro era letteralmente circondato da luci bianche e lungo la via principale dello shopping, Princesshay, enormi fiocchi di neve e giganteschi cilindri di luci illuminavano la folla intenta ad assaporare i primi momenti natalizi e adocchiare nei negozi alcuni possibili regali di Natale. Fino al 19 dicembre, quest’ultimi rimarranno aperti sino le 21.00 ogni giorno per dare la possibilità a tutte le persone di poter godere del loro Christmas shopping senza nessuna fretta o paura di avere poco tempo a disposizione. La trovo una idea perfetta che ne dite?

Se i negozi non bastano o sono fuori dal vostro budget, Exeter offre un mercatino di Natale coi fiocchi, di neve in questo caso 😀 😀

LUANA NATALE MERCATINIBancarelle di ogni genere sono ben disposte lungo lo spazioso parco di fronte alla cattedrale della città e i commercianti non vedono l’ora di esporre i loro prodotti e convincere a comprare.

Come in ogni mercatino che si rispetti, molti sono gli stand culinari con prodotti che provengono da ogni parte del mondo ed emanano odorini fantastici che ti fanno brontolare lo stomaco. Numerosi sono i banchi di artigianato e di accessori costruiti a mano . Si passa da bancarelle con articoli in legno come soprammobili, quadri e sculture particolari, a esposizioni di articoli in ceramica o cera, tipicamente natalizi adatti per qualche regalo per qualcuno di speciale. Non mancano gli stand di indumenti caldi come sciarpe, guanti, paraorecchie e i classici maglioni di Natale, i famosi Christmas Jumpers, e dico Jumpers e non Sweaters, quest’ultima parola assolutamente americana!

Si trovano davvero moltissime cose carine e non banali per qualche pensiero di Natale e passare una giornata ad Exeter ne vale assolutamente la pena. Con i numerosi coffee shop sparsi lungo tutto il centro abitato, non sentirete mai freddo in quanto in qualsiasi momento ci si può fermare e acquistare una calda e ottima cioccolata!

                 exter-giornata        LUANA NATALE CENTRO COMMERCIALE

 

Pedalare che passione! Intervista a Marco Invernizzi

marco-invernizziUn uomo sul nostro sito web: ebbene sì, 🙂  oggi abbiamo deciso di rompere gli schemi! Marco Invernizzi è partito lo scorso luglio 2015 in bicicletta dall’Italia per un viaggio di un anno intorno al globo. Lo abbiamo intercettato sul web mentre si trovava a Panama e gli abbiamo chiesto di parlare con noi del suo viaggio e delle ragioni che lo hanno spinto a montare in sella e visitare il Mondo.

Perché lo abbiamo intervistato? Perchè  il viaggio è uno degli  elementi essenziali di tutti gli espatri…


Chi sei tu Marco?

Un normalissimo ragazzo di 28 anni con tanta voglia di vivere la sua vita al massimo delle possibilità. Ho una mia piccola agenzia di software e siti web da ormai 9 anni che mi permette di avere tanto tempo libero per coltivare le mie passioni o portare avanti piano piano i vari progetti che mi passano per la testa, come ad esempio girare il mondo in bici!marco-invernizzi

Oggi si legge di tante persone che in svariati modi mollano il lavoro e gli affetti e si avventurano nel mondo per mesi od anni. Tu quando sei partito e quando conti di “tornare a casa”?

Sono partito il 20 luglio 2015 e conto di tornare entro un anno. Lavoro tramite internet, ma ho deciso di dare priorità alla mia vita! Credo che gni tanto bisogna fermarsi e pensare “per cosa” si sta lavorando. In molti casi non ci si rende conto di farlo per cose materiali delle quali possiamo fare a meno. Oltre a questo, diversamente da molti viaggiatori che ho incontrato, voglio sì vedere il mondo, ma poi voglio tornare alla mia vita, in Italia, ovviamente con le conseguenze che la cosa può generare!


Perché lo hai fatto? Quali sono le tue motivazioni più profonde?

La curiosità di vedere il mondo e di  “vedere cosa succede” con  la consapevolezza che sarò felice in ogni caso ed ogni situazione. Sono curioso di conoscere le persone e le varie culture principalmente, i paesaggi e le opere umane vengono subito dopo.

E perché in bicicletta?

La bicicletta, per me, è il mezzo migliore per girare il mondo. È’ economica, non consuma carburante, mi fa rimanere in forma, si muove alla giusta velocità per osservare tutto e mi permette di potermi  fermare per parlare con la gente! Inoltre, l’ idea di muovermi solamente con le mie forze, è un’ idea che mi apre la mente e mi da la sensazione che tutto è possibile!

Dove sei adesso?

In questo momento mi trovo ad Ambato,  Ecuador, dopo aver percorso circa 14mila km in 4 mesi

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Cosa stai imparando dal tuo viaggio a due ruote in solitaria?

Le informazioni che il viaggio mi da ogni giorno sono infinite  e con esse apprendo lezioni di vita incredibili.

Credo che con il tempo riuscirò a metabolizzarle tutte e farne tesoro, ma una cosa della quale ormai ne sono certo è che, se mi pongo  nel giusto modo, con umiltà e positività, la gente che incontro e che fa parte del mio viaggio, non solo è disposta ad aiutarmi, ma spesso si fa in 4 per potermi dare una mano! 

Quando è stata l’ultima volta che hai avuto paura, e che forme prendono le tue paure?

Si ha paura quando non si conosce. Io sono stato un po’ imprudente nell’attraversare dei paesi dalla brutta fama, in quanto non ero informato abbastanza su di essi. Ho  provato paura quando  mi sono trovato  a pedalare al tramonto mentre il tempo a disposizione scarseggiava e, scrutando l’orizzonte, non trovavo nessun posto per accamparmi in sicurezza.  Alla fine mi è sempre andata bene e ora più che mai sento di non provare più paura, ma solo curiosità.

Credi che un viaggio come il tuo sarebbe possibile da intraprendere per una donna?marco-invernizzi

Certamente! Ho anche incontrato delle ragazze che viaggiavano per il mondo come me. Ma lo ammetto, per loro è sicuramente più pericoloso.  Le donne dovrebbero essere accorte nel rendersi conto, per esempio,  che un posto non è sicuro per passare la notte e, in quel caso, andare a chiedere ospitalità in qualche istituzione o pagare un albergo.

Pensi  che una donna ce la farebbe a sopportare e contrastare la fatica fisica, psicologica e le avversità ed i pericoli di cui parlavi prima? Come e quanto prima ti sei preparato mentalmente e fisicamente a questa avventura?

Certamente! ognuno ha i propri limiti ed i propri ritmi, ma in questo tipo di attività aerobiche le differenze fisiche tra uomo e donna non sono molte. Io purtroppo devo tenere una media sostenuta per riuscire a vedere quello che mi sono prefissato in un anno, ma mi rendo conto sempre più che non è stata una scelta saggia e che in queste cose bisogna prendersi tutto il tempo necessario, quindi non avendo fretta di sostenere un alto chilometraggio giornaliero, tutti possono arrivare dappertutto 🙂

marco-invernizziCosa porti con te in bicicletta, quali son le tre cose irrinunciabili da mettere nel bagaglio/zaino?

L’indispensabile, che per me corrisponde a: una tenda da campeggio, leggera ma di buona manifattura, un sacco a pelo, un materassino gonfiabile, un cambio lungo, un cambio corto, un altro paio di t-shirt, il pc (nel mio caso), uno smartphone con gps (per la mappa), una videocamera, un fornello da campeggio e pentolame per cucinare.

Quanti paesi hai visitato finora? Quanti ne mancano all’arrivo?

Ora ne ho attraversati 14, in totale nel mio progetto ne erano previsti 35, ma mi piace pensare di poter modificare il mio itinerario strada facendo!

Quanto resti di media in un luogo? Cosa fai per viverlo al massimo durante le tue brevi/lunghe  soste? (conosci i locali, vai a ballare, resti da solo e visiti il visitabile, ecc)

Purtroppo ho programmato una tabella di marcia del  viaggio troppo incalzante e, quindi, spesso mi tocca ripartire il giorno dopo. Ma, il fatto di dormire quasi sempre ospite da persone che incontro lungo il percorso, fa sì che riesca comunque a vivere una realtà locale per una mezza giornata. In ogni caso, come sento il bisogno di fermarmi un giorno in più, per qualsiasi motivo, lo faccio! Faccio quello che mi suggerisce la gente: chi meglio di loro sa cosa bisogna fare?

Quale è il paese la cui anima ti ha conquistato, quello che ti ha offerto una lezione di crescita importante?

Il Messico è stata senza dubbio la rivelazione più grande: non mi aspettavo l’ospitalità disarmante che ho ricevuto. Mi fermavo a mangiare nei vari ristoranti di strada, dove mangia la gente povera, e inizialmente venivo sempre guardato storto, perché ero un “gringo”.  Ma, come iniziavo a parlare con loro e a raccontare la mia avventura loro  si scioglievano, ed io  mi trovavo a dover insistere per pagare il dollaro per il pranzo appena consumato!

In quale paese hai pensato “qui potrei viverci per il resto della vita”

Ancora non l’ho pensato, ma tra le città più vivibili ci sono:  Medellin, Veracruz, Charlotte e Quito

Quanti italiani espatriati hai incontrato nel tuo viaggio in bicicletta finora?

Parecchi, credo circa 6 o 7 tra quelli che mi hanno ospitato, e una trentina quelli che mi hanno contattato ogni volta che sapevano che sarei passato dalle loro parti.

marco-invernizziSei entrato in contatto con loro? Quale è l’aspetto più bello del trovare dei connazionali in capo al mondo?

Sì, sono entrato in contatto con loro. Incontrandoli  ho cercato di capire il motivo che li ha spinti a cambiare vita, e spesso concordavo con la loro scelta. Ma per me è diverso, io desidero ancora vivere in Italia 

Hai incontrato anche donne italiane espatriate?

Non moltissime donne in realtà, solamente una coppia italiana dove la donna seguiva il marito che si era si era trasferito per lavoro.

Cosa pensi di tutti gli italiani che lasciano l’Italia per vivere in altro paese? Ti consideri affine in qualche modo agli expat italiani nel mondo?

Credo che l’espatrio sia un’esperienza da fare, anche includendo la possibilità di non tornare più indietro.  Bisogna avere il coraggio di provare nella vita. Personalmente, come già detto, desidero continuare la mia vita in Italia, con la speranza di contribuire a sistemare i problemi che ci sono.

Cosa hai lasciato in Italia? Famiglia, amici, moglie, fidanzata…come gestisci i rapporti affettivi nella lontananza? Trovi che Skype ed il Web accorcino veramente le distanze? Hai mai la sensazione di perderti qualcosa stando lontano per così tanto tempo?

Amici e Famiglia sono in Italia, ma whatsapp fa il suo lavoro anche dall’altra parte del mondo! Non  credo di perdermi niente, forse la sensazione di perdermi qualcosa ce l’avevo prima di partire 🙂

Cosa farai quando tornerai in patria? TV, un libro… hai già qualche idea?

Scrivere un libro mi piacerebbe molto, non tanto perché penso di dover dire qualcosa, ma per essere forse da sprono per tutti quelli che sognano questa esperienza e non partono mai, che è poi lo stesso motivo che mi spinge a scrivere il mio blog!

Lasciaci con una frase, un pensiero, una nota positiva  da condividere con tutte le donne (e gli uomini) che ci stanno leggendo in questo momento…

Buttatevi nella vita! qualsiasi esso sia il vostro sogno, il rimpianto di non averlo fatto è peggio del fallimento! (cit.)

Grazie Marco per averci dedicato il tuo tempo, buone pedalate! 🙂 

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Domenica a Dublino: gita al Castello di Trim