Vacanza in Africa

Ernest Hemingway disse: “I never knew of a morning in Africa when I woke up and was not happy

(In poche parole: è sempre stata una gioia svegliarsi la mattina in Africa) ed è stato proprio così per noi.
Questo viaggio, più che un viaggio, è stato una rivelazione.

Lo avevamo sognato e lo abbiamo pianificato nei minimi dettagli per non perdere niente di quello che sarebbe stato uno dei viaggi più belli che abbiamo mai fatto ma non solo. Devo dire però che all’inizio, non era la destinazione prevista ma 4 mesi prima delle ferie estive, ho avuto un flash… Anziché fare un road trip negli Stati Uniti (che comunque faremo, è sulla lista!) perché non andiamo in mezzo alla natura, lontano dalla civilizzazione, lontano dalla superficialità e dal consumismo, là dove possiamo fare tantissime attività varie… deciso: Sud Africa.

Quattro mesi per organizzare tutto, sembra tanto ma non lo è. L’idea era di iniziare con un safari di 5 giorni al Kruger Park per poi affittare una macchina e fare un road trip da Johannesburg fino a Cape Town con diverse tappe. Il sogno stava per diventare realtà! Dopo 10 mesi di lavoro intenso, di stress, di temperature che non potevo più sopportare (50 gradi)…
Ci serviva proprio una bella vacanza. Vivere in Kuwait non è sempre facile, psicologicamente, può essere pesante, se
chiedete, tutti lo diranno: bisogna uscire dal paese quando si può, per prendere una boccata d’aria, per respirare, per vivere la normalità, per vedere i famigliari, per bersi una birra tra amici, per vedere il verde degli alberi, le montagne.
L’Africa ci ha sempre fatto sognare, sempre e devo dire che non ci ha delusi, anzi… Per noi, amanti della natura, degli animali, delle montagne, del mare, è stato come nei nostri sogni, oltrepassando pure le nostre aspettative.
Svegliarsi la mattina all’alba e godersi lo spettacolo del sole che sorge nella savana e addormentarsi in una casa sull’albero con tutti i rumori della natura (anche essere svegliati di notte da una rana che si era introdotta in camera ), vedere giraffe, leoni, zebre, leopardi, rinoceronti, ippopotami nel loro habitat è stato un’esperienza davvero indimenticabile. Ogni giorno era un giorno diverso, ogni giorno era una sorpresa, ogni giorno stampava un sorriso sul nostro viso. Fuori dalla mattina alla sera, camminando, girando a destra e sinistra con la macchina, con il sole, il freddo, o la pioggia, non importava… Eravamo come due bambini che scoprivano il mondo per la prima volta, fermandosi ogni minuto per catturare ogni momento (Abbiamo fatto oltre 2000 foto mi sembra…).

L’altro aspetto che rende l’Africa così particolare è anche il suo popolo. Abbiamo incontrato gente fantastica, sempre allegra nonostante tutto. Abbiamo visto la povertà, e devo dire che vedere le townships fa realizzare che c’è ancora tantissimo da fare per arrivare alla parità tra bianchi e neri. Personalmente, non ho voluto fare il “tour” dei townships che si trovano la maggior parte del tempo nelle periferie delle grandi città e dove vivono gli Africani di colore in condizioni terribili… Non ho voluto perché trovo il concetto inumano e riduttivo nei confronti di queste persone. Stare seduti in una macchina con altri turisti e fare foto come se fossero in uno zoo, dico di no. Abbiamo preferito andare con degli amici del posto ed essere a contatto con loro, cercare di comunicare e non guardali come se fossero alieni, comprare quello che avevano da vendere senza cercare di ridurre il costo, 2 euro, non mi cambiano la vita, a loro, sì.
Il contrasto è palese a Cape Town, dove si vedono i townships intorno alla città e poi, andando verso table mountain, si vedono ville stupende che affacciano sul mare con le rete elettriche e la scritta “armed response” in caso qualcuno avrebbe l’idea di avventurarsi dentro.
Questo viaggio è stato diverso dagli altri perché ci ha fatto riflettere tanto. L’idea di lasciare questo paese meraviglioso ci ha reso tristi… Stavamo per tornare nella nostra “gabbia dorata” dove certo non manca niente ma allo stesso tempo manca tutto. Mi spiego. Il Kuwait offre tanto: ho un lavoro in una scuola stupenda dove cresco ogni anno di più a livello professionale con delle possibilità finanziarie cheisabelle africa con giraffa non avrei in Europa. C’è sempre il sole, vivo a pochi metri dal mare, e ho tante ferie… Si esce al ristorante, si beve un caffè con gli amici, si va in palestra, si viaggia, ci si abitua ad un certo livello di vita. Visto dall’esterno, uno dice “ma di cosa si lamenta questa!”
Credo che dopo 5 anni qui, mi manca la vita reale, mi manca sempre di più la mia famiglia, i miei nipoti che vedo crescere da lontano, i miei genitori che invecchiano, mia sorella che è l’altra mia metà. Mi manca la natura, mi manca passeggiare a piedi, mi mancano le quattro stagioni, il vento, la pioggia, la neve. Mi mancano i temporali con il suono del tuono, mi manca l’aria fresca di un sabato mattina in bicicletta… Mi mancano i venerdì sera al pub con gli amici a scherzare, i barbecue nel giardino.
E vi dirò, mi manca anche ricevere posta… aprire la casetta e trovare lettere o anche bollette… non importa!
Penso che tutte le donne expat si ritroveranno in certe cose che ho detto, forse non nell’ultimo punto…

Crescendo, ho imparato che la felicità si trova nelle piccole cose e mi piace tantissimo questa frase di Paulo Coelho che dice:
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità” giustissimo!

Eh sì, in pochi giorni, dopo il nostro ritorno dal Sudafrica, abbiamo preso una decisione. Abbiamo deciso che era ora di lasciare il Kuwait per una nuova avventura…

Qatar un piccolo Emirato, un grande universo

Londra: che tempo fa?

Oggi vi parlo del tempo, quello meteorologico per intenderci.
Il tempo, o il lamentarsi del tempo, e’ uno degli argomenti preferiti dei britannici e, da buona inglese d’adozione, anche il mio.
Ci si lamenta perché fa freddo, perché piove, perché nevica, perché fa caldo…insomma, c’e’ sempre da dire!
Le stagioni in UK non esistono….praticamente si passa da un inverno all’altro! Scherzo ovviamente! Però non abbiamo stagioni così definite: capita che in primavera continui a piovere e a fare freddo, o che faccia caldo in autunno…
Capita che nevichi, e la città quasi si paralizza. Tipica e’ la chiusura di Heathrow, che coincide con il periodo più busy dell’anno, Natale! Ma se gli aerei atterrano in Svezia, possibile che a Londra bastino 5 cm di neve e si chiude l’aeroporto? Ogni volta che succede sono polemiche, abbiamo imparato la lezione, non succederà più ed alla nevicata successiva….stessa storia! Ma al freddo ci siamo abituati, e con il freddo ti puoi coprire e stare al caldo.
london childrenCapita anche che faccia caldo….molto caldo! Il 1 luglio avevamo 34 gradi…che saranno mai, direte voi lettrici che abitate in paesi molto caldi. Ve lo dico io: insopportabili! Eh sì perché al caldo “noi” inglesi non siamo abituati, ed io poi lo soffro in modo particolare. Sto bene solo in presenza di aria condizionata!
Anche l’estate scorsa ci fu un periodo molto caldo, durante il quale non si trovava un ventilatore nemmeno a pagarlo oro! Allora quest’anno, appena letto sul giornale che avremmo avuto un “heatwave” (ondata di caldo), mi sono subito munita di ventilatore, trovandolo pure scontato. Grande acquisto! Senza questo prezioso congegno non avrei potuto dormire!
La temperature si e’ già rinfrescata….siamo sui 20 /23 gradi con quella fantastica brezzolina londinese che ti tiene bello fresco….perfetto! il mio tempo ideale! Le previsioni parlano di nuovo caldo in arrivo, anche 39 gradi dicono….io già mi sento male!
Il caldo così soffocante, oltre a rendere inutile farsi la doccia!, rende tutti più insofferenti. Io per fortuna non devo prendere la metropolitana, perché ho sentito che le temperature nelle carrozze sono da tropici!
Ma con il sole, come detto in un precedente post, Londra e’ bellissima. Tranne casi eccezionali, c’e’ sempre una leggera brezzolina, il cielo e’ blu, i parchi si riempiono di gente, la domenica vai di barbecue – per chi lo sa fare, io no – e via libera ai vestiti estivi!
Tipicamente nella City appena fa un po’ caldo la gente si riversa fuori dai pub a bMETEO 1ere e socializzare, METEO 2con un brusio di voci che abitualmente non si sentono.
Nella nostra nuova casa abbiamo finalmente un bel giardino, ed io ho deciso di attrezzarmi in modo
da poterlo godere appieno: ora sono fiera del mio giardino da copertina! Grazie al gazebo possiamo stare fuori anche se piove. A parte che da buoni inglesi anche noi non ci facciamo spaventare da due gocce di pioggia: nessuno di noi ha l’ombrello per esempio. Se piove forte, abbiamo tutti le giacche idrorepellenti con il cappuccio.
Insomma, il tempo inglese io ho imparato a conoscerlo ed apprezzarlo, e mi va bene così come e’. Anche se me ne lamento.

Le Balene di Baja California

Hola donne di Mondo! Que tal?

Io sono appena tornata da un’emozionante viaggio in “Baja” (Bassa California) a rivedere per la seconda volta le Balene grigie, oltre a visitare luoghi meravigliosi nei deserti della penisola e le isolette del Mar di Cortez con i loro endemismi di flora e fauna.

balena 1Il leit motiv di questo viaggio e’ stato il “soffio”: il soffiare del vento, unico suono costante, nel deserto tra i cactus ed i buffi “Cirios” (alberi a forma di carota pelosa della famiglia delle fouquerie) il vento in barca verso le isole o che solleva la sabbia sulle immense spiaggie del Pacifico. Il soffio del serpente a sonagli sull’isola Santa Catalina (crotalus catalinensis) unico nel suo genere ad essere privo di sonagli, che pero’ mi ha cortesemente avvisato della sua presenza soffiandomi come un gatto, giusto in tempo prima che il mio piede si avvicinasse troppo e fosse suo malgrado costretto a mordermi, il che sarebbe stato fatale per me…

Infine il soffio soave delle grandi balene grigie nella laguna Ojo de Liebre, che si avvicinano silenziose ed aggraziate alle barche dei turisti a salutare e giocare.

Fa riflettere pensare che fino a non molti anni fa, in questa stessa laguna, allora battezzata con il nome del terribile baleniere Scammon, la balena grigia veniva ferocemente uccisa, proprio qui dove viene da sempre a riprodursi. “Le Balene lo Sanno” (come recita il titolo di un racconto di Cacucci) alcune di loro, le piu’ anziane, sono scampate a quegli arpioni e ancora ne portano i segni. Pero’ hanno perdonato ed ora si avvicinano senza timore e posano per noi, per le nostre fotografie e selfie, si fanno accarezzare, baciare , si esibiscono in divertenti balletti salutandoci con la coda. Il contatto non e’ casuale, si alzano e ci guardano, si avvicinano e stazionano intorno alle piccole imbarcazioni che potrebbero benissimo rovesciare e affondare con un colpo di coda.

Il contatto e rapporto tra esseri umani e balene e’ molto diverso da quello che si puo’ sperimentare, ad esempio, con lo squalo balena che e’ un pesce e non un mammifero: lo squalo balena, gigantesco ma innocuo, nuota ignaro non cerca nessun contatto con l’uomo che gli nuota o passa accanto, anzi casomai lo evita.

La balena ci riconosce, si avvicina e comunica, interagisce con noi, sembra volerci dire qualcosa di molto importante sulla vita e su questo pianeta che condividiamo. E si’, ha misericordia di noi.

I serpenti invece, specie quelli a sonagli, mi hanno da sempre terrorizzato. Sara’ che, come dice la Bibbia in Genesi 3, Dio ha punito il serpente ponendo inimicizia tra lui e la donna. Fatto sta che solo l’idea di incontrarne uno mi fa tremare, in tutta la mia vita per fortuna ne ho visti solo 2, entrambi mi hanno risparmiata. Il primo, in Arizona, dormiva tranquillo sotto un albero, non si e’ scomodato ma ci guardava di sottecchi mentre lo fotografavamo a distanza di sicuezza.

Questa volta invece ero stata avvisata: Isa, una compagna di viaggio, ne aveva appena avvistato uno, camminando tra i bellissimi ferocactus diguetii dell’isola Santa Catalina. Lo aveva visto arrotolato tra le roccie su cui si mimetizza ed anche quello le aveva soffiato. Pochi minuti dopo anche Giuliana, altra amica, ne ha avvistato un altro. Quindi procedevo abbastanza guardinga, ma dopo un salto in discesa ho sentito un soffio ed era li’ a meno di un metro dal mio scarpone, in posizione di attacco, per difesa. Un salto di un metro all’indietro con il cuore che mi era andato in gola e le gambe con la tremarella…e la consapevolezza di averla scampata. Dio mi vuole su questa terra ancora per un po’