Chi siamo?

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Il post di oggi vuole guardare un pochino alla psicologia dinamica.

Oggi non ci focalizziamo su Freud solamente, ma lo guardiamo in opposizione a delle teorie più recenti per vedere anche come la concezione dell’essere umano sia cambiata nel tempo.

Credo che proprio l’idea di cosa siano gli esseri umani e cosa li smuova è qualcosa che incuriosisca tantissimo. Ha incuriosito me quando ero una bimbetta ed è per questa ragione che ho studiato letteratura, prima, e poi psicologia.

Per Freud, ogni persona è caratterizzata da tensioni fisiche innate, di carattere asociale. Queste tensioni non sono altro che pulsioni sessuali e aggressive. Non riescono a venire gratificate completamente perché’ l’individuo vive nella realtà sociale e non si può proprio fare ciò che si vuole.

Quindi, per Freud la gratificazione di questi pulsioni è limitata. Si instaura un conflitto fra le esigenze date dalle pulsioni, chiamate esigenze innate e primarie e quelle secondarie date dal mondo sociale. Tutto questo provoca la formazione del pensiero secondario che si crea appunto per trovare un compromesso fra le due parti. A causa di questo conflitto per Freud la mente si organizza in strutture complesse: Io e super Io, che servono a incanalare gli impulsi istintuali.

Diciamo che questo pensiero non è più considerato come attuale dagli orientamenti psicoanalitici contemporanei, che sono più relazionali.

La psicoanalisi contemporanea ha preso le distante dal modello di Freud.

Quindi, il modello classico e freudiano delle pulsioni è stato messo da parte e ora si pensa che a funzione della mente sia preservare i legami con gli altri.

Ricapitolando, in passato vigeva il modello pulsionale: secondo questa idea, le pulsioni sono istintive e l’individuo tende a soddisfarle. L’ambiente limita. L’interazione con l’ambiente implica l’interazione, l’interiorizzazione con il mondo che sta lì fuori.

Il modo di vedere, più contemporaneo, sottolinea l’importanza che degli altri significativi e di come interagiscono con noi. Fra gli individui vi sono delle differenze costituzionali ma la biologia e le relazioni sono in perpetua interazione.

Quando parliamo di psicoanalisi e di interazioni non possiamo fare a meno di parlare di Harry Stack Sullivan, nato nel 1892 e morto nel 1949.

Con questo studioso si parla proprio di psicoanalisi interpersonale. Il punto centrale di questa teoria è che l’individuo è una creatura sociale e la personalità di un individuo prende forma nell’ambiente in cui cresce. Insomma il Sé compare grazie all’interazione con gli altri. Tutto questo dal punto di vista di noi genitori e mamme che vivono all’estero ci dà l’idea di quanto siano importanti le interazioni con gli altri e di come sia importante cercare di scegliere persone equilibrate con cui passare il tempo. Credo che la psicologia, non quella tecnica, ma le basi ci aiutino a operare meglio come essere umani. Per esempio, il lavoro di Sullivan sul se’ ha risvolti molto pratici per persone come noi appunto perché’ sottolinea la componente degli altri e delle interazioni con loro. Per Sullivan la personalità è poi lo schema relativamente permanente delle situazioni interpersonali ricorrenti che caratterizzano la vita umana. Questo ci dà molto da riflettere o, almeno a me.

Traendo dal lavoro dello psicologo Sullivan ci dobbiamo portare via due nozioni: il fatto che è nell’interazione con gli altri che compare il sé e che la personalità è lo schema permanente delle situazioni interpersonali che caratterizzano la vita umana.

Quindi, forse, il discorso “lui e io siamo fatti così”  non è sempre tanto valido. Questo è qualcosa su cui dobbiamo riflettere e poi ognuno vedi il suo caso personale, la sua vita e tragga le sue dovute conclusioni.

Un altro studioso di cui non dobbiamo scordare il nome è Kurt Lewin, più o meno contemporaneo di Sullivan: lui offre il concetto di campo, anzi per essere più precisi è a lui che dobbiamo la Teoria del Campo: il comportamento umano può essere compreso solo prendendo in considerazione la totalità dei fatti coesistenti ad un dato momento nella loro interdipendenza: lo spazio fisico reale, l’individuo e la sua psicologia dell’ambiente e anche lo spazio di confine. Anche questo forse ci è molto utile per capire i comportamenti altrui e magari non giudicare.

Tante volte tutto questo ci potrebbe aiutare a comprendere che se siamo giù di morale, forse è l’interpretazione che diamo dell’ambiente in cui viviamo o forse è proprio l’ambiente in cui viviamo e forse sarebbe meglio cambiare aria.

In conclusione, giusto per riassumere velocemente possiamo dire che due studiosi fra loro contemporanei vanno conosciuti Sullivan e Lewin. Sullivan ci dà una bella definizione del Sè e della personalità , mentre Lewin parla della Teoria del Campo.

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