Ciara e compagni:

come sopravvivere al tempo olandese

Credits: Barbara Beta ph. Archivio retrodatato. Di un bel po’, come si vede dalle non-rughe della pelle. Ma la ho scelta perché in testa ho quel che esce a contatto con una tempesta. Godetevi la lettura.

Ciara, Dennis, Ellen.

Sono i nomi nostrani delle tre tempeste che hanno colpito l’Olanda nel giro di 15 giorni nemmeno.

Con venti fino a 150 chilometri orari, uno si aspetta che stiamo tutti a casa. Poveretta me, io ero di turno al lavoro e sono dovuta uscire.

Per evitare di volare via con il vento (letteralmente), mi sono organizzata e ho lasciato la dolce dimora con 8 ore di anticipo, in modo da schivare i venti più potenti e farmi cullare a soli 80 chilometri l’ora.

Ero l’unica?

No. Questi pazzi vanno in giro comunque e fanno cose che ti chiedi perché. Ad una, in particolare, non rinunciano mai.

Dici a un olandese che deve appendere al chiodo la bici e ti guardano con profondo disprezzo.

Pedalare con il vento, per uno pseudocrucco, è attività normale, che noi intorpiditi expat non capiremo mai. E in fondo è vero, perché non ci siamo nati con il vento e con il ghiaccio e con la tempesta, e quelli di noi che mollano la bici in breve tempo dopo essersi trasferiti, non sono poi così pochi.

Pedalare con il vento significa assicurarsi qualche gamba e spalla rotta, ma soprattutto popolarità su Facebook e Youtube. Il web è pieno di infami che, al riparo nelle loro case, filmano sghignazzando olandesi testoni che cadono tutti a catena come baccalà. Gugolare per credere.

Pedalare con il vento è così normale, inoltre, che gli olandesi ne fanno una gara. La “Dutch Headwind cycling Championship” si ripete ogni anno, nel giorno più ventoso della stagione, sennò che gusto c’è.

Un numero limitato di partecipanti (mi pare fino a 300) si spara circa 8 chilometri controvento. Immagino che il numero limitato si spieghi con la scarsa propensione del sistema sanitario a curare le persone malate.

Eccoli qui, i geni del male:

Ma diciamo che rinunci a pedalare per qualche motivo.

Sarà comunque improbabile rinunciare anche ad uscire, perché costi quel che costi bisogna svolgere un’attività qualunque, un cinemino, una birrettina, un borrellino (termine locale in miniatura che indica una specie di aperitivo). Comincio a pensare che ci sia una vena di egocentrismo, che fa dire a qualcuno “vento ti sfido! Mi fai un baffo”.

Nel caso in cui tu esca, ma non usi la bici, andrai di mezzi pubblici. E qui ti voglio.

La suddetta poverina, che come sopra spiegato doveva andare a lavorare, ha dovuto prendere il treno. Il motivo per cui sono uscita con 8 ore di anticipo non era solo per evitare di volare, ma anche perché sapevo che i mezzi si sarebbero fermati con il vento.

“Ma quanto vento c’era?” – Sento la vostra domanda.

Premesso che i treni olandesi saranno anche puntuali ma con uno sputo di condizione meterologia avversa si fermano all’istante, di vento ce ne era tanto, e forte, tanto da fermare anche gli aerei. Ho fatto giusto in tempo ad arrivare in aeroporto che cinque minuti dopo è cominciato a succedere questo:

Con un vento di queste proporzioni, tuttavia, ho visto olandesi tentare di accendersi una sigaretta ed, effettivamente, fumare.

A parte che mi chiedo che razza di accendino c’hai, che ti funziona con il vento a cento all’ora, ma che senso ha? Che tanto la sigaretta te la consuma tutta il vento? Che poi, fuma, fuma, è inutile che poi fai il salutista andando in bicicletta.

Se ancora non vi è chiara la potenza del vento, date un’occhiata a questo video girato nel 2018 e passato alla storia nel paese (e la chiamano funny compilation):

La vera tragedia per un olandese, comunque, è dover rinunciare al Thuisbezorgd.

Il Thuisbezorgd è il food delivery, ovvero chiami per farti portare il cibo a casa. In Olanda ci sono trecentomila app per questo servizio, più o meno con gli stessi ristoranti, alcuni dei quali consegnano h24 (prevalentemente i kebbabbari – ma ha un senso, per tutte le persone in fattanza notturna).

Dunque, ordinare dal thuisbezorgd è la norma; diciamo pure che se non lo fai almeno una volta al mese sei sfigatissimo.

Qual è la caratteristica del food delivery olandese? Che il cibo arriva rigorosamente in bicicletta. Va da sé, quindi, che nelle giornate di vento i ciclisti potrebbero rifiutarsi di consegnare.

La vera tragedia di questo avvenimento non è che i ristoranti subiscono un’ingente perdita di incasso giornaliero (e vi assicuro, lo sconforto è enorme per gli avari e bramosi commercianti locali), ma il fatto che gli olandesi, in questo modo, sono costretti a cucinare.

In un paese dove si crede che il cibo nasca dagli alberi della fabbrica, già pretagliato e in buste di plastica, dove ci si cimenta in ricette brutte sotto le feste, dove i tubi di scolo dei lavandini sono a 90 gradi, impedendo un normale afflusso dei detriti ma così ci entrano sicuro sennò non sappiamo dove metterli sotto al lavello, capirete che cucinare genera ondate di panico e ansia.

Per fortuna che il vero pseudocrucco ha una stanza in casa piena di barattoli di cibo, perché “Non si sa mai, prima o poi ci allagheremo tutti, bisogna fare scorte” (tratto da: La settimana del Castoro, autunno, promozione al supermercato ‘compra 400 paghi 399’).

Pioveva anche dentro casa. Felice, io, per aver fatto la scorta-castoro di carta igienica (anche se quella di Rotoloni Regina sarebbe stata più indicata, in questa circostanza.)

Insomma, sopravvivere alla tempesta mette a dura prova gli olandesi.

Se però si scoperchiano i tetti di casa, c’è qualcosa che non si scompone mai: le loro teste.

Volete sapere il segreto?

Barattoli da un chilo di gel per capelli. Finalmente svelato perché mantengono tutti la moda anni ’80.

Vi saluto con un bonus.

Ecco il vero video che svela la nuda e cruda verità sulle vicissitudini locali, ciò che tutti gli expat si sono guardati più e più volte, con le lacrime agli occhi. Non si sa ancora se dalle risate o dai pianti. A voi, “Come sopravvivere al tempo olandese”. Ci sentiamo alla prossima!

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