Ciò che mi mancherà di Canton

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Landmark China Tower City Architecture Guangzhou

Decidere di lasciare un posto nel quale si è vissuti non è mai facile e tutti gli expat ne sono consapevoli.

Eppure, a volte, è necessario farlo per ragioni professionali, sentimentali o di salute.

Tuttavia, sappiamo tutti che quel luogo ci rimarrà dentro per lunghissimo tempo e che posti intensi come Canton nel Sud-est della Cina non sono facili da mettere da parte.

Insieme all’inimmaginabile umidità, nelle ossa ti entrano anche tante altre cose, modi di vivere, abitudini, odori, ricordi. Prima di partire ho stilato una lista delle cose che più mi mancheranno di questa mega-metropoli sotto il tropico del cancro. E certo, anche una lista delle cose che non mi mancheranno affatto. Ma iniziamo dalle cose belle:

  • I banchetti di cibo:

sono ovunque, ogni 10 metri, sia mobili che all’interno di un negozietto minuscolo. Nelle grandi vaporiere di bambù nascondono delizie: baozi (panini al vapore con dentro verdure o carne che dicono sia di maiale ma potrebbe benissimo essere di gatto o di topo), jiaozi (ravioli al vapore), shaomai (involtini di riso), succo di mais, latte di soia caldo che sa davvero di soia, latte di fagioli neri che sa davvero di fagioli e, insomma, non è il massimo. Non costa niente, con un euro ci faccio colazione, ed è una colazione buonissima.

  • La grande generosità:

in quanto occidentale (non chiedetemi il perché dell’ossessione per gli occidentali) quando si è nei locali si trova sempre qualcuno che brinda in nostro onore e ci offre da bere. Mi è capitato anche di ricevere cibo da sconosciuti solo per gentilezza, in cambio di una foto o del contatto Wechat. Per non parlare dei miei studenti, che portano a scuola dolci e regali quasi quotidianamente per il solo piacere di farlo.

  • Il cibo:

i cinesi sono ossessionati dal cibo proprio quanto gli italiani e c’è una quantità assurda di ristoranti e bettole dove mangiare con pochi euro, aperti giorni e notte: spuntini al vapore (dim sum), spaghetti fritti, riso con carne e verdure, spiedini, il cocco da bere direttamente con la cannuccia… Alcuni hanno proprio un aspetto lercio, ma sono quelli più buoni. Qui si mangia dovunque, di continuo e il cibo è delizioso (anche se molto speziato e con olio abbondante).

  • La comunione tra le culture:

Esistono due tipi di persone: i cinesi e gli stranieri. Questi ultimi vengono catalogati insieme in un’unica nazionalità, e in realtà è bellissimo avere amici da ogni angolo del mondo. Ceno su lunghe tavolate con americani, indiani, latini, ballo la salsa con est europei e africani, vado in discoteca con filippini e arabi, e vengo invitata a matrimoni di lituani in India insieme ad amiche congolesi e giapponesi. Si conoscono le sfumature di ogni cultura, si può stringere amicizia con persone di qualsiasi tradizione e religione e ci si può innamorare di chiunque.

  • I mezzi di trasporto:

Venti linee della metro che in poco tempo ti portano dall’altra parte della città, treni che vanno a 400 chilometri orari e puoi viaggiare dovunque o passare un week-end a Shanghai o a Hong Kong, aerei che partono di continuo, bus economici che vanno in ogni angolo della Cina… per una nomade come me è una pacchia.

L’intrico metropolitano di Canton

  • La bellezza naturale della Cina:

Non che manchi nel resto del mondo, ma immaginate un Paese talmente vasto da racchiudere ogni tipo di bellezza: sono stata nel deserto del Gobi in una limpida giornata d’inverno con 15 gradi sotto zero, e sull’altopiano tibetano ho visto la Via Lattea, ho scalato le montagne dei dipinti cinesi e quelle ultraterrene di Avatar, ho navigato sul Fiume Giallo, camminato su un fiume gelato in Manciuria (sotto la Siberia) tra le sculture di ghiaccio, ho visto enormi Buddha scavati nella roccia, le steppe della Mongolia interna, i pascoli di yak, le rocce carsiche dalle forme più fantasiose stando seduta su una zattera di bambù, le montagne dello Yin e dello Yang con la forma degli organi genitali dell’uomo e della donna, l’Oceano…

Il deserto del Gobi in Mongolia interna

  • Vestirmi come mi pare:

Ho visto ragazze con il pigiama di pile fucsia di Hello Kitty e le décolleté nere, ragazzi con le parrucche rosa e abiti da principesse. Stranieri e non con i calzettoni nelle ciabatte di gomma (questo batte persino i tedeschi), accozzaglie di vestiti che verrebbe o da mettersi le dita negli occhi o da seguire il trend: allora vai di infradito, shorts cortissimi nonostante la cellulite, niente trucco ché tanto si scioglie per il caldo tropicale e la pioggia, mollettone in testa, peli sulle gambe (le cinesi non si depilano, perché dovrei farlo io?), e niente reggiseno (siamo pazzi, con questo caldo?!)

  • Le assurdità della lingua e della comunicazione:

Odi et amo. Volete mettere la bellezza dei caratteri cinesi, i loro accoppiamenti poetici, la sinteticità della lingua? Volete anche mettere il fatto che hanno pochissimi suoni ma hanno i toni che rendono tutto più difficile e si capisce o si dice sempre una cosa per un’altra?

Nonostante ciò è davvero possibile parlare il cinese, cosa assurda per i cinesi stessi che ti rivolgono la parola con il traduttore elettronico convinti che tu non sappia il loro idioma e che se gli dici che non parli inglese impazziscono. “Come è possibile, sei straniera, perché non parli inglese?” “Sono italiana” “Ma che c’entra, se sei straniera devi per forza parlare inglese, no?”

Scena accaduta davvero.

Il cameriere si avvicina con il traduttore.

In cinese gli dico “Non capisco l’inglese”

In cinese mi risponde “Che lingua parli?”

In cinese dico “Sono italiana.”

Mi mette il traduttore in italiano. Lo guardo e gli dico “Ma a cosa serve il traduttore, non abbiamo appena conversato in cinese?”

Vorrei sapere PERCHE’? Ma una cosa ho imparato in questi anni di Cina: mai, mai, mai chiedersi il perché!

4 commenti
  1. Antonio Borghesi
    Antonio Borghesi dice:

    Sei meglio di Terzani. Mi hai fatto vivere con te in Cina. Un giorno spero leggerò il libro completo dei tuoi racconti di viaggio.

    Rispondi

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