Ciò che NON mi mancherà della Cina

beijing-opera

Nell’articolo precedente ho parlato delle cose belle della città che mi ha ospitato fin’ora: Canton, nel sud-est della Cina, e delle cose che mi mancheranno . Qui di seguito, invece, parlo delle cose che mi fanno andar via di testa e di cui certamente non sentirò la mancanza.

  • I rumori molesti:

tutto il giorno e la notte, in qualsiasi posto tu sia, sentirai rumori molesti: mentre scrivo passano i camion della spazzatura accompagnati da musichette ridicole, sento trapanare, martellare e tonfi vari; la Cina è un grande cantiere e lavorano giorno e notte a velocità assurde, distruggendoti i timpani.
Alla lista aggiungiamo anche la vocina metallica delle macchinette, i megafoni con la propaganda del partito, e le infinite comunicazioni nella metro in cinese, cantonese e inglese che finiscono quando si arriva alla prossima fermata per poi ripartire all’infinito.
Dimenticavo i vicini: quello di fronte che starnutisce come un matto, quello a fianco che scatarra ogni mattina, e quelli di sopra che spostano i mobili (ma questo succede in tutto il mondo). La notte scorsa si è aggiunto, verso le 2, un ragazzo che litigava con il gatto.

  • La folla:

è la nazione più popolosa del mondo, circa un miliardo e mezzo di persone che si muovono costantemente. Immaginate cosa sia entrare nella metro (e non solo nell’ora di punta), aspettare almeno 3 treni nei quali riuscire a trovare un buco per ficcarvi il proprio corpo e rimanere lì spiaccicata cercando di respirar tra gli effluvi umani, per infine uscirne quasi fluttuando trasportata dalla massa. È così anche in strada: traffico e persone, per non parlare dei corrieri del cibo a domicilio (che è pratica quotidiana per i cinesi) sulle loro biciclette elettriche sfrecciano e ti travolgono e non hanno pietà nemmeno per i bimbi che ogni tanto si vedono rotolare sotto le ruote. Pensate anche a cosa sia andare in qualche località turistica: persino in bassa stagione si deve sgomitare tra i sentieri di montagna.

Folla e caos

  • “Hallo!” (non hello):

Sei straniero? Ecco, allora sarai bombardato giorno e notte dallo storpiato “hallo! Hallo!”, da fotografie, da bambini che ti indicano chiamandoti americano, da persone che ti chiedono di dove sei e quando dici che sei italiana insistono per sapere se hai la Ferrari, da gente che continua a fare commenti su di te e sui “laowai” (diavoli stranieri) convinta che tu non capisca il cinese. Se poi vi trovate a che fare con persone di campagna o di città minori potreste addirittura finire nello stesso video con i macachi che mangiano gelati preconfezionati: in fondo, che differenza c’è tra uno straniero e una scimmia?

  • I prezzi astronomici:

Dicevano che la Cina è economica: se mangi nelle bettole cinesi o fai colazione nei banchetti non paghi niente, e anche i taxi sono convenienti. Ma tutto il resto ha prezzi vertiginosi, soprattutto il divertimento: una birra Corona costa 6 euro, i cocktail 15 (ma non cocktail buoni, eh. Diciamo quelli che sanno da benzina), una bottiglia di Absolut Vodka (che è quella che al Prix si trova per 7 euro) 100 euro, il cibo nei supermercati non ve lo dico neanche (formaggi e salumi sono proibitivi, la pasta costa 4 o 5 euro al chilo, i pomodorini anche di più), i prodotti per la pulizia personale costano così tanto che la maggior parte delle persone ne fa a meno (5 euro un deodorante, 4 un dentifricio, 3 uno spazzolino, 7 euro uno shampoo, 6 euro il disinfettante per i pavimenti, 3 euro un pacco con 5 assorbenti ecc).

  • La superficialità dei rapporti umani:

Vero che si conoscono persone di tutti i tipi e di tutte le forme, di ogni nazionalità e colore; ma è anche vero che le amicizie vere le conto su una mano, e due di queste sono cinesi. La gente qui va e viene e la maggior parte sono solo conoscenze per cenare insieme o andare a ballare. I legami profondi non hanno il tempo di attecchire, con le dovute eccezioni. E spesso questo mi fa sentire sola e nostalgica delle mie amicizie in Italia.

  • Il caldo e la stagione delle piogge:

A Canton il caldo opprimente ti fa sudare anche solo se respiri o mangi e l’umidità è più pesante che a Venezia. È la maledetta stagione delle piogge, dove l’acqua inizia a scrosciare all’improvviso bloccando la città e travolgendo tutto: di ombrello e impermeabile non te ne fai niente, l’unica cosa utile sono vestitini leggeri e infradito così da asciugarsi subito. Tanto fa caldo.
P.s. tra poco inizia la stagione dei tifoni.

Come sopravvivere durante la stagione delle piogge

 

  • Il visto:

Mille documenti e un sacco di soldi per fare il visto, il mio inoltre ha un massimo di 30 giorni per entrata e una volta al mese devo “uscire” dalla Cina, ma come tutti passo la dogana a Hong Kong o Macao e rientro subito. Richiederlo è sempre un terno al lotto. Noi dell’aerea Schengen siamo fortunati, non dobbiamo sborsare 2000 USD per averlo, né rischiamo di essere sbattuti fuori dalla Cina all’improvviso (di solito). Un’altra scomodità è quella di dover andare sempre in giro con il passaporto e il foglio di registrazione del domicilio, perché la polizia può fermarti per strada o fare retate antidroga nei locali e controllare i documenti.

  • La censura:

Cosa succede nel mondo all’infuori della Cina? Cosa scrivono le persone su Facebook o Instagram? Su Youtube cosa è stato caricato? Boh!
Be’, si può schivare la censura con un vpn che si appoggia a un server straniero, ma spesso e volentieri non funziona o è troppo lento e ti passa la voglia. Quindi o sei tenace o diventi ignorante, come il partito vuole. (Se vuoi approfondire l’argomento della censura in Cina ne parlo qui).

  • L’igiene:

Avete mai visto bagni con le feci ovunque, gli assorbenti aperti a terra, o toilette che in realtà sono un buco nella terra? Nei ristoranti i cuochi tossiscono sul cibo in un locale dai tavoli unti, la gente ti starnutisce in faccia in metro (è poco igienico mettersi la mano davanti alla bocca secondo i cinesi), le colleghe e le studentesse non si lavano le mani dopo essere uscite dal bagno, i ratti mi salutano quando rientro nel compound la notte, si trovano le cacche degli scarafaggi tra le confezioni del caffè, e questi maledetti insetti giganti sono ovunque; la gente sputa e scatarra di continuo (è socialmente accettato, anzi è normale), spesso e volentieri in strada ci sono chiazze di vomito… la smetto.

Ma in realtà la Cina è bellissima e qui ho elencato le cose che mi mancheranno.

2 commenti
  1. Elisa Martellosio
    Elisa Martellosio dice:

    Ciao, interessante il tuo articolo, se vuoi puoi unirti al mio gruppo facebook che ho creato “italiani rientrati dall’estero”, mi farebbe molto piacere.
    Elisa

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi con chi vuoi