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La città delle mille opportunità

Il primo anno da expat è stato un anno intenso, senza tregue, senza pause, senza il tempo di prendere il fiato. A settembre 2014 mi sono trasferita a Berlino da neolaureata in Architettura con il mio ragazzo, Andrea, architetto anche lui. Trovare lavoro è stato impegnativo, ma ce l’abbiamo fatta, dopo tre mesi lui è passato a tempo indeterminato, dopo 6 mesi a me hanno offerto un contratto di un anno. Nel frattempo abbiamo organizzato un viaggio in Namibia, che è stato burocraticamente piuttosto impegnativo, ma che a maggio ci ha regalato immagini, ricordi ed emozioni che ci accompagneranno per tutta la vita e che ci hanno aiutato a superare tanti altri momenti difficili. Tornati dal viaggio la notizia che avremmo dovuto lasciare la nostra casa nel giro di un anno, ma andava bene, c’era tempo. Intanto continuavamo a lavorare tanto, tantissimo, a fare un’infinità di straordinari, notti e weekend al lavoro, e i mesi passavano senza che ce ne accorgessimo, complici anche le molte visite estive di parenti e amici, che ci trasportavano con la mente in altri posti, come se fossimo in vacanza anche noi, come se non vivessimo davvero qui. A fine luglio il padrone di casa cambia idea, abbiamo due mesi di tempo per lasciare la casa, panico, ma ce l’abbiamo fatta, e il 30 agosto abbiamo traslocato nel nostro nuovo e bellissimo nido. E qui, finalmente, un enorme sospiro di sollievo, tutto sembra essere al suo posto, troviamo la pace e la tranquillità che non abbiamo conosciuto per quasi un anno intero. Settembre e ottobre sono stati due mesi meravigliosi, climaticamente ed emotivamente, ci siamo goduti la città e il bellissimo Brandeburgo in cui Berlino è immersa con gite domenicali e infinite passeggiate, invitando per la prima volta i primi amici berlinesi a casa nostra, e sentendo per la prima volta questa immensa città davvero come casa.

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Io però, che tanto normale non devo essere, proprio in questo periodo ho preso una decisione importante, quella di cambiare lavoro, e di dedicarmi alla visualizzazione architettonica (o computer grafica).

Ho lavorato per più di un anno come architetto del paesaggio in uno studio molto conosciuto e rinomato, ho imparato moltissimo e sono cresciuta ancora di più, ma non ero soddisfatta. Ho fatto fatica ad ambientarmi ed integrarmi, ma alla fine ce l’ho fatta, e i miei colleghi sono diventati anche amici, mi sono lasciata andare con la lingua e tutto è stato più facile, ma ormai la decisione era presa, volevo cambiare, e non sarei tornata indietro.

E quindi ho iniziato come un anno prima a mandare curriculum, ho aggiornato il mio portfolio, sonoopportunita-mille-citta tornata a sussultare a ogni mail ricevuta sperando fosse qualche studio che avevo contattato. Berlino è una città che può dare veramente infinite opportunità e possibilità, ma comunque nessuno regala niente, e i lavori non cadono dal cielo nemmeno qui. Dopo qualche settimana e molti no ricevuti, sono arrivate due mail, due studi mi invitavano per un colloquio. Che emozione, di nuovo l’agitazione come un anno prima, le farfalle nello stomaco, le prove d’abito, solo che questa volta dopo i colloqui dovevo andare nel mio ufficio, e rimettermi al lavoro come niente fosse. Naturalmente il mio team e i miei colleghi più stretti sapevano quali erano le mie intenzioni, mi fido di loro e ci tenevo che sapessero.

Entrambi i colloqui sembravano andati davvero bene, in uno però l’offerta non era così allettante, considerando che stavo lasciando un lavoro sicuro e un buono stipendio, l’altro ufficio invece mi disse di aspettare, che ci voleva tempo per prendere una decisione. E io ho aspettato, una, due, tre settimane, dopo un mese quella risposta è arrivata, mi offrivano il lavoro!! Nemmeno il tempo di riprendermi dallo shock della notizia, che via mail mi arriva la proposta di contratto : era a tempo indeterminato!!! Che infinita soddisfazione.

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Appena avuto conferma ho comunicato al mio capo che me ne sarei andata a gennaio, non è stato facile, visto che lui rimane davvero un buon capo, e che si è dimostrato sinceramente dispiaciuto, ma ha capito e mi ha augurato buona fortuna. Era un lunedì, e avevo ancora così tante ore di straordinari accumulati, che il venerdì stesso è stato il mio ultimo giorno in ufficio. Ho salutato tutti con grande affetto, il giovedì sera siamo usciti con alcuni colleghi per festeggiare, il venerdì ho preparato un enorme tiramisù per ringraziare. Quando stavo ormai impacchettando le poche cose che avevo in ufficio, uno dei capi e la mia team leader hanno riunito tutti i colleghi e cogliendomi davvero di sorpresa mi hanno consegnato un bellissimo regalo ma soprattutto si sono presi del tempo per spendere per me parole che non mi sarei aspettata, che mi hanno commossa fino a farmi piangere come una bambina : ancora un volta i tedeschi hanno saputo stupirmi per la loro infinita gentilezza e profonda lealtà.

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Chiudere quel capitolo non è stato facile, ma mi lascia dentro un’esperienza intensa che mi ha insegnato tanto, non solo dal punto di vista lavorativo, ma soprattutto umano. Adesso sono pronta ad affrontare questa nuova avventura che mi aspetta da gennaio, e non vedo l’ora di crescere ancora, incontrare nuove persone e imparare. Prima però mi aspetta l’Italia, per delle lunghissime vacanze natalizie in famiglia, con gli amici di sempre e tanto tanto cibo! 😉

Auguro a tutti voi un bellissimo Natale, e vi auguro, ovunque voi siate, di passarlo con le persone che amate, io farò così, e non vedo l’ora!

Un abbraccio da Berlino,

 

 

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