Cité Universitaire

La culla dell’integrazione a Parigi

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Ingresso principale della Cité Universitaire di Parigi

A Settembre 2014 Ho preso un aereo sola andata per Parigi.

Era una magnifica giornata di sole. Dopo circa un anno da stagista, mi preparavo a trasferirmi stabilmente nella capitale francese.

L’Istituto di ricerca per cui lavoravo mi aveva proposto di alloggiare alla Cité Internationale Universitaire de Paris, un grande complesso di residence riservati a studenti e ricercatori internazionali, immerso nel verde.

All’inizio esitavo: temevo di non avere in un residence tutte le comodità e gli spazi di cui avevo bisogno. Quindi mi ero detta: “Vediamo come va. Potrei restare per pochi mesi, il tempo di trovare una sistemazione migliore”.

Quei pochi mesi diventeranno poi due anni. I due anni più belli della mia vita.

Insomma, ho preso l’aereo per Parigi.

Trascinandomi le mie due valigie, ho iniziato a girovagare in questa piccola foresta urbana, ammirando con gli occhi al cielo la bellezza della natura e soprattutto, l’architettura: la Casa Italiana, la Casa del Giappone, del Messico, dell’India; alcune più moderne, altre più tradizionali, ma ognuna costruita nel pieno stile del paese a cui è dedicata.

Ogni residenza dedicata ad un paese del mondo: e chi se lo aspettava!

Per un attimo ho pensato: “Ma sicuri che siamo a Parigi? Qui sembra di stare ad Hogwarts!”

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La Fondation “Deutsch de la Meurthe”, la più antica casa della Cité Universitaire

Dopo una lunghissima camminata finalmente ho trovato il mio residence: la Maison des Provinces de France, un bel castello rosso dedicato alla Francia e ai DOM/TOM.

Un’impiegata mi ha accolto con gran gentilezza, mi ha spiegato brevemente le regole della casa e mi ha consegnato le chiavi della mia camera.

Secondo piano, stanza n° 257.

Ricordo ancora la mia reazione appena ho aperto la porta della mia camera: “Oooooohhhh ma è proprio bello qui!”.

Stanza spaziosa ed accogliente, letto comodo, bagno pulitissimo. Tanti scaffali ed armadi per le mie infinite cianfrusaglie. Ed un’impagabile vista sul parco della Cité e sui suoi alberi ancora in fiore.

In pochi minuti mi sono sentita a casa. Ne ero entusiasta!

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Il mio primo giorno alla Maison des Provinces de France

E’ stato ancora più sorprendente scoprire quanto fossero puliti e confortevoli gli spazi comuni: salotti, aule studio, sale relax, e soprattuttole grandi cucine presenti ad ogni piano del residence.

Direste mai che l’ora di cena possa diventare un momento di incontri, scambi e di integrazione?

E questa è stata una delle più sorprese più belle della vita alla Cité: scoprire come preparare una semplice cena sia il miglior modo per fare amicizia.

I miei amici della Cité, i miei vicini di stanza: quanto devo ad ognuno di loro!

La loro apertura di spirito e la nostra immediata complicità hanno permesso di abbattere rapidamente la mia iniziale timidezza: è iniziato tutto con un aperitivo di benvenuto, per poi continuare con le serate, i brunch, i picnic, le interminabili cene internazionali, le feste fino a tarda notte.

In un paio di settimane mi sono ritrovata a condividere le mie giornate con francesi, libanesi, tunisini, marocchini, tedeschi, turchi, sudamericani.

Ho scoperto quanto sia buona la cucina tunisina, armena e libanese homemade.

Per una sera siamo diventati tutti Statunitensi preparando e condividendo una grande cena di Thanksgiving. 

Ho festeggiato con i fratelli di fede islamica l’importante momento dell’Aid, la fine del Ramadan.

Mi sono sporcata dalla testa ai piedi di polveri colorate per festeggiare l’Holi indiano.

Alla Cité è nato il mio gruppo di musica, un autentico melting pot di melodie e persone: dal 2015 condiviamo la nostra passione e da allora non ci lasciamo più.

Tra queste mura ho visto nascere un’intensa storia d’amore, tra due culture diverse e tanto lontane tra loro. Tra le stesse mura l’ho vista bruscamente finire, lasciandomi con il cuore in mille pezzi. Ma anche queste esperienze negative mi hanno aiutata a crescere, ad affrontare la realtà e mi hanno resa la persona che sono oggi.

Ho scoperto quanto sia bella e vitale la musica nepalese, e quanto siano festose e scenografiche le danze di Tahiti. Non ci credete? Date un’occhiata a questo piccolo video!

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Halloween 2015: 7 nazionalità in una foto

Le danze tradizionali sono solo alcune delle meraviglie che possono essere ammirate durante la Festa dellaCitéuna grandiosa manifestazione che dura tre giorni e che ha inizio proprio oggi.

Tutto quello che ci si aspetta da una festa, accade: concerti all’aria aperta, tornei, musica dal mondo, mostre, mercatini, e addirittura un flashmob internazionale!

La Cité Universitaire mostra la sua parte migliore durante la sua festa: una città dentro la città. In giorni come questi Parigi sembra fare soltanto da sfondo: ogni luogo turistico, anche il più suggestivo, passa in secondo piano.

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Flashmob internazionale, 25 maggio 2015

La Cité Universitaire è senza dubbio il mio posto preferito a Parigi.

Amo definirla la culla dell’integrazione a Parigi, il punto d’incontro dei famosi valori di liberté, égalité, fraternité.

Qui non esistono religioni, razze e nazioni: qui ci sono solo giovani pieni di voglia di scoprirsi e di scoprire il mondo.

È il luogo che mai come nessun altro mi ha insegnato che la diversità è un dono, e che l’accettazione delle differenze è il primo passo verso la tolleranza. La Cité mi ha fatto capire quanto il mondo sia immenso e pieno di sorprese, e per questo mi ha fatto venire voglia di esplorarlo a 360°, appassionandomi sempre più ai viaggi e alle altre culture.

La mia vita alla Cité mi manca tantissimo, e per questo oggi vivo nello stesso quartiere e ci torno spesso, per godere del suo bellissimo parco e della sua intensa vita culturale.

Vivere alla Cité Universitaire è stata una vera opportunità ed una grande scuola di vita.

Consiglio vivamente a chiunque si trovi a Parigi per uno stage o un periodo di studio, di alloggiarvi. All’inizio può sembrare solo una piccola e semplice stanzetta. Ma ci vorrà pochissimo per capire che si sta per vivere un’esperienza unica, che può davvero cambiare la vita.

4 commenti
  1. Ilaria Madrid
    Ilaria Madrid dice:

    Sono stata in residenza universitaria 4 anni a milano. Molto meno bella di quella che descrivi, ma conservo comunque alcuni dei momenti più belli della mia vita, e anche io lì ho conosciuto l’integrazione. Solo posso immaginare quanto sia stato bello il tuo soggiorno lì. E, come ti ho già detto, quando scrivi di Parigi il racconto ha un altro colore. Brava, complimenti!!

    Rispondi
    • Chiara - Parigi
      Chiara - Parigi dice:

      Grazie Ila ❤️
      È proprio così, ho gli occhi a cuoricino quando parlo della Cité e quando passeggio nel suo parco. Tante cose stupende che mi sono capitate sono legate, direttamente e indirettamente, al fatto che ci abbia vissuto. Quando tornerai a Parigi ti ci porterò 😁

      Bacini

      Chiara

      Rispondi
  2. Silvia
    Silvia dice:

    Ciao Chiaretta,

    anche io qui ad Aix vivo alla Cité U e pure qui ci sono moltissimi stranieri dai posti più incredibili del pianeta, tuttavia non è così festaiola come quella di Parigi!
    Ah, di relazioni tra culture opposte sono quasi un’esperta. Capisco bene cosa si prova… Ma giustamente fa tutto parte della vita. Tutto aiuta ad ampliare i propri orizzonti e a conoscersi.

    Un abbraccio,
    Silvia Aix-en-Pce (ancora per pochissimo)

    Rispondi
    • Chiara - Parigi
      Chiara - Parigi dice:

      Ciao Silvia,

      grazie per il tuo commento. Lasciamo perdere… è uno dei pochi brutti ricordi legati alla Cité. Esperienze comunque utili, per carità, ma che ancora oggi mi lasciano tanta rabbia. Per fortuna la Cité è stata talmente unica e speciale che, in fondo, la ricordo per ben altre cose!

      Un bacio

      Chiara – Parigi

      Rispondi

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