Il colloquio con uno psicologo, psicoterapeuta.

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Non so se vi è venuta mai il desiderio di andare a parlare con uno psicoterapeuta e vi siete domandati: “come sarà questa cosa? Cosa succederà?”

In questo articolo ne parliamo un pochino. Così se ve ne venisse la voglia, se pensate che sia il caso siete un pochino più preparati.

Prima di tutto iniziamo parafrasando Paul Watzlawich, uno studioso – psicologo e filosofo – morto nel 2007 e di importanza fondamentale per questo argomento.

Se ci si occupa di relazione non si può prescindere dal lavoro di Watzlawich, che va detto non era uno psicologo e né uno psichiatra. Secondo questo studioso non è possibile non avere un comportamento, e, non solo, e se si è d’accordo con l’idea che l’intero comportamento ha il valore di messaggio non si può non comunicare.

Quindi, anche quando non vogliamo comunicare comunichiamo, poiché anche il silenzio stesso è un messaggio. Se qualcuno ci pone una domanda e noi rimaniamo immobili, oppure ci giriamo e con questa azione comunichiamo il fatto di non voler comunicare, per esempio. Il colloquio con uno psichiatria o uno psicoterapeuta ci rileva molto. Non siamo da un medico generico che con un’analisi del sangue ci dice cosa abbiamo. I problemi psicologici non sono rilevabili come il colesterolo.

Il colloquio da un professionista della mente – espressione coniata da me perché bella, a mio parere – utilizza il rapporto interpersonale. Ecco, queste due parole vanno prese in considerazione quando parliamo di professionisti della mente. E’ proprio questo rapporto interpersonale importantissimo sia per la diagnosi ma anche per la cura, senza rapporto interpersonale non esiste la terapia e non esiste un colloquio di tipo psichiatrico, psicologico.

Allora parliamo prima di tutto del colloquio con uno psichiatra.

Infatti. non ci si deve vergognare di andare a parlare con uno psichiatra, insomma mica ci vergogniamo di andare a parlare con un gastroenterologo o con un ortopedico! Quindi, non ci dovremmo vergognare affatto, anzi, dovremmo essere felici di averne la possibilità. Pensate se una persona ha un gran mal di stomaco e non ha l’opportunità di andare dal medico: che disastro! Lo stesso si potrebbe dire riguardo al colloquio con uno psichiatra.

Per capire cosa sia il colloquio con uno psichiatria partiamo da cosa è il colloquio con un medico e ragioniamo per differenziazione.

Nel colloquio con un medico generico la comunicazione viene utilizzata con lo scopo di realizzare una ipotesi diagnostica. Si comunica per poter accedere a una ipotesi diagnostica da un dottore che non sia uno psichiatra. Poi si continua a comunicare per spiegare la malattia al paziente e poi si verifica se l’ipotesi è adeguata. Da uno psichiatra il tutto non funziona proprio così. Lo psichiatra osserverà il comportamento del paziente, ascolterà le sue parole e anche lui cercherà di crearsi in mente una prima ipotesi che non sarà diagnostica. Ecco la prima grande differenza O forse dovrei dire che la prima ipotesi non è solo diagnostica. Insomma, la psichiatra cerca di conoscere il paziente ma anche di capirlo, vuole capire cosa chiede. L’idea di guarigione in questo caso è più complicata nel caso di un semplice mal di stomaco. Capire cosa il paziente voglia veramente è estremamente complesso.

Magari si maschera quello che si vuole veramente da uno psichiatra perché ci si vergogna a dirlo o perché non lo si è capito veramente.

La psichiatra non è imparziale e distaccata e oggettiva ma è partecipa e le sue reazioni modificano la stessa comunicazione con il paziente. Il medico spesso si occupa di qualcosa di ben definito e “semplice”, usato in un’accezione particolare. Insomma per il medico-ortopedico se fa male la rotula del ginocchio si fanno delle lastre e si vede cosa fare. Diciamo che il fenomeno è più circoscritto, per la psichiatra parliamo di una dimensione più globale. Il fenomeno non è statico come un dito rotto, ma è dinamico, nel senso che l’osservazione stessa cambia il tutto. La personalità e l’orientamento del terapeuta cambia tutto. Quindi, è proprio la dimensione personale che entra nel colloquio. Ed è anche per questo che vi dovete trovare bene con il vostro terapeuta.

Ricapitoliamo utilizzando degli aggettivi specifici per meglio fissare il tutto nella memoria: lo psichiatra o la psichiatra deve capire cosa volete voi, è partecipe e cambia il tutto con il suo atteggiamento.

Quindi, la psichiatra si trova di fronte a un fenomeno dinamico e non statico; la sua dimensione personale, la disponibilità servono a creare il rapporto con il paziente che è curativo in se stesso.

Spero di avervi dato informazioni utili e che ora non abbiate paura ad avvicinarvi alla psichiatria.

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