Come sono arrivata a Berlino

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Sono arrivata a Berlino in un assolato giorno di fine ottobre, nel 2018, senza un motivo preciso.

Era da tanto che volevo lasciare l’Italia, ho sempre sentito una specie di “prurito”, una spinta, ma mi mancava quel qualcosa per fare il salto.

C’è chi dice che non siamo mai davvero noi a scegliere, ma è la vita, e io credo che, almeno in parte, questo sia vero: le cose succedono quando è il momento, non un attimo prima, e finché troviamo buoni motivi – o, se preferite, scuse – per non partire, vuol dire che non è il momento.

Nel giro di un attimo mi ero ritrovata senza nessun buon motivo per restare, altrimenti detto senza lavoro, senza un compagno e con la macchina piena di scatoloni. No, non per un colpo di sfortuna, era stata una mia scelta andarmene da casa sua e, dal momento che lavoravamo insieme, il resto era venuto di conseguenza.

Ed eccomi qua, che guido con la musica a tutto volume, asciugo una lacrima e torno subito a sorridere, respirando a pieni polmoni l’aria che entra dal finestrino.

Non avevo più niente da perdere: ero libera!

Può suonare cinico il modo in cui parlo della mia partenza e di certo non sono qui per convincere qualcuno del fatto che io sia una brava persona.

Quello che ho imparato è che quando investi tanto in un rapporto – e io avevo rivoluzionato tutto della mia vita – e non sei felice, puoi fare solo una cosa: andartene. Punto.

Vado dai miei, il tempo di sistemare le mie cose da qualche parte, rifocillarmi – fisicamente e moralmente – rivedere gli amici di sempre, ricordarmi che sono viva, e poi mi metto al computer e comincio a cercare la mia nuova meta.

Ero già stata a Berlino, nel 2014, per un gelido weekend con mia sorella.

Mi era piaciuta, sembrava un posto interessante dove fermarsi per un po’, certo, non c’è molto sole… Certo, non c’è il mare… Ok, ci penso un po’ su e nel giro di poco compro il biglietto: magari mi ci fermo per un po’ e poi vediamo.

Mettere la vita in due valigie è molto più semplice di quanto si possa pensare, è un sollievo viaggiare leggeri!

Per la prima settimana avevo prenotato una sistemazione molto spartana in un Airbnb: il tempo di arrivare, prendere le chiavi, poggiare i bagagli e darmi una rinfrescata, ed ero in giro ad esplorare il mio nuovo habitat.

Non conoscevo la città, ne avevo viste piccole parti, quindi avevo proprio voglia di buttarmi, logorata com’ero dal periodo negativo da cui ero appena uscita.

Curioso come quella che sembra una vita normale, magari anche desiderabile per alcune persone, possa essere un incubo per altre.

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La mia vita non aveva niente che non andasse, avrei anche potuto continuare a farla all’infinito, in teoria, a parte un piccolo dettaglio: non era la mia vita. Era quella di qualcun altro.

Avevo un lavoro, un compagno che voleva, un giorno, avere dei figli, vivevo in una bella città italiana… Non mi mancava niente.

Non volevo di più o di meglio, volevo altro.

Immagino sia difficile trovarsi nei panni di chi resta, ma neanche il mio è stato un ruolo facile, né glorioso.

Chi va via è sempre il cattivo della storia, ma alla fine ho capito che forse va anche bene così: lasciamo che chi resta ci odi, se può servirgli a stare meglio.

Io avevo una vita nuova davanti ed ero così felice di buttarmici, che non sentivo neanche la paura.

Presa dall’entusiasmo della novità, esco e inizio a camminare… Cammino a lungo, mi guardo attorno e poi la vedo: la cupola del Reichstag. Il sole splende sulla Sprea, io sono da sola.

Nessuno mi aspetta, non ho un lavoro ad attendermi né un alloggio per le prossime settimane, ma ho un’intera città da esplorare: non mi ero mai sentita così viva.

2 commenti
  1. Chiara - Parigi
    Chiara - Parigi dice:

    Ciao Agnese,

    è emozionante leggere la tua storia. E complimenti davvero per il coraggio, quello che spesso manca per fare la scelta giusta e dare una svolta alla propria vita! Brava!!

    Chiara – Parigi

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