Comunicazione e Relazione

Lontani da casa ci si arricchisce e si impara molto

comunicazione e relazione

Sicuramente un articolo sulla comunicazione va fatto se si parla di immigrazione ed emigrazione. Qui si vogliono solo dare delle basi, niente di nuovo ed innovativo, ma va bene sottolinearlo o semplicemente ricordarlo.

Quando parliamo di comunicare ci dobbiamo ricordare che siamo in un sistema di relazioni, che sono strutturate.

Pensare la parola comunicare” senza il termine “relazione” vuol dire che si deve fare un passo indietro e ripensare il tutto.

Quando si comunica si è sempre dentro un sistema di regole in maniera consapevole o inconsapevole. Tutti conoscono il lavoro di Paul Watzlawick ma credo che sia il caso di ripassarlo insieme.

Comunichiamo sempre, è impossibile non comunicare. Comunicare è un comportamento ed è impossibile non averne uno. Non possiamo non comportarci anche quando pensiamo di non rispondere, ci comportiamo comunque. Il silenzio è sempre una risposta; è sempre comunque comunicazione. Ogni comunicazione ha due aspetti: contenuto e relazione. Il contenuto, il cosa, si esprime attraverso varie modalità: aspetti verbali, semantici e lessicali. Quindi detto diversamente: parole scritte o dette, il significato che vogliamo trasmettere e le parole che usiamo per trasmettere i contenuti.

La comunicazione è inoltre non-verbale e para-verbale. La comunicazione para-verbale è tutto ciò che è connesso con lo stato emotivo (sospiri e sorrisi, timbro e intensità della voce) e invece quella non-verbale è la prossemica, quindi la spazialità e la distanza o la cinesica quindi la mimica, la postura, la gestualità). La punteggiatura determina la natura delle relazioni fra comunicanti, che è sempre di due tipi: digitale ed analogica (di contenuto e per immagini). Affinché  sia efficace bisogna utilizzare entrambi i codici. Per ultimo è simmetrica o complementare – in quest’ultimo caso abbiamo una differenza di ruolo.

Inoltre si può avere una relazione cooperativa o competitiva, nel primo caso in situazione di conflitto si arriva al raggiungimento di accordi, mentre nel secondo casosi va verso un’interazione distruttiva.

Ora, tutto questo è difficile da tenere a mente in Italia, figuriamoci all’estero quando facciamo anche fatica a comprendere la lingua, almeno in alcuni casi e quando magari non si è più ventenni.

Questo per far capire che l’esperienza di migrazione è arricchente ma faticosa, perché non si impara solo una lingua ma un modo complesso di comunicare ed essere al mondo. Giusto una frecciatina per chi dice che migrare è una passeggiata. Nessuna polemica (lungi da me) e che ognuno mantenga le proprie idee, qui faccio solo un ripasso di dati scientifici.

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