Con i chilometri contro

Il muro dei “Ti amo” a Montmartre (Parigi)

“Pazienza, mia cara, pazienza… Ricordate: la lontananza rafforza l’amore. Oppure lo distrugge…”

(dialogo tratto da Robin Hood di Walt Disney, 1973)

Di recente ho scoperto una canzone il cui testo recita così: “Mi avevi promesso di accorciare i chilometri, di tenermi sveglio coi tuoi mille aneddoti, ma intanto ormai tu vivi all’estero e da un po’ non mi chiedi più come sto”.

Parole semplici ma ricche di significato.

Siamo tutte con i chilometri contro. 

Ci troviamo in un’epoca di precarietà professionale e sentimentale che spesso ci porta ad allontanarci dalla persona che amiamo o, in alcuni casi, a farcela incontrare quando essa è già lontana da noi. Ed accorciare i chilometri non è così semplice ed immediato.

Cos’è l’amore per noi expats?

L’amore in sé è pieno di sfumature, ma credo che per noi expats acquisisca sfaccettature particolari.

Soprattutto quando ci troviamo a fare i conti con il nostro bisogno di affetto, di stabilità, di sicurezza e, dall’altro lato, la continua voglia di avventure, di viaggi e di cambiamenti.

Un giorno arriva l’occasione che ci può cambiare la vita, l’opportunità di vivere in una grande città, di abbandonare il porto sicuro ed andare lontano.

Ma questa grande occasione ha un prezzo: chilometri e chilometri di distanza dalla nostra casa e spesso dalla nostra metà.

E così ci si ritrova a far fronte a numerose critiche, discussioni ed incertezze, ma alla fine la motivazione prevale e decidiamo di partire.

Con il tempo magari ci viene offerto un contratto a tempo indeterminato, troviamo grandiosa la nostra città adottiva al punto da non volerla più lasciare, abbiamo dei nuovi amici, ci sentiamo ormai a casa. Ma la nostra metà non è lì con noi: è sempre lontana, in attesa della consueta Skype call serale.

Probabilmente con un bagaglio in preparazione per l’ennesimo fine settimana insieme. E’ impaziente di godersi pienamente quelle 48 / 72 ore in nostra compagnia e magari spera sempre in un nostro ritorno in patria che potrebbe non aver mai luogo.

Per quanto tempo può durare tutto questo?

Ah l’amore, che personaggio imprevedibile!

In altri casi, il destino ci porta ad incontrare la nostra persona quando siamo già delle expats o quando siamo in procinto di partire.

Ci si incontra per caso, spesso tramite amici in comune, magari durante una vacanza o un breve Erasmus.

Scatta immediatamente una chimica fortissima, impossibile da ignorare. Scatta la voglia di rivedersi, di conoscersi meglio, ma la vacanza in cui ci si è conosciuti volge al termine, oppure tra poche settimane, o pochi mesi, c’è un biglietto sola andata che ci attende.

Come gestire tutto questo a distanza? Cosa fare in questi casi? Ignorare il proprio istinto e considerare l’attrazione fatale come una banale infatuazione?

Oppure rischiare, armarsi di pazienza, fare follie, accontentarsi di vedersi poche volte l’anno pur di non perdersi, rispettando le scelte ed i tempi di entrambi?

amore-psiche-canova

“Amore e Psiche” di Antonio Canova – Parigi, Museo del Louvre

In amore vince chi resta o chi parte?

A mio parere, in amore vince chi resta e chi, allo stesso tempo, si convince a prendere e partire.

Perché vince chi resta?

Non intendo il restare solo come presenza fisica, ma anche e soprattutto come presenza mentale: affetto, attenzioni, comprensione, apertura al dialogo e, non mi stancherò mai di ripeterlo, rispetto.

Il rispetto, così come il dialogo, è la chiave di tutto, in particolar modo di una relazione a distanza.

Non si può vivere serenamente questo delicato periodo di lontananza fisica se ci si sente continuamente attaccati, giudicati, se ci si sente in colpa per le scelte prese oppure, peggio ancora, si viene tacciati di egoismo.

Una persona che ci tratta è lontana dall’essere il mio ideale di “persona giusta”.

Inseguire i propri sogni, avere il coraggio di partire, non fa rima né con egoismo né con presunzione: significa volersi bene, fare un regalo a se stessi.

Non ci si annulla per una relazione.

Non si può pensare di vivere una relazione sana se in primis non si sta bene con se stessi.

Il nostro compagno non deve essere un pretesto per riempire un vuoto, ma una persona speciale che ci renda ancora più completi; la sola persona alla quale desideriamo donare tutto l’amore che portiamo dentro.

Una persona molto coraggiosa che non abbia paura dei chilometri da percorrere, che si accontenti di vederci anche solo 1/2 volte al mese e che non veda l’ora di prenotare il prossimo volo per raggiungerci.

Qualcuno per il quale la distanza non rappresenti un ostacolo, ma una prova del nove, una sfida; un modo per rafforzare l’amore e non distruggerlo.

Io non credo affatto al famoso detto ‘lontano dagli occhi, lontano dal cuore’. Se la persona è davvero quella giusta non si avranno mai occhi per nessun’altro.

E allora perché vince anche chi parte?

Ad un certo punto i due innamorati mantengono la loro promessa di accorciare i chilometri. E non intendo dire che uno dei due dovrà per forza seguire l’altro a tutti costi.

Amare significa anche trovare il giusto equilibrio tra i bisogni dell’uno e dell’altro. Una relazione, in particolar modo a distanza, non può andare in senso univoco.

Citando Jim Morrison, “Se ami qualcosa lasciala andare via, solo se torna sarà veramente tua”.

L’amore autentico è un continuo dare ed avere, ma soprattutto un condividere. 

Se si ha la sensazione di fare tutto da soli, di dare il 200% e ricevere il 20%, allora è meglio lasciar perdere. Meglio separarsi che finire per detestarsi.

Accorciare i chilometri

Finalmente, come nelle migliori favole, la coppia lontana si ritrova, pronta ad affrontare una nuova vita nella città che avranno scelto insieme.

Potrebbe essere la città adottiva di lei, o di lui, o una meta completamente diversa che rappresenti un posto felice per entrambi. Un posto in cui ci si possa sentire a casa sia da soli che in due.

La coppia riunita deve mostrare entusiasmo per la vicinanza ritrovata ma anche per tante altre cose: la città, le nuove conoscenze, il nuovo lavoro, la nuova vita che li attende. Non dovranno provare ansia per il quotidiano che stanno per affrontare e che probabilmente non hanno mai vissuto.

Assecondare i bisogni del partner senza trascurare i propri è il miglior modo per sperare in una relazione sana, ricca di soddisfazioni e di momenti felici per entrambi.

Ma quindi…credere o no nelle relazioni a distanza?

Si evince chiaramente che io credo nelle relazioni a distanza, e per un breve periodo ci ho avuto a che fare anche io.

Ammetto che non sono facili: rappresentano una prova davvero molto dura per la coppia.

Ma se ne vale davvero la pena, se la persona è davvero quella giusta, la distanza sarà l’ultimo dei problemi.

Rappresenterà solo un numero e non una barriera. E tante persone conosciute in questi anni da Expat mi hanno dimostrato che è possibile, che non è una “favola per persone ingenue” come molti pensano.

Tre elementi essenziali basteranno: fiducia, rispetto, fedeltà. Ma a patto che siano realmente il “cemento” di quel rapporto.

Ed infine, la coppia lontana saprà come accorciare le distanze e finalmente non sarà più “con i chilometri contro”.

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