CHENNAICosa sto imparando dall’India

Ho riflettuto spesso su come scrivere questo post, pensando che l’avrei realizzato solo nel momento conclusivo della mia esperienza.

Eppure, come l’India mi sta insegnando, certe ispirazioni e intuizioni vanno colte e vissute semplicemente nel momento in cui si manifestano, senza rimandarle.

Ciononostante, ritengo anche che la crescita e l’apprendimento siano processi continui, soprattutto durante il viaggio. Mi auguro dunque di riuscire a scovare nuove piccole quotidiane lezioni durante le ultime settimane di mia vita in India.

Ho sempre amato il tema della crescita personale poiché, sebbene ritengo che ognuno debba trovare le proprie formule personali per evolversi, la condivisione di esperienze e della propria storia possono servire a ispirare, empatizzare e creare connessione tra le persone.

Questa sera mi fermo un attimo e, con musica tranquilla di sottofondo, condivido i tre più grandi insegnamenti che l’India mi ha insegnato fino ad adesso.

1. Il meccanismo della paura

Tutti gli esseri umani (e non solo) conoscono l’emozione della paura e per questo credo non ci sia nulla di sbagliato nell’ammettere di provarla. Non credo che cercare di eliminarla dalle nostre vite sia un obiettivo saggio.

Al contrario, imparare a conoscerla può esserci di aiuto nei momenti in cui la vita ci richiede di metterci in gioco.

Ritengo che in generale viaggiare, soprattutto quando si è da soli, possa insegnare molto sulle proprie paure, perché ci richiede di uscire dalla nostra comfort zone e di reinventarci continuamente.

A questo riguardo l’India mi ha insegnato molto, mettendomi di fronte ad esperienze e situazioni nuove che non ero abituata a vivere in Italia (vedi il primo tragitto in tuk tuk tra i clacson e le mucche di Chennai).

Quando si esce dalla propria zona di comfort è come se ci si trovasse a saltare un ostacolo. Esiste un momento, durante quel salto, dove ci si deve confrontare con l’incertezza del risultato e provare paura è quasi inevitabile. Tuttavia, dopo l’atterraggio, si ristabilisce un equilibrio ancora più consapevole di prima.

La nostra logica funziona, a volte, solo a breve termine: riusciamo quindi a mettere bene a fuoco la paura immediata, ma non le nuove scoperte e realizzazioni che verranno dopo, e rischiamo così di immobilizzarci.

L’India mi ha insegnato a tener bene a mente questo meccanismo, che in fondo sapevo già essere dentro di me, e che questo viaggio mi ha richiesto di rispolverare con fiducia per ricordarmi che, al di là della paura, ci sono sempre viste meravigliose.

2. La pazienza  

Sarà perché lavoro con bambini, o perché ogni giorno ci attendono ore di macchina e traffico, in ogni caso la mia esperienza in India mi ha costretta ad apprendere almeno in parte l’arte della pazienza per sopravvivere serenamente.

Mi hanno sempre definito una persona paziente, eppure arrivata in India mi sono trovata più volte faccia a faccia con la mia irritazione derivata dai lunghi tragitti, dal traffico e dai tempi infiniti.

Nella mia città, infatti, ci vuole spesso un’ora o più di mezzi per raggiungere un supermercato, un ristorante e così via. Se si aggiunge il traffico, gli attraversamenti delle mucche e il calore, il tragitto diviene particolarmente lungo.

Vivendo qui ho imparato a respirare e mantenere le calma, a riconoscere che a volte devo imparare a focalizzarmi sul percorso e non sul risultato finale. E’ un lavoro continuo ma, in una società dove per ottenere certe cose ci basta un secondo di click, credo che riscoprire la capacità di essere pazienti possa essere un insegnamento prezioso.

Ogni frutto ha bisogno di tempo per maturare ed evolversi, la natura e gli alberi di cocco e di papaya nel mio giardino in questo sanno essere degli ottimi insegnanti.

3. Lasciar cadere le barriere occidentali

Gli indiani sono molto curiosi e non si lasciano mai sfuggire l’opportunità di scattare un selfie insieme e domandarti la tua storia.

In particolare a Mahapulipuram, luogo turistico vicino a Chennai, ho incontrato spesso indiani desiderosi di sedersi insieme a parlare o offrirti una tazza di the.

All’inizio ero un po’ diffidente nei loro confronti, ringraziavo gentilmente e proseguivo da sola. Con il passare del tempo ho cominciato piano piano a comprendere i loro atteggiamenti estremamenti calorosi. Ho cominciato così anche io a concedermi qualche conversazione e dei the conditi con buone risate.

Ho compreso che a volte questo è per loro un dono ed ora, ogni volta che io e miei amici ci rechiamo a Mahapulipuram, abbiamo sempre amici da salutare e da ricordare.

Questa non è un’ode all’incoscienza bensì un invito a trovare un equilibrio tra la prudenza e l’apertura, a concederci ogni tanto di lasciare cadere barriere di diffidenza e giudizi che a volte, anche inconsciamente, poniamo davanti al prossimo ancora prima di conoscerlo.

Ho deciso di scrivere questo post perché a volte non ci rendiamo conto di quanta sia la strada che abbiamo percorso, di quanto un’esperienza ci abbia fatto cambiare e crescere, come quando vediamo ogni giorno una persona e non ci accorgiamo del suo mutare nel tempo.

Credo faccia bene ogni tanto fermarsi, riconoscere i nostri limiti, le nostre sfide e i nostri piccoli progressi quotidiani, ringraziandoci di esserci concessi l’opportunità di migliorarci e crescere un po’ ogni giorno.

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