8 cose insospettabili su me e la mia vita in Olanda

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Abbiamo fatto questo giochino su Instagram. Se ci seguite lì, sapete di cosa sto parlando. O magari, lo conoscevate già. Ma cosa succede se prendiamo spunto dalla challenge e proviamo ad applicare le 8 cose al paese in cui viviamo al momento?

Ecco il risultato per me. E questo è probabilmente l’articolo più personale che io abbia mai scritto su questo sito, quindi mettetevi comodi e preparatevi a scoprire qualcosa di nuovo!

1. Più cheesy della cheesecake

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La mia cover attuale di Facebook. Ahh, love.

Sono l’ultima delle romantiche. Sono così romantica che i miei stessi fidanzati si sono sempre sbalorditi. Chi ha la ventura di passare del tempo con me, si aspetterebbe tutto, tranne questo. Selvaggia, caustica, pratica, sbrigativa, ma dolce manco per sbaglio. Non sono da collezione Harmony, chiaramoci, ma quando sono innamorata non lo nascondo e vado, game time. E questo crea problemi a chi ha difficoltà a gestire le emozioni. Mi piace l’amore, per il meccanismo psicologico che genera, per la sua componente chimico-scientifica, per il fatto che è il più grande mistero irrisolto dell’essere umano. Altro che “quant’è grande l’universo”: provate a chiedere a una persona qualunque che cos’è l’amore, scommetto quel che volete che cambieranno argomento. O vi daranno della cheesy.

L’amore è il tema principale del mio blog personale, I Viaggi Della Druida; ho perso il conto di quante volte ho visto il film ‘Wedding Planner’ con Jennifer Lopez e Matthew McConaughey; ho fatto l’organizzatrice di matrimoni per qualche anno; ho sognato di lavorare in un negozio di abiti da sposa, tanto per vedermeli intorno sempre; ho perfino considerato la carriera della sarta. E pensare che, quando mi sono sposata, per i primi due mesi gli abiti nuziali mi facevano tutti schifo.

Cosa comporta questo per me in Olanda

Questo è il popolo dell’anti-empatia per eccellenza. Yes, amano le donne italiane, perché stereotipo di bellezza e buona cucina, ma l’aspetto cheesy non rientra affatto nel codice d’amore locale. Diciamo solo che qui prima ti portano a cena fuori, poi ti mandano la richiesta di rimborso per la metà del conto.

2. Locandiera da sempre

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Bambina felice.

Chiedete pure a mia madre, se avete la fortuna di conoscerla. Vivevamo in un appartamento al primo piano; proprio sotto la mia camera da letto, c’era un piccolissimo locale commerciale in vendita. Avevo più o meno 12 anni quando ho cercato di convincere i miei a comprare il locale, sfondare il tetto, costruire una scala e trasformare la mia stanza in un ristorante con soli due tavoli, gestione familiare, cucina fatta in casa, business assicurato, e totale noncuranza per il fatto che il lavoro minorile è illegale. Per farmi desistere, hanno dovuto dire ‘no perché lo dico io’, che funziona sempre quando hai meno di 18 anni e viene dai tuoi genitori.

Con il tempo ho corteggiato di nuovo l’idea, costruendo piani di marketing per altri locali veri e immaginari, dando una mano al mio amico Fabrizio che ha un posto spettacolare a Roma e una volta mi ha fatto preparare il gelato (pubblicità gratuita: gugolate L’Acino Che Vola), lavorando in pizzeria a Utrecht con Elio e Mimmo (altra pubblicità gratuita: andate da Panuozzo).

Cosa comporta questo per me in Olanda

In verità, questa è l’unica nazione che mi ha offerto la possibilità di cimentarmi seriamente con questo mestiere, senza un briciolo di esperienza, con una carta di identità lontana dal praticantato, e molti anni sul curriculum a fare altro. La catena alberghiera per cui sono impiegata mi ha insegnato il mestiere solo perché ho chiesto di voler imparare (no, non mi era dovuto perché ci lavoro – no, il lavoro che svolgo non è correlato). Potete vedermi qui sopra felice e immortalata con il mio primo cocktail. La ristorazione è tutto un mondo a parte: meraviglioso e appagante, se sopravvivi agli esseri umani che servi.

3. Medico dentro

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Momento fumettistico instagrammato che descrive la mia costernazione.

Prima ancora di cercare di sfondare il pavimento della mia camera da letto, avevo sviluppato una passione insana per la medicina. Le mie prime ricerchine le facevo a 9 anni, seduta a consultare le enciclopedie a casa e prendere appunti. Giocavo con il mio corpo umano di plastica, con i muscoli disegnati sulla parte esteriore – lo aprivi in due e ci montavi dentro gli organi e le ossa. Avevo un bellissimo scheletro gonfiabile a grandezza naturale che mi portavo dietro per tutta casa. E leggevo montagne di libri sul cervello.

Salto la parte in cui vi racconto che sono stata iscritta alla facoltà di medicina e oggi leggo le analisi del sangue dei miei amici e faccio domande poco ortodosse ai medici, in cui vi descrivo la mia libreria nella casa di Roma dove conservo i libri dei corsi di studio e che mi compro regolarmente ogni anno, e arrivo al punto in cui vi dico che alla fine ho realizzato che c’era un modo per combinare la mia passione insana per gli ospedali con il mestiere che attualmente faccio: leggere libri sul cervello e i suoi meccanismi.

Per non dimenticare i giochi di quando ero piccola, possiedo anche teschi decorativi. Non posso averli in ospedale, ce li ho come soprammobile. Queste donne romantiche, eh?

Cosa comporta questo per me in Olanda

Un intoppo al futuro trasloco – sempre troppa roba da portarsi dietro. Uno svuotamento del conto in banca (leggere testo nell”immagine a corredo). E un miglioramento del mio inglese scientifico, sia mai dovessi servire qualche medico, mentre faccio cocktails. Nota per il libro sullo sfondo dell’immagine, Nice girls don’t get bla bla: non è propriamente scientifico, ma è decisamente rappresentativo delle differenze tra cervello maschile e cervello femminile.

4. No music, no life

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Questa felicità batte i punti precedenti, però.

La musica ha stracciato tutti. Dovendo scegliere una sola carriera, perché a quanto pare non puoi fare altrimenti, almeno fino a che non realizzi che puoi rompere le regole e fare più di una cosa, la musica ha stracciato tutti. Tutti i libri di medicina, tutti i buchi nei soffitti, tutte le ricette di cocktails. Ho lavorato nel settore per metà della mia vita, tra televisione, concerti, uffici stampa, come consulente. Ho persino precedenti da cantante. La foto che vedete qui sopra è stata scattata nel camerino dei Blu Vertigo a Roma, una vita fa. A un certo punto, ho dato una svolta drastica alla mia carriera. Quando mi sono stancata di lottare in un ambiente maschile e maschilista, dopo aver scritto un articolo sulla scomparsa di un collega che ha fatto il giro del web (l’incidente durante il montaggio palco della Pausini, qui il link), con una figlia piccolissima che non mi permetteva di andare in tour, e una trasformazione personale catartica in atto, ho preso il mio concetto di hospitality e lo ho trasportato agli alberghi.

Ora con la musica ci faccio colazione, ci vado al bagno, ci scrivo, ci lavoro, ci cammino, ci corro, ci cucino. Solo in due contesti non la contemplo: non ci dormo e non ce l’ho come sveglia. Potrei uccidere qualcuno per entrambe queste circostanze.

Cosa comporta questo per me in Olanda

Ecco, qui viene il bello. Tu ti trasferisci in Olanda pensando al formaggio e ad altre cose che tutti quanti conosciamo bene grazie ai luoghi comuni, e non pensi che in realtà non stai calpestando margherite di mucca, quanto piuttosto la patria dei festivals. C’è una foto che adoro profondamente e che fa il riassunto di tutto quanto detto. E’ di Stephan Versluis, faccio volentieri pubblicità con link annessi perché il settore della musica è stato gravemente colpito dalla pandemia e mi piace l’occhio di questo ragazzo nell’obiettivo. La foto è qui sotto. Ed ecco perché mi danno della selvaggia, immagino.

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Noize Suppressor by Stephan Versluis, 2013.

5. Artigiana in gran segreto

E poi ritorna l’anima romantica. Anche se nella foto qui sopra somiglio più alla sorella di Dexter intenta a nascondere un cadavere dopo un omicidio. Tanto per spiegare cosa stavo facendo, ero a Roma, immortalata dal mio ex mentre sistemavamo casa appena affittata.

Dietro al talento da imbianchina, si nasconde l’anima inquieta di una che proprio non ci sa stare ferma con quelle manine. La creatività deve uscire da qualche parte, e nel mio caso il mezzo sono le mani, appunto, vedi i cocktails. Ma datemi una cosa che fotografa e vi catturo. Una matita e vi tiro fuori disegni. Un pennello e vi ridipingo casa. Una siringa e vi tappo i buchi dei tarli. Trementina e vi ripulisco un quadro. Ho anche un diploma come restauratrice di dipinti. E sì, faccio tutto come secondo-terzo-quarto-quinto lavoro, perché abbiamo capito che si può fare più di una cosa alla volta.

Cosa comporta questo per me in Olanda

Che posso raccattare i mobili dalla strada, attività molto in uso da queste parti, e rimetterli a nuovo. Fino ad ora, ci siamo procurate un comodino, un tavolo e uno specchio. Non comporta niente altro, per il resto; ho provato a chiedere lavoro nei musei come restauratrice, ma mi hanno sputato in un occhio perché le mie “credenziali da italiana non sono sufficienti a fare concorrenza ai locali che studiano arte in Inghilterra” (chiedere per credere).

6. La Binoche in Chocolat è mia socia

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Quella volta che ho deliziato mia figlia e le amichette, per il suo compleanno.

Attività random del mio tempo libero: cucinare. Dolci. A pressione. Ma tanti. E poi non mangiarli. Perché sì. Perché mi piace farli. Mi piace vederli. Mi piace fotografarli. I dolci sono dei pezzi artistici. Delle vere e proprie opere colorate culinarie che riempiono i volti di sorriso. E il corpo di diabete, ma basta andarci piano.

Cosa comporta questo per me in Olanda

Qui vanno forti con i dolci, ma tutto sa di mandorle e cannella, ed è terribilmente grasso, quindi mi sono data alla scoperta di dolci alternativi vegani. La prima volta che è capitato ero ad Amsterdam a casa della mia amica Silvana, quasi 5 anni fa: avevamo tre bambine da sfamare e niente uova. Silvana dice “proviamo sta roba vegana, vediamo di che sa”. Da allora, uova e latte sono praticamente spariti dal mio ciambellone.

7. Ciao mamma, vado a vivere in America

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Una me giovanissima a Orlando, a giocare con Cip e Ciop.

Stavo cercando foto di me in America e ho realizzato che sono tutte in formato cartaceo e a casa di mamma. Ho solo questa, riportata su computer. La mia maglietta è più discutibile di Cip, fratello di Ciop, con me in foto. Siamo a Disneyland, in Florida. Ero lì per il miei 18 anni, vuoi non festeggiare la maggiore età in un parco divertimenti?

Quella non era stata la prima volta che visitavo gli Stati Uniti. Era già successo intorno ai 12 anni. L’America è uno di quei posti che pensi che ti dica già abbastanza fortuna se ci vai una volta nella vita, invece io mi sono ritrovata a girarla più volte, e anche abbastanza in lungo e in largo per essere un’europea che capitava lì per caso. Oggi, a 47 anni, sono ancora in Europa, ma nella vita non si sa mai. Il titolo di questo paragrafo è un omaggio dovuto a una povera donna (la sciura citata) che ha sentito questa frase friggerle il cervello mille volte.

Cosa comporta questo per me in Olanda

Ah ah ah, questo è il siparietto più divertente. Gli olandesi copiano gli americani in un sacco di cose, quindi per certi versi non mi sento così distante. Ma guai a dirglielo: se la prendono a morte. Guardatevi questo video se siete in vena di qualche minuto di risate e capite l’inglese. Ma pure se non capite l’inglese, il senso si capisce. Credo.

8. Mi chiamano la Druida

And last but not least. La spiritualità è un aspetto predominante nella mia vita. Comprende una varietà di pensieri, attività, ricerche, approcci, scelte, decisioni, che non mi metterò a descrivere qui. Druida è uno dei miei soprannomi (vedi il nome del mio blog). Ma qui ho messo la foto di un mazzo di carte, quindi parliamo di questo. In realtà, le carte in generale sono uno dei miei oggetti preferiti – e non ne ho molti, di oggetti preferiti. Colleziono mazzi, ne rispetto il significato simbolico e l’aspetto artistico; gli oracoli e i tarocchi si incastrano benissimo in questo meccanismo. Da qui alla loro interpretazione, è stato un attimo.

Cosa comporta questo per me in Olanda

C’è molto business intorno alla spiritualità, nei Paesi Bassi. Ma anche se troppo spesso c’è solo interesse economico dietro, almeno da queste parti mi sento a mio agio. Almeno, da queste parti, non mi guardano male per poi mettermi al rogo, non senza chiedermi prima di nascosto una previsione veloce veloce sull’amore – però “oh, mi raccomando, non dirlo a nessuno”. Evviva la naturalezza.

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