Quella maledetta paura di volare…

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Mentre scrivo l’articolo, sono su un aereo diretto in Sicilia, siamo ancora in fase di restrizioni dovute al Covid-19, i miei compagni di viaggio sono mascherina e disinfettante.

Le norme di sicurezza sono rispettate, voliamo tutti in file distinte.

Sembra uno scherzo, un motivo come un altro per scrivere un articolo…

Sei espatriata da ormai quasi dieci anni, e di voli ne hai fatti centinaia, un po’ per lavoro, un po’ per vacanze, soprattutto per ritornare nella tua amata terra. Ma, ogni volo, è una sofferenza.

Dicono tutti che dopo aver preso l’aereo per la prima volta, ormai la paura, sempre che tu sia una di quelle persone che hanno paura di volare, dovresti averla superata: dopo centinaia di voli, dovrebbe essere come prendere l’autobus che ti porta al lavoro ogni mattina.

Per me non è così.

Che poi, quelli che dicono che non hanno paura di volare, io vorrei proprio vedere come si fa a non avere paura: non siamo uccelli, non abbiamo le ali, se l’areo cade, siamo fritti.

Il mio primo volo, il volo del “battesimo”, l’ho preso per andare a New York, 11 ore di volo con 2 scali.

Ero molto più giovane e incosciente. Sì, perché mi rendo conto che con l’avanzare dell’età sono peggiorata.

Ricordo solo che nel bel mezzo dell’oceano, in piena notte, mi svegliò l’allarme, aprii gli occhi e la spia che avvisa di indossare la cintura di sicurezza, era accesa. Stavamo attraversando una turbolenza. Ero in preda al panico, guardai la mia amica, il cui carattere è completamente opposto al mio, che con molta calma mi disse: tranquilla, è normale.

Beh, normale o no, ricordo che il giorno della partenza, due settimane dopo, avevo ancora in mente quel ricordo, sarei rimasta volentieri a New York, e non perché non volessi più tornare a casa…

Per carattere, vivo le emozioni con esagerazione e nonostante molti mi dicano che trasmetto tranquillità, io, davanti al pensiero di volare entro in panico.

So che molte persone mi capiscono, so anche che altri diranno che l’aereo è il mezzo più sicuro. A queste ultime dico, lo so avete ragione. Le statistiche parlano chiaro.

Io però sono una persona da numeri statistici, vivo di emozioni, nella quotidiana lotta tra cuore e cervello, e poche volte quest’ultimo ha la meglio.

Ho guardato video di atterraggi pericolosi, ho letto manuali sulla paura di volare: se quell’aereo è atterrato nonostante la tempesta, effettivamente sono fatti per affrontare anche il cattivo tempo. Se un aereo può planare, atterrare anche con un solo motore, il rischio dovrebbe essere minimo.

Eppure, io soffro. Sì, soffro.

Il decollo è la parte più difficile: dopo essermi fatta il segno della croce, comincio a pregare.

Se sono in compagnia, faccio finta di ascoltare la persona che mi parla, e prego nella mia mente. Il mio corpo si irrigidisce, il cervello si paralizza. Il panico è totale.

Al momento in cui si riaccende il segnale per allacciare le cinture in vista di una turbolenza (il cui avviso, oltretutto, arriva sempre 10 minuti dopo che l’aereo aveva già cominciato a ballare), ricomincio a pregare. Porto sempre con me un anello con la preghiera dell’Ave Maria, lo sfilo dal dito, lo stringo forte, prego. Il corpo ritorna a irrigidirsi, le mani cominciano a sudare.

In fase di atterraggio, mi sento più tranquilla, come se il peggio fosse passato. Bugia.

Una volta, all’aeroporto di Palermo, il vento era fortissimo, stavamo già toccando terra, eravamo ancora sul mare, le onde erano altissime, sembrava che toccassero il velivolo, e l’aereo dovette riprendere quota. Non potete immaginare. La signora al mio fianco aveva la mano nera, la mia stretta era fortissima. Avrà visto il panico nei miei occhi, non riuscivo a parlare, ricordo che mi disse: “stai tranquilla, a Palermo c’è spesso vento, adesso ci riprova”. Ci riprova, come se fosse un gioco all’enalotto, ritenta sarai più fortunato… Per fortuna, era il nostro giorno.

Mia mamma all’aeroporto mi disse: sai, mentre venivamo qua, un aereo che stava atterrando ha ripreso quota. Io sorrisi: sì mamma, lo so.

Eppure volare ha i suoi lati positivi: vedere il mondo dall’alto.

Le nuvole sotto di te, sembrano bianchi e morbidi cuscini di seta. Il corso dei fiumi, è un disegno di colore azzurro, che si fa strada nelle sfumature verdi-marrone della nostra madre terra. Le vette delle montagne sembrano più vicine da qui.

Per non parlare dei tramonti, colori che si sovrappongono, giochi di luci e riflessi che trasmettono pace, serenità: l’infinito che si apre davanti ai nostri occhi.

Chi ha paura di volare, chi non ha mai preso un aereo, non sa cosa si perde. Se riesci ad atterrare, per qualche ora hai avuto la possibilità di vedere l’intero creato, una sensazione di gratitudine che si fa sempre più grande verso Chi ha dipinto tutto questo per noi.

Il decollo è andato bene, il cielo è sereno e a quanto pare abbiamo il vento a nostro favore che ci farà arrivare prima a destinazione. In questo momento non ho paura? No, ce l’ho, tanta. Ma dicono che la paura aiuta a riflettere, e a me ha dato l’ispirazione per scrivere quest’articolo.

Dalla vita ho imparato che se la paura diventa un ostacolo, finisci di vivere.

Tutto può essere affrontato, con più o meno crampi allo stomaco, jajajaja. Siamo esseri umani, la debolezza e la forza sono i due estremi di una corda che ci fanno andare avanti, prima o poi il cerchio si chiuderà, e per il momento spero solo di atterrare all’aeroporto di Catania tra meno di un’ora.

 

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3 commenti
  1. Luna
    Luna dice:

    Brava!! Che nonostante le tue paure affronti tutto e con questa grande consapevolezza e capacità di tradurre le tue emozioni in parole. Ti confesso una cosa: io adoro volare, ho preso il primo aereo a 3 anni e da allora non ho mai smesso. Mi piace l’atmosfera degli aeroporti e proprio stare i aereo, infatti più sono lunghi i vpli più mi piacciono. Però. C’è un grande però. Non è vero che non mi fa paura. Il decollo e l’atterraggio sono i momenti in cui anche io prego tanto e mi concentro. Odio le turbolenze e soprattutto il vento. Quindi ecco, ti capisco perfettamente e sono d’accordo con te su tutta la linea.

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  2. Federica
    Federica dice:

    Bellissimo articolo, io sono anni che vivo a Madrid e non Ho mai avuto paura Dell aereo, lo prendevo come fosse un mezzo di trasporto qualunque. Questo fino a fine agosto 2019, un viaggio oporto Madrid pieno di forti turbolenze, l ora e mezza piu lunga Della mía via. Da allora sto cercando di affrontare la mía paura, ma e presente se ogni viaggio, ti capisco perfettamente!

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