Crescere i figli all’estero 

Il dilemma della pasta con sopra l’hamburger

bambini

Da quando sono diventata mamma, ho una domanda che costantemente mi rimbomba nella testa.

Che mi tiene a volte sveglia di notte. Che mi fa sospirare nel silenzio: “ Sto facendo le cose giuste?”

Le cose giuste per farli crescere bene. Le cose giuste perché siano felici. Le cose giuste per farli diventare uomini corretti e giusti.

Ovviamente, la questione si declina tutti i giorni in 50.000 domande di carattere più pratico.

“ Dovrei far mangiare loro più pesce?”, “li mando a letto adesso, o aspetto un po’? “, “ intervengo nel litigio o li lascio litigare?” 

Immagino che sia un po’ la vita quotidiana di tutti i genitori.

Una serie infinita di piccole decisioni che determinano la vita dei figli,  in modo minore o maggiore, dipendendo dal tipo di decisione

Penso che vivendo all’estero ci sia un ulteriore dilemma che si propone ai genitori.

Scegliere secondo le “regole” dettate dalla cultura di origine, oppure scegliere secondo le “regole” del paese che li ha accolti e in cui i figli stanno crescendo.

E io scrivo “regole” ma non mi riferisco a massime filosofiche.

Mi riferisco alle piccole abitudini quotidiane. Che possono essere ovvie in un Paese, ma essere stravaganti in un altro.

Vi do un esempio pratico. Eravamo a tavola e stavo servendo la pasta al sugo a mio figlio quando improvvisamente lui dichiara “ Mamma, io non voglio la pasta come gli italiani! Voglio la pasta come i portoghesi, con sopra l’hamburger!”.

Pasta e hamburger. Non è un dramma. Per mio marito, portoghese, è normale.

Ma per me è diventato un dilemma. Il dilemma di servirgli la pasta con l’hamburger, come è normale in Portogallo, oppure di servire la pasta al sugo come si mangia in Italia.

Qual è il “giusto mezzo” per crescere mio figlio senza che perda le radici italiane, ma allo stesso tempo farlo sentire portoghese?

Penso che crescere un figlio sia un gioco continuo di mediazione. Mediazione tra quello che penso che sia giusto, quello che mio marito pensa che sia giusto, quello che i miei genitori pensano sia giusto, quello che i miei suoceri pensano sia giusto, quello che le maestre pensano sia giusto, quello che il pediatra pensa sia giusto.

Crescere un figlio all’estero è un lavoro di grande mediazione, con l’obiettivo di crescere una persona che si senta parte di due mondi diversi. Una mediazione che inizia nelle piccole cose.

In conclusione, domani pasta con hamburger, dopodomani agnolini in brodo.

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