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Perù: la crisi del settimo anno

La crisi del settimo anno

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Sono Francesca, e scrivo dal (e del) Perù. Di quello stesso Perù che mi fece scrivere qui su questo blog una sorta di “alfabeto”: tutto ciò che mi aveva fatto innamorare di questo Paese. 21 cose, dalla A alla Z, quante sono le lettere dell’alfabeto italiano.

E ora mi ritrovo qui, a sentire il bisogno di mettere nero su bianco tutti i pensieri che si arrovellano nella mia testa, tra l’altro sono anni che non scrivo in italiano (a parte messaggi WhatsApp a famiglia e amici), quindi perdonatemi per eventuali errori.

Eccomi qua, dicevo, nel bel mezzo della famigerata crisi del settimo anno! Di solito se ne parla rispetto a relazioni/matrimoni, ma vi posso assicurare che esiste anche rispetto a un Paese! Quello stesso Paese che sette anni fa scelsi ed ero sicura che sarebbe stato « per sempre » o quasi, e invece oggi

Le amicizie perdute

Oggi una cara amica (italiana, che vive anche lei qui da otto anni), mi chiama dicendomi che in meno di dieci giorni lascerà il Paese.

Ovviamente già da tempo lo sapevo, ma siccome non c’era una data certa, avevo un po’ fatto finta di niente… E invece la telefonata di stasera mi ha di nuovo tirato fuori tutto, e queltutto” è la consapevolezza che in meno di un anno quattro mie carissime amiche qui se ne sono andate/sono in procinto di andarsene.

Oltre a tutti gli amici che se ne sono andati dal 2013 – quando venni qui – ad oggi, ad occhio e croce non meno di dieci.

E io mi sento oggettivamente sola.

Negli anni e mesi passati (perché ora con la pandemia è impossibile), forse un po’ consapevole del fatto che questo momento sarebbe arrivato, mi sono iscritta a vari corsi/gruppi un po’ per coltivare i miei interessi, ma anche per conoscere persone nuove. Purtroppo però, non sono riuscita ad allargare realmente le mie amicizie, perché qui (sarà così anche in altri Paesi? Raccontatemi!) chi si iscrive ad un corso sono generalmente ragazze molto giovani, studentesse o comunque senzaimpegni familiari”.

Le donne peruviane della mia età, lavorano e si dedicano alla famiglia. Nei gruppi di donne expat, ho trovato per lo più donne che sono qui al seguito del marito, non lavorano e hanno figli. E io non “rientro” in nessuna di queste categorie, perché di anni ne ho 37, lavoro un casino, sono venuta qui per il mio lavoro, chi mi ha “seguita” è stato mio marito e non abbiamo figli.

Mi sento sola perché questa sera – quando avevo voglia di parlare con una amica di come mi sentissi ho realizzato che l’unica opzione che avevo era mandare un vocale su WhatsApp, a meno di svegliare le mie amiche in Italia alle 4 e mezza del mattino.

Il limbo

Dicevo, mi sento in un limbo perché non sono una ragazzina di vent’anni, ma nemmeno condivido la vita/quotidianità della maggior parte delle trenta-quarantenni.

E poi mi sento in un limbo rispetto alla mia condizione qui.

Quando arrivai in Perù, doveva essere per un anno, per poi cambiare Paese, come è normale per chi sceglie una carriera internazionale. Poi però mi sono resa conto di stare bene qui, e così gli anni sono diventati due, e nel frattempo quello che era il mio ragazzo ai tempi mi ha raggiunta e ci siamo sposati, e poi l’anno scorso abbiamo comprato casa qui…

Ho consapevolmente fatto delle scelte in una direzione ben precisa, quella di mettere radici qui, ma ora mi ritrovo senza radici in Italia, e con la domanda che ogni giorno si fa sempre più insistente: “Potrò mai dire che questo Paese è la mia casa?”. E ad oggi – complice sicuramente anche la situazione particolare che tutto il mondo sta vivendo – mi rispondo di no. Sento che non ho più nulla da scoprire, e sempre meno motivi per restare.

La gabbia

Sicuramente stare nel mezzo di una pandemia mondiale non aiuta in questo caso. Ma la verità è che passo il mio tempo libero guardando ossessivamente pagine internet per cercare di indovinare quando riapriranno le frontiere.

In questo momento, mi sento in gabbia, e in realtà lo sono, perchè non posso tornare in Italia  andare da nessunissima parte nel mondo.

E per me, che ero abituata a prendermi almento quattro voli a settimana per lavoro e fare almento tre/quattro viaggi all’anno, questa situazione è un inferno.

Lo so. Lo so che sono fortunata ad avere ancora un lavoro e uno stipendio, che ci sono milioni di persone che stanno avendo difficoltà oggettivamente molto più grandi delle mie, ma posso dirlo? Mi sento in gabbia, mi sento in un limbo, mi sento sola e triste. Ecco, l’ho detto! Per me – sempre così restia a esprimere le mie emozioni – già è un grande passo!

E ora, care amiche, dopo avervi aperto la mia mente e il mio cuore (e spero di non avervi annoiato troppo), vi chiedo una cosa.

Secondo voi questa crisi del settimo anno si può superare?

Come capire se è davvero giunto il momento di volare via, senza farsi intrappolare dalle cose materiali (una casa e un lavoro)? Anche a voi è capitata una crisi così? Come l’avete superata?

Vi abbraccio forte,

Francesca

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3 commenti
  1. Lucia
    Lucia dice:

    Ciao!

    I cambiamenti che hai vissuto nel tuo contesto amicale ti ha fatto sentire oggettivamente più sola e non é stato positivo per te.

    Quando si è in conflitto per qualcosa questo genera confusione.

    E quando ci sentiamo confusi le scelte che possiamo fare rischiano di non rispecchiare i nostri bisogni più profondi.

    Dunque potrebbe esserti utile prenderti il tempo necessario per chiarirti le idee e capire cosa vuoi davvero in questo momento.

    Quando siamo stressati non siamo lucidi perché siamo più coinvolti emotivamente.

    Usa tutto ciò che ti aiuta a stare meglio in questo momento e quando avrai compreso ciò che vuoi veramente allora deciderai.

    Rispondi
  2. barbara
    barbara dice:

    Eh, cara mia, se sei a Lima e sicuramente difficile. Io a LIma non resisto piu di una settimana. A Cusco abbiamo un detto: Lima a due cose buone, 1 = il mare, 2 = l aeroporto!
    Ti capisco perfettamente quando dici che non sai piu esprimerti in italiano, succede anche a me.
    Enjoy the process, ha detto qualcuno, perche nulla e’ per sempre, tutto si transforma.

    Rispondi
  3. Michela
    Michela dice:

    Quanto ti capisco ..io nn sono al settimo anno ma al quinto e comincio ad avere gli stessi dubbi e sensazioni. Mi chiedo ogni giorno se è stata la scelta giusta e perché mi sento sola..le amicizie che ho ancora in Italia sono relativamente poche perché dopo tutti questi anni un po’ svaniscono ma le nuove che cerco di farmi qui in Canada sono diverse..e spesso anche il Canada in se con le sue distanze e paesaggi è un po’ monotono. Mi manca l’Italia. ..sono mamma da poco e a questo punto credo di restare più per mia figlia e per il suo futuro. Come te la mia testa è piena di domande senza una risposta..

    Rispondi

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