Da Berlino a Barcellona

agnese-ritratto

Di recente ho fatto l’ennesimo trasloco, questa volta però un po’ più impegnativo: da Berlino a Barcellona

Mi sono stati fatti un sacco di commenti a riguardo, tutti non richiesti e tutti del tipo “ma in piena pandemia?”, “ma come farai?”. Dopo più di un mese eccomi qua, non solo viva, ma anche molto felice della mia decisione! Ora vi racconto tutto, un passo alla volta.

Ho vissuto a Berlino due anni e mezzo e, come capita nella maggior parte dei casi, all’inizio è stato amore. Dopo un po’ le differenze culturali hanno iniziato a pesare e ho cominciato a sentire la frustrazione per non riuscire a cambiare lavoro, trovare una casa per conto mio e inserirmi davvero nel contesto. Quando mi sono trasferita parlavo già tedesco fluentemente e trovare un lavoro è stato facile, così come trovare una stanza in un appartamento condiviso, però in entrambi i casi si trattava di soluzioni provvisorie, non di quello che volevo realmente. Quando ho iniziato a cercare casa per conto mio e a inviare candidature per trovare un lavoro che mi interessasse davvero, mi sono scontrata contro lo scoraggiamento più totale e la magia dell’inizio ha iniziato a esaurirsi. Il fatto di poter viaggiare di continuo ha sicuramente edulcorato il mio senso di insoddisfazione.

Una delle ultime foto che ho scattato a Berlino

La pandemia per me è stata di grande aiuto

Mi ha permesso di capire di nuovo cosa volevo e durante il primo lockdown, potendomi prendere una pausa dalla routine che mi stava demotivando sempre di più, ho finalmente visto tutto con chiarezza: se dovevo starmene bloccata in un posto, senza possibilità di viaggiare o di vedere la mia famiglia, quel posto non poteva essere Berlino. Quel posto era Barcellona, la mia città del cuore.

Ho fatto un piano:

avrei fatto corsi online per poter trovare un lavoro da remoto e andarmene appena possibile. Ho iniziato a dedicare ogni momento libero a questo progetto, anche quando il lockdown è finito. Mi sono messa a guardare serie e film in spagnolo e ad ascoltare musica.

A Berlino la pandemia ha messo in ginocchio molti settori e con la fine del lockdown il lavoro è diventato sempre più esasperante: da un lato c’era chi lo aveva perso, dall’altro chi ancora ne aveva uno e quindi doveva solo essere grato e accettare qualunque condizione, in silenzio. Io ero nel secondo gruppo. La situazione è diventata sempre più pesante e negli ultimi mesi dell’anno sono crollata in un esaurimento nervoso.

Un’immagine rappresentativa di come mi sentivo XD

Non avevo più energie per dedicarmi al mio progetto, non riuscivo neanche a guardare una serie dopo cena, ero completamente prosciugata e depressa e ho iniziato a soffrire di attacchi d’ansia e insonnia. L’unica via di uscita che vedevo era lasciare il lavoro, ma visto il periodo mi sembrava una follia.

Però non bisogna mai disperare:

quando non ce la facciamo più, di solito la vita interviene per noi e così è stato: l’azienda non poteva più  supportare tutti e alcuni sono stati licenziati. Quando mi hanno comunicato che io ero tra quelli, al telefono, di sabato sera, mentre ero casa a bere un bicchiere di vino, non avrei potuto essere più felice. Alla fine della telefonata ho pianto, per buttare fuori tutto lo schifo che mi aveva avvelenato negli ultimi mesi, poi mi sono asciugata le lacrime, ho sorriso e mi sono detta “adesso vado a Barcellona”.

E così ho fatto.

2 commenti
  1. Lucy the Wombat
    Lucy the Wombat dice:

    Uguale uguale, io e mio marito abbiamo perso il lavoro in Australia causa pandemia e siamo stati felicissimi di potercene tornare in Europa! Altrimenti saremmo ancora laggiù a deprimerci! 😁 Buona fortuna e buon nuovo lavoro nella tua vera città del cuore! ♥️

    Rispondi
    • Agnese D´Alfonso
      Agnese D´Alfonso dice:

      Non tutti i mali vengono per nuocere! Contenta di sentire che anche voi state meglio 🙂
      Grazie e buona fortuna anche a voi <3

      Rispondi

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