Dalla Padella alla…Vita

Sono uscita da casa dei miei genitori a quasi trent’anni passando direttamente a quella del mio ex fidanzato. Ho sempre avuto paura a dormire da sola. Quando a trentacinque sono andata a vivere per conto mio per i primi mesi non ho mai chiuso occhio la notte, finché un bel giorno ho deciso di tenere un coltellaccio sotto il cuscino. Non mi faceva dormire meglio e nemmeno sentire più sicura ma lo tenevo lì per “varie ed eventuali”. La prima volta che Maurizio, il mio compagno, è venuto a casa mia e ha visto il coltellaccio, conoscendo il mio lato maldestro e scoordinato mi ha gentilmente fatto capire che io il coltello ed una scala da scendere rapidamente in caso di pericolo eravamo un trio mortale. Mi ha suggerito di cambiare il coltello con una grossa padella. In effetti anche con quella ci si può difendere da qualcuno.
Quella stessa notte ho infilato la padella più grossa che avevo sotto il letto ed ho iniziato finalmente a dormire.
Questa storiella, oltre ad avere aiutato tutte le mie amiche a convincere i loro bambini a dormire da soli, è per spiegare che sono nata un filino ansiosa.
Sono una di quelle persone che si fanno milioni di liste. Sono quella che per andare da A a B fa sempre la stessa strada. Per andare in un posto nuovo, anche a soli cinque chilometri da casa devo stampare la mappa ed avere il cellulare, con auricolare, a portata di mano. Prima di prendere l’autostrada faccio il segno della croce ed invoco tutti i santi di cui ricordo il nome. La prima volta che ho preso l’aereo da sola mi sono attaccata al braccio del tizio di fianco a me stringendolo come una morsa per tutto il viaggio.
Ho fatto le scuole dalle suore e sono cresciuta in una una famiglia medio borghese nella pianura padana degli anni 90. Quelle famiglie che, anche se non eccessivamente rigide, mi hanno cresciuta a suon di “Si fa così perché è così” e che mi hanno avvolta nella bambagia dandomi tutto quello che hanno potuto e accudita, accompagnata e viziata finché è stato possibile. Sono arrivata a trentacinque anni senza aver mai faticato troppo, piena di sovrastrutture e con il bisogno di avere sempre tutto sotto controllo. Ogni minimo cambiamento di programma mi ha sempre mandata in tilt. Ero pigra, rigida, schizzinosa, con una forte avversione per i gatti e molto tesa.
Un bel giorno poi la decisione di cambiare tutto e ripartire da zero trasferendomi in Marocco.
Il Marocco a prima vista sembra un posto semplice, guardandolo meglio si capisce che invece è tutto molto complicato. Chi lo conosce bene dice che qui niente è come sembra.
Non ci sono orari, regole, code per l’attesa.
Per prendere un taxi vince il primo che ci sale sopra: anche se tu sei lì che aspetti da dieci minuti arriverà qualcuno che, dribblandoti, prenderà il tuo taxi chiudendoti la portiera sul naso.
Non esistono le distanze di cortesia. La gente ti cammina addosso e ti parla, toccandoti, ad un centimetro dal naso.
I negozi aprono e chiudono quando ne hanno voglia. Dare appuntamento ad un marocchino significa aspettare per ore intere.
Dieci giorni fa ho chiamato la società elettrica per venire a vedere un problema. Li sto ancora aspettando. Sto ancora aspettando anche il tizio che due anni fa doveva venire a toglierci la vetrina.
Non esistono prezzi nei negozi o al mercato. I costi sono fatti al momento e divisi in due grosse categorie: prezzo per i locali e per i gaurí (gli europei). Indovinate un po’ quale delle due categorie spende circa il doppio?
Per complicare ulteriormente la situazione negli ultimi mesi ad Essaouira c’è stato spesso anche lo sciopero della società che gestisce l’immondizia. Montagne di spazzatura ovunque, sotto casa e in medina ad ogni angolo.

Facciamo quindi un passo indietro: io arrivo qui dall’Italia per sfuggire lo stress e al primo confronto con questo modo di vivere mi viene immediatamente la gastrite. Non ero assolutamente pronta a vivere in questo modo. Io e tutte le mie regole eravamo completamente impreparate ad una vita priva di regole e la mia mania di controllo era impreparata alla totale mancanza di controllo.
Ho fatto molta fatica ad integrarmi poi improvvisamente è cambiato tutto. Dopo un periodo molto complicato a Gennaio dove mi ero addirittura convinta che qualcuno ci avesse fatto il malocchio, da un giorno all’altro ho smesso di disperarmi davanti alle difficoltà e a diventare più malleabile. Ogni giorno un problema diverso, ogni giorno una soluzione immediata. Ogni soluzione un sollievo ed un sorriso. Sono improvvisamente diventata “zen”. I cambi di programma non mi spaventano più. Sono diventata più pratica e meno cervellotica. Continuo a fare le liste ma dimentico di guardarle. Non faccio più programmi. Vivo alla giornata e non mi spaventa anzi mi fa sentire leggera. Non sono più neanche così schizzinosa. Dormo abbracciata alla mia gatta (amici e parenti ancora non ci credono) e sono quasi in pace col mondo.

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2 commenti
  1. Solare
    Solare dice:

    Quando il tuo racconto e’ finito ci sono rimasta quasi male! io ne avrei voluto di piu’ perche’ mi ha proprio colpito e mi e’ molto piaciuto il tuo modo dinraccontarti cosi ansiosa ecc..e poi all’improvviso sei in Marocco. Non so come ci sei finita ma bravissima a rinventarti cosi, una bella crescita personale.

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