Dare un nome alle emozioni

tears

Quando leggiamo le storie di persone emigrate in un altro paese, spesso veniamo a conoscenza di parte della loro vita.

In tanti raccontano del loro salto di qualità rispetto al paese dove sono nati, raccontano di grandi cambiamenti, di rinascite personali, di lavori soddisfacenti o quanto meno retribuiti il giusto.

Tutti raccontano un sogno e trasmettono la speranza.

Anche io l’ho fatto.

In questo blog ho raccontato di quando la vita mi ha travolto e mi sono rialzata, oppure di quando ho deciso di seguire la mia indole artistica ed ho creato la mia linea di gioielli fatti a mano: Vesuvio Jewelry.

Anche io ho raccontato di un sogno ed ho dato speranza.

Ciononostante, come tutte le cose, anche la vita da expat ha il suo lato d’ombra,ma poche persone ne parlano perché lo vivono con un po’ di vergogna: chi espatria lo fa per una vita migliore, deve per forza essere felice nella realtà che vive!

Il mio lato d’ombra, qui in Irlanda, si chiama solitudine.

In Italia non sono mai stata sola.

Vengo da una famiglia numerosa e fin quando sono stata a Napoli ho vissuto con i miei genitori, oppure raggiungevo il mio compagno in Calabria, dove lui viveva.

Il mio lavoro in Italia era fare la veterinaria ed è un lavoro che si svolge spesso in team, insieme almeno ad un collega; inoltre il tipo di lavoro che facevamo ci portava a socializzare molto, tra corsi d’aggiornamento e notti insonni ad assistere pazienti ricoverati.

 Poi c’erano le altre amicizie: il gruppo di persone con cui mi incontravo quando ero a passeggio con il cane, le amiche storiche con cui parlare e confrontarmi su tutto, le chiacchiere con i negozianti sotto casa, che mi conoscevano praticamente da quando ero nata.

amiche

No, decisamente, non sapevo cosa fosse la solitudine, anzi ogni tanto la ricercavo, avevo bisogno di ritagliarmi momenti per me sola, per scrivere, per pensare, per comprendermi

Quando mi sono trasferita a Dublino ho perso tutto questo.

Siamo io, mio marito ed il nostro cane.

Le amicizie che ho creato qui sono poche e ben selezionate e comunque non posso dire che sono profondissime o che abbia con loro la confidenza che avevo con quelle in Italia.

Nessuno di loro mi ha mai visto piangere per un amore finito male, nessuno di loro mi ha vista ubriaca e piegata in due dal ridere, nessuno di loro ha passato la notte in bianco insieme a me durante la notte nel pronto soccorso veterinario.

Adesso il mio lavoro si svolge in solitudine e le mie vendite sono online, quindi benché abbia contatti cordiali con i miei clienti ed a volte anche molto profondi, perché si raccontano a me per aver un gioiello personalizzato, è raro che tutto questo si trasformi in un rapporto di amicizia costante nel tempo.

All’ inizio non avevo fatto caso di quanto mi stesse pesando la solitudine, me ne sono resa conto solo qualche giorno fa.

Eravamo stati invitati, io e mio marito, ad un barbecue di un suo collega: sono persone molto gentili e carine, che mi hanno sempre fatto sentire accettata e stimata.

Al nostro arrivo erano già quasi tutti presenti, con una birra in mano, la musica alta, i sorrisi aperti e le chiacchiere urlate.

Quando ci hanno visto, hanno subito gridato il nome di mio marito e sono corsi a salutarlo con grande entusiasmo, poi ovviamente hanno salutato con gentilezza anche me, ma in quel attimo in cui hanno avuto la prima reazione di saluto nei suoi confronti, istintiva e  del tutto naturale, mi sono sentita sola.

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Quella persone, benché fossero molto cordiali, non erano amicizie mie, non erano persone che avevo scelto io, non sapevano nulla di realmente personale di me; ne sapete più voi che mi state leggendo ora, in questo momento, rispetto a loro con cui ho chiacchierato del più e del meno in diverse occasioni.

Quella sensazione di solitudine è stata giusto un attimo, ma è stata profondissima ed ha scavato un solco nel mio sentire che mi ha fatto capire che qualcosa deve cambiare.

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– Nella foto le meravigliose Cliff of Moher, simbolo per me di grande energia –

Ancora non so cosa farò per creare occasioni per nuovi legami, oppure se sceglierò di prendere atto delle mie emozioni e di conviverci in serenità, magari dargli voce con la mia arte, ma l’importante è che sono stata in ascolto di me stessa, perché al di là di tutto, l’onestà che dobbiamo avere nei nostri confronti è qualcosa che nessuno ci potrà mai togliere ed è la forma più importante di rispetto per noi stessi.

Con onestà ho riconosciuto la mia emozione e le ho dato un nome, con questa consapevolezza la solitudine, adesso, fa meno paura.

5 commenti
  1. Marilena
    Marilena dice:

    Ciaooo,
    Leggo, non troppo tra le righe, questo velo di amarezza che traspare dal tuo racconto. Effettivamente mi hai trasmesso quell’emozione un po’ ombrosa che accompagna la tua vita in un paese che non è quello in cui sei cresciuta e dove hai maturato le amicizie di cui hai tanta nostalgia.
    Il primo pensiero che mi viene in mente però è che, avendo tu alzato un piccolo muro, potresti dare l’impressione di non volerti aprire ad un nuovo mondo . Forse per loro è difficile reggere il confronto con una realtà precedente che ti rendeva felice. Un piccolissimo e modestissimo consiglio potrebbe essere quello di dare loro una possibilità, mostrarti ottimista, partecipe, farti coinvolgere dal nuovo stile di vita. Se tutto questo trova un riscontro in te, puoi pensare di continuare a vivere in un altro paese e guardare avanti.
    Io vivo fuori dal mio ambiente natale praticamente da sempre. Se non avessi avuto propensione verso gli altri, avremmo , io e la mia famiglia, vissuto una vita triste. E invece in ogni luogo in cui siamo stati abbiamo cercato di costruire rapporti sociali che ci consentissero di vivere un presente soddisfacente.
    Forza e coraggio ne hai già avuto, ora avanti con le belle emozioni! In bocca al lupo!

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  2. Merylu - Dublino
    Merylu - Dublino dice:

    Ciao Marilena, grazie mille per le tue riflessioni. 🙂
    In realtà non ho alzato un muro e’ la vita che ho scelto che mi porta ad avere un po’ di difficoltà’ a creare complicità’ con le persone che ho incontrato all’estero, soprattutto se straniere; e questa sensazione e’ del tutto sconosciuta a me, perché’ in Italia non l’ho mai provata, anzi le amicizie e la profondità’ dei rapporti interpersonali che riuscivo a creare in italia erano il mio punto di forza. Attualmente la situazione e’ cambiata, ma non per una barriera che ho messo io, ma piu’ che altro per il lavoro che faccio e per lo stile di vita che conduco di donna quarantaciquenne senza figli: sono troppo giovane per le amicizie con i pensionati irlandesi, troppo vecchia per gli studenti, e troppo libera rispetto a chi invece, alla mia eta’, a figli. 🙂

    Rispondi
  3. Merylu - Dublino
    Merylu - Dublino dice:

    PS: sono assolutamente aperta al mondo che mi circonda e ne colgo con gratitudine ed entusiasmo ogni sfumatura positiva che mi offre, motivo per cui non ritornerei sui miei passi, anche se il mio cammino e’ sempre luminoso <3

    Rispondi
  4. Silvia
    Silvia dice:

    Cara Merylu,

    quanto è vero quello che scrivi! La vita da expat è costellata da sacrifici emotivi tra cui la solitudine. Per quanto ci sia padronanza della lingua, io da pessimista quale sono, dico che è molto, molto raro entrare in sintonia al 100% con un’amica come accadrebbe se la stessa amica fosse italiana.

    Imparare a stare soli è un bene, e stare soli ogni tanto è ancora meglio. Ma la solitudine, quella si che è una brutta bestia. é difficile affrontare ogni giorno così, le difficoltà si amplificano e quel famoso “passo da te per un caffé” assume un significato importante, assume un valore.

    Però sai, nonostante tutto, nonostante la solitudine, continuo a scegliere la vita da expat, almeno per ora, finché sono giovane.

    Un abbraccio,
    Silvia, Aix en Pce

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  5. Merylu - Dublino
    Merylu - Dublino dice:

    Esattamente Silvia, anche io non tornerei indietro alla mia vecchia vita. Sono felice in quella che ho adesso, proprio perché con consapevolezza mi rendo conto di tutte le mie infinite sfumature. La solitudine e’ un sentimento con cui dovrò convivere probabilmente per sempre, scegliendo la vita da expat, che non significa essere oggettivamente soli, qui ho amici/conoscenti ed ho un compagno, ma certe volte (per fortuna non sempre!) la sensazione di aver lasciato in Italia una parte importante di me, si fa sentire piu’ prepotentemente. Ma va anche bene cosi’, non per forza dobbiamo evitare ed aver paura delle sensazioni che ci fanno sentire non a nostro agio, siamo anche quelle, accogliamole come le altre … (pensiero molto zen, imparato stando qui!) 🙂 <3

    Rispondi

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