ADDIO, DEMONE DELLA PERFEZIONE!

Tra la partenza e il traguardo in mezzo c’è tutto il resto
E tutto il resto è giorno dopo giorno
E giorno dopo giorno è silenziosamente costruire
E costruire è sapere e potere rinunciare alla perfezione
(Niccolò Fabi – Costruire)

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Ricorderò per sempre il 2020 come l’anno che mi ha costretta a passar due mesi in casa ma anche come l’anno in cui, finalmente, ho cominciato ad essere davvero me stessa.

Gli anni della mia adolescenza sono stati scanditi a ritmo di routine e scadenze: scuola, compiti, danza, lezioni di canto, la sera a letto presto, il giorno dopo ripetere tutto daccapo. Pochissimi amici, uscite nel weekend inesistenti, viaggi all’estero non pervenuti. Complice la mia timidezza e la bassa autostima ma soprattutto un obiettivo ben più grande: la mania della perfezione. 

Mi dicevo che c’era sempre tempo per tutto, per le vacanze, il fidanzato e lo svago. Dicevo di avere tanto tempo davanti a me, e quindi il lusso di poter rimandare tutto. Che vita è mai questa?

Il mio unico divertimento era sentirmi perfetta, altrimenti sarei stata una fallita.

Persino un sette in pagella rappresentava un cataclisma per me, un ostacolo di enorme intralcio a quel futuro perfettamente definito che stavo disegnando. Un controllo maniacale su tutto, sul cibo, sugli altri, sui miei comportamenti, che mi ha poi condotta ai disturbi alimentari superati fisicamente ma che ancora lasciano segni nella mia mente.

I primi anni universitari non sono andati meglio. Sono stati una continua corsa contro il tempo per laurearmi presto e con il massimo dei voti, altrimenti chissà che delusione. Nella mia testa era tutto ben delineato: laurearsi nei tempi, trovare lavoro all’estero, possibilmente a lungo termine; poi mettere da parte dei soldi e guai a sprecarli; guadagnare bene, abbastanza per poter convivere con il fidanzato storico e magari pensare di sposarlo.

In quegli anni non sono mancati amori, amicizie e belle esperienze. Non c’era nulla che non andasse. Se dicessi che sono stati anni brutti ed inutili sarei un’ipocrita. Ma il comun denominatore era sempre lo stesso: un orologio dal ticchettio incessante ed una lunga lista di obiettivi per il futuro. Avevo i miei interessi, facevo qualche viaggio, ma quella ventenne non ero io e quella non era la mia vita.

La vera me se ne stava nascosta, sopraffatta dal demone della perfezione.

Nel frattempo la vita reale accadeva, con i suoi spiacevoli imprevisti ed i suoi improbabili colpi di scena. Ed io, maniaca del controllo, non sapevo certo come affrontarli. Il mio futuro era un’ossessione, la paura di non soddisfarlo lo era ancora di più.

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Il 2019, anno denso e complicato, è stato scandito da esperienze stupende alternate a ingestibili attacchi d’ansia legati sempre e solo allo stesso motivo. Finché non ho capito di aver passato i migliori anni della mia vita a sacrificare la mia vera felicità per qualcosa sempre di “più importante”.

Dopo trent’anni ho abbandonato quella vocina dentro di me che mi diceva sempre di aspettare, pianificare tutto e risparmiare fino all’ultimo centesimo.

Ora faccio attenzione alle spese, ma principalmente per poter viaggiare di più. I soldi investiti in un viaggio resteranno per me i meglio spesi: se abbiamo delle ferie che ci permettono di viaggiare, sono un nostro diritto e vanno sfruttate appieno.

Lavoro sempre con impegno e metodo ma ho rinunciato allo stacanovismo. Basta orari impossibili, pause pranzo inesistenti, vacanze non godute e serate passate al computer. Ho imparato ad avere un vero equilibrio sul lavoro e questo mi ha resa molto più produttiva e precisa.

Al di là dell’ufficio e del camice bianco c’è una vita che mi aspetta e che non merita di essere sprecata per soddisfare chissà quali aspettative, né mie né di nessun altro.

Ho imparato soprattutto a non aspettarmi approvazione da nessuno.

Ogni cosa adesso la faccio solo per me.

Ho capito anche che la chiave del successo è essere autentici e che dobbiamo mostrarci così come siamo per essere accettati e rispettati, prima da noi stessi e poi dagli altri.

Gli anni da giovane e laboriosa formica sono serviti a dar spazio alla vera me, una cicala canterina. Strano ma vero, ho capito tutto questo proprio durante la quarantena, come se l’isolamento forzato avesse generato una nuova linfa vitale.

Qualcuno la chiama resilienza, io la chiamo consapevolezza. Dopo tanti anni sento finalmente di star facendo qualcosa di autentico.

Ora che ho detto addio al demone della perfezione, sto davvero costruendo la vita che vorrei.

Adesso le mie giornate sono al suon di lavoro, musica, scrittura a più non posso, viaggi da organizzare, progetti e sogni. Ho tanti obiettivi a breve e lungo termine ma li perseguo senza stress, godendomi i miei attimi di pausa e la mia amata, umana imperfezione. Mi sento molto più giovane ed energica rispetto a quando avevo diciotto anni ed anche l’umore e la forma fisica ringraziano.

Guardo al futuro con coraggio e con entusiasmo e non più con ansia e paura. Lo costruirò come vorrò, ma solo godendomi il mio presente giorno per giorno.

Contratto a tempo indeterminato? Non è più un problema. Famiglia, casa, bambini? Ci penso spesso, ma sono grandi responsabilità per le quali non è ancora arrivato il momento.

Ogni minuto che passa il mondo cambia, e con esso il nostro domani, la nostra vita e noi stessi. Quindi perché angosciarci facendo di un improbabile e “perfetto” futuro il nostro scopo di vita?

La mia sola priorità adesso è vivere la mia vera felicità, e non vedo l’ora di raccontarla: stay tuned!

4 commenti
  1. Fiorenza Parsani
    Fiorenza Parsani dice:

    La perfezione e’ stato il mio mito per tanto tempo. Poi impari che sei bellissima anche imperfetta.

    Rispondi

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