Da zero a cento… il mio post Covid, destinazione Africa

Ines-destinazione-africa-post-covid

Ciao, ti ricordi di me?

Sono la Ines… no, ok hai ragione, non sono stata molto presente ultimamente. Ti faccio un riassunto.

Domodossola, classe 1982. 38 anni suonati, sì. 7 anni fa, nel 2013, un giorno mi sveglio e mi dico: sono stanca della mia vita, voglio partire. Mi licenzio, lascio la mia casa e il relativo mutuo trentennale e approdo in Nuova Zelanda, Auckland per la precisione. Questa esperienza mi apre gli occhi, mi cambia la vita e mi avvia a una nuova professione, nel campo della ristorazione.

Passano due anni e mezzo, mi rendo conto che la vita da isolana mi sta un po’ stretta, soprattutto quando l’isola in questione è a 3 ore dalla prima destinazione disponibile. Mi informo per trasferirmi in Australia, paese sempre dall’altra parte del mondo, ma più centrale e grande quanto l’intera Europa. Sono a un passo dai documenti per il trasferimento, ma mi imbatto in un’idea geniale: andiamo a fare un’estate a Ibiza prima del grande trasferimento, in fondo mi sarebbe sempre piaciuto, approfittiamo dell’estate.

Nel frattempo passano 4 anni, e sono ancora a Ibiza.

Nel frattempo arriva lui, il Covid-19, per gli amici “puto coronavirus”, e in questa occasione la Ines ricompare sulla scena di Donne Che Emigrano all’Estero. Se vi siete persi il mio ultimo post, lo trovate qua: se non avete voglia di leggere, vi faccio un riassunto: io, disperata, disoccupata, che mi lamento per dover sicuramente lasciare l’isola in ottobre, non per scelta ma per necessità. Ripeto: io, disperata, ma disperata disperata! Era aprile.

A metà maggio ho trovato un lavoro, l’isola era ancora chiusa verso l’esterno, ma ho trovato lo stesso un lavoro, un ago in un pagliaio. Non mi hanno fatto un contratto, mi hanno sfruttata, però va beh, mi hanno pagata (ho lavorato in un altro posto quest’inverno e sto ancora aspettando di vedere i soldi).

Arriva giugno e trovo un altro lavoro, hotel 5 stelle, mi fanno il contratto e vissero tutti felici e contenti, ma solo fino a ottobre, perché, come la maggior parte delle attività, anche il mio albergo è aperto solo per la stagione estiva. Così tiro un respiro di sollievo, ma d’altra parte rimango in cerca di un’alternativa per il futuro.

La maggior parte dei miei amici è ancora in cassa integrazione o non ha nessun tipo di aiuto da parte del governo, la situazione non è grave, è disastrosa.

Dal mio ultimo post, quello intriso di disperazione, sono passati due mesi, e nel frattempo ho avuto tempo di “elaborare il lutto”, prendere atto che per me a Ibiza non ci sono più opportunità.

Ho quasi metabolizzato anche l’eventuale rientro in Italia, sono riuscita addirittura a vederla come un’opzione positiva per la mia esperienza professionale, ho quasi sperato di rientrare a Genova, nel mio famoso appartamento con mutuo trentennale.

In questo mese ho mandato CV un po’ ovunque, Germania, Svizzera, Austria, Italia. Quei pochi che mi hanno risposto, mi hanno rimbalzato allegramente.

La settimana scorsa vedo un annuncio “cercasi pasticciere in Etiopia, anche con poca esperienza”. C’erano una email e un numero di WhatsApp. Mando un messaggio per sapere se cercavano qualcuno da subito o per più avanti. La persona in questione riceve il messaggio dopo 4 o 5 giorni, mi dice che il lavoro sarebbe a partire da settembre, rispondo di liberarmi dal lavoro attuale in ottobre e mando il CV in ogni caso, se eventualmente avessero bisogno per più avanti. Mi risponde che è per una nuova apertura, che il mio CV è interessante e che mi faranno sapere nei prossimi giorni.

Nel frattempo inizio a cercare informazioni sull’Etiopia.

Non sapevo nemmeno dove fosse localizzata sulla cartina. Pensavo che fosse in nord Africa, i ricordi della scuola mi rimandavano a Mussolini e l’impero Italiano, ma pensavo fosse sul Mediterraneo. No, l’Etiopia è poco più in su dell’Equatore, non confina con il mare, la capitale è Addis Ababa (anche se noi la conosciamo come Addis Abeba) ed è nel centro del cul* dell’Africa, 2300 metri sopra al livello del mare, 3 mesi all’anno di pioggia non stop, che meraviglia! Cerco e cerco su Google informazioni su eventuali expat, ma sembra che nessun italiano sia andato ad abitarci.

Se tu che stai leggendo conosci qualcuno che abbia fatto un’esperienza del genere, per favore, lascia un commento.

Cambio lingua e la ricerca in inglese dà qualche risultato in più.

Questo paese, questa nuova potenziale avventura, mi incuriosisce, mi spaventa, mi stimola. Tra le ricerche viene fuori che l’Etiopia è uno dei paesi più poveri al mondo, in cui la manodopera non costa niente, per questo meta di imprenditori da tutto il mondo, soprattutto cinesi.

Un operaio in fabbrica guadagna 30 euro al mese. Ripeto, 30 euro al mese. Lo stipendio medio in Etiopia, secondo Google, è di 140 euro circa. Date queste premesse mi scoraggio un po’, oggi però mi arriva un messaggio dalla tipa, con l’offerta economica. Bla bla bla bla bla bla. X euro al mese, cosa ne pensa? Rispondo dopo 20 secondi netti: sì, mi interessa! possiamo sentirci?

La tipa, che si vede era nel giorno in cui il governo concede l’utilizzo di internet, mi chiama. Io, presa alla sprovvista, faccio 2 o 3 domande, seguono le sue riguardo al lavoro, chiedendomi di cosa ho bisogno per lavorare, le mie preferenze sui prodotti, le mie richieste sul materiale. Io incredula, il cuore che parte dritto per la strada della tachicardia, riattacchiamo e mi si formano 200 pensieri per la testa, inizio ad avvisare tutti riguardo all’offerta ricevuta e soprattutto del fatto di averla accettata all’istante.

Sono consapevole di essere in premestruo, consapevole che il premestruo a me gioca brutti scherzi, coincide sempre con i momenti in cui devo prendere decisioni e le prendo sempre d’impulso, senza pensare, affidandomi incondizionatamente agli sbalzi ormonali.

Però, ripensandoci, la decisione di partire per l’Etiopia è uguale uguale a quella che mi ha spinta a partire per la Nuova Zelanda, in entrambi i casi non sapevo collocare su una cartina il paese di destinazione, non avevo alcuna informazione a riguardo. E la Nuova Zelanda è andata bene, sono partita all’avventura, senza avere nessun contatto né punto di appoggio. Ora sto partendo ugualmente all’avventura, ma con un lavoro e una casa che mi aspettano.

Sì, sto andando in Africa, nel cul* dell’Africa precisamente, in uno dei paesi più poveri dell’Africa.

Ma sto andando anche in un paese in via di sviluppo, centro economico e politico del continente, con una grande comunità internazionale. E quella sarà la mia “bolla”, come dice la Silvia (Nepal-Rabat, dai che la conoscete, lei sì che se ne intende di vivere nel terzo mondo…). Ho un’ottima offerta economica, una possibilità di crescita professionale che non mi sarei mai aspettata, tanta paura, tante idee, tanta voglia di mettermi in gioco in un lavoro che mi valorizzi, che mi lasci sviluppare le mie potenzialità.

Nei vari forum ho letto un pensiero molto bello, che vorrei fare mio.

Chi va a vivere in un paese in via di sviluppo, ha l’opportunità e il dovere di aiutare il paese a crescere. Chissà se il mio granello di sabbia sarà un aiuto concreto per qualcuno, spero che le mie esperienze fatte in questi anni in giro per il mondo possano servire, a me e agli altri.

Chissà se riuscirò a sopportare la differenza culturale? E i 3 mesi di pioggia? Camminare per una strada in cui la gente parla svariate lingue differenti, nessuna delle quali familiare? Ma soprattutto, e il cibo? Sarà sicuro vivere ad Addis? Non è che la polizia mi arresterà? Sul sito della Farnesina c’è scritto che nel dubbio la polizia arresta tutti. Chissà che casa mi daranno, sarà un appartamento in stile occidentale o mi metteranno a vivere su una capanna? E io sarò all’altezza delle aspettative di chi, senza conoscermi, mi sta offrendo un lavoro e una nuova vita?

Tante domande e poche risposte.

Riassumendo il riassunto, sono molto contenta, emozionata, orgogliosa, ma soprattutto… mi cago addosso! Per i prossimi aggiornamenti… stay tuned! Ines NZ – Canada – Spagna – quasi Etiopia…

 

12 commenti
  1. Rahel
    Rahel dice:

    Ciao Ines, vorrei darti un consiglio ma solo perché l’Etiopia è parte di me.
    Sono italiana per metà etiope (anche se da poco vivo in Finlandia); sono stata in Etiopia quasi 10 anni fa e appena possibile ci tornerò per fare ricerca scientifica sul campo. All’epoca, l’Etiopia rientrava già fra i paesi più sviluppati dell’Africa con un’ampia crescita economica all’orizzonte ma soprattutto tanto orgoglio. Ti sconsiglio di definire la tua futura casa il c*** dell’Africa perché davvero non lo è (semmai il Corno d’Africa, che ha un grande valore storico e culturale) ma ancor di più perché gli etiopi sono terribilmente orgogliosi e fieri. Amano gli italiani e per questo potrebbero perdonarti qualche pregiudizio.

    Il clima di Addis non è affatto male per la maggior parte dell’anno (né troppo caldo né troppo freddo pur essendo in mezzo ai monti) e la stagione delle piogge è qualcosa a cui ci si abitua.

    Il costo della vita non ha nulla a che vedere con l’Europa ma con 300 euro al mese io facevo una vita più che dignitosa (ricordo un pasto completo all’Hilton Hotel con bevande ecc per 15€).

    Sarà sicuramente un’avventura di quelle che ti trascinano fuori dalla comfort zone, ma credo ne varrà la pena. Il cibo, la musica, la lingua, le tradizioni sono al di là di ciò che puoi aver visto finora, senza dubbio originali. Ti auguro ogni bene.

    Rahel

    Rispondi
    • Ines
      Ines dice:

      ciao rahel 🙂 grazie mille per il commento! non volevo mancare di rispetto a nessuno con l’espressione “c*** dell’Africa “, semplicemente e’ la mia maniera di descrivere un posto lontano, sono un po’ sboccata, dico pure di peggio 🙂 normalmente dico nel c*** del mondo, qua in spagna si usa dire “dove dio ha perso le scarpe”, o l’accendino, o scegli tu la parola 🙂
      avendo vissuto al mare negli ultimi 20 anni, sara’ dura abituarsi al nuovo posto, anche se sono sopravvissuta a un inverno in canada e sono pronta a tutto 🙂

      se passi da addis fammi un fischio!!

      Rispondi
  2. Laura Favillo
    Laura Favillo dice:

    Ciao Ines, finalmente nuove notizie da te ! Ti ho seguito dall’inizio ed ho sempre pensato ” Cavolo! Questa Donna è un uragano! Non si spaventa a ripartire da zero e a rinventarsi ! ” L’ho pensato quando sei andata in Canada, quando nonostante il freddo ci hai “provato” ! Poi sei ritornata in Europa perchè non era il posto per te , però ci hai provato ! L’ho pensato quando hai imparato a fare la pizzaiola e poi non trovando lavoro come pizzaiola , hai accettato un lavoro in cucina .
    Ecco,ora riparti da zero perchè non ci sono altre scelte, non c’è il bivio. Vai Donna uragano e quando potrai tienici aggiornate , ti sosterremo !
    Laura (Londra)

    Rispondi
    • Ines
      Ines dice:

      ti svelo un segreto… la paura di ricominciare c’e’ sempre… ma prevalgono sempre curiosita’, adrenalina ed emozione di lanciarsi in una nuova “prova” 🙂

      Rispondi
  3. Fabiola
    Fabiola dice:

    Semplicemente sei una grande! Ti leggo sempre da quando sono in dcee e sono sempre una sopresa I tuoi trasferimenti 😍🌍❤️

    Un abbraccio

    Fabiola – Mallorca

    Rispondi
  4. Ester
    Ester dice:

    In bocca al lupo, sarà un’avventura fantastica!! 🥳 Io a 33 anni ho mollato il mio lavoro in Portogallo e sono andata a fare la biologa marina in Mozambico, dove è vero, ci sono un mare e spiagge da paura, però a limitatezza delle risorse non scherza nemmeno lui. In Mozambico ci ho conosciuto anche il mio attuale compagno (belga) e padre del figlio che ho in pancia, e quasi non passa giorno senza che nominiamo l’Africa e sogniamo di tornarci per stabilirci definitivamente. Il Mal d’Africa? Non solo esiste, è inevitabile e meraviglioso! 😊
    Ti auguro tutto io meglio e spero di poterti chiedere consigli sui posti dove mangiare ad Addis Ababa tra qualche annetto! 😘

    Rispondi
  5. Tatiana-Oslo
    Tatiana-Oslo dice:

    Domese come me,forse siamo gente di frontiera pronte a scavalcare i confini. Solo a leggere il tuo modo di buttarti in questa situazione ho avuto un brivido lungo la schiena. Io non credo che riuscirei a confrontarmi con qualcosa di cosi’ tanto diverso da quello che conosco. Grande ammirazione per la tua scelta e tantissimi auguri per un buon futuro in Africa
    Tatiana -Oslo

    Rispondi
    • Ines
      Ines dice:

      ciao domese! chissa’ se ce la faro’ io,,, per ora parto, vediamo se resisto 🙂 ma io penso di siiii! se metto insieme tutte le brutte esperienze del primo mondo, con gente chiaramente di m3rd4, e’ probabile che fare un passo indietro e inserirmi in un ambiente piu’ “umano” non sara’ cosi male… sperooooooooooooo

      Rispondi
  6. Ines
    Ines dice:

    ciao domese! chissa’ se ce la faro’ io,,, per ora parto, vediamo se resisto 🙂 ma io penso di siiii! se metto insieme tutte le brutte esperienze del primo mondo, con gente chiaramente di m3rd4, e’ probabile che fare un passo indietro e inserirmi in un ambiente piu’ “umano” non sara’ cosi male… sperooooooooooooo

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi con chi vuoi