Diventare mamma a Barcellona

 

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Esperienza della maternità a Barcellona.

Vi racconto.

Il parto.

A dicembre è nata la mia bambina. La sua nascita è avvenuta in un ospedale pediatrico molto conosciuto qui, il Sant Joan de Deu, che gode di un’ottima reputazione in quanto a professionisti, attrezzature all’avanguardia e attenzioni rivolte al paziente.

Quello che mi è piaciuto di questo ospedale è il fatto che, qualche settimana prima del fatidico evento, ti fanno compilare un “plan de parto”, in cui si illustrano nei minimi dettagli le proprie volontà.

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Stanza dell’Ospedale Sant Joan de Deu

Si va da decisioni importanti quali epidurale o no oppure quando tagliare il cordone ombelicale, a scelte più banali come, per esempio, se si desiderano musica o luci soffuse durante la dilatazione o uno specchio per “godersi” lo spettacolo dell’espulsione del feto se le condizioni della partoriente lo permettono e se questa non si impressiona.

 

Le decisioni della puerpera vengono rispettate nei limiti del possibile e sempre che non ci siano complicanze, ovviamente.

Nel mio caso si è trattato di un parto a basso rischio, vaginale con epidurale. Tutto è andato come avevo voluto e, in generale, conservo un bel ricordo di quella lunga notte.

Io avevo buona parte della famiglia qui in Spagna e la mia stanza si è riempita di gente e di caotica allegria, in perfetto stile italo-terrone.

Per fortuna, le stanze nel Sant Joan de Deu sono individuali, non male considerando che stiamo parlando di un ospedale pubblico. Dispongono anche di un divano letto per un accompagnante che può trascorrere la notte con la neomamma a costo zero. Ovviamente l’epidurale è garantita ed è gratis.

Il post-partum e l’allattamento.

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Appena la bambina è stata espulsa, quando era ancora sporca e con il cordone attaccato, è stata messa a contatto (skin-to-skin) con il mio petto e ha iniziato e prendere il colostro. Se il bambino viene attaccato al petto della madre sin dalla prima mezzora dopo la nascita, l’allattamento viene favorito.

Nel passato, in Italia come in Spagna, si tendeva a separare madre e neonato.

Il piccolo andava in una culla in un’altra stanza per molte ore o anche per tutta la notte. Inoltre, era comune dargli il latte in formula, quello artificiale.

Adesso questa tendenza è stata invertita e sempre più ospedali cercano di favorire il contatto pelle con pelle e l’allattamento al seno.

Nel mio caso, l’allattamento materno è partito subito pur con qualche problema iniziale molto comune, il “frenillo” (frenulo linguale corto) della bimba e l’apparizione di ragadi al seno, andate via dopo qualche settimana in cui mi sembrava di vedere le stelle.

La vita quotidiana di un’expat con bebè.

Quando la famiglia riparte è dura, è vero.

Non c’è la tua mamma che si prende cura della tua bambina per un paio d’ore durante le quali tu puoi dormire e recuperare un po’ di forze.

Non c’è nessuno che ti cucini, nessuno che ti faccia una lavatrice mentre il bebè piange come un indemoniato, il seno ti fa male e tu hai bisogno di andare in bagno solo per cinque minuti.

A volte, in momenti di debolezza, penso: “ma chi me l’ha fatto fare?”. Poi, però, ci ripenso e mi dico che lo rifarei altre mille volte.

Qui, in questa città, è bello anche se sei senza la famiglia perché in realtà non sei mai veramente sola!

A Barcellona una neomamma non viene completamente abbandonata a se stessa: ci sono “grupos de lactancia” gestiti da volontarie, corsi post-partum gratuiti, lezioni di mamifit o di yoga col neonato a prezzi economici, cinema con bebè dove si conosce tanta gente, piazze e parchi piccoli ma carini. Ci sono tante neomamme straniere come te e non solo italiane con i tuoi stessi problemi ed è bello condividere con loro la maternità.

Con la mia bambina è arrivato l’inverno. Ma l’inverno di Barcellona non è esattamente lo stesso della Val d’Aosta o dei Pirenei.

Ci sono state giornate particolarmente fredde ma il clima in genere è mite, le strade brulicano di gente e le piazze sono ridenti. Quindi di certo non ho trascorso il mio tempo stesa sul divano ad annoiarmi con un bebè di poche settimane in braccio. Ho vari impegni in agenda!

E poi, diciamocelo, la famiglia è importante (io stessa non vedo l’ora di tornare in Italia per qualche giorno) ma spesso può anche diventare pesante.

Se mandi le foto e i video della bimba su Whatsapp, tra mille messaggi carini, ne arrivano anche dieci che lo sono meno, quelli di chi “ha esperienza”: coprila di più, coprila di meno, curale l’acne così o colà, togli quel bavaglino che le va stretto, forse non hai latte, la lingua continua a essere bianca, non hai fatto niente per curarla, come la tieni male.

Ai commenti rispondo: “Me la vedo io. Voi non sapete cosa vuol dire crescere un figlio da sole all’estero. Nessuno di voi lo sa”. Questa è la sacrosanta verità.

L’argomento battesimo, poi, meriterebbe un articolo a parte.

Alla prossima!

a-passeggio-per-barcellona

A passeggio per la città

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