Donne che vivono all’estero: la storia di Elisa

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Elisa, Miami

Un biglietto di sola andata

Il 4 novembre 2007 ho preso un aereo per Londra con biglietto di sola andata. Ero terrorizzata.

Era la prima volta che viaggiavo da sola all’estero, nonostante fossi stata a Londra solo qualche mese prima insieme ad un’amica, per esplorare alcune opportunità lavorative. Molti anni prima, se non mi sbaglio nel 1998, ero stata a Londra per la prima volta. Mi era piaciuta, ma in quel modo in cui visiti un luogo senza avere nessuna intenzione di rimanerci. Non mi aveva rubato il cuore.

Fin in da adolescente infatti il mio sogno, rappresentato dal poster del Brooklyn Bridge appeso in camera mia, era stato di vivere a New York, USA.

Purtroppo, le difficoltà legate al visto per vivere in USA e la mia limitata conoscenza dell’inglese, mi avevano fatto capire che probabilmente avrei dovuto, inizialmente, fare “tappa” a Londra.

Voglia di andare via

A 5 anni dalla mia laurea in Relazioni Pubbliche, la mia situazione professionale era ancora instabile.

Nei due anni precedenti, ero riuscita ad ottenere una collaborazione con un giornale locale che mi offriva l’opportunità di scrivere e di iscrivermi all’albo dei giornalisti come pubblicista. I guadagni, tuttavia, provenivano in parte dall’insegnamento, a cui dedicavo 24 ore a settimana quasi regolarmente e in parte da alcuni turni in un call center. Improvvisamente, mi ero resa conto che la situazione non sarebbe migliorata molto negli anni a venire e decisi  che era arrivato il momento dell’esperienza all’estero, quella  che non avevo avuto il coraggio di fare durante i miei studi universitari.

Buenos Aires, Africa o Londra?

Prima di intraprendere la mia avventura londinese, avevo ricevuto due offerte che io chiamo i miei “sliding doors moments”, ovvero quei momenti in cui sei chiamato a prendere una decisione che cambierà il corso della tua vita. Una era un’offerta di lavoro come insegnante in alcune scuole italiane in Africa e l’altra a Buenos Aires. Dopo aver riflettuto a lungo, ho deciso di rifiutare entrambe le offerte ed ho identificato Londra come la terza alternativa.

Il motivo? Volevo una soluzione a lungo termine e l’unica che mi sembrava sensata a suo tempo era quella di migliorare il mio inglese e lasciare il resto nelle mani della provvidenza.londra

Vita da nanny e la scuola d’inglese

Avendo bisogno di un appoggio iniziale la mia soluzione è stata quella di trovare un lavoro part-time come live-in nanny. Allo stesso tempo frequentavo una scuola d’inglese e dopo qualche mese ho iniziato a fare I primi colloqui di lavoro in inglese. Frequentare la scuola è stato essenziale per conoscere altri expat e fare nuove amicizie.

L’inizio di una nuova carriera

Dopo circa 9 mesi sono riuscita a trovare il mio primo lavoro nell’ambito del digital marketing.

Entrare nel mondo corporate è stata un’esperienza completamente nuova. Mi ha dato l’opportunità di apprendere molto e di creare  amicizie con altre persone provenienti da tutto il mondo. Certamente, con i lati positivi ci sono stati anche quelli negativi come la nostalgia, la sofferenza fisica di passare l’estate lontano dal mare, l’instabilità dei rapporti dovuta al fatto che molte persone, ad un certo punto, possono decidere di ritornare al loro paese d’origine.

Nonostante tutto, la mia carriera è progredita fino a ricoprire il ruolo di Head of Digital Marketing per una compagnia internazionale con sedi in 47 paesi.

Le competenze che ho maturato  durante la mia carriera mi hanno riportata, un anno fa, durante l’esplosione della pandemia, alle origini.

Ho lanciato un nuovo progetto che combina il mio background giornalistico, la mia passione nel trovare e raccontare storie originali e le competenze che ho acquisito in questi anni nel settore digitale. Da qui è nata The Career Changers, una comunità online, che ha lo scopo di inspirare tutti coloro che vogliono cambiare carriera per realizzare un modo di vivere più attinente ai loro valori.

Il futuro

La Brexit e la pandemia hanno aumentato le incertezze.

Conosco sempre più expat che hanno deciso di lasciare Londra per ritornare nei loro paesi d’origine o per nuove destinazioni.

Dopo 13 anni avverto anch’io dei momenti di stanchezza.

Idealmente mi piacerebbe poter vivere vicino al mare o avere la libertà di spostarmi. La cosa più importante è avere la possibilità di stare vicino alle persone a me care. Con le incertezze attuali e senza sapere se, come e quando si potrà ritornare a viaggiare, per ora prendo la vita passo per passo, focalizzandomi sulla mia crescita personale.

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