A dorso di elefante

La spiaggia di Zushi, prefettura di Kanagawa, Giappone

Oggi è il 24 Marzo 2019.
Lo dico perchè non so esattamente quando questo articolo vedrà la luce.
Stamattina sono venuta in spiaggia a Zushi. Il tempo è meraviglioso. Il mare ha appena qualche onda ed è di un indaco meraviglioso. Il cielo non ha nemmeno una nuvola e risplende d’azzurro.
Vorrei poter dire di sentirmi tranquilla e in pace come questo paesaggio, ma il mio cuore non è terso, vive una tempesta che non avevo mai provato prima.

Sono almeno tre mesi che mi trovo in questa situazione, ma è una stima approssimativa perché penso di avere avuto questi sentimenti dentro di me da prima. E’ solo che per un certo periodo non li ho riconosciuti e successivamente non ho voluto riconoscerli.
Distoglievo lo sguardo, anche se sapevo nel profondo di dovermi girare e guardare dritto in faccia il problema, riconoscere la presenza di quei fremiti di incertezza che mi spezzavano il sorriso che avevo sulle labbra.
Poi sono successe tante cose, in un lasso di tempo nemmeno troppo lungo, due mesi a dire tanto.
Una compagna di viaggio che ha deciso di andarsene; il quinto natale da sola nel quale quasi tutti gli amici a casa mi hanno dato l’ennesima prova di non avermi dimenticato e di non aver alcuna intenzione di farlo; il tempo che passa e i genitori che mi preoccupano e a cui voglio stare più vicina; il lavoro che ha cominciato a darmi delle delusioni; delle restrizioni che non sono più disposta ad accettare; delle possibilità a cui ho cominciato a non voler più rinunciare.
Ogni piccolo fattore si è aggiunto agli altri e quei sentimenti così alimentati hanno cominciato ad essere una presenza troppo grande per essere ignorata.

Ecco il mio elefante

Era un po’ il famoso elefante nella stanza, un elefante emotivo nel cuore. Ma arriva il momento in cui non puoi più ignorarlo: gli elefanti sanno farsi notare, diciamo.
Devo ammettere con molta onestà che, se fosse stato per me, avrei continuato a far finta di nulla ancora per un po’.
Invece, sono stati altri inconsapevolmente a darmi la stoccata finale, a prendermi la testa tra le mani e costringermi a guardare in faccia il mio pachiderma emotivo. E guardandolo ho capito che quello che ho adesso è tutto quello che potrò mai avere, che non mi basta più e che se voglio altro devo cambiare qualcosa.

Due giorni seduta su questa consapevolezza

Ho passato due giorni seduta su questa consapevolezza, ho preso il telefono e ho chiamato la mia famiglia.
“Ho deciso di lasciare il Giappone”.
Si crede che quando finalmente si realizza cosa si vuole fare ci si senta meglio, ma non è sempre vero.
Per me quelle parole sono state difficili da tirar fuori e le ho pronunciate piangendo.
Ho speso dieci anni della mia vita – cinque in Italia e cinque in questo paese – a studiare la lingua e la cultura giapponese, a viverle, a comprenderle, a farle mie il più possibile.
Ho vissuto molti fallimenti lungo questo percorso eppure non ho mai mollato: sono felice di aver studiato quello che amavo e di aver studiato con una passione e una dedizione totale, che pochissimi studenti hanno ormai, e continuerò sempre a promuovere e a raccontare questo paese, difetti compresi, perchè dopo dieci anni è diventato anche parte di me stessa.
Non ho pensato di andarmene perchè rimpiango le mie scelte: sono anzi convinta che non voglio perdere quel che ho imparato finora e che voglio renderlo uno strumento per costruirmi nuove opportunità di lavoro, anche se in un paese diverso.
Ho pensato di andarmene perché a questo punto della mia vita so che voglio di più: ma questo paese non può darmi niente di quanto non mi abbia già dato.
Sono arrivata alla fine del percorso.
Continuare significherebbe accettare nuovi compromessi che non sono più disposta ad accettare, e rinunciare a chiedere quel di più che per me è diventato imprescindibile.

E’ vero: in questo momento sono arrabbiata con il Giappone, perchè dopo tanti anni si è rivelato non essere abbastanza. Non riesco nemmeno a comprendere come gli stessi giapponesi possano accontentarsi di un paese che potrebbe avere di più se solo lo volesse.
Ma la rabbia passerà, così come lo sconforto che l’accompagna.
Ad oggi quello che mi tira su di morale è pensare al prossimo passo.
Infatti non è un caso che io abbia scelto le parole “lascio il Giappone” invece di “torno a casa”.
Per chi come me ha capito che vivere all’estero è il suo tipo di droga, non sarà difficile capire i miei sentimenti; anzi, probabilmente a loro la mia scelta di parole non sarà passata inosservata.
Per tutti gli altri, ho scoperto con mia grande sorpresa che il mio desiderio non sembra nemmeno concepibile.
Mi sono sentita fare più volte dalle stesse persone la domanda “Ma perchè non torni in Italia?” e ogni volta ho cercato di spiegare con parole diverse; ma dopo un po’ non sapevo più cosa dire. Posso solo concludere che non sono io che non so spiegarmi, ma forse è il mio pensiero ad essere inconcepibile e quindi incomprensibile.
Se non si prova a vivere al di fuori della propria comfort zone, se non si vive sulla propria pelle la meraviglia continua del trovarsi in un mondo che non è il proprio, allora probabilmente non si può nemmeno concepire che qualcuno voglia continuare a vivere queste emozioni.

A dorso di elefante

Per me il prossimo passo è quindi il prossimo paese.
Non sarà per niente facile, perchè trasferirsi dall’Italia all’estero è una storia, e spostarsi da un paese ad un altro non è nemmeno lo stesso libro!
Ma la mia famiglia mi appoggia. E sono sicura che anche i miei amici lo faranno.
E quando abbiamo il sostegno di chi ci vuole bene troviamo la forza di rimetterci in piedi e spostare montagne… a dorso di elefante!

10 commenti
  1. Chiara - Parigi
    Chiara - Parigi dice:

    “Se non si prova a vivere al di fuori della propria comfort zone allora probabilmente non si può nemmeno concepire che qualcuno voglia continuare a vivere queste emozioni”.

    Carissima,

    mi ritrovo perfettamente in questa tua frase così come in ogni singola parola del tuo articolo.
    Appoggio pienamente questa tua scelta: se è quella che può renderti felice, non ti porterà fuori strada. Inutile restare in una paese che non ti soddisfa più solo per inerzia, perché ormai “sono qui da tanti anni”. Questa tua scelta dimostra che sai cosa vuoi ed hai il coraggio e la determinazione per ottenerlo.

    Sono sicura che in un’altra nuova parte del vecchio continente potrai far maturare tutti i frutti raccolti in questi anni. Il Giappone ti ha dato tutto ciò che aveva da darti e già questo è un segno che ti fa capire che una partenza non sarà mai un rimpianto. Anche questa frase mi rispecchia completamente perché è una considerazione che spesso faccio anch’io su Parigi. Che sia indizio di qualche novità in arrivo?

    In bocca al lupo per questo tuo nuovo “viaggio”!

    Un abbraccio,
    Chiara – Parigi

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    • Giulia - Giappone
      Giulia - Giappone dice:

      A sorpresa (o forse no?) ci stiamo ritrovando molto simili ultimamente.
      È un sollievo sapere di non essere soli a provare certe cose, perché ogni tanto me lo chiedo: “ma sono pazza?” o “sto chiedendo cose impossibili?” “Sto facendo i capricci?”.

      Adesso mi aspettano un po’ di mesi di transizione per preparare lo spostamento definitivo, ma sicuramente il prossimo passo sarà pieno di cose nuove e scoperte. L’eccitazione che provo nell’immaginare quel che potrei trovare nel nuovo paese è il propulsore di tutto in questo momento.
      Accogliamo le novità quindi!

      Rispondi
  2. Veronica
    Veronica dice:

    Ciao Giulia,
    Anche io vivo in Giappone (da due anni) e sono qui per puro caso, ma non da sola. Io mi chiedo sempre come facciano a sopravvivere qui coloro che vengono da soli.. Il Giappone è un Paese difficile. Io, da sola, non ce l’avrei mai fatta… Hai avuto coraggio venendo qui, ne hai altrettanto per andartene. In bocca al lupo! Che tu possa trovare la tua destinazione ideale 🙂

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    • Giulia - Giappone
      Giulia - Giappone dice:

      Ciao carissima!
      Sì il Giappone decisamente non è fatto per viverlo a lungo da soli, ma non è nemmeno facile smettere di esserlo, soprattutto per una donna straniera.

      Dove ti trovi in Giappone? Se siamo a portata di treno possiamo prenderci un te 😉

      Rispondi
  3. Eva Scrollini
    Eva Scrollini dice:

    È una meraviglia che ci siano giovani donne così capaci di onestà e di saggezza da saper capire il momento di lasciare qualcosa su cui si è costruito, perché è venuto il tempo di farlo, costi quello che costi. Dovunque tu vada saprai certo scovare il meglio, l’ essenza di quello che vuoi e che puoi ottenere. Non dispiacerti, puoi avere una vita intensa e bellissima. Con affetto

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    • Giulia - Giappone
      Giulia - Giappone dice:

      Ciao Eva, grazie per il commento e per le belle parole.
      Non è facile il lasciar andare, lo sai bene anche tu che è una pratica che richiede tempo a pazienza. Ma pur chiudendo questo capitolo, c’è il prossimo ad aspettarmi e chissà che non sia pure migliore del precedente!

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  4. Daniela
    Daniela dice:

    Per chi come me ha capito che vivere all’estero è il suo tipo di droga, non sarà difficile capire i miei sentimenti…
    se non si vive sulla propria pelle la meraviglia continua del trovarsi in un mondo che non è il proprio…
    Come ti capisco. Stavo proprio ieri sera scrivendo un articolo intitolato “la nostalgia dell’altrove”. È difficile spiegare a chi non la prova che sì, vorrei costantemente andare altrove, ma quando poi ci sono, dopo un po’ non è più un altrove e quell’adrenalina che ti sale dentro ad ogni nuova strada percorsa, ad ogni nuova persona conosciuta, parola imparata, lavoro trovato e ostacolo superato, comincia a calare e cresce invece il bisogno di rimettersi in gioco, di scoprire ancora e ancora. Io ti invidio, perché hai davanti a te questa nuova avventura (sono molto curiosa di sapere a quali paesi stai pensando) e quasi nulla ti trattiene dal viverla. Io ho due bambini e quindi per me al momento è un po’ più complicato. Ma non è detto che tra un po’… Ho un tatuaggio su un polso, è un albero con le radici fuori. Grazie per le tue parole e vento in poppa 🙂 Daniela

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    • Giulia - Giappone
      Giulia - Giappone dice:

      Ciao Daniela, grazie per il tuo messaggio e per l’incoraggiamento.
      Da molto sollievo sapere che non sono una pazza a sentirmi così e che ci sono altri che si sentono come me. Magari chissà, un giorno troviamo quel posto in cui vogliamo rimanere, non possiamo saperlo, ma sono sempre convinta che l’unica casa che conta sul serio è quella che costruiamo dentro noi stessi. È il nostro corpo, è dove siamo noi.

      Ho delle forti preferenze per quel che riguarda la prossima meta, ma non mi precludo nulla e voglio vedere cosa trovo come lavoro (perché ho anche delle idee per il prossimo lavoro e voglio vedere se e dove si possono avverare). Molto probabilmente scoprirai dove sono finita dal cambiamento del mio nick su questo sito 😉

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  5. Alessandra
    Alessandra dice:

    Sono stata in Giappone due mesi fa per sole due settimane e mi è sembrato 10000000 volte più vivibile della Cina, ma anche gelido nel suo cuore. Non deve essere stato facile per te, comunque l’importante è l’autoconsapevolezza, il saper riconoscere che alcune storie prima o poi devono finire. è quasi un processo naturale. In bocca so lupo, qualsiasi sia la prossima meta.

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    • Giulia - Giappone
      Giulia - Giappone dice:

      Ciao Alessandra!
      Non è stato facile, ho avuto anche chi gentilmente mi ha aiutato (poche volte, ma meglio che niente!). Riconoscere la fine è certamente il primo passo per un nuovo inizio, non è stato facile accettarlo, ma sono contenta di esserci riuscita.
      Grazie mille e… Crepi il lupo!!

      Rispondi

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