Dubai: Shock culturale?

dubai-shock-culturale

 

Al mio terzo anno a Dubai mi piovono ancora domande sullo shock culturale.

“Lo hai avuto?”

“Come hai fatto ad abituarti?”,

“Col cibo come fai?

In quest’ultima si riconosce tutta la nostra italianità e l’amore per la cucina.

Peccato che molti non sappiano che io, purtoppo per la mia silhouette, ho mangiato sempre e dovunque, dall’Africa all’Asia, senza perdere mai un grammo.

Se è vero che lo shock culturale, secondo Oberg, si suddivide in quattro fasi – luna di miele, crisi, aggiustamento, accettazione e adattamento – è anche vero che io sono rimasta ferma alla fase luna di miele dopo quasi 3 anni, con qualche salto, lo ammetto, nella fase di accettazione e adattamento.

Non nego che ci siano delle consuetudini e dei sistemi che mi danno sui nervi e che mi inducono al paragone con l’Italia o altri paesi, ma non posso affermare di aver vissuto un vero e proprio shock culturale.

Partiamo con l’elenco delle cose che, in generale, mi danno l’orticaria.

Dubai: Shock culturale?

La benzina

Una caratteristica strutturale di Dubai che si nota subito prendendo un’auto è la penuria di distributori di benzina in città. In sostanza, bisogna evitare di ridursi all’ultimo goccio perché il primo distributore è quasi sempre a chilometri di distanza e in autostrada. Il rischio di rimanere a secco, quindi, è abbastanza alto.

Se sbagli strada…

Un altro aspetto legato allo sviluppo della città e che fa impazzire chi non conosce le strade può essere riassunto così: se sbagli strada sei perduto. La maggior parte delle autostrade e strade a scorrimento veloce sono costruite con poche uscite mirate alle inversioni di marcia. Di conseguenza, se si imbocca l’uscita errata, molto probabilmente bisognerà percorrere chilometri prima di poter tornare indietro.

E rullo di tamburi!

Una cosa, invece, alla quale non mi abituerò mai e che mi fa venire un colpo al cuore ogni volta che ne vedo la tentata applicazione è…Rullo di tamburi…L’attraversamento pedonale in autostrada! Abbastanza diffuso nonostante sia vietato e severamente punito.

Dubai è piena di ampie strade e autostrade. Ecco, c’è puntualmente un omino che tenta (e riesce senza conseguenze, per fortuna) la durissima impresa dell’attraversamento pedonale. In autostrada. A sei corsie.

Immaginate di andare a 120 km/h e di vedere un signore (finora tutti gli uomini) a bordo strada che avanza, titubante, davanti alla vostra auto. Che fareste? Io, in quella frazione di secondo, penso, in ordine sparso:

  1. È pazzo
  2. Se vuoi morire scegli qualcun altro, per favore
  3. Ora accosto, scendo e ti prendo a sberle cosi rinsavisci

Un paio di giorni fa, poiché mi mancava nella collezione di cose strambe, l’omino dell’attraversamento era in monopattino elettrico. Giacca, cravatta e pure borsa.  Attraversamento riuscito, sei corsie, in corrispondenza della curva per l’uscita dall’autostrada. Se non mi è venuto un infarto allora…Ma sicuramente una situazione da shock non solo culturale.

Lo stile di guida

Legato alla strada c’è poi il simpatico fattore “ognuno guida come gli pare” considerando che Dubai è un melting pot di culture per cui si va dalla guida stile carrettino trainato dai buoi alla guida spericolata tipo rally di Montecarlo a quella che metto la freccia e parto senza guardare gli specchietti e considerare gli altri sulla strada.

Le rotatorie sono le cose più pericolose, rigorosamente a tre corsie e quattro uscite, per cui vi lascio immaginare come bisogna immettersi e cosa fare per non farsi ammazzare quando non si imbocca un’uscita. Date sfogo alla fantasia!

Dopo questo aspetto folkloristico, continuiamo con l’elenco.

Altra cosa a cui bisogna abituarsi e che, personalmente, mi irrita più di tutte, è la diffusa diversità di competenza (così resto politically correct) in fatto di costruzione e manutenzione delle case e degli impianti nelle abitazioni.

Mi è capitato più volte che le ditte di riparazione e manutenzione mandassero impiegati a sistemare l’impianto dell’aria condizionata e questi signori si presentassero senza attrezzi o che giocassero al “io fisso il soffitto in attesa di risposte divine e tu fissi me che fisso il soffitto”.

E io che lo guardavo fissare il soffitto mi chiedevo se avesse la vista a raggi x dato che le tubature si trovavano all’interno di una botola. Una volta, un altro signore mi ha detto che l’aria condizionata non raffreddava la camera (cosa che aveva fatto fino al giorno prima) perché fuori faceva caldo e all’interno più freddo.

Ma come avevo fatto a non accorgermi di vivere a Dubai dove le temperature toccano i 50 gradi d’estate?! Ecco, sto ancora pensando dove abbia potuto prendere la laurea in ingegneria quantistica e come mai questa teoria non avesse ricevuto la candidatura al premio Nobel. Per quale categoria fate un po’ voi.

dubai-desert

Il mix di culture è affascinante ma a volte crea dei vuoti fra le stesse. Oppure shock culturale per tutti.

Giorni fa sono andata a recuperare i figli n.2 e n.3 alla nursery in auto e sono entrata nel parcheggio residenti col permesso temporaneo dato che non vivo in quel palazzo. L’addetto alla sicurezza chiede ogni volta il motivo della visita e appunta il numero di targa per essere sicuri si vada via quanto prima. Alla mia risposta nursery pick up, cioè vado a prendere i bambini all’asilo, mi ha chiesto se dovessi scendere dall’auto o aspettassi nel parcheggio.

No, certo, aspetto in auto che la maestra impacchetti i miei figli e me li lanci dal plaza level (l’asilo si trova a JBR che è un complesso di palazzi sopraelevati che necessita di ascensori per essere raggiunto).

In queste occasioni si resta un attimo perplessi e poi fra un tic e un’orticaria ci si fa una risata.

Tolti questi aspetti particolari e a volte irritanti, e tolto il caldo atroce dei mesi estivi, ci sono moltissime cose positive che hanno fatto si che non avessi un vero e proprio shock culturale trasferendomi a Dubai.

Questa è sicuramente la città dei servizi che agevolano la vita soprattutto di chi, come molti expat, non ha la famiglia d’origine vicino.

Per cominciare esistono delivery (consegne) per qualsiasi cosa, dalla spesa al supermercato, alla lavanderia, alle medicine, al cibo, ovviamente. Tutto si può fare tramite app dal cellulare o via whatsapp.

Ogni servizio a cui state pensando esiste: ritiro e consegna documenti e pacchi, trucco e parrucco, PCR test, analisi del sangue, babysitting e serizio pulizie. Solo per citarne alcuni.

 Cose che esistono anche nelle grandi città nostrane ma qui sono la norma e con tempistiche brevi.

Ma il servizio a domicilio che più mi esalta nonostante non ne usufruisca mai (perché ho imparato la lezione) è la benzina alla macchina.

E si, se restate a secco, dovunque voi siate, esiste un servizio che si chiama CAFU che arriva in soccorso e vi fa il pieno all’auto.

 

Un’altra cosa credo tipica dei paesi del Golfo è il car wash nei parcheggi dei centri commerciali o dei palazzi.

car-wash

Personalmente non ho fatto l’abbonamento per la mia auto che è perennemente piena di sabbia fuori e di briciole di pane dentro (con 3 figli l’auto pulita finisce sulla lista dei desideri assieme al sonno ininterrotto per 8 ore e a una giornata su un’isola tropicale…deserta), ma approfitto di tanto in tanto quando vado in un centro commerciale.

I signori sono muniti di una specie di carrello spaziale contenente acqua, sapone e spugne, e puliscono esternamente l’auto parcheggiata senza sporcare e allagare quelle vicine.

Un servizio, invece, molto utile per le mamme che non guidano è il taxi con seggiolino per bambini.

La compagnia più famosa è careem. Per quasi 2 anni ho prenotato questo tipo di taxi e portato in giro i miei figli. Quando la mia seconda non stava più nell’ovetto per me era impensabile portarmi dietro il seggiolino e il passeggino. Usando il careem kids risolvevo il problema.

Ma la cosa che mi ha subito conquistata è stata l’attitudine positiva che il paese ama mostrare.

La scritta Happiness Starts Here all’aeroporto, il ministero delle Possibilities, gli Happiness Centre (centri che raccolgono molteplici sportelli pubblici per sbrigare pratiche affini nella stessa giornata), il DED Cafe (il Dubai Economy Department che rilascia licenze e visti ma ha l’aspetto rilassante di un caffè), tutti nomi che mettono il buonumore.

Facciata? Forse si, o forse no, ma sapere di dover andare in un happiness centre a convertire la patente fa ben sperare.

Da Dubai e 38 gradi passo e chiudo. Per ora.

careem

4 commenti
  1. Rahel Finlandia
    Rahel Finlandia dice:

    Mi chiedo come mai servizi come Careem non siano più diffusi in giro per il mondo. Non credo d’aver mai visto taxi attrezzati per i bimbi! Nonostante non abbia figli miei, ho fatto la babysitter per anni e un servizio simile sarebbe stato fantastico

    Rispondi
    • Annamaria
      Annamaria dice:

      Me lo sono sempre chiesto, anche perché il servizio si paga, leggermente in più, quindi fattibile, ma il sediolino si ripaga in breve tempo. Chi lo sa, forse le famiglie altrove usano poco i taxi.

      Rispondi
  2. Chiara - Parigi
    Chiara - Parigi dice:

    La guida spericolata evidentemente piace ai mediorentali. Non ho mai visto gente guidare così male come in Libano!!

    Rispondi
    • Annamaria
      Annamaria dice:

      🙂 qui ci sono stili diversi, ma per fortuna non è così affollato come in città grandi come Beirut e Il Cairo

      Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi con chi vuoi