Dublino-Zurigo: solo andata

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Sono passati solo due mesi e mezzo da quando io e la mia famiglia abbiamo lasciato Dublino, luogo in cui vivevamo ormai da cinque anni, per trasferirci a Zurigo e mi sembra che sia trascorso molto più tempo.

Sarà forse perché in queste poche settimane abbiamo inscatolato velocemente le nostre vite, affrontato un viaggio in macchina dall’ Irlanda alla Svizzera durato tre giorni, abbiamo cambiato due case ( la prima era un affitto temporaneo in attesa della definitiva), montato mobili e svuotato scatoloni da oggetti, e ricordi.

Guardandomi intorno ed osservando i vecchi soprammobili e le cornici con le nostre foto, radici imperdibili in ogni nostro spostamento,  sistemati in spazi nuovi, sembra che questo posto, dove ci troviamo ora, sia sempre stato Casa.

Lasciare l’Irlanda però non è stato semplice, sia a livello emotivo che a livello organizzativo, a causa della pandemia in corso.

Quando abbiamo preso la decisione di affrontare un nuovo espatrio non lo abbiamo fatto per avvicinarci alle nostre famiglie, originarie del sud Italia, come in molti avranno forse pensato.

Semplicemente, cercavamo altre opportunità di crescita lavorativa e personale, ed il fatto che le abbiamo trovate in Svizzera è stato un  puro caso.

Sentivamo già da un paio d’anni che l’Irlanda ci aveva dato tutto quello che poteva darci: ci aveva accolto con generosità facendoci da subito trovare amici sinceri, ci aveva dato opportunità’ economiche che in Italia ci erano state negate, era riuscita a farmi imparare una lingua straniera là dove la mia professoressa d’inglese del liceo aveva fallito miseramente.

Inoltre, aveva regalato verdi prati alla nostra cagnetta Pelù per correre e rullarsi in qualche fantastica puzza, che solo lei riusciva a percepire.

L’Irlanda ci aveva fatto conoscere le volpi e le bellissime gazze, il selvaggio Oceano Atlantico ed il vento freddo del nord, ci aveva regalato inverni con poche ore di luce, ma estati con tramonti alle nove di sera.

Poi ci aveva protetto, grazie alla sua posizione un po’ più isolata rispetto al resto dell’Europa, durante la fase iniziale dei contagi, permettendo al governo irlandese di avere un po’ più di tempo per riuscire ad arginare i danni al paese.

Ci aveva fatto assistere a grandi svolte politiche per gli irlandesi come l’approvazione di leggi  sul matrimonio tra individui dello stesso sesso oppure l’abolizione del diciottesimo emendamento della costituzione che vietava l’aborto sul territorio nazionale.

Tutto ciò però non era bastato, il vento dell’inquietudine era tornato a soffiare e con lui la voglia di cambiamento.

Questo nostro secondo espatrio è stato diverso dal primo perché questa volta non partivamo da un posto dove non eravamo completamente felici, come è successo quando abbiamo lasciato l’Italia nel 2015.

 In Irlanda noi siamo stati felici.

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Nonostante le mille difficoltà della vita, nonostante i dolori affrontati nei cinque anni che siamo stati là, per noi l’Irlanda è stata e sempre rimarrà felicità nei nostri ricordi; eppure volevamo di più ed abbiamo iniziato a guardarci intorno per capire come ottenerlo.

È stato nel Marzo del 2020, quando anche in Irlanda era da poco scattato il lockdown a causa del Covid-19,  che mio marito ha sostenuto via remoto un’intervista per una nuova posizione lavorativa nella stessa azienda, ma a Zurigo.

Erano giorni di panico generale, non si capiva bene questo virus che danni portava e quanto fosse contagioso; dall’Italia arrivavano notizie ogni giorno sempre più catastrofiche e l’ansia per le famiglie e gli amici lontani cresceva sempre di più.

Per mio marito sostenere un colloquio lavorativo in una situazione di stress emotivo così alta  non è stato semplice, ma grazie alla suo impegno ed alla capacità di mantenere la mente lucida è riuscito a superarlo brillantemente .

Ci sono voluti un paio di mesi per avere la conferma che la posizione fosse sua e che potevamo trasferirci a Zurigo.

Quella notizia ci ha reso  felici ma nello stesso tempo ci ha spaventati:  il trasferimento tanto sognato ed atteso era arrivato in un momento storico, nel pieno della pandemia, in cui l’unica cosa che avremmo voluto fare era restare barricati e protetti dentro la nostra casa di mattoni rossi a Dublino.

Ci siamo dunque presi un po’ di tempo per riflettere su quale sarebbe stato il periodo più giusto per affrontare il nostro nuovo espatrio in sicurezza.

Per fortuna mio marito , come i suoi colleghi, lavorava in smart-working  e poteva, almeno per il momento, iniziare con il nuovo team di Zurigo anche restando a Dublino; ciò nonostante la sensazione di rimanere in un limbo geografico dove lavoravi per una nazione, ma vivevi in un’altra era destabilizzante per entrambi.

C’era  inoltre anche la mia carriera  creativa da portare avanti, c’era Vesuvio Jewelry di cui dovevo occuparmi: trasferire la mia sede legale in una nuova nazione ed imballare il materiale per il  trasloco significava dover mettere in pausa il mio shop online per qualche mese.

C’era poi bisogno di rinnovare il passaporto europeo per far espatriare anche Pelù,  che ormai ha quasi tredici anni e dovevamo  organizzare il viaggio in modo che non fosse troppo stressante per lei, preferendo, come sempre, il viaggiare in auto piuttosto che con l’ aereo.

Nel frattempo, la Svizzera aveva bloccato l’ingresso ai non residenti unitamente ai visti di lavoro e non si sapeva quando sarebbero riprese le attività burocratiche.

Ogni giorno consultavamo i siti amministrativi svizzeri e irlandesi per avere novità sulla regolamentazione degli spostamenti e finalmente a fine Giugno il governo svizzero ha riaperto le frontiere ai nuovi ingressi;  ci restava di aspettare ancora qualche altra settimana per valutare se le cose procedevano per il verso giusto, e se i numeri della pandemia restavano ancora  bassi  nei paesi che avremmo dovuto attraversare  in macchina (UK, Francia e Svizzera); confermato questo saremmo potuti partire anche noi.

Nel frattempo abbiamo iniziato  la preparazione del trasloco a Dublino, senza però dare il classico preavviso di un mese al nostro proprietario di casa: avevamo deciso di perdere la caparra, ma almeno di avere la certezza che se anche all’ultimo momento non fossimo potuti partire a causa del Covid, saremmo comunque potuti restare nella nostra casetta che fino ad allora ci aveva protetto.

Con tutti i negozi chiusi e con le restrizioni di movimento anche nella città di Dublino, non è stato semplice organizzare il trasloco.

Ogni piccola cosa che riguardava questo trasloco diventava molto più faticosa e molto più spaventosa a causa della paura di essere contagiati proprio durante i preparativi , o peggio ancora poco prima della partenza che era stata stabilita per il 22 luglio 2020.

Questo nuovo espatrio, rispetto al primo, è stato vissuto più come una fuga da un nemico invisibile, il virus, che come una bella e nuova avventura.

A causa del Covid non abbiamo potuto salutare i nostri luoghi del cuore, come alcuni pub, che ovviamente erano stati chiusi.

Non abbiamo potuto invitare gli amici irlandesi ad una grande festa, come avevamo sempre pensato di  fare quando qualche anno fa avevamo iniziato a pensare ad un trasferimento.

Questa cosa, se da un lato mi era davvero dispiaciuta, dall’ altra mi aveva sollevato dal dolore di una separazione: io odio gli addii e spero sempre siano arrivederci.

I nostri amici però non si sono fatti fermare dalla paura del contagio ed in piccoli gruppi, muniti di mascherine, sono venuti a bussare alla nostra porta per portarci un piccolo regalo ed una cartolina di auguri per il nostro futuro in Svizzera.

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Le bellissime cartoline di saluti dei nostri amici irlandesi

Sapere che in questi cinque anni abbiamo creato una così grande rete d’ affetto intorno a noi ci ha fatto piangere di nostalgia, ma ci ha scaldato il cuore.

L’ultima notte a Dublino ho voluto ringraziare ogni angolo della nostra casa,augurandole di trovare nuovi inquilini che l’amassero quanto l’abbiamo amata noi; ho salutato il nostro giardino , oasi verde e bagno privato di Pelù, ed i nostri vicini più intimi.

Mi sono chiesta mille volte, prima di salire nuovamente sul traghetto che dall’ Irlanda ci avrebbe portato in UK perché stessimo facendo questo viaggio se era così doloroso lasciare quello che avevamo, ma  la mia risposta è stata sempre che ogni fase di crescita nasce da un distacco e che la nostra vita ora doveva continuare altrove.

Un amico irlandese ci ha detto: adesso tutto vi sembra spaventoso ed impossibile da affrontare, vedrete che tra un paio di settimane, quando sarete in Svizzera, vi guarderete indietro e penserete a tutto questo stress con molta più leggerezza.

Siamo arrivati in Irlanda il 12 Aprile del 2015 e l’abbiamo lasciata il 22 Luglio 2020.

arrivo e partenza da dublino

Il giorno del mio arrivo a Dublino nel 2015 ed il giorno in cui sono partita cinque anni dopo.

Da quando abbiamo messo piede in Svizzera la malinconia ed il dolore della partenza dall’isola Smeraldo ha subito lasciato spazio a nuove e felici emozioni.

La prima che ho provato è stata la gratitudine di essere arrivati sani e salvi, tutti e tre, insieme.

La seconda è stato lo scoprire questo paese come qualcosa di inaspettatamente familiare, forse a causa dei paesaggi alpini che mi hanno da subito ricordato le mie bellissime vacanze in Trentino , o forse per il sapore delle verdure che qui sanno di vegetali, oppure perché nei supermercati trovo facilmente le marche di prodotti alimentari che hanno le etichette scritte anche in italiano, terza lingua nazionale insieme al tedesco ed al francese.

Lasciare l’Irlanda non è stato facile, ma rifarei questa scelta ad occhi chiusi e sono felice che oggi il  regalo per il mio quarantasettesimo compleanno sia d’iniziare una nuova carriera creativa ed una nuova vita insieme ai miei Amori, qui in Svizzera.

Happy Birthday to me from Switzerland!

4 commenti
  1. Chiara Scanavino
    Chiara Scanavino dice:

    Nostalgia pura… io sono stata a Dublino 5 volte per imparare l’inglese e ogni volta che dovevo tornare a casa era davvero dura 🙂

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  2. Samanta - Jena DE
    Samanta - Jena DE dice:

    Ho concluso il tuo articolo con le lacrime agli occhi… bello, autentico, carico di quella sottile ironia che fa bene anche al cuore. Buon proseguimento in Svizzera e, ormai mi conosci, una carezza a Pelù, eroina delle vostre avventure. <3
    Un abbraccio!

    Rispondi

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