Eating disorder – parte 1

anorexia

Photo credist: daniellehelm  Flickr “To eat or not to eat?”  Unit 3 – PortraitureSub Theme: Food

Noi donne, a volte,  ci preoccupiamo troppo della nostra apparenza, invece di pensare alla forma fisica.

Qui alcune annotazioni e osservazioni che forse ci possono essere utili.

I disturbi del comportamento alimentare sono delle patologie complesse. Quindi, ai primi sintomi, bisognerebbe prendere il coraggio a quattro maniche e andare a parlare con qualcuno. Sicuramente non è un passo facile ma, forse, è più il pensiero di farlo che il passo stesso!

La complessità è dovuta a numerosi aspetti culturali e sociali implicati nel fenomeno stesso. Forse, non esiste qualcosa che si possa definire completamente fisico, biologico o sociale.

Si parla spesso di anoressia e bulimia  con preoccupazione, data la diffusione crescente del fenomeno. Va infatti ricordato che si sta diffondendo nelle fasce più giovane della popolazione. Qualche anno fa, le statistiche dicevano che i disturbi alimentari erano tipici delle ragazze adolescenti (quindi parliamo di sesso femminile). Ora, il fenomeno si è diffuso anche negli adolescenti maschi.

Alcuni psicologici parlano dei disturbi dell’alimentazione come una vera e propria epidemia sociale.

I fenomeni dei disturbi alimentari si affrontano secondo un’ottica della complessità, quindi cercando di indagare le molte influenze che possono concorrere alla comparsa del problema.

Si indagano infatti secondo un’ottica sistemica, che guarda alla pluralità del fenomeno. Se consideriamo il fenomeno dell’anoressia sono almeno tre componenti che ne fanno parte:

  • la cultura sociale;
  • le valenze psicodinamiche specifiche dell’individui;
  • le caratteristiche della famiglia.

Guardiamo al primo elemento: la cultura sociale. Gli studi di psichiatria mostrano che l’anoressia non è presente nei paesi  in cui il cibo scarseggia o comunque non ricchi. Utilizzando una terminologia un poco antipatica, va detto che l’anoressia è tipica dei paesi del primo mondo, dove la disponibilità dei beni e la tendenza ai consumi fanno parte della cultura acquisita.

Quindi, la domanda da farsi, è perché vi è questa correlazione fra abbondanza di cibo e anoressia? La risposta non è semplice.

Sicuramente dove non vi è cibo è più difficile rifiutarlo. Forse, bisognerebbe comprender il paradosso per cui l’imperativo della nostra società è essere magri e magrezza equivale a bellezza. Sappiamo tutti come la moda della magrezza detta gli imperativi categorici della nostra vita. Un’ assurdità con cui dobbiamo fare i conti soprattutto se abbiamo figli, sia maschi che femmine.

La larga maggioranza delle sindrome anoressiche si manifesta nell’adolescenza, l’età della trasformazione fisica. L’adolescenza è un periodo particolare perché sia maschi che le femmine si devono confrontare con il problema critico di doversi individuare.

Ecco, individuarsi è una parola chiave, perché i ragazzi devono capire chi sono e iniziano ad esplorare la loro identità sessuale.

Insomma, sappiamo tutti che l’adolescenza è un periodo particolare e critico nella vita nei ragazzi perché ci si deve differenziare come individui di fisionomia singolare e specifica. Si verificano atteggiamenti oppositivi e di ribellione.

Qui mi focalizzo sulle ragazze anoressiche: in loro è presente una dinamica del rifiuto, un rifiuto che viene definito implicito da molti psicologici.

Infatti, il rifiuto viene occultato dalla maschera della malattia che è deresponsabilizzante, in parte.

In questa frase abbiamo espresso due concetti complessi e che possono apparire contraddittori. Quindi, chiarendo, il rifiuto è quello del cibo, ma non solo, vi è anche una negazione degli elementi peculiari della identità e sessualità femminile e quindi del vissuto ad essa connesso.

Per alcuni psicoterapeutici l’anoressia è il fallimento di separazione e individuazione accompagnato da una fissazione narcisistica sul corpo.

Il corpo verrebbe visto dall’anoressica come un oggetto transazionale, s’intende con questa espressione che il corpo è in parte veicolo del rifiuto dell’oggetto madre. L’oggetto madre viene rappresentato dal cibo, che viene rifiutato in varie maniere e modi. Il fiuto infatti può essere anche di tipo espulsivo nel caso di vomito.

Vi è un rapporto particolare con l’oggetto madre, una ricerca bramosa e al tempo stesso un rifiuto. Quindi, vi è un desiderio bramoso e un rifiuto dell’oggetto madre.

Il comportamento anoressico, in ogni caso, non è solo questo ma è dovuto anche ad altri elementi che andremo ad esplorare nel prossimo articolo.

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