Emigrare ai tempi del Coronavirus, dal volere al dovere

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Ciao, sono la Ines, vi ricordate di me?

E’ tanto che non scrivo, e’ anche tanto che volevo scrivere, ma poi non l’ho più fatto.  Qualche mese fa volevo raccontarvi di come sia stato importante il 2019 per me, di come sia cambiata in meglio la mia vita per tanti motivi, di come sia passata in questi anni dal vivere nel 2013 in un ostello con 8 persone in  una stanza, in Nuova Zelanda, ad avere una casa con giardino e una camera enorme con bagno privato e cabina armadio ad Ibiza. Dall’aver lavorato in un ristorante finto italiano di macedoni, in Nuova Zelanda, all’aver lavorato in uno dei ristoranti con la clientela più esclusiva del mondo, a Ibiza.

Pero’ poi e’ arrivato lui, il Coronavirus, e tutte le nostre vite sono cambiate. E quando se ne andrà, quando torneremo alla “normalità”, per qualcuno sara’ cambiato poco, per altri sara’ cambiato moltissimo. Io rientro nella seconda categoria.

Ad Ibiza la situazione e’ particolarmente complicata. Qualcuno, molti, la maggioranza, penserà che stia esagerando. Vi spiego brevemente. Ibiza e’ un’isola che vive di turismo, nello specifico prevalentemente turismo inglese, tedesco e italiano. Ibiza in inverno e’ un’isola fantasma, la maggior parte delle attività e’ chiusa, la maggior parte della gente va altrove a vivere e lavorare, per tornare a fare la stagione in aprile o maggio. Luglio e agosto sono i mesi più forti, con più turismo, in cui si fanno più soldi. A settembre già il lavoro cala molto e la prima settimana di ottobre le discoteche chiudono i battenti, gli aerei smettono di atterrare e la stagione chiude ufficialmente, Ibiza torna ad essere un’isola fantasma.

Quest’anno probabilmente le discoteche non apriranno, una volta terminata l’emergenza Coronavirus. Ve la immaginate una discoteca con le persone a un metro di distanza, per rispettare le misure di sicurezza? Io sinceramente no. Con le persone che fanno passare la cannuccia del drink in una fessura della mascherina. No… E nonostante le spiagge stupende, le discoteche sono un aspetto molto importante del turismo dell’isola, senza discoteche un sacco di gente sceglierà altre mete. Sapete cosa vuol dire? Un’infinita’ di posti di lavoro in meno.

Molte catene alberghiere hanno già deciso di non aprire quest’estate, perché pensano che lavorare solo 2 o 3 mesi (e si stima che la mole di lavoro sara’ pari al 25% rispetto agli anni passati) sia più una perdita che un guadagno. Le piccole imprese, con gli affitti che girano da queste parti, non voglio neppure immaginare con che problemi abbiano a che fare in questo momento.

Un altro aspetto importante che influisce sulla disastrosa stagione estiva di Ibiza e’ legato alle compagnie aeree. Alcune compagnie hanno già deciso di non volare su Ibiza fino al prossimo anno, perché non lo vedono redditizio. Quelle che confermeranno i voli, che prezzi avranno? Saranno accessibili per i vacanzieri? E la gente avrà la voglia e la possibilità di volare? O sara’ più semplice e conveniente salire in macchina e raggiungere la spiaggia più vicina a casa propria? Chi sceglierà questa strategia, sicuramente non verrà a Ibiza, perché a Ibiza ci arrivi o via cielo o via mare, e’ un’isola! Tra l’altro piccola e la sua economia dipende principalmente dall’esterno! Sicuramente mi capiranno quelli che vivono su un’isola, gli altri non so.

Dopo tutto questo discorso, magari qualcuno si chiederà cosa centra il titolo. Ok, riprendo il filo, chiudo questa parentesi e torniamo a me.

A febbraio, come ogni anno, ho rispolverato il curriculum e iniziato a cercare lavoro per la nuova stagione estiva. Ho fatto qualche colloquio e stavo aspettando una risposta dall’hotel più importante dell’isola, avevo fatto un buon colloquio con la responsabile del settore in cui mi sono candidata e aspettavo impaziente la sua mail. Poi la mail arriva, ma il contenuto non era esattamente quello che mi sarei aspettata. Era il 13 marzo, stesso giorno in cui e’ stato dichiarato lo stato di allarme in Spagna. La responsabile mi ha detto chiaramente che il Coronavirus avrebbe fatto slittare l’apertura dell’hotel non si sa a quando e che non avrebbero assunto personale nuovo, avrebbero confermato i lavoratori dell’anno precedente, con contratto fisso discontinuo.

Riassumendo in una parola come si preannuncia il mio futuro a Ibiza: cacca!

Tra chi non riapre, chi non assume, le mie probabilità di trovare un lavoro nel mio settore quest’anno sono veramente poche. Ho due opzioni, deprimermi e lasciare che si prosciughi il conto in banca, per poi finire a qualche semaforo a chiedere l’elemosina. Oppure reagire e valutare altre opportunità, che mi faranno spostare in un paese meno schiacciato dalla crisi economica. Ricominciare a spostarmi con la famosa valigia rosa, lasciando le mie cose di qua e di la, che nel frattempo sono aumentate a dismisura.

Ho accennato questa idea alle mie amiche e mi hanno fatto tutte la stessa domanda: dove vai? A tutte ho dato la stessa risposta: che ne so!

Ogni volta che ho cambiato paese, a partire dal 2013 quando ho lasciato l’Italia, nel 2016 quando ho lasciato la Nuova Zelanda, nel 2017 quando ho lasciato il Canada, e’ stato sempre perché volevo. Ad oggi la situazione e’ abbastanza cambiata, se lascerò Ibiza sara perché DEVO, non perché lo voglia. E’ già da diversi mesi che non sto lavorando, non percepisco la disoccupazione, ne nessun altro tipo di aiuto. Ho bisogno di lavorare (come tutti del resto!), ma il posto in cui vivo, per la prima volta nella mia vita, non ha niente da offrirmi. Anche se trovassi un lavoro a partire da giugno (o luglio, o agosto? Quando inizierà la stagione a Ibiza? Booooooohh!), a ottobre la stagione finisce e la situazione in inverno sara’ peggiore del solito. Perché, ancora una volta, Ibiza non è autosufficiente, Ibiza dipende dall’esterno. E Ibiza e’ un’isola.

Siamo positivi. Quando il Coronavirus finirà, la gente ricomincerà a viaggiare, ma resterà nei paraggi di casa. Salirà in macchina e, se potrà permetterselo, andrà a farsi una vacanza al mare. I milanesi andranno sulla Riviera Romagnola o nella Ligure, al massimo nel Salento. Allo stesso modo i madrileños saliranno in macchina e andranno in Andalusia. Ibiza vedrà ben pochi turisti quest’anno.

E a me, che faccio parte di quelle persone che mangiano grazie al turismo, non resta altra scelta che andare via. Emigrare per la prima volta sara’ un dovere e non un volere. Dove andrò? Ripeto, non lo so. Andro’ dove mi chiameranno per lavorare, dove mi offriranno abbastanza per poter pagare anche il mio affitto a Ibiza, perché non sono più nelle condizioni di viaggiare con una valigia. Magari mi affitero’ un garage, ma i prezzi dei garage a Ibiza sono molto simili a quelli delle stanze!

C’e’ chi sostiene che questa pandemia avrà almeno un effetto positivo su Ibiza, ossia il calo dei prezzi degli affitti. All’inizio dell’emergenza, sui gruppi Facebook, ho letto di inquilini che sono stati graziati dai padroni di casa, con sconti sugli affitti. Volete sapere i miei padroni di casa che livello di empatia hanno nei miei confronti? Il giorno 1 aprile, alle 9.40 del mattino, mi hanno chiamato per dire che non era ancora arrivato il mio bonifico dell’affitto.

Io ho strabuzzato gli occhi e li ho tranquillizzati che il pagamento in banca e’ automatico, se non e’ arrivato alle 9 del mattino magari sarebbe arrivato in giornata o il giorno dopo, che a me la banca aveva già prelevato i soldi dal conto. Sono rimasta veramente basita. Dubito che i miei padroni di casa si metteranno una mano sulla coscienza. Non mi chiedo neppure se un giorno mi abbasseranno l’affitto di casa, lo vedo proprio come un’opzione assurda e remota, vedo già più probabile che me ne vada io da qua.

Ora sono qua che mando curriculum a tutto spiano, aspettando di ricevere un’offerta. E non ho quell’emozione di quando vuoi partire e aspetti con ansia il momento di partire. Sto vivendo più una tristezza mista ad ansia, nel dover lasciare casa per necessita e senza scegliere veramente una meta. Spero che il vostro ritorno alla normalità passata l’emergenza sia meno traumatico del mio, un saluto dalla Ines da Ibiza (per ora!).

ibiza

(dalla foto potete intuire facilmente la mia professione)

10 commenti
  1. Alessandra Cina/Ucraina
    Alessandra Cina/Ucraina dice:

    Ma io voglio saperne di più sul tuo passato! Sembra una storia molto figa!
    A parte questo, ti auguro davvero di trovare qualcosa per superare l’estate. La Germania e la Svezia sembra che non siano in crisi, prova a puntare verso questi paesi (anche se non hanno il fascino di Ibiza, ahimè). Un abbraccio e in bocca al lupo

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    • Ines
      Ines dice:

      ciao alessandra, trovi diverse mie avventure-disavventure su questo sito 🙂 sto mandando il cv un po’ ovunque, andro’ dove e se mi chiameranno 🙂

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  2. Alice - Minorca
    Alice - Minorca dice:

    Quanto ti capisco, Ines!!! Qui a Minorca la situazione è molto simile: viviamo di turismo e se mai la stagione incominciasse a luglio o agosto (perché si sta parlando di questi mesi), molti hotel non apriranno per soli 2-3 mesi, non conviene. E noi che qui lavoriamo solo fino a ottobre -se va bene- non possiamo permetterci di sopravvivere un altro inverno senza disoccupazione (perché se non lavoriamo quest’anno, non ne avremo diritto). Quindi che facciamo? Io per fortuna ho un fijo discontinuo e sono in ERTE (e così ci pago il mutuo), ma sinceramente sto facendo qualche pensierino per quest’inverno: andare dove mi offrano un lavoro, anche solo fino ad aprile prossimo, nella speranza che la situazione nel frattempo torni “normale”.
    Buona fortuna, vicina!
    Alice – Minorca

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  3. laura
    laura dice:

    Ti auguro con tutto il cuore di trovare al piu’ presto qualcosa. Il tuo articolo pero’ mi smuove rabbia verso quella categoria che, a Ibiza come a Venezia, ha speculato per decenni affittando topaie a 900 euro a settimana in nero o venduto cocktails a 29 euro l’uno; non riesco a provare empatia per questi. I costi, mi direte? I costi ci sono anche nello stabilimento balneare siciliano che fatica a arrivare ad Agosto anche nelle migliori annate. Bene, educare i tuoi padroni di casa e la gente come loro sarà difficile, ma forse quando si renderanno conto che il turista giapponese non c’è piu’ e l’italiano fatica a farsi la vacanza a 300 euro al giorno anche post crisi, apriranno gli occhi. Tu come tanti ne pagate il prezzo. E ti auguro di trovare qualcosa e di vivere con gente migliore

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  4. Ester
    Ester dice:

    Come ti capisco! Anch’io come te “mangio grazie al turismo”! Grazie al cielo ho smesso di fare stagioni da un po’ (sono istruttrice subacquea) ma lavoro sempre nel settore e l’ansia del “cosa ne sarà di me se perdo il lavoro” rimane. Se vedo qualche annuncio per stagioni ti avviso, ovunque sia, purtroppo peró devo concordare su tutte le previsioni che hai fatto sulle possibilità di ripresa dei viaggi.. puntiamo al miracolo! 😔 Ti abbraccio forte dal Belgio 💙

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  5. Nancy
    Nancy dice:

    Mi sono rispecchiata in te… forse non sarò così forte questa volta! Sono talmente in crisi che non nemmeno dove inviare il mio cv! Che Dio ci accompagni

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