C’era una volta…

fata

Non so esattamente cosa stia succedendo nella mia testa.
È come se vivessi costantemente nell’istante prima di una caduta. Quando sai che stai per cadere, ma prima di poterti salvare sei già per terra.
Nessuno è immune. L’ho capito. Passo il tempo cercando di rimanere razionale. Riempiendo il cervello di nozioni scientifiche, nomi di cui conosco il significato solo per metà, solo per sentirmi più al sicuro.

Oggi sono morte due persone, nella regione dove vivo.

Qui la vita va avanti come se niente fosse. Stamattina sono andata al lavoro, ho preso il tram, sono andata agli allenamenti, ho dato il 5 a tutta la squadra e anche agli avversari.
Quando ho riacceso il telefono la mia migliore amica mi ha detto che non può fare Monza – Desio. Non può fare 6 km perché può essere che la fermino.
Mia madre mi dice di stare attenta, di nuovo.
Un’altra mia amica mi manda la foto del libro che le ho regalato a Natale, grata perché ora è un passatempo utile.
E io sono qui, in Germania, che mi chiedo alla fine di questa ennesima giornata all’insegna dei numeri, delle percentuali, delle statistiche, delle previsioni, quando è iniziato questo incubo.
Non c’è una catena di comando riconosciuta, non c’è in Italia, non c’è qui e non c’era in Cina. Ed è esattamente questa catena che ci dovrebbe far tirare un respiro di sollievo dopo aver letto le notizie la sera.
Domani mi alzerò di nuovo alla stessa ora, prenderò lo stesso tram, andrò in ufficio e sarà tutto come sempre.
Però stasera, adesso, in questo momento, vorrei solo per un secondo, poter godermi una tregua da tutto questo.
Vorrei potermi addormentare sulle parole di qualcosa di bello, di una fiaba magari, in cui si parla di un villaggio dove tutti sono felici, il cielo è azzurro, gli alberi sono in fiore e non esiste il dolore, esistono solo persone che si amano e si sostengono.
Lo vorrei solo per un secondo,
solo per ora.

Giulia Robin

 

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