L’espatriato e le amicizie sospese

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Sono sempre stata una persona estremamente estroversa, forse anche troppo. Faccio amicizia con gli esseri umani ovunque: alla cassa del supermercato, alla fermata dell’autobus, in aeroporto. È più forte di me. È come se avessi la solida impressione che quel tale o quella donna pacatamente seduta in sala d’attesa custodiscano storie soltanto per me. Ed ecco che mi trovo spesso a rincorrere quegli incontri fortuiti, come se fossero porte di ingresso verso dimensioni parallele sature di percezioni.

Da quando vivo all’estero, mi sembra quasi che abbia gradualmente appreso ad accontentarmi dei miei incontri casuali. Sarà l’età, sarà il nomadismo geografico che scandisce ormai questi anni, sarà la mancanza di tempo, ma non riesco più a intrattenere rapporti di amicizia così come facevo anni fa. Il fatto però, è che temo sia anche una maniera per preservare la mia sanità mentale.

Non è raro: investire tante energie in un rapporto d’amicizia, impegnarsi affinché si preservi nel tempo, custodirne i ricordi il più a lungo possibile sperando che non si offuschino. Le fasi sono sempre le stesse, mi pare. Sbarcare in una nuova città, cercare nuovi esseri umani simili a te ai quali dedicarti, trovarli. Frequentarli, raccontare loro frammenti della tua vita malandata, sorseggiare brodaglia-caffè insieme osservando i passanti, accompagnarli/farsi accompagnare dal medico per un esame scocciante. E poi: salutarli con le lacrime agli occhi, scambiarsi oggetti prima della partenza per la prossima tappa. Infine: sentirsi regolarmente per aggiornarsi sulle reciproche vite malandate. Con più frequenza, prima; diradarsi progressivo dei contatti, poi.

Tante amicizie mi hanno accompagnata nel corso degli ultimi anni, per poi disperdersi lentamente. Con Asterios, ho dissimulato con difficoltà le risate alla vista dei pantaloni di pelle forse un po’ eccessivi di una nostra conoscente. Ho gustato ravioli tibetani in un ristorantino gestito da un ex monaco, con Chiara. Ho mangiato la quiche di Estelle osservando il riflesso del sole sulle tombe del cimitero sotto casa sua. Con Stefania ho testato il primo bar à chats brussellese, ripromettendomi di non metterci più piede per via dei prezzi spropositati. Ho scartato il regalo di Friederike, prima di avventarmi sul suo guacamole e ascoltare con curiosità la storia del gatto abbandonato nel suo condominio. Con Sara, ho gustato un’ottima cioccolata calda dopo una passeggiata con i denti che battevano per il freddo, sulle rive del Po.

Nelda mi ha portata a mangiare in un ristorantino elegante dove abbiamo sorseggiato vino bianco per accompagnare la frittura di pesce che scrocchiava sonoramente in bocca. Alice, invece, mi ha regalato il braccialetto su cui avevamo scommesso non appena ci siamo conosciute: “facciamo così, se diventiamo amiche me lo regali”. Arya-Marie mi ha portata a casa dei suoi per le feste natalizie, dove ho goffamente bruciato la tovaglia di plastica nel corso della sessione collettiva di raclette. Con Lorenzo, invece, abbiamo attraversato i portici bolognesi in piena notte, meravigliandoci del perché quel numero ci accomunasse così infaustamente. Sei.

Potrebbe sembrare che tutte queste persone non facciano più parte di me. Eppure non è così. Compongono il mio tessuto emotivo, un reticolo denso fatto di complicità, passi veloci sotto la pioggia, confidenze rassicuranti e congedi imprevisti. Non ci sono, ma ci sono.

Tuttavia, è come se ormai le mie energie per le nuove amicizie scarseggiassero. I posti sono occupati, non c’è più spazio. Anzi: non è forse insensato investire su un’amicizia che poi attraverserà più o meno tutte quelle fasi? La situazione distopica che stiamo vivendo, poi, non aiuta. Penso che la solitudine dell’espatriato, risieda quindi anche in questo: preservare con non poche difficoltà le vecchie amicizie – perlopiù a distanza, con la malinconica consapevolezza che le nuove potrebbero scricchiolare da un momento all’altro. Ma non credo che tutto ciò sia un male, alla fine dei conti. Un boccone di X, un assaggio di Y. Forse bisognerebbe solo apprendere a sorseggiare il presente. E accontentarsi, talvolta, della preziosa compagnia di sé stessi.

6 commenti
  1. Cinzia Gallastroni
    Cinzia Gallastroni dice:

    Ciao Amalia
    Ho sempre sostenuto che l’unico mio problema legato all’espatrio fossero le amicizie
    Lasciare i miei cari vecchi amici in Italia, e cercare di farsi nuovi amici
    Degli amici in italia ne sento il calore e la ” vicinanza “, ci sentiamo spesso e ci vediamo appena possibile .
    A Bali invece ho imparato che è meglio avere solo conoscenze e pochissimi amici, perchè è vero che in questi casi basta ; la preziosa compagnia di sé stessi

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  2. Emilia
    Emilia dice:

    L’ho notato anch’io sai… Dopo l’università, creare una vera e solida amicizia è diventato sempre più difficile, forse perché assorbita dal lavoro o forse perché si è di passaggio e mai stabili nelle varie zone. Ho due care amiche conosciute ai tempi dei libri e degli esami universitari, una vive a NY e l’altra a Madrid, con loro è solo distanza fisica ma mai psicologica, possiamo non sentirci per mesi e quando ci si sente chiacchierare per ore al telefono come se fosse sempre il primo giorno. La vita ci insegna ad amare prima noi stessi e quindi ben vengano le amicizie solide, le conoscenze che ci arricchiscono e anche le chiacchere random con persone altrettanto random.

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    • Amalia Verzola
      Amalia Verzola dice:

      Ciao Emi!
      Sì, concordo. Le amicizie che ho stretto in giovane età, quelle stranamente permangono. Come dici anche tu, ci riscopriamo spesso trascinati dal vortice della quotidianità. Completamente in sintonia sull’amare in primis noi stessi – e poi, gli altri.

      Un bacio,
      A

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  3. Lorenzo
    Lorenzo dice:

    Penso sia molto importante assorbire l’impronta di ciò che tu e tante altre expat avete vissuto in questi anni. Nella pandemia ci sentiamo tutti molto più isolati, e in un certo senso più vicini alla vostra esperienza. Al posto dei confini nazionali ci sono le zone rosse, arancioni, gialle. Le relazioni con gli amici si frammentano. Se impariamo a resistere nel quotidiano, penso accorceremo tutte le distanze. Vero. Non ci sono, ma ci sono.

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    • Amalia Verzola
      Amalia Verzola dice:

      Lore, hai ragione. Relazioni che si frammentano. Che il post-pandemia possa essere una vera e propria rinascita “relazionale”? Chissà. Io, per il momento, sogno spesso la vicinanza a esseri umani incrociati per caso – e ricordo purtroppo di vivere questi incontri aleatori con il terrore della vicinanza fisica. Mi incuriosisce, pensare al dopo.

      E poi: non ci siamo, ma ci siamo.
      Un abbraccio a te e a Bologna,
      A

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