Facciamo quattro chiacchiere sulle responsabilità

bambina disabile

Allora, questa entrata è dedicata anche a chi è diversamente abile.

Anche se le parole che trovate qui scritte sono forse per chi non è diversamente abile ma servono per chiarire dei concetti. Sono state ispirate da un video che ho visto sul web in cui una bambina su una sedia a rotelle diceva che i compagni l’avevano presa in giro a scuola e che, a volte, sentiva commenti poco accettabile. Il video era in tedesco ma io credo siano cose che succedano ovunque.

Parliamo di disabilità. Prima di tutto va detto che essendo un concetto umano è storico, cambia nel tempo e da luogo a luogo. Quindi, si lega alla cultura e al contesto sociale. E questo non va sottovalutato. Facciamo un poco di storia, perché’ la storia insegna tanto e non va mai sottovalutata

La classificazione della disabilità è stata operata dal ICD con riferimento ai concetti di malattia, danno e lesione. Negli anni Ottanta venne sviluppata una seconda versione ICIDH . Con questa versione si parla di disabilità. E viene usato anche il termine menomazione e handicap. Vediamo come venivano intesi:

Con il termine “menomazione” si intende una perdita o una anormalità che può essere a carico di strutture o funzioni psicologiche, fisiologiche o anatomiche. E’ uno stato patologico, riflesso di disturbi a livello organico.

La disabilità è una perdita, limitazione che consegue la menomazione. Quindi, la persona che ne è soggetta non riesce a compiere le attività essenziali della vita di tutti i giorni.

L’Handicap è uno svantaggio, che deriva da una menomazione. Diciamo che la persona non riesce a ricoprire i ruoli tipici che solitamente vengono ricoperti a quell’età, in quel contesto culturale.

ICIDH collega il concetto di disabilità con quello di normalità. E ci potremmo sfogare e sbizzarrire a cercare di capire cosa sia normale, probabilmente senza alcun successo. L’ICIDH è sorpassato: è qualcosa degli anni ’80.

Nel 2001 L”OMS pubblica l’ICF, l’International Classification of Functioning, Disability and Health. Questa è sicuramente una data da ricordare perché si smette di concettualizzare la disabilità in senso negativo ma si cambia filosofia.

Quindi la roba che avete letto sopra non va più bene e ora vi spiego la ragione: la disabilità viene concettualizzata al positivo e ora ci si stacca da concetti quali “perdita”, “anomalia”, “impedimenti” ed handicap ma si parla di funzioni, strutture e attività. Quindi si non si ghettizza più cosa che io ancora vedo quando i bambini con disabilità vengono relegati a scuole speciali come in alcuni casi in Germania.

La filosofia dell’OMS è che ci sia inserimento e non ghettizzazione, l’inserimento può avvenire attraverso la scuola per esempio.

Il modello filosofico a cui si riferisce l’OMS è BioPsico-Sociale: mette in evidenza le risorse individuali. La disabilità non è solo qualcosa che appartiene all’individuo ma alla relazione tra individuo e società, quindi sta a tutti noi cercare di creare un ambiente che non limiti e ghettizzi.

La disabilità può nascere anche in assenza di condizioni ambientali avverse.

Se un bambino cambia paese e si trova in Germania, per dire, e non parla la lingua.

Gli insegnanti dovrebbero aiutarlo, creando un ambiente favorevole che non lo ghettizzi. Vorrei vedere loro in quella situazione, empatia! Oltre che rispetto dell’OMS e un poco di studio associato. Quando non comprendiamo completamente un’altra lingua siamo in una situazione svantaggiata, siamo disabili in un certo senso e siccome la disabilità nasce dall’interazione fra società e individuo, la società ha il suo apporto non indifferente. In un mondo civile e in un mondo in cui si viaggia e ci si sposta, questi dovrebbero essere concetti chiari.

All’inizio di questo piccolo articolo, ho parlato della ragazza sulla sedia a rotelle che diceva che preferiva una scuola dove si sentiva uguale agli altri, perché aveva subito bullismo proprio a scuola dove doveva essere integrata. Ho sentito dolore, certo non basta e ho voluto chiarire scrivendo questo articolo. Ho anche voluto chiarire altro, tutti noi ci possiamo trovare in condizioni di disabilità.

I bambini che emigrano, i nostri figli, prima di divenire bilingue possono trovarsi in questa condizione.

Quindi, forse, vanno chiariti a noi stessi o altri i concetti sottolineati dall’OMS. E se la società non li rispetta, non sono i nostri figli ma la società che è in torto e sta a noi, sottolineare che il dovere è mutuo in una società globale.

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