Espatrio ed amici

Ci ho messo una vita intera a scegliere con cura gli amici di cui circondarmi. Ho scelto, calibrato, scartato, soppesato, ripescato amici di vecchia data e sono arrivata a 35 anni soddisfatta delle persone di cui mi ero circondata. Quelli con cui passare una serata divertente, quelli con cui condividere gli stessi interessi, quelli con cui parlare di libri cinema e teatro, quelli con cui andare in giro per locali, quelli con cui ridere a crepapelle, quelli a cui confidare i più intimi segreti, quelli che hanno visto il meglio di me e soprattutto quelli che hanno visto il peggio e nonostante tutto sono rimasti al mio fianco senza giudicare.image

Un bel giorno ho deciso di andarmene e mettere migliaia di chilometri tra me e loro. Prima di partire ho voluto incontrarli uno ad uno per salutarli a modo mio, cioè piangendo come una fontana. Ci siamo scambiati con tutti mille promesse di sentirci ogni giorno e cercare di vederci più spesso possibile. All’inizio i contatti sono rimasti frequenti poi, causa impegni di ognuno, sono andati via via scemando. La cosa più strana è che sia io che Maurizio siamo rimasti nei malefici gruppi di Whatsapp dove solitamente si organizzano le serate in compagnia. Inutile rispondere che non potevamo partecipare alla sagra della polenta taragna o del tortellino quindi abbiamo iniziato a seguire le vite dei nostri amici da lontano, senza intervenire più. Le loro vite ovviamente sono andate avanti come prima, stesse abitudini, stessi problemi stesse feste e compleanni, noi siamo stati semplicemente posizionati in un angolino. Mai nessuno (ovviamente c’è un pugnetto di eccezioni) che sia uscito dalla chat maledetta per chiederci di noi. Chissà, nella loro testa siamo qui a divertirci come matti e andare tutti i giorni al mare quindi secondo loro stiamo bene e basta. A nessuno (tranne quei due o tre di cui sopra) è mai venuto in mente di chiederci se per caso la nostra nuova attività stia lavorando, se arriviamo alla fine del mese, se andiamo d’accordo, se ci siamo fatti nuovi amici.  Ad un certo punto mi sono anche enormemente risentita con loro. Può essere – pensavo – che vai tre settimane a New York o in Thailandia e non trovi il tempo per un weekend in Marocco che è a sole tre ore di volo? Può essere che fino all’anno scorso ci vedevamo ogni weekend e ora fai fatica a mandarmi un messaggio? So di non essere l’unica ad avere attraversato momenti come questo: chi parte, ho scoperto, si sente un po’ abbandonato e solo.
Passato il periodo più difficile, dove nel frattempo ci siamo fatti nuovi amici anche qui – e non è stato per niente facile visto che la maggioranza degli abitanti “papabili” di Essaouira è francese e come ben sapete i francesi sono simpatici come un dito in un occhio – siamo rientrati a casa per la prima volta. Ovviamente io ho pensato bene di annunciare il mio ritorno con largo anticipo a tutti ed il risultato è stato una lista lunghissima di richieste di cose da portare in Italia: olio di argan, scarpine di cuoio, berretti in lana, djellaba (il vestito tipico marocchino), spezie, pantaloni, tajine, vasellame tipico e altro. Siamo rientrati con valigia piena e portafogli vuoti. In Italia per cercare di vedere gli amici senza trascurare la famiglia ed andare incontro alle loro esigenze: orari, impegni, turni di lavoro, figli malati, ciclo mestruale, liti col fidanzato, riunioni di condominio e chi più ne ha più ne metta, mi sono dovuta organizzare al centesimo di secondo. A fine settimana non vedevo l’ora di tornare a lavorare. Tornati qui è ricominciato tutto come prima. Telefonate e messaggi sporadici e foto della sagra del cotechino sulla chat.
Dopo sei lunghi mesi di permanenza qui, dove ho iniziato davvero a sentire molto la mancanza dei miei amici, con punte altissime di malinconia, nervosismo, intolleranza ai massimi termini verso tutto e tutti una sera, qualche settimana fa, mi piombano a sorpresa sotto casa Alessandra ed Elena, le mie più care amiche da più di vent’anni. image
Nel momento in cui ne avevo più bisogno e non avevo il coraggio di dirglielo loro sono arrivate direttamente da me, come solo le vere amiche sanno fare. Inutile dire che ci siamo guardate in faccia e abbiamo pianto tutte e tre.
La cosa più bella oltre a poterle stritolare di abbracci, è stato poter mostrare loro come vivo qui. La mia giornata tipo, la quotidianità con Maurizio, la mia casa, il mio gatto, il nostro locale, i nostri nuovi amici, la città con le sue viuzze, gli odori, il colore del cielo che a parole è indescrivibile, il mare e la gente. Siamo andate nel luogo più bello della città, la Skala (i vecchi bastioni portoghesi) a guardare il tramonto e lì hanno capito perché abbiamo deciso di venire qui, in quel momento hanno respirato anche loro la magia di Essaouira. Si sono immerse per tre giorni nella mia nuova vita e hanno vissuto le mie stesse emozioni. Hanno capito che qui sto bene , hanno apprezzato la mia scelta, hanno mangiato e bevuto nel mio locale che gli è piaciuto moltissimo, hanno respirato la serenità e il benessere che ci sono tra me e Mauri e in casa nostra, hanno conosciuto Simona, la mia più cara amica qui e hanno capito che sono in buone mani.

È stato fantastico averle attorno anche solo per poco perché le persone importanti vuoi che ti capiscano quando parli della tua vita e spesso le parole non bastano per raccontare le emozioni e le atmosfere di un luogo. Anche per loro è stato importante perché vedersi a Parma davanti ad una bottiglia di lambrusco e dire che stai bene a volte non è abbastanza, forse non ti credono fino in fondo ma poi vengono qui e capiscono che stai bene davvero e sono felici per te. Le amiche ci sono sempre, indipendentemente dal fatto che si fiondino su un aereo per farti una sorpresa, ci sono in un angolo, a volte in silenzio, a volte aspettano solo di vedere nei tuoi occhi per sapere come stai.

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5 commenti
  1. Marika
    Marika dice:

    capisco benissimo il tuo discorso, sono passata attraverso la stessa fase. Gli amici veri, quelli restano. Ma la verità è che per la maggior parte delle persone funziona “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”, e non ti nascondo che anche io ho perso interesse nella vita di alcune persone che reputavo indispensabili, così come loro nella mia. Ci sarebbe un libro da scrivere su quest’argomento! XD un abbraccio!

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  2. Annalisa
    Annalisa dice:

    Mi consola molto questi racconto.
    Appena arrivata la prima cosa che ho fatto e’ stato il contratto telefonico con tariffa forfettaria x l’estero e connesdione internet, per poter mantenere i contatti con la famiglia e gli amici. Per diversi mesi ho continuato a chiamare e cercare le amiche con la stessa frequenza abituale. Poi mi sono resa conto che esistono un’infinita’ di mezzi gratuiti attraverso i quali potevano chiamarmi anche loro. Mai una telefonata con skipe, con whatsapp, con messanger, mai un messaggio x chiedere allora come stai?. In compenso persone che erano semplici conoscenti si sono dimostrate Amiche. Mi hanno aiutata durante i preparativi e ancora oggi ci sentiamo.

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  3. Simona Cumbria UK
    Simona Cumbria UK dice:

    Dovevo avere pochi amici veri perchè quelli con cui mi sento ancora dopo essere emigrata anni fa sono solo un paio.
    E da una parte brucia la cosa perchè ci si rende conto che sì ‘lontano dagli occhi, lontano dal cuore’.
    A parte mia mamma e mio fratello, non ho ricevuto visite da amici in 5 anni, però vanno magari a Sydney o Los Angeles…. Triste.

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  4. Eleonora
    Eleonora dice:

    Come capisco il senso di quello che hai scritto.
    Emigrata da 4 anni, 4 paesi diversi.
    C’è chi pensa che siamo sempre in vacanza!
    E non capisce solitudini malinconie.
    Ma se tornassi indietro lo rifarei anzi partirei prima perché la vera felicità è correre dietro ai propri desideri.

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  5. Francesca Senegal
    Francesca Senegal dice:

    Quando ho letto il tuo posto, mi si è stretto il cuore… sogno di veder sbarcare in Senegal le mie amiche di sempre.
    mostrargli il luogo in cui vivo, e fargli vedere dal vivo quello che vedono in fotografia, o che immaginano dai miei racconti.

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