Essere incinta nel 2019

Testimonianza inviataci da Ilaria, Milano

Sono originaria del Sud Italia e 11 anni fa ho deciso di compiere quel passo che a tanti meridionali pesa molto.

Ho riempito un borsone con le mie cose ed ho lasciato la casa paterna per costruire il mio futuro lavorativo.
Non sono andata lontanissimo (anche se nei miei sogni c’erano terre più lontane), come tante donne che scrivono in questo blog.

Io mi sono fermata a Milano, città che ho scelto come mia seconda casa.

Quando sono arrivata non avevo un lavoro, ma solo tanta rabbia.

Quella rabbia mi ha permesso di non fermarmi mai e di conquistare un passetto alla volta il mio futuro, non senza difficoltà.
Ho iniziato un bellissimo e importantissimo viaggio che, per tanti versi, è stato molto introspettivo, ma che mi ha permesso di aprirmi al mondo in un modo a me sconosciuto, relazionandomi con realtà e culture per me lontane.

Sono passati 11 anni, sono perfettamente integrata a livello sociale (strano a dirsi ma non ho mai avuto problemi a crearmi amici a Milano: sfatiamo questo mito!); mentre a livello professionale, dopo che con tanta fatica sono riuscita ad accumulare un po’ di esperienze rilevanti nonché formative a livello di CV, ho deciso di intraprendere la carriera della libera professione.

Ho aperto la mia Partita IVA ed ho iniziato a barcamenarmi in questo difficile mondo.

Se mi guardo indietro vedo i tanti passi che ho fatto, soprattutto quelli che segnano la crescita da libera professionista.

Ma essere una libera professionista ha una sfida in più per noi donne, ovvero il nostro stesso essere donna.
Ho deciso di affacciarmi al mondo della libera professione per poter decidere autonomamente della mia vita personale, oltre che professionale.

Non mi piace chiedere, in generale, ed ho sempre pensato che nonostante la mia grande dedizione al lavoro, volevo qualcosa che fosse mio e che mi permettesse di sentirmi libera, anche se so che si tratta solo di una vana illusione.

Nelle mie fantasie avrei potuto creare una famiglia, sicura del fatto che avrei potuto gestirla come ritenevo più opportuno, senza dovermi limitare a viverla nel periodo di maternità dettato dall’azienda, o rincorrendo i permessi per malattie e varie ed eventuali.
Ho vissuto però due situazioni, sicuramente limite, che mi hanno fatto capire che, nonostante la mie buone intenzioni e la mia estrema disponibilità verso il cliente, non sono comunque padrona della mia vita.

Un anno fa ho perso un bimbo ed una collaborazione con una cliente donna.

Ci sono rimasta male perché da una donna ti aspetti una certa empatia che, purtroppo, non c’è stata.

Oggi sono incinta di nuovo e tra una settimana partorirò il mio piccolo.

Mi appresto a vivere l’esperienza umana più forte della mia vita, ma lo faccio con un grande senso di amarezza per l’umanità che ci circonda. Mi chiedo cosa insegnerò a mio figlio e come farò a trasmettergli fiducia in questo mondo, quando la mia vacilla.
Come ho detto partorirò a breve ed ancora lavoro… eh sì, perchè la vita di una Partita IVA è così, non conosce gioie e dolori.

E’ tutto legato all’organizzazione del proprio lavoro, alla gestione dell’imprevisto e al dedicarsi: ma a me non pesa. Il mio lavoro mi piace e non so starne senza. Sono capace comunque di vivere, non senza sacrifici, cercando di non trascurare lavoro e affetti.

Oggi, poi la tecnologia, che può renderci tanto schiavi, può darci comunque una grande mano.

Tornando al pancione, posso dire che mi sono organizzata in modo da anticiparmi il lavoro quanto meno fino alla fine del mese, così da dover gestire solo eventuali emergenze. Il parto è programmato in prossimità del weekend, così da essere off in un momento congruo, ma non pensate che non stia dando la giusta attenzione a questo lieto evento, al contrario.

Il fatto è che per me avere un figlio non è limitante. Penso che si possa tranquillamente continuare a vivere.

In tutti questi anni ho capito che vale il detto “volere è potere” ed io ho voluto e ho potuto ciò che oggi ho.

Per cui mi sono organizzata al meglio che ho potuto. Nonostante tutto, mi sono dovuta relazionare con la stupidità di tante persone che hanno deciso di offrire consigli non richiesti e imporre decisioni unilaterali.
Una collaborazione si è interrota perché una donna ha ritenuto che dovessi prendermi un periodo per dedicarmi a quanto stesse per accadermi, peccato che continuerò comunque a lavorare per altri.

Un uomo ha proiettato su di me la sua esperienza difficile, vissuta con la nascita del figlio, e anche lui ha deciso di darmi consigli non richiesti stressandomi, però, per tutto il tempo perchè chiudessimo il da farsi prima del parto.

Sorvolo sulle espressioni di sgomento e gli stupidi consigli di cuore ricevuti nel sentire che tranquillamente e serenamente ancora lavorassi, o che non avessi intenzione di fermarmi.
Cose del tipo: “goditi questo momento prima del parto”, “riposati ora che poi non potrai”, “come farai a lavorare con un bambino?”, “vedrai le notti insonni!” e tante altre.

Peccato che chi parla forse non sa che dormo poche ore tutte le notti, che non ho l’abitudine di fare il pisolo pomeridiano, che sono stata capace di fare tre lavori in un giorno solo e tanto altro ancora, oltre al fatto che solitamente lavoro dalle 7 del mattino fino a mezzanotte, anche 7 giorni su 7, riuscendo a cibarmi, a relazionarmi con amici e conoscenti e a portare avanti qualsiasi pratica burocratica o faccenda varia ci sia da seguire.

Il tutto sempre con il sorriso (o quasi, capita anche a me di perdere la pazienza). Non mi ritengo wonder woman, ma semplicemente una persona che avendo preso degli impegni deve portarli a termine.

Sei convinta che costando meno di un dipendente, avendo meno diritti di un dipendente, non chiedendo nulla (perché sai che non ti tocca nulla) potresti almeno decidere della tua vita, e invece no!

Che dire?

Donne: impariamo la solidarietà.

Impariamo a credere l’una nell’altra, impariamo a supportarci concretamente, impariamo ad essere più empatiche. Impariamo ad essere migliori le une con le altre.

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