All’estero non si muore di fame

(ma a volte si ha voglia di qualcosa di buono)

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Pintxos – il mondo su una fetta di pane

Quest’oggi ho una bellissima notizia per voi: all’estero non si muore di fame!

Non impazzirete perché a casa non potrete farvi il vostro santo piatto di pasta o perché non potrete iniziare la giornata con un caffè.

In casa vostra comandate voi, come se fosse una piccola comunità indipendente distaccata dall’Italia.

Se andate fuori, nei bar e ristoranti, la situazione si complica un po’ in base al paese e alla disponibilità di attività effettivamente italiane, che intendono rispettare i nostri canoni di gusto.

Non è neppure indispensabile rimanere fedeli alla cucina italiana quando si vive all’estero, perché ogni paese che ci ospita ha la propria cucina che ci stupirà piacevolmente.

All’estero non si muore di fame, ma a volte si ha voglia di qualcosa di buono.

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la mia pizza preferita di ibiza

Quando ero in Nuova Zelanda (per due anni e mezzo) mi sono innamorata delle pies, nello specifico le meat pies; le mie preferite erano quelle di manzo o manzo e funghi. Dei tortini di croccantissima pasta sfoglia, ripieni di bocconcini di carne stufata e salsa gravy. Quando viaggio verso paesi anglosassoni le cerco sempre!

Adoravo anche il brunch con le Eggs Benedict e il momento in cui la cameriera mi chiedeva come volevo le mie uova, scrambled, poached or fried?

Auckland non ha una vera e propria cucina tipica, non esistono ristoranti “neozelandesi”, questa è una città con una fortissima contaminazione di paesi diversi e la cucina indiana era la mia preferita.

E’ proprio ad Auckland che ho iniziato la mia carriera nella ristorazione, come pizzaiola con forno a legna.

Anche se la maggior parte della gente si affida a Pizza Hut e Domino’s Pizza, ci sono alcuni ristoranti che fanno la pizza italiana e napolentana. Per quanto riguarda i ristoranti italiani, devo dire che la scelta dei proprietari è quella di soddisfare i clienti e non quella di educarli alla nostra cucina, quindi preparatevi alle fettuccine Alfredo, al pollo e la panna nella carbonara e cose così.

Però la carbonara come si deve ve la potete preparare a casa, non avete bisogno di mangiarla al ristorante, quando uscite provate qualcosa di nuovo, che vi soddisferà di più!

In Canada ho avuto modo di coltivare la mia passione per bacon, muffins e cookies.

Ci sono rimasta poco, solo 6 mesi, e neppure lì sono morta di fame. Certo lavorare nei ristoranti aiuta, mangiavo sempre al lavoro, tranne che nel giorno libero, in cui mi avventuravo nella città per provare cose nuove. Il piatto nazionale canadese è il poutine, probabilmente anche il più calorico del mondo: patate fritte con salsa gravy e un particolare formaggio super grasso (cheese curds!).

A seguire abbiamo lo sciroppo d’acero, che di per sé non mi piace molto, ma il bacon al maple syrup è qualcosa di spettacolare!

In Canada la cucina italiana è in realtà italo americana, spaghetti meatballs per intenderci.

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Pintxos – voglia di qualcosa di buono

In Spagna le cose sono diventate piu semplici, perchè la cucina spagnola è molto simile a quella italiana; inoltre alcune zone di Ibiza sono inflazionate da italiani e relativi ristoranti e bar, che quasi non ti sembra di essere uscito dal bel paese.

Quando mangio fuori mi piace ordinare le tapas, piccole porzioni da dividere con gli altri commensali, così provi di tutto e non ti mangi solo il tuo primo o il tuo secondo. Il giovedì è giornada di pintxos, meglio conosciuti come montaditos, una fetta di pane baguette con sopra di tutto, una sorta di apericena servita su fettine di pane.

Un gran merito che do agli spagnoli è di sfregare il pomodoro sul pane, qualsiasi panino ti arriva inumidito col pomodoro, meglio ancora quando sopra ci si ritrova il prosciutto crudo in una delle due versioni, iberico o serrano.

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Tapas : albondigas e pan y alioli

Dopo questa grande premessa per rassicurarvi che all’estero non morirete di fame, veniamo al succo del discorso.

Le voglie.

No non sono incinta, ma a volte mi prendono le voglie. Voglia di quegli alimenti che non si trovano facilmente nel paese in cui vivo, oppure che hanno prezzi stratosferici e preferisco non comprare per una questione di principio.

In Nuova Zelanda le voglie erano più difficili da soddisfare a volte, così quando proprio non riuscivo più a farne a meno, mi organizzavo in casa. Ad Auckland ho sfornato baci di dama, grissini torinesi, tarallini al vino, ravioli, giusto per farvi degli esempi. Mi sono addirittura informata su come produrre la bresaola in casa, ma essendo la procedura lunga e complicata (qualcosa come 6-8 settimane) ho lasciato stare e mi sono tenuta la voglia.

Quando tornavo in Italia facevo una lista delle cose che volevo mangiare, solitamente le olive all’ascolana erano il mio primo pensiero, seguite dai biscotti gocciole e pan di stelle. Come potete notare niente di indispensabile per la sopravvivenza, non erano voglie dovute alla fame, ma per questa voglia di qualcosa di buono. Durante le mie vacanze in Italia mi devo togliere tutti gli sfizi e quando sono a Genova mi nutro solo di focaccia, devo provare diversi panifici, quelli nuovi e quelli di sempre, per confermare le mie preferenze o cercare il mio nuovo panificio del cuore. Ovviamente non posso rinunciare agli aperitivi a buffet, in cui mi strafogo di tutto e di più.

Quest’anno ho scelto di fare le vacanze altrove, non vedo l’Italia dal febbraio 2018 (c’ero stata per una settimana) e non la vedrò almeno per un altro anno.

Quindi a meno che qualcuno non venga a trovarmi con un bagaglio a mano pieno di sfiziosità, dovrò tenere a bada le mie voglie.

Da qualche mese sono ossessionata dalla voglia di biscotti giocciole, qua non si trovano. Non si trovano in generale i biscotti da prima colazione, perché la gente non fa colazione coi biscotti, o la fa con un altro genere di biscotti, non stile Mulino o Pavesi.

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i biscotti da ospedale – voglia di qualcosa di buono

Ci sono quelle cose noiose come quei biscotti senza niente che ti danno in ospedale, le digestive, biscotti con cereali e fibra, biscotti ripieni di cioccolato, ma il classico frollino che si associa alle due marche citate sopra non c’è. E non c’è neppure in versione sottomarca.

Non c’è e basta, expat arrangiatevi!

E io mi sono arrangiata. Ho provato a comprarli su internet, ma spesso non vengono fatte spedizioni verso le Baleari, chi spedisce chiede cifre assurde e così mi sono rimboccata la maniche e mi sono fatta i miei personalissimi biscotti fatti in casa, con tanto di forma a gocciola! E’ stato emozionante. Ho anche girato un video da mostrarvi, per farvi vedere che basta poco per toglierci le voglie di quel qualcosa di buono. Le mie gocciole erano buonissime, inoltre non contenevano i vari conservanti e coloranti delle originali.

Se vivete all’estero sicuramente mi capirete, quali sono le vostre voglie?

Se vivete in Italia e pensate di trasferirvi, vi ricordo un’altra volta che all’estero non morirete di fame.

Ci saranno sicuramente dei momenti di sconforto, in cui vi prenderanno delle voglie irresistibili di quel qualcosa di buono, ma tenete duro, cercate la ricetta su internet e mettetevi ai fornelli.

8 commenti
  1. Alessandra
    Alessandra dice:

    Bello!! Ma vieni in Cina e poi vedrai! Domenica volevo fare una semplice pasta col sugo di pomodoro, al supermercato non c’erano né pasta né sugo. La panna costa 3 euro al vasetto e il pesto 4. La carbonara poi è un sogno, quasi impossibile trovare la pancetta (guanciale neanche a nominarlo). E il parmigiano costa un rene. Quando in passato ho avuto la sfiga di avere la cucina a induzione elettrica non potevo neanche farmi il caffè la mattina 🙁 però la cucina cinese è buonissima e la città è piena di pizzeria dove fanno la pizza mooooooolto meglio che a Venezia, quindi va bene così.
    La Cina rafforza lo spirito d’adattamento!
    Un saluto,

    Alessandra

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    • Ines
      Ines dice:

      ma come non hai trovato la pasta?? dimmi che era un supermercato mal fornito, non che non si puo’ comprare in generale! il pesto fallo tu che tanto comprato fa sempre schifo ahhaha stessa cosa per i sughi!! riguardo ai salumi, prova a chiedere in quella pizzeria che ti piace tanto, se ti da la possibilità di ordinare dei prodotti dai suoi fornitori, se al supermercato fai fatica a trovarli. teoricamente per i ristoratori c’e’ più scelta, pero’ prepara il portafoglio perche’ le nostre chicche gourmet si fanno pagare care e lo sai 🙂

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      • Alessandra
        Alessandra dice:

        Sì, sì, la pasta si trova. È che bisogna andare per forza nei negozi internazionali. Io invece – povera illusa – l’ho cercata nel supermercato a 3 piani sotto casa (mica nell’alimentari dai vecchietti, eh). Salumi e formaggi qui si trovano in quantità moooolto ridotta (esistono solo bre, feta e mozzarelle imbustate per esempio), ma volendo basta andare a Hong Kong che è a un paio d’ore di treno per trovare qualsiasi cosa. Pensa che esiste un supermercato italiano con solo prodotti importati dall’Italia e c’è tutto! Ma a Canton al contrario siamo messi male ahahhaha

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  2. Francesca
    Francesca dice:

    Le mie voglie sono pasta al pesto, gelato e pizza, ma sono fortunata: in Germania trovo più o meno tutto

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  3. Chiara - Parigi
    Chiara - Parigi dice:

    Molto interessante! Paese che vai, bontà che trovi.
    Se voglio mangiare italiano cucino sempre a casa, ho i miei 4-5 indirizzi buoni per la pizza e, per il resto, aspetto di tornare in Italia per fare il pieno!
    Quando sono fuori a cena in Francia però, vino e formaggio a gògò! 🙂

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  4. Tatiana Mazzotta Malme
    Tatiana Mazzotta Malme dice:

    Io esco talmente poco qui a Oslo che ogni volta,circa due al mese,cerco pizza.Per fortuna abbiamo un paio di pizzerie italianre che fanno la pizza decisamente buona.Anche qui tutto l’ importato italiano costa un rene.Quando posso vado a fare la spesa in Svezia per trovare almeno il parmigiano e la carne a prezzi umani.

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  5. Daniela
    Daniela dice:

    Qui a Madrid si trova quasi di tutto da qualche anno. Anche i frollini nel Carrefour. Quando sono arrivata in Spagna nel lontano 1999 era un’altra storia. Anch’io cucino in casa i miei piatti preferiti. Qui ci sono pizzerie molto buone, anche un ristorante sardo eccezionale. Sempre scherzo con mio marito dicendo che voglio aprire un posto per offrire la focaccia al formaggio tipo Recco. Uso una ricetta buonissima presa del blog vivalafocaccia. La consiglio! Un abbraccio

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  6. Ines Di Lelio
    Ines Di Lelio dice:

    STORIA DI ALFREDO DI LELIO, CREATORE DELLE “FETTUCCINE ALL’ALFREDO” (“FETTUCCINE ALFREDO”), E DELLA SUA TRADIZIONE FAMILIARE PRESSO IL RISTORANTE “IL VERO ALFREDO” (“ALFREDO DI ROMA”) IN PIAZZA AUGUSTO IMPERATORE A ROMA

    Con riferimento al Vostro articolo ho il piacere di raccontarVi la storia di mio nonno Alfredo Di Lelio, inventore delle note “fettuccine all’Alfredo” (“Fettuccine Alfredo”).
    Alfredo Di Lelio, nato nel settembre del 1883 a Roma in Vicolo di Santa Maria in Trastevere, cominciò a lavorare fin da ragazzo nella piccola trattoria aperta da sua madre Angelina in Piazza Rosa, un piccolo slargo (scomparso intorno al 1910) che esisteva prima della costruzione della Galleria Colonna (ora Galleria Sordi).
    Il 1908 fu un anno indimenticabile per Alfredo Di Lelio: nacque, infatti, suo figlio Armando e videro contemporaneamente la luce in tale trattoria di Piazza Rosa le sue “fettuccine”, divenute poi famose in tutto il mondo. Questa trattoria è “the birthplace of fettuccine all’Alfredo”.
    Alfredo Di Lelio inventò le sue “fettuccine” per dare un ricostituente naturale, a base di burro e parmigiano, a sua moglie (e mia nonna) Ines, prostrata in seguito al parto del suo primogenito (mio padre Armando). Il piatto delle “fettuccine” fu un successo familiare prima ancora di diventare il piatto che rese noto e popolare Alfredo Di Lelio, personaggio con “i baffi all’Umberto” ed i calli alle mani a forza di mischiare le sue “fettuccine” davanti ai clienti sempre più numerosi.
    Nel 1914, a seguito della chiusura di detta trattoria per la scomparsa di Piazza Rosa dovuta alla costruzione della Galleria Colonna (oggi Galleria Sordi), Alfredo Di Lelio decise di aprire a Roma il suo ristorante “Alfredo” che gestì fino al 1943, per poi cedere l’attività a terzi estranei alla sua famiglia.
    Ma l’assenza dalla scena gastronomica di Alfredo Di Lelio fu del tutto transitoria. Infatti nel 1950 riprese il controllo della sua tradizione familiare ed aprì, insieme al figlio Armando, il ristorante “Il Vero Alfredo” (noto all’estero anche come “Alfredo di Roma”) in Piazza Augusto Imperatore n.30 (cfr. il sito web di Il Vero Alfredo).
    Con l’avvio del nuovo ristorante Alfredo Di Lelio ottenne un forte successo di pubblico e di clienti negli anni della “dolce vita”. Successo, che, tuttora, richiama nel ristorante un flusso continuo di turisti da ogni parte del mondo per assaggiare le famose “fettuccine all’Alfredo” al doppio burro da me servite, con l’impegno di continuare nel tempo la tradizione familiare dei miei cari maestri, nonno Alfredo, mio padre Armando e mio fratello Alfredo. In particolare le fettuccine sono servite ai clienti con 2 “posate d’oro”: una forchetta ed un cucchiaio d’oro regalati nel 1927 ad Alfredo dai due noti attori americani M. Pickford e D. Fairbanks (in segno di gratitudine per l’ospitalità).
    Un aneddoto della vita di mio nonno. Alfredo fu un grande amico di Ettore Petrolini, che conobbe nei primi anni del 1900 in un incontro tra ragazzi del quartiere Trastevere (tra cui mio nonno) e ragazzi del Quartiere Monti (tra cui Petrolini). Fu proprio Petrolini che un giorno, già attore famoso, andando a trovare l’amico Alfredo, dopo averlo abbracciato, gli disse “Alfré adesso famme vede che sai fa”. Alfredo dopo essersi esibito nel suo tipico “show” che lo vedeva mischiare le fettuccine fumanti con le sue posate d’oro davanti ai clienti, si avvicinò al suo amico Ettore che commentò “meno male che non hai fatto l’attore perché posto per tutti e due nun c’era” e consigliò ad Alfredo di tappezzare le pareti del ristorante con le sue foto insieme ai clienti più famosi. Anche ciò fa parte del cuore della bella tradizione di famiglia che continuo a rendere sempre viva con affetto ed entusiasmo.
    Desidero precisare che altri ristoranti “Alfredo” a Roma non appartengono e sono fuori dal mio brand di famiglia.
    Vi informo che il Ristorante “Il Vero Alfredo” è presente nell’Albo dei “Negozi Storici di Eccellenza” del Comune di Roma Capitale.
    Grata per la Vostra attenzione ed ospitalità nel Vostro interessante blog, cordiali saluti
    Ines Di Lelio

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