Fame di vita

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Mi sono trasferita a Parigi a 24 anni.

Se fossi partità all’età di 14 anni tutto sarebbe andato diversamente.

Immaginate quanto sia difficile vivere all’estero, da sola, in un paese del tutto nuovo per chi ha un disturbo alimentare. 

Le cose si complicano se il paese in questione ha abitudini alimentari completamente diverse dall’Italia.

Anzi, chiamiamo le cose con il loro nome: immaginate quanto sia difficile per una ragazza anoressica.

Ho negato per troppo tempo il mio problema spacciandolo per “dimagrimento da stress/inappetenza/dieta per la danza”. E invece no: anche io sono entrata nel tunnel dei disturbi alimentari, ed uscirne non è stato né rapido né facile.

C’è chi impiega pochi mesi per perdere 20 chili, a me ci sono voluti 3 anni per prendere 10 chili.

Acquistare peso è difficile quanto perderlo.

Ed il lato più oscuro dell’anoressia è che ti rinchiude in una gabbia dorata, troppa bella per uscirne fuori, rendendo tutto più complesso.

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A sinistra: 2005, 15 anni. A destra: 2012, 23 anni, il giorno della mia laurea. In entrambe 46 kg, ed avevo già ripreso molto peso.

Avevo 14 anni, amavo la danza classica più di ogni altra cosa, la pubertà iniziava a regalarmi delle forme che potevano ostacolare la mia passione.

Decisi di dimagrire a tutti i costi, non volevo altro che il “fisico perfetto da ballerina”.

Pian piano inizi a fare la lista delle cose da eliminare: il pane in primis, poi lo zucchero, lo spuntino pomeridiano, il gelato, il dolcino della domenica.

Ed ecco che accadde la magia nera: il peso iniziò a scendere rapidamente.

Mi sentivo benissimo, mi congratulavo con me stessa per la forza con cui lottavo per il mio obiettivo.

Poi iniziarono le regole.

Il diario alimentare, la mezz’ora di camminata quotidiana, l’ora di sport giornaliera, i piatti lasciati mezzi pieni. Tanti trucchetti anti-fame e brucia-calorie che spesso vengono consigliati a chi vuole perdere peso, e che ancora oggi mi mettono i brividi al solo leggerli o ascoltarli.

Passarono i mesi, ognuno si portava via almeno due-tre chili, destando la preoccupazione di chi mi stava accanto ma anche tanta, tantissima gioia in me.

Era come se mi stessi avviando al suicidio e la cosa mi rendesse felice. Assurdo!

Tutti mi guardavano con rabbia e preoccupazione; io dicevo loro solo di non preoccuparsi perché “è tutto sotto controllo e sto solo cercando di mangiare più sano”.

Ma cosa c’è di sano nell’eliminare intere categorie di alimenti, nell’essere terrorizzata dalla carne rossa ed evitare i formaggi come fossero veleno? Cosa c’è di bello nei pranzi della domenica che diventano incubi, nelle intere giornate passate sulla bilancia e nelle cene con gli amici che si trasformano in momenti di panico? Assolutamente nulla.

In una ragazza anoressica non c’è forza di volontà né determinazione, e quel senso di onnipotenza che sembra tanto forte è finto: c’è solo una forte debolezza che non dipende da lei e che tenta in tutti i modi di nascondere, sopraffatta dalla malattia.

E mai bisogna pensare che una ragazza anoressica “se la sia cercata”. L’anoressia può prenderti e distruggerti come un’infezione. Non sei tu a decidere, decide lei.

Ma se si ha la volontà di ridursi a tanto, si ha abbastanza volontà anche per dire STOP e guarire.

E per fortuna mi è successo.

Dopo circa un anno in questo inferno, dopo che i maestri di danza “minacciarono” di farmi lasciare i corsi, dopo giornate trascorse tra urla e pianti, decisi che era il momento di dire basta.

Ero arrivata a pesare 40 chili, qualsiasi vestito sembrava appeso ad una gruccia, non indossato da una ragazza. Non ero ancora arrivata al mio stato peggiore, o almeno non me ne rendevo conto, dal momento che mi vedevo sempre grassa.

Improvvisamente in me scattò qualcosa, qualcosa che mi fece capire che dovevo assolutamente guarire.

Era la paura.

La paura può essere d’intralcio ma in molti casi, come il mio, può salvare una vita. La sola idea di andarmene per sempre a soli 15 anni mi terrorizzò. Sarebbe significato niente più danza, niente diploma né laurea, niente Erasmus, niente Parigi né vita da expat.

Dovevo assolutamente intervenire prima di ritrovarmi sull’orlo del precipizio.

Il percorso è stato lungo e faticoso, soprattutto perché ho fatto tutto da sola. Niente nutrizionista né psicologo, a mio rischio e pericolo. Non commetterò mai più questo errore: ho capito con il tempo che un supporto adeguato è fondamentale per guarire presto e bene.

Mi ci sono voluti almeno tre anni per recuperare un peso accettabile, riavere il ciclo mestruale, ricominciare a mangiare di tutto.

Le ricadute non sono mancate, soprattutto nei primi anni di università o in momenti particolari come la laurea: la sensazione di “essere ingrassata troppo” c’è sempre stata, così come la difficoltà ad accettare delle forme che pian piano tornavano in vita, le piccole crisi nei camerini nei negozi, il mal di stomaco, la sensazione di vedermi sempre grossa.

Son passati 15 anni dal mio primo tentativo di guarigione.

Da soli due anni ho un peso stabile ed adatto alla mia altezza e struttura fisica. Ho ancora un po’ “paura” di alcuni cibi, soprattutto i dolci: a volte tendo a controllare e compensare troppo, soprattutto quando sono in viaggio.

Sono sempre abbastanza in conflitto con il mio corpo, guardo le altre ragazze e spesso mi sembrano tutte più belle e molto più magre di me. Dipende molto dai periodi, dal mio stato d’animo, da ciò che mi accade.

Ma alla fine i miei pasti sono ormai sempre regolari, e soprattutto riconoscodi avere fame.

Ho capito quant’è bello avere fame e saperla soddisfare, sorridere di nuovo, ridere di gusto, insomma vivere, avere fame di vita.

Ho finalmente capito che 49 miseri chili non fanno affatto bene al mio corpo e non possono far altro che indebolirlo.

Ho realizzato inoltre che si può stare male senza che nessuno se ne accorga. Puoi apparire felice, sorridente, in piena forma fisica ma ancora con un gran lavoro da fare sulla tua mente.

La buona notizia però è che per me Parigi non vuol dire più cibi proibiti e grasso che cola ovunque. La mia città, oltre di Senna e Tour Eiffel, è fatta anche di cucina etnica, di vin rosé, di picnic sulla Senna.

Le calorie? Non posso e non voglio che siano più un problema. Ho uno stile di vita sano, non sono affatto in sovrappeso, con la giusta moderazione posso concedermi di tutto.

Ovunque vi troviate nel mondo, mangiate sano, ma fatelo vi prego! Non morite di fame!

Il mondo è un’immensa carta geografica di cultura gastronomica e merita di essere esplorato anche sotto questo aspetto.

Non annullatevi per un obiettivo malsano e che rischia di togliervi il sorriso, la felicità, la forza interiore.

La vita è troppo breve per non essere assaporata fino in fondo.

Bon appétit e buona vita, expats!

6 commenti
    • Chiara - Parigi
      Chiara - Parigi dice:

      Grazie Carola.
      È stato difficilissimo e lo è tuttora, ma sono convinta che con il tempo troverò il mio perfetto equilibrio.

      Rispondi
  1. Silvia
    Silvia dice:

    Ehi Chiara,
    sei una grande per come sei riuscita a reagire e sulla base di questo pensa che hai una forza immensa per dirti che non puoi farlo di nuovo.

    Guarda quello che ti sei costruita e sii fiera del risultato e di te stessa.

    Continua con questa grinta. Sei forte!

    Un abbraccio grande,
    Silvia, Aix pce

    Rispondi

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