Fecondazione assistita in Spagna

Quando lavoro e sentimenti si fondono

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La fecondazione assistita è diventato ormai il mio pane quotidiano, come direbbe una buona siciliana parlando del proprio lavoro.

Da ormai otto anni lavoro in questo settore e devo dire che la mia vita è una valanga di emozioni indescrivibili… ma perché?

CHI SONO LE DONNE CHE EFFETTUANO UNA FECONDAZIONE ASSISTITA

Ragazze in menopausa o con bassa riserva ovarica, donne che hanno incontrato l’amore oltre i 40 anni, coppie che da anni vagano nel limbo dell’infertilità, donne che si amano mutuamente, sono solo alcune delle “amiche” come le chiamo io, che da anni sono entrate a far parte del mio universo.

Non c’è uguaglianza tra di loro, solo unicità. Sono persone speciali che la vita ha messo sul mio cammino per percorrere insieme i sentieri tortuosi della fecondazione assistita. Donne che hanno un unico grande desiderio: la maternità.

PERCHÉ LA SPAGNA PER LA FECONDAZIONE ASSISTITA

La Spagna è pioniera nella fecondazione assistita. Con le sue leggi ben definite, è il paese ideale a cui rivolgersi per realizzare il desiderio di maternità. Fecondazione omologa o con seme del donatore, ovodonazione, inseminazione artificiale, metodo ROPA: sono i trattamenti a cui tanto le donne single che le coppie omologhe o eterologhe possono accedere senza nessun limite. Per questo motivo, la Spagna è oggi la meta di molti pazienti italiani che sperano di poter realizzare il loro sogno di territorialità nella vicina penisola iberica.

Tecnologie all’avanguardia, tecniche di selezione spermatica, diagnosi genetica preimpianto, mezzi di coltura di alta qualità sono gli ingredienti che fanno sì che la maggior parte delle città spagnole possano aiutare molti pazienti a ritornare a casa con il loro bambino in grembo.

LE DIFFICOLTÀ DI UN TRATTAMENTO A DISTANZA

Ma non tutto è rose e fiori, come diciamo in Italia. Perché le difficoltà sono comunque tante: la lontananza da casa, la lingua straniera, una città nuova, gente sconosciuta a cui affidare il sogno più grande della propria vita. Per non parlare dell’organizzazione pratica: i controlli ecografici rigorosamente stabiliti, la somministrazione di farmaci, i prelievi del sangue, la coordinazione a distanza, la partenza con soli pochi giorni di preavviso. Insomma, questo è un viaggio della speranza.

Sono sicura che se chiedessi alle mie pazienti, ognuna di loro riuscirebbe a far crescere l’elenco fino all’infinito, perché le emozioni sono veramente tante. La paura è in cima alla lista. La sensazione di star facendo un salto nel vuoto non te la toglie nessuno. Stai raccogliendo anni di speranze, di illusioni, di amarezza, di delusioni, di sconforto, li stai mettendo in una valigia e li stai portando verso un destino sconosciuto. Un destino sul cui biglietto di ritorno vorresti vedere scritto “Certezza”.

IL LAVORO DI ASSISTENTE AL PAZIENTE DI FECONDAZIONE ASSISTITA

Naturalmente non cadrò nella frase banale che il mio lavoro non è facile; nessun lavoro, se fatto con dedizione e interesse, lo è, soprattutto se davanti a te hai una persona o una coppia che ti guarda con due occhi pieni di tristezza e speranza. Perché questo è quello che io vedo negli occhi di quelle che poi diventeranno le mie “amiche”. E senti il cuore esplodere, senti che vorresti con tutta te stessa cancellare dal loro sguardo tutta quella tristezza, che quella speranza si trasformasse in certezza.

All’inizio era qualcosa di atroce: ad ogni negativo mi sentivo come se avessi fallito. Se qualcuno ti vede come la sua guida, ti chiama e ti scrive giorno dopo giorno per raccontarti le sue sensazioni, le sue difficoltà, le sue paure, non puoi non immedesimarti. Mi lasciavo travolgere dal loro bisogno di affidarsi a me, dalla loro necessità di sentirsi protette, capite, aiutate. Con il tempo, e soprattutto con l’esperienza, ho imparato a controllare il mio stato. Io ero la loro roccia, non potevo lasciare che la tempesta che stava attraversando la loro anima mi sgretolasse: sarebbe stata la fine.

Ho pensato che dovevo aiutare queste persone ad affrontare il trattamento in modo diverso. “L’informazione è potere”, diceva J.E. Hoover e io volevo dare loro il potere. Il potere di dominare i loro sentimenti, le loro paure. Se hanno tutte le informazioni sui trattamenti, sui procedimenti, sui protocolli, sul funzionamento delle tecniche, si sentiranno più sicure, avranno meno incertezze e soprattutto potranno fare domande per risolvere i molti dubbi.

Credo che poter lavorare in fecondazione assistita sia una delle attività più belle a cui potersi dedicare: aiutare qualcuno a realizzare il suo più grande sogno è la ricompensa più grande che si possa desiderare. Sono estremamente orgogliosa di essere italiana, e poter aiutare i miei compatrioti è la mia più grande soddisfazione.

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