Doraura era stata già nostra ospite, ve ne ricordate? Ci aveva raccontato della vicenda che l’aveva portata a trasferirsi a Lille dopo innumerevoli giri di boa. In questo post aveva parlato di viaggi, famiglia e di progetti. Ora, in questa intervista, ci parla del suo lavoro, della comunità italiana a Lille e di molto, molto altro. Buona lettura!

Nel post precedente, Doraura, ci hai parlato un pochettino del tuo lavoro a Lille. Ci racconteresti cosa succede in una tua giornata tipo?

Le mie giornate non sono mai uguali. Inizia tutto con il non sentire la sveglia e alzarsi in ritardo. Per le 8.30 esco da casa per farmi la mia passeggiata di tre km fino a lavoro. Questo, ovviamente, se il tempo lo permette. Vivendo nel nord Europa, nemmeno a dirlo, il tempo non permette quasi mai. Una volta in ufficio dedico la giornata al servizio del cittadino italiano espatriato in Francia. Nel particolare ci occupiamo della popolazione più anziana. Questa, infatti, ha difficoltà nello star dietro alla burocrazia Francese e Italiana. Per fare domanda di rinnovo della Carta d’indentità al consolato, ad esempio, bisogna seguire una serie di passaggi. Questi possono risultare molto complessi. Considerate anche che, ormai, in seguito alla pandemia la macchina burocratica è stata completamente digitalizzata. Il patronato nella quale presto servizio si occupa anche di pensioni, previdenza sociale, assistenza e prestazioni sociali di vario genere.

Cosa ne pensa la tua famiglia di questo tuo volontariato all’estero?

Premetto che mio padre, mia madre, mio fratello e mia sorella mi hanno sempre sostenuta in tutte le scelte che ho fatto negli anni. A questo giro la situazione è stata un po’ più complessa:  prima di partire per Lille, una grande azienda Pugliese mi aveva proposto un ottimo posto di lavoro. Avevo due opzioni in ballo: Lille oppure la Puglia. Inizialmente i miei genitori preferivano che entrassi direttamente nel mondo del lavoro. Erano, insomma, favorevoli all’accettare il lavoro in Puglia.
Con la mia famiglia abbiamo passato mesi a scrivere liste dei pro e dei contro, a fare brainstorming per dare valore a quella che ipoteticamente poteva essere la scelta migliore. Nel mese di agosto 2022, quindi, accettai il posto di lavoro in Puglia. Avevo rinunciato all’anno all’estero.
Poi è successo qualcosa di imprevisto. Da contratto avrei dovuto iniziare a lavorare il 12 settembre. Intorno al 5 settembre, lo ricordo ancora, mi sono trovata a tavola con mia mamma e mio papà. Loro mi hanno semplicemente domandato: «Ma sei sicura?». Io ho risposto semplicemente: «No».
Due giorni dopo avevo un biglietto solo andata per Lille. Tutti pensavamo che questa fosse la scelta giusta, che lo fosse stata fin dall’inizio. Anche il mio fidanzato è sempre stato dalla mia parte, lasciandomi libera scelta e non schierandosi da nessuna delle due parti. Dopo tre mesi in Francia, ha bussato alla porta un leggero “senno di poi”. Questa, però, è un’altra storia.
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Perché hai sempre voluto lavorare nel sindacato, Doraura?

Successe tutto in un giorno invernale del mio ultimo anno di liceo, nel lontano 2014/2015. La professoressa di filosofia era una donna estremamente intelligente, brava, appassionata e severa. Era una delle migliori insegnanti mai avute in tutta la mia carriera scolastica. Quel giorno ci spiegò Karl Marx, parlando di lotta di classe, di critica allo stato moderno, di alienazione del proletariato, di lavoro. Proprio in quel momento iniziò la mia storia d’amore con la sociologia e la scienza politica. Dopo cinque anni universitari passati a studiare Durkheim, Weber, Simmel, il diritto, l’economia e la storia. Ho dato vita ad un sogno. La voglia di essere utile alla società, il sogno di aiutare il prossimo uniti a questo mio passato universitario sono quindi alla radice della mia passione per il sindacato.
Sostengo la loro causa e mi sento vicina alla loro filosofia nei confronti del lavoro subordinato e non. Sono convinta che ci sia bisogno di un forte cambiamento all’interno del sistema sindacale italiano. Allo stesso modo, abbiamo ancora bisogno di chi si occupa della protezione dei diritti di tutti i lavoratori. Il lavoro è un diritto universale dell’uomo.

Raccontaci delle tue impressioni in merito alla comunità italiana a Lille.

È una comunità numerosa e abbastanza unita. Siamo intorno ai trentamila italiani che vivono nella regione. Lille ha una storia migratoria molto particolare, infatti rientra tra le terre dei “ritals”. (Questo termine veniva usato in maniera dispregiativa dai francesi in riferimento agli immigrati italiani NdA). Il nord della Francia e il Belgio erano pieni di miniere. La forte migrazione italiana era dovuta proprio alla presenza di quest’ultime. Pertanto a Lille troviamo italiani di  terza o quarta generazione, oltre ai nuovi emigrati. È una bellissima comunità, attaccata alle proprie radici. Pensate, ci sono gli italiani di terza generazione, nipoti di italiani, che non hanno mai avuto a che fare con l’Italia. Non parlano italiano, magari non sono nemmeno mai stati in Italia. Sono nati e cresciuti in Francia da genitori nati in Francia ma rivendicano comunque le radici italiane. Questo li porta, ad esempio, a richiedere la doppia cittadinanza.
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Com’è la burocrazia francese, rispetto a quella italiana? Riesci a fare un confronto?

Si, riesco a fare un confronto: le due macchine burocratiche sono una fitta giungla. Puoi uscirne solo armata di bussola e falce. Sono due sistemi amministrativi e burocratici complessi. Quello francese, secondo me, è persino molto più complesso di quello italiano. Ciononostante questo ultimo, alle volte, sa essere più veloce.

Se dovessi dare un consiglio agli italiani che vogliono espatriare in Francia, quale sarebbe?

Espatriare é difficile ma non difficilissimo. Il primo consiglio che mi viene in testa riguarda la lingua. Arrivare in Francia con almeno una conoscenza base della lingua francese è fondamentale. Non bisogna dare per scontato che qui parlino inglese. Inoltre consiglio sempre di partire con un bel gruzzoletto di soldi messo da parte. La Francia, infatti, è costosa sotto ogni punto di vista!
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Se, invece, dovessi dare un consiglio alla Doraura di dieci anni fa, quale sarebbe?

«Stai tranquilla».
Le consiglierei di stare tranquilla, di non avere fretta, le consiglierei di godersi cioè che ha e di non andare alla ricerca ossessiva dell’altro e del nuovo. La esorterei a godersi ogni momento, ogni persona. Sta TRAQUILLA! Ogni cosa ha il suo tempo. Che poi sono cose che, spesso, dico anche alla me di oggi.

Qual è, secondo te, l’errore più comune che compie chi si è appena trasferito in Francia? Hai aneddoti da raccontare, al riguardo?

Qui mi ricollego alla domanda che mi hai fatto a proposito dei consigli che darei a chi si trasferisce in Francia. Non dico che dovete arrivare qui con un B2 di francese. Dovreste però almeno essere capaci di comprendere il 50% di una conversazione.
Mi viene in mente una storia successa qualche mese fa. Una mia amica italiana, arrivata in Francia da poco, ha un’ottima conoscenza dell’inglese ma non parlava Francese. Ne parlo al passato perché, ora, lo sta studiando e ha fatto progressi incredibili in poche mesi. Il giorno in cui doveva incontrarsi con il padrone di casa per vederla e “fermarla” sembrava di essere in un ginepraio. Lui non capiva lei, lei non capiva lui. Lei parlava inglese, lui spagnolo. Andò a finire che il proprietario aveva capito che la mia amica non si poteva permettere di pagare l’affitto per mancanza di finanze. Lei, però, gli aveva semplicemente detto che aveva bisogno di andare in banca a ritirare i soldi perché non aveva contanti. Detta così non fa ridere, ma vi giuro che sembrava una commedia napoletana.

Sai già cosa farai una volta terminata la tua posizione a Lille? Parlaci dei tuoi progetti, Doraura.

Sono, in effetti, già in procinto di progettare i prossimi mesi. Spero che dall’esperienza del Servizio Civile possa nascere qualche proposta di lavoro in patronato o in sindacato. In Francia o in Italia poco mi importa. In ogni caso mi sto guardando intorno, sono alla ricerca attiva di un posto nel campo sociopolitico. Mi piacerebbe anche provare qualche concorso per la pubblica amministrazione. Un’altra cosa che mi piacerebbe fare sarebbe studiare per diventare consulente del lavoro. In ogni caso, vediamo come procedono questi mesi.
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Cosa ti manca di più della Puglia?

Tutto. Mi manca l’aria, mi mancano gli ulivi, mi manca la terra. È troppo scontato dire che mi mancano mamma e papà? Si, sono un po’ mammona ma non me ne vergogno. Mi manca la lentezza del tempo, mi mancano le persone che conosco da una vita. Ho malinconia delle domeniche passate a tavola con zia Carmela e zio Antonio a parlare del più e del meno. Mi manca accompagnare mia madre il mercoledì mattina al mercato settimanale. Oppure aiutare mio padre nella cura del nostro uliveto. Mi manca fare le passeggiate nel centro della mia città con il mio fidanzato (che però è marchigiano). Mi fermo altrimenti potrei scrivere una saga sulle cose che mi mancano! Ciononostante sono felice di essere partita. La Puglia é li ferma, sono io a muovermi non lei. È il posto in cui si torna, sempre!
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