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In die Freiheit mußt du springen

In die Freiheit mußt du springen.

Ho una strana grande difficoltà a parlare veramente di Berlino, di quello che sento qui, della sua storia e della storia della Germania. Ce l’ho dalla prima volta che sono venuta qui, poi ci sono tornata, e ora ci sono “molto tornata”, diciamo così.
Ho comprato il primo volo per questa città dopo essermi emozionata davanti a un pezzo di muro a Marsiglia, al MUCEM.
(ma forse sono solo una sentimentale del cavolo, visto che pure Airbnb ci fa gli spot,” cercatevelo”, ché io non lo pubblico).
Sono 29 anni che il muro è stato rimosso.
Che da tutta “Europa” sono arrivati giovani e meno giovani a buttare a terra la guerra fredda.
Ma prima c’è una storia, nel mezzo c’è una storia, ed oggi c’è una storia.
C’è gente che è stata separata dalla propria famiglia nel giro di una notte, c’è chi guidava una metro, e con un piano incredibile, è riuscito a scappare sottoterra GUIDANDO UNA METRO
(ed oggi è ancora vivo e guida ancora una metro, non sto scherzando).
C’è chi è scappato ad ovest tirandosi giù dai palazzi, buttando dalle finestre i propri figli, chi ha fatto buchi a terra.
Chi è scappato a 81 anni.
C’è chi è stato incarcerato ed è stata buttata la chiave.
Pure le guardie scappavano.
C’è Reagan, Gorbaciov, Kohl. C’è la Stasi.
C’è un’enorme crudeltà, freddissima, e c’è un’enorme umanità, passionalissima, intrepida.
Prima c’era il nazismo.
Poi c’è stata la love parade ed è nato il punk.
Adesso ci sono i club e le startup.
Adesso nelle case spianate dal muro in Bernauer Straße ci sono appartamenti di super design di lusso.
La maggior parte della gente coinvolta negli anni del muro è ancora viva.
E come si può pensare di vivere Berlino solo nei bar e nei club?
Come si può pensare di capire questa città profondamente, se ho il cuore in mano ogni momento, e capisco, poi non capisco.
Al Check Point Charlie ci sono dei finti soldati attori che fanno le foto con i turisti sventolando la bandiera americana. Come fa questa città a non sentirsi offesa e oltraggiata?
Come fa a non offendersi e a deprimersi.
Come faccio io?
Vedo corpi molto forti, i tedeschi hanno corpi molto forti e li usano molto, vedo il resto del mondo, di cui faccio parte anch’io, percepisco ferite nei geni, antiche e silenziose.
Insomma, c’è una parte di me, qui, che osserva in religioso silenzio, rispettoso, si morde il labbro, cerca di capire, scoprire, non fantasticare troppo.
E’ intenso, molto intenso quello che provo.
Perché l’ho visto da piccola nel televisore in bianco e nero quel muro che crollava, ricordo la faccia di mia madre, ricordo la macchia rossa, che sembrava grigio scuro in quel televisore, della testa di Gorbaciov.
Ricordo la faccia di mia madre.
La ricordo.
E oggi, forse, la capisco.

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